Somma Vesuviana. Il Summarte presenta Peppe Iodice in scena con un one man show

L’appuntamento è al Teatro Summarte per il prossimo 11 marzo. Al Summarte di Somma Vesuviana l’11 marzo alle ore 21.00, arriverà la comicità di Peppe Iodice, che come un uragano inonderà di risate il pubblico del teatro di via Roma. Il one man show, del popolarissimo comico di “ZELIG OFF”,“ZELIG” e ben ultimo “COLORADO”, racchiude il meglio del suo repertorio. Spaziando tra i ricordi d’infanzia e le nuove esperienze di marito/genitore, Iodice come uno straordinario fuoriclasse della comicità, “annusa” il pubblico con il quale improvvisa molto prima di inondarlo con il suo cabaret dalla battuta fulminea e con i suoi monologhi davvero esilaranti. Non mancheranno le immancabili stilettate contro gli intellettuali, vere sue vittime sacrificali, sino all’attualità più pressante, tanto che se c’è una notizia rilevante sentita da un TG anche un minuto prima dello spettacolo, questa viene inserita immediatamente nel copione e diventa sicuramente un motivo di satira e divertimento. Iodice è un artista dalla comicità immediata e in questo recital teatrale propone lo stile diretto e il clima di una grande festa perché, come dice Peppe: “Se non è così, mi viene la malinconia…!”

Nola e Pompei insieme nel nome di San Paolino

Oggi il primo incontro tra i sindaci delle due città per suggellare un patto che, partendo dai fattori comuni, possa promuovere iniziative e progetti per favorire il rilancio dei due territori e delle tradizioni culturali di cui sono espressione.   Paolino da Nola, il santo cui é dedicata la Festa dei Gigli tutelata dall’Unesco e che é patrono degli scavi di Pompei patrimonio dell’umanità, sarà il trait d’union di un gemellaggio che per volontà degli amministratori rappresenterà lo strumento per rilanciare territori entrambi ricchi di tradizioni millenarie e prestigiose. Saranno valorizzate  le testimonianze storiche comuni  a cominciare dalle tracce di epoca romana di cui sono massima testimonianza  gli anfiteatri che entrambe le città accolgono. Così come avveniva in passato, e come riporta un episodio narrato da Tacito, si punta a creare eventi che avranno come teatro proprio le antiche arene. Quando, infatti, l’anfiteatro di Pompