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Ex sindaca arrestata, sistema clientare travolge tutto: i retroscena dell’indagine

Dietro le quinte del caso San Vitaliano: il sistema clientelare che ha travolto un’intera amministrazione

Un’inchiesta dalle ramificazioni profonde sta scuotendo le fondamenta del Comune di San Vitaliano, portando alla luce dinamiche oscure che, secondo gli inquirenti, avrebbero trasformato l’amministrazione locale in un centro di potere piegato a logiche clientelari. Al centro del ciclone giudiziario c’è l’ex sindaca Rosalia Masi, ora detenuta nel carcere di Secondigliano, accusata di aver diretto – insieme ad altri membri chiave dell’apparato comunale – una gestione personalistica e irregolare della cosa pubblica.

Le accuse sono gravi: tentata concussione, corruzione, turbativa d’asta e depistaggio. Un quadro che delinea, nelle parole degli investigatori, un sistema in cui l’interesse pubblico sarebbe stato sistematicamente subordinato a favori, relazioni personali e accordi sottobanco. Con lei, altre otto persone sono finite nel mirino della Procura di Nola, tra cui il marito Vitaliano Vellusi – anch’egli in carcere – il vicesindaco Vitaliano Sasso e il comandante della Polizia municipale, Gabriele Fiore.

Il blitz, avvenuto all’alba di ieri congiuntamente tra la Squadra Mobile di Napoli e i carabinieri di San Vitaliano, ha dato esecuzione a misure cautelari e perquisizioni in diversi uffici e abitazioni. Il tutto si inserisce in una fase ancora preliminare dell’indagine, nella quale tuttavia il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti i rischi di inquinamento probatorio, reiterazione del reato e pericolo di fuga.

Il retroscena: una rete di ruoli strategici e interessi incrociati

Secondo gli atti dell’inchiesta, l’ex sindaca e il marito – già dirigente delle Politiche sociali – non agivano isolati. Le accuse ipotizzano un sodalizio operativo che coinvolgeva il comandante della municipale e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico. Una regia parallela che, stando alle accuse, avrebbe influenzato gare d’appalto, come quella per il servizio di igiene urbana, e favorito determinati soggetti economici.

Un intero ecosistema – tra amministratori, dirigenti tecnici e imprenditori – accusato di aver agito in sinergia per spartirsi pezzi di gestione pubblica e garantire vantaggi reciproci. Sarebbero emersi episodi ricostruiti grazie a intercettazioni e riscontri documentali che gettano ombre su affidamenti, nomine e pratiche amministrative.

Le dimissioni non bastano

Rosalia Masi aveva presentato le proprie dimissioni il 13 maggio, sperando forse di attenuare le conseguenze giudiziarie. Ma l’atto, portato al cospetto del Gip durante l’interrogatorio di garanzia, non è stato sufficiente. La misura cautelare è stata eseguita lo stesso. Davanti al giudice, la Masi ha scelto il silenzio, lasciando solo poche parole: «C’è qualcuno che mi perseguita e vuole farmi del male. E ci è riuscito».

I suoi legali, Luca Capasso e Domenico Dello Iacono, hanno già impugnato il provvedimento ricorrendo al Tribunale del Riesame. Capasso non ha risparmiato critiche all’impianto normativo che regola la custodia cautelare, definendo la riforma Nordio «un aborto giuridico».

Il punto di rottura: una denuncia che ha innescato l’inchiesta

Tutto ha avuto origine, secondo quanto trapelato, da una denuncia presentata a gennaio 2024 da un soggetto che si sentiva penalizzato e minacciato dal clima interno all’amministrazione. È da lì che i carabinieri hanno iniziato a scavare, scoprendo quello che sembrerebbe un meccanismo consolidato, fatto di pressioni indebite, affidamenti pilotati e commistioni tra politica e interessi privati.

Sospeso il consiglio comunale, arriva il commissario

Le dimissioni non si sono fermate alla Masi: anche il vicesindaco e l’intera maggioranza consiliare si sono fatti da parte, travolti dal caso. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto la sospensione del consiglio comunale e nominato un commissario prefettizio: sarà il viceprefetto Carolina Iovino a gestire temporaneamente il governo della città, nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso.

San Vitaliano resta così sotto una cappa pesante, con i cittadini spettatori di una vicenda che apre interrogativi profondi sulla trasparenza della gestione amministrativa e sul sistema di potere che avrebbe dominato per troppo tempo, nell’ombra.

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