Nola. Sopracciglia sospese per le donne affette da cancro

Un’iniziativa di solidarietà che prende spunto dal caffè sospeso ma punta a colmare esigenze più profonde. L’idea dell’associazione Nola da Qui. Da donna a donna, e non solo. In occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, l’associazione Nola da Qui lancia un’iniziativa di solidarietà rivolta a tutti e a beneficio delle donne che quotidianamente combattono contro il cancro. La proposta è quella di donare il trattamento estetico ricostruttivo delle sopracciglia alle donne che le hanno perse o danneggiate a causa delle cure oncologiche. L’espediente sarà mutuato dalla solidale usanza del caffè sospeso, invitando i potenziali benefattori a dare un’offerta presso i centri estetici aderenti all’iniziativa, che a loro volta potranno offrire il trattamento in questione a coloro che vivono questo disagio. Il presidente dell’associazione, Mariangela Saulino, spiega così il senso di “Sopracciglia sospese”: “L’otto marzo c’è poco da festeggiare e molto ancora da salvaguardare, precisare, difendere, diffondere in termini di parità e diritti di genere. Questa iniziativa intende difendere la femminilità come requisito di sicurezza e consapevolezza per le donne e che possano essere altre donne a compiere un piccolo gesto di vicinanza mi pare davvero una cosa positiva”. Annunciato nel giorno dedicato alla donna, il progetto punta ancora a crescere e a trovare, oltre che sostenitori, anche numerosi centri estetici disponibili a farsi mezzo di questa opera di solidarietà. “Troppo poco emerge la solidarietà femminile nei confronti delle altre donne” aggiunge Mariafranca Tripaldi, esponente di Nola da qui e consigliere di minoranza del comune di Nola “vogliamo essere tramite, perché una donna o un uomo entrando in un centro estetico per prendersi cura di sé si faccia minimo carico anche della cura di un’altra donna. Il trattamento estetico in questo caso attiene alla cura del proprio aspetto per eliminare il marchio della malattia”.

Somma Vesuviana, lettera firmata: «L’Amministrazione dica cosa vuole fare del parcheggio di via Torre»

In una missiva indirizzata al mediano.it, un lettore si interroga sul futuro dell’opera pubblica auspicando confronti tra Palazzo e cittadini nonché provvedimenti che portino fino alla ztl.   Una domanda semplice cui segue una risposta ancora più semplice. A cosa serve un’opera pubblica? A migliorare la vita dei cittadini che usufruiscono di quell’opera, soprattutto per quelli che vi abitano vicino. Una teoria che diventa complicata e di difficile soluzione quando si tratta di applicarla alla città di Somma Vesuviana. Prendiamo il parcheggio in via Torre. E’ finalmente, dopo un lungo e tormentato iter, terminato. Si potranno metterci le macchine. Renderlo funzionante. Operativo 24 ore su 24. Macché. Sulla sua destinazione il mistero è fitto. Eppure era nato con le migliori intenzioni di cui sono pieni i fossi: destinare una parte dei posti disponibili alle auto dei residenti del Casamale (a pagamento ovviamente, magari agevolato, ma pur sempre a pagamento), liberare le vie del centro storico dalla sosta selvaggia, permettere ai mezzi di soccorso ma anche a quelli delle pulizie di passare regolarmente, rendere la stessa via Torre una strada di transito agevole e non un parcheggio abusivo e pericoloso.  La restante parte un parcheggio a ore, per i locali della zona ma anche in occasioni di feste pagane e religiose. Insomma un’importante opera per il Casamale , una delle tante promesse in questi anni, che vive un paradosso tipicamente sommese: come farla funzionare.  Dall’amministrazione comunale per adesso non arrivano segnali, ma sarebbe il caso di farli arrivare ai cittadini. Cosa fare del parcheggio di via Torre, per evitare che faccia la fine del parcheggio di via Casaraia, ovvero dell’ennesimo spreco di danaro pubblico? Oppure della presunta Casa di Riposo uno scempio senza fine ( hanno rubato persino i sanitari) le cui colpe risalgono a qualche amministrazione fa? O  del progetto di riqualificazione di via Colonello Aliperta: parco pubblico e realizzazione di una strada che avrebbe dovuto collegare la stessa con via Ferrante D’Aragona, decongestionando il traffico del centro storico nelle ore in cui i bambini entrano ed escono da scuola.  Un progetto diventato mostro, risalente alle precedenti amministrazioni, ma che, guarda caso, penalizzano sempre il Casamale.  All’amministrazione civica si chiede di invertire questo passo, e senza indugi dica con chiarezza come intende utilizzare questo parcheggio. Convochi, se lo ritiene opportuno, un’assemblea pubblica, nelle sedi istituzionali, con i “casamalisti” ascoltando proposte e suggerimenti. Discuta in consiglio comunale, avvii bandi di gare, lo dia in gestione oppure lo gestisca in proprio. Insomma fare qualcosa, sempre meglio dell’ignavia e dell’inettitudine.  Le finalità di questo parcheggio era e restano nobili, perchè erano la premessa di altri audaci decisioni amministrative. Una nuova segnaletica per il quartiere, dissuasori in alcune strade per limitare l’eccesso di velocità, piccole oasi senza macchine (esempio in piazza Collegiata ),   e un poco alla volta arrivare alla famigerata  Ztl, quella zona a traffico limitato, di cui tanto si parla, fino alla chiusura completa alle auto in alcune domeniche del mese. Un sogno? Certo se non si avverano. Ma perché in altri paesi vicini al nostro è possibile e al Casamale no? Cosa abbiamo di diverso? Spetta alla politica guidare il cambiamento, lo faccia senza senza se e senza ma. Ma nell’esclusivo interesse dei cittadini che amministra. Sergio D’Avino

Somma Vesuviana, Giornata della Donna, l’iniziativa del sindaco e degli assessori Raia e Di Palma

Nella Giornata Internazionale della Donna, il sindaco Pasquale Piccolo ha voluto diffondere in città un manifesto molto significativo: una foto storica immortala in bianco e nero alcune operaie sul luogo di lavoro; in fondo, una frase di Rita Levi Montalcini, scelta per rendere omaggio alle donne che ogni giorno si affermano per intelligenza e sensibilità. L’idea del manifesto è avvenuta di concerto con gli assessori alla Pubblica Istruzione e alle Pari Opportunità, Milena Di Palma e Rosanna Raia. L’otto marzo – è esplicitato – “non è una festa, ma una celebrazione” delle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne. Il sindaco, inoltre, ha omaggiato le scuole elementari e medie con piante di mimosa che distribuirà, unitamente all’assessore Di Palma, con un biglietto contenente una frase sul tema, per non dimenticare l’incendio che provocò numerose vittime, tra cui molte donne, in una fabbrica americana, nel primo decennio del Novecento. L’assessore Raia, invece, si recherà negli uffici del comune per donare un personale omaggio floreale alle dipendenti, con un messaggio gentile e riflessivo. (Fonte foto: rete internet)

Dramma call center: i lavoratori Gepin paralizzano il centro di Napoli

Ieri traffico impazzito per il corteo contro i 220 licenziamenti. Domani vertice al Mise.   Dramma call center: la rabbia dei lavoratori Gepin Contact paralizza il centro di Napoli. Ieri mattina corteo dalle Poste alla Prefettura. “Non ci fermeremo mai, anche se resteranno sordi davanti al nostro grido di aiuto”, ha dichiarato Monica Meleleo, una lavoratrice del call center di Poste Italiane Gepin Contact, il grande ufficio di Casavatore che occupa 220 addetti. Sono tutti da licenziare. Poste Italiane ha affidato l’appalto dei servizi informativi telefonici ad altre aziende, tra le quali la I Care. La procedura di licenziamento collettivo è stata consegnata ai sindacati due settimane fa. Ieri mattina Monica e altre centinaia di colleghe e colleghi del call center Gepin hanno sfilato a Napoli in corteo dalla sede delle Poste, in piazza Matteotti, fino alla Prefettura, in piazza del Plebiscito. Traffico paralizzato ovviamente. I manifestanti si sono fatti  parecchio sentire. Basti pensare che ognuno di loro aveva un fischietto. Hanno urlano slogan che danno tutta la misura del dramma occupazionale che si sta consumando. Quella di Gepin Contact è la vertenza più grave in questo momento in provincia di Napoli. “Per risolvere questo problema – spiega Peppe Di Marzo, della segreteria regionale Fit-Cisl – Poste deve bloccare immediatamente l’assegnazione delle gare. Poste – continua Di Marzo – ha assegnato all’esterno una gara col massimo ribasso, cosa che oggi non è più legale con le ultime disposizioni di legge che sono passate in Parlamento, per cui noi chiediamo una profonda riflessione da parte di Poste e il rispetto della professionalità e dell’esperienza acquisita in tutti questi anni di servizio dai lavoratori Gepin Contact “. “I lavoratori rischiano il posto a causa della revoca dell’appalto causato da una modifica ‘al ribasso’ degli oneri delle prestazioni”, dice Domenico Petrucci, della segreteria Slc Cgil. “Sappiamo che le Poste vogliono assumere, – conclude il sindacalista – allora perché non assumere i dipendenti di Gepin ? Se non lo farà il costo di questa operazione sarà doppio: dovranno essere pagati stipendi ai nuovi assunti e si dovrà pagare la disoccupazione ai dipendenti di Gepin che, alla fine, finiranno in mezzo a una strada. Chiediamo – conclude Petrucci – che queste persone possano trovare spazio nelle Poste Italiane”. Domani vertice al Mise, a Roma.
Napoli, la protesta dei lavoratori Gepin Contact
Napoli, la protesta dei lavoratori Gepin Contact

La “libertà” della donna vesuviana. La brigantessa di Sant’ Anastasia che nel 1861 indossava i pantaloni….

Il  Vesuvio “femmina” e l’emancipazione della donna vesuviana. La storia di Luisa Mollo, compagna di Vincenzo Barone, che in una spedizione a Ottajano indossava pantaloni e portava due pistole alla cintola. Una “monaca di casa” agente sotto copertura. E’ probabile che Leopardi e Susan Sontag abbiano visto giusto quando hanno colto nella “personalità” del Vesuvio tratti femminili. Un “Vesuvio” femmina spiegherebbe perché sul suo territorio si sono diffusi i culti pagani e cristiani della Grande Madre, e fornirebbe un sostanzioso capitolo d’apertura a chi, nello scrivere una storia seria della donna vesuviana, voglia capire e  spiegare le ragioni per cui la donna si emancipò sotto il Vesuvio prima che in altri luoghi “napoletani”: nel bene, guidando aziende agricole e imprese commerciali, e anche nel male, reggendo con mano ferma  e spietata i clan della camorra. Il brigante Antonio Cozzolino detto Pilone non aveva con sé brigantesse: ma ostesse di Pompei, “monache di casa” di Terzigno, e popolane di Boscoreale e di Torre Annunziata gli offrivano consigli “politici”, nascondigli, ammirazione e affetto sinceri. Vincenzo Barone, il brigante di Sant’ Anastasia, portava con sé, nelle  gite di guerra, la sua donna, Luisa Mollo. Il 19 agosto del 1861 la banda entrò nel territorio di Ottajano, con l’intenzione di estorcere a Raffaele Saggese Matafone, l’uomo più ricco del Vesuviano, 2000 ducati. Il bigliettino con la richiesta, “’a mmasciata scritta”, glielo mandarono per Giovanni Parisi, che “stava travagliando” nella masseria dei Rizzi in contrada Cacciato di Sanseverino. Per dovere di cronaca, diciamo che Matafone rimandò indietro  il postino ambasciatore, “digli che non mi hai trovato”, e subito corse in piazza San Francesco a dare l’allarme. In seguito, al giudice regio che lo interrogava, il Parisi raccontò che Barone era di “statura vantaggiosa, con lunga barba” e che la giovane donna che gli stava accanto era vestita “alla maschile” e portava due pistole alla  cintola. Il giorno dopo con il maggiore Calcagnini, comandante di una compagnia di bersaglieri, il contadino fu più preciso: Luisa Mollo indossava pantaloni. Le circostanze ci consentono anche di ricordare che una nipote del Matafone fu una delle prime laureate in medicina della provincia di Napoli. Vincenzo Barone venne tradito da una sua concittadina, “monaca di casa”, Maria Luigia De Luca: un fratello era parroco, l’altro, Antonio, faceva il doppio gioco. Maria Luigia scriveva al brigante bigliettini fiammeggianti di ammirazione, gli mandava sigari e liquori, e forse anche polvere da sparo, comprata a Capua presso i soldati borbonici sbandati. Quando, dopo la morte di Barone, il giudice Mezzacapo la invitò a spiegare i suoi traffici con il brigante, Maria Luigia gli mostrò due “certificati”, rilasciati uno da Vincenzo Giova, comandante delle Guardie Nazionali, l’altro da un tenente del 2° battaglione dei bersaglieri, che la autorizzavano a procurarsi notizie su Barone “in ogni modo, anche dovendo mettervisi in corrispondenza”. La sera del 27 agosto 1861 guardie nazionali, carabinieri e bersaglieri circondarono a Trocchia la casa della vedova Palamolla: Maria Luigia aveva comprato da Saverio Ardolino, per 50 ducati, l’informazione che lì si nascondeva Barone. Quando i bersaglieri irruppero nell’ampia casa a due piani, in una stanza trovarono Luisa Mollo. Il tenente  Gaetano Negri, che in seguito divenne senatore e fu sindaco di Milano, raccontò nelle sue memorie – e la relazione ufficiale lo confermò – che la Mollo aveva indicato, con uno sguardo, un armadio chiuso, dove era nascosto Barone.  Sul brigante si abbatté “una scarica generale” di proiettili. Ma è probabile che Luisa Mollo non abbia voluto tradire  Barone, e che abbia guardato verso l’armadio d’istinto, con una spiegabile imprudenza. Al processo la donna ammise che Barone le aveva regalato 14 anelli e un paio d’orecchini “lucidi, con pietra verde”, e che sua sorella Concetta aveva avuto in dono molti capi di biancheria “ e pezze di lino e di canapa”, sottratti dal brigante al tesoro della banda, all’insaputa degli altri. E quando Matilde Di Marzo, figlia di un “galantuomo” di Sant’ Anastasia, ammise che c’erano stati tra lei e Barone alcuni incontri d’amore, ma solo prima che egli si desse “alla montagna e alla latitanza”, Luisa Mollo la smentì e raccontò d’aver accompagnato personalmente, e per due volte, Matilde alla masseria La Zazzera, “ sulla Montagna”, “ per un abboccamento” con Barone. Perché lo fece? Per eccesso d’amore? Perché costretta? Le donne vesuviane sanno quale posto dare nella scala dei valori alla gelosia, e quale all’ utile: Luisa Mollo sapeva che il padre di Matilde era un uomo ricco e potente. Nell’aula del tribunale Donna Luisa si comportò in modo così dignitoso che i cronisti non ebbero dubbi: lei era non una carnefice, ma una vittima, “vittima delle voglie brutali” del brigante. Non sapremo mai fino a che punto fosse sincera e “naturale”, e da dove incominciasse la recita.  Fu lieve la pena a cui venne condannata. E subito scomparve dalle cronache: è una virtù delle donne vesuviane passare repentinamente dal palcoscenico alla nebbia dell’oblio: che però non cancella mai del tutto il passato, ne fa sopravvivere sempre un segno, una traccia.    

Stamane, a Casavatore, conferenza di Luigi Di Maio: “Vi illustro la Gomorra dei moralisti Pd e Udc”.

L’appuntamento è per le 11 e 45, nella biblioteca comunale di via Marconi.         “Altro che Quarto, dove pure non c’era di che scherzare: è Casavatore la vera Gomorra del momento, dove i partiti degli pseudo moralisti Pd e Udc mettono le mani in pasta direttamente nella cucina dei clan “.  E’ questo il significato fornito dai pentastellati circa la manifestazione che Luigi Di Maio terrà stamane nella biblioteca del comune dell’hinterland a nord di Napoli insieme ad alcuni parlamentari e consiglieri regionali del Movimento Cinque Stelle. Qui domani, alle 11 e 45, nell’edificio ubicato in via Guglielmo Marconi numero 33, i parlamentari M5S, Luigi Di Maio appunto, vice presidente della Camera, e Francesco D’Uva capogruppo M5s in commissione Antimafia, con il capogruppo in consiglio regionale Valeria Ciarambino e Vincenzo Viglione, membro della commissione Anticamorra in Regione Campania, insieme al Meet Up di Casavatore, presenteranno alla stampa una mappa sugli intrecci tra politica e camorra nel comune dell’ hinterland napoletano. “Si tratta di una cruda cartina di tornasole della gestione politica dei partiti nelle amministrazioni pubbliche”, anticipano gli esponenti M5S. Nell’inchiesta della Dda di Napoli sul voto di scambio politico mafioso, che sta coinvolgendo esponenti ritenuti legati al clan degli scissionisti Amato-Pagano e al clan Ferone, sono coinvolti, tra gli altri, il sindaco Udc, Lorenza Orefice, e l’ex candidato a sindaco e attuale consigliere comunale Pd, Salvatore Silvestri. Secondo quanto emerso dall’inchiesta il clan storico, “autoctono”, di Casavatore, il clan Ferone, alle ultime elezioni comunali avrebbe appoggiato la coalizione Udc di Orefice mentre gli Amato-Pagano, la cui roccaforte è nella vicina zona di Scampia-Secondigliano, avrebbe sostenuto la coalizione Pd di Silvestri. Ne sarebbe seguita una serie di atti di intimidazione, fino ai sequestri di persona e ai pestaggi, da una parte e dall’altra. Tra gli indagati figurano pure un poliziotto municipale, Vincenzo Orefice, e il comandante della polizia municipale, Antonio Piricelli, entrambi indagati per voto di scambio insieme al sindaco e al candidato democrat e ad altre undici persone. Dovranno rispondere tutti anche dell’aggravante mafiosa. (Fonte foto: rete internet)

Coppia uccisa a Pordenone: arrestati Giosué Ruotolo e la fidanzata

Il militare originario di Somma Vesuviana è accusato del duplice omicidio del commilitone Trifone Ragone e della compagna Teresa Costanza, freddati a colpi di pistola dentro l’auto in sosta nel parcheggio del palasport il 17 marzo dell’anno scorso. Il difensore: “Colti di sorpresa”. Giosué Ruotolo, il militare originario di Somma Vesuviana, accusato del duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone, è stato arrestato dai carabinieri, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del tribunale di Pordenone, Alberto Rossi. Il gip ha accolto la richiesta inviata un mese fa dai pubblici ministeri Matteo Campagnaro e Pier Umberto Vallerin. Un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stato emesso anche per la sua fidanzata, Rosaria Patrone. Caporalmaggiore dell’esercito, di Somma Vesuviana, 26 anni, Ruotolo è stato commilitone di Trifone Ragone, ucciso insieme con la fidanzata Teresa Costanza la sera del 17 marzo del 2015 davanti al Palazzetto dello Sport di Pordenone. Il militare è stato portato nel carcere di Belluno. “L’arresto del mio assistito Giosué Ruotolo ci coglie completamente di sorpresa perché sono passati sei mesi dall’iscrizione del registro degli indagati e non capiamo quali circostanze possono essere mutate rispetto ad allora per giustificare questo provvedimento”, ha detto l’avvocato Roberto Rigoni Stern, confermando che il proprio assistito è nel carcere di Belluno dopo essere stato prelevato dalla caserma Mittica della Brigata Ariete dove presta servizio. “Paradossalmente – ha aggiunto il difensore di Ruotolo – ci fa uscire da una incredibile situazione di sospensione in cui eravamo tenuti dalla fine del mese di settembre senza poter accedere in alcun modo agli atti dell’inchiesta. Appena letta la motivazione con cui il Gip ha accettato la proposta di arresto giunta dalla Procura presenteremo immediata istanza al tribunale del riesame di Trieste affinché Ruotolo torni immediatamente in libertà. Siamo sempre più persuasi di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti e proprio l’accesso agli atti ci garantirà un contraddittorio e la spiegazione ai punti interrogativi sollecitati dall’accusa”. (Fonte foto: rete internet)

Marigliano, al setaccio il bunker dei Mazzarella: arresti e sequestri nella 219  

Operazione Alto Impatto nel rione della ricostruzione, a Pontecitra. Sequestrati droga e proiettili.   Nel fine settimana i carabinieri hanno messo a segno un servizio coordinato ad alto impatto predisposto per contrastare fenomeni di illegalità diffusa. L’operazione, eseguita con i colleghi del Reggimento Campania, ha preso nel mirino in particolare il rione della ricostruzione di Pontecitra, a Marigliano, blocchi di cemento ormai da molto tempo divenuti fortezze del clan napoletano dei Mazzarella, organizzazione dedita soprattutto allo spaccio di droga e alle estorsioni. Durante i controlli i militari hanno arrestato 3 persone, raggiunte da provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura. Sono state inoltre denunciate in stato di libertà 7 persone (2 per reati inerenti la circolazione stradale e 5 per reati vari). I militari hanno anche trovato 55 proiettili nascosti in un’intercapedine del tetto di un palazzo. Agli arresti è finito Vincenzo Camaldoli, 60 anni, residente a Marigliano, in via Pontecitra, già noto alle forze dell’ordine, (dovrà espiare sei mesi di reclusione per detenzione e vendita di sigarette di contrabbando commesse a Marigliano nel 2012). Il secondo arrestato è Armando Picone, 38 anni, residente sempre a Marigliano, in via Pontecitra, anche lui già noto alle forze dell’ordine (dovrà espiare un anno di reclusione per un furto commesso a cicciano nel 2014). Arrestato in fine, ma stavolta a Brusciano, Ivan Imparato, di 23 anni, residente in via De Gasperi. Brusciano è stato preso per una rapina commessa ai danni di un ignaro passante sulle strade di Brusciano, l’anno scorso. A seguito della stessa operazione sono state denunciate in stato di libertà 5 persone ed eseguite 10 perquisizioni (tra domiciliari, personali e veicolari) a carico di altrettanti soggetti già noti alle forze dell’ordine. Sono stati sequestrati 600 grammi di hashish, 5 di marijuana e 11 di cocaina e anche 54 proiettili calibro 6,35 è un proiettile calibro 7,62, sempre in via Pontecitra, all’interno di un’ intercapedine ricavata su una parte condominiale del tetto di una palazzina dell’insediamento popolare. Sono stati poi sottoposti a controllo 16 personaggi agli arresti domiciliari. I carabinieri hanno anche bloccato due persone che guidavano l’auto senza però aver mai conseguito la patente. (Fonte foto: rete internet)

San Sebastiano, scaramucce post-primarie

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Neanche il tempo di un assestamento e l’atmosfera a San Sebastiano incomincia a surriscaldarsi. Neanche 24 ore dopo le primarie con la scontata vittoria di Salvatore Sannino e il veleno incomincia a scorrere nella rete.

C’è chi incomincia a sostenere teorie e complotti contro questo e quel candidato, chi inneggia alla futura vittoria e chi fa spallucce. Ma, il convitato di pietra, l’ombra di Pino Capasso, rispunta all’improvviso tra i commenti di facebook, con le presunte telefonate ai più recalcitranti degli elettori e in aiuto al suo epigono ed ex vicesindaco Salvatore Sannino. Qualcuno sostiene che anche l’ex gloria, Giorgio Gallo, abbia dirottato il suo cospicuo patrimonio di preferenze da Panico verso Gianluca Sannino.

Ma la cosa più bella ed esilarante è stata quella del manifesto apparso ieri mattina per le vie del paese, un manifesto a nome di una fino ad ora sconosciuta “Associazione ricreativa San Sebastiano liberi”. Tale associazione attacca duramente e senza mezzi termini Pino Capasso e Salvatore Sannino, accusandoli di aver fatto proselitismo nella struttura sportiva della piscina comunale. Fin qui niente di strano, lo stesso Sannino aveva preferito il porta a porta invece del pubblico confronto, prima di passare alle urne e come abbiamo detto, l’ex sindaco pare sia sceso in campo con visite e telefonate ma la cosa che più ci lascia perplessi è perché proprio adesso? Perché questo manifesto non è uscito più opportunamente prima delle primarie? Qualcuno ancora sostiene che vi siano stati addirittura impedimenti alla sua pubblicazione ma anche quest’eventualità, come tutta questa storia ci pare una forzatura che non sta né in cielo e né in terra.

Ora non sappiamo se questa associazione esista davvero o sia fittizia e se dietro ci sia un’eminenza grigia come molti azzardano ma sta di fatto che questo manifesto rischia di essere un casus belli che infiammerà quel che resta della campagna elettorale. Sì perché risulta evidente quanto quest’ultima novità possa sconvolgere il già debole equilibrio creato all’indomani del delinearsi di un candidato unico. Il sapere che Pino Capasso vada a farsi una nuotatina alla piscina e che lo accompagni il suo vice e che ne frattempo facciano propaganda elettorale, assieme a tutto il pregresso, potrebbe spingere gli altri candidati del PD a infrangere il patto di non belligeranza.

È ovvio che anche le altre parti in causa dell’agone politico locale potrebbero ottenere giovamento da questo caos che, in caso di dissidio interno al Partito Democratico, potrebbe disperdere i circa 2.000 voti utili alla compagine sinistrorsa per capitalizzare buona parte del risultato delle scorse elezioni comunali.

Non ci resta quindi che ridere o piangere di questa pantomima, figlia legittima di quella che dalle rocambolesche dimissioni di Giuseppe Capasso detto Pino ci hanno condotto fin qui.

Cercola, Prima edizione del contest musicale “E Son Mo”: vince IL Sogno di Ilse

La Prima edizione del contest musicale E SONA MO’, organizzato dal Forum dei Giovani, ha visto esibire sette artisti emergenti di notevole livello. Ai vincitori un premio di 400 euro. Badfierce aka Horus, Bludiklein, Gruppo sanguigno , Il Cammino di Santiago, Il Sogno di Ilse, Nearby Planets , Stop Emotion: questi i sette gruppi musicali selezionati che ieri, 6 marzo, si sono sfidati sul palco del Teatro dei Platani a Cercola.  Ogni gruppo ha presentato tre brani, di cui uno inedito. In giuria : The Legati, il Maestro Antonio di Costanzo, il Maestro Agangi e il Maestro Fabrizio Campanile. Anche il pubblico è stato coinvolto nelle votazioni e, alla fine di una serata davvero interessante, il primo premio è andato a Il sogno di Ilse, il cui brano inedito sarà trasmesso da Radio Siani.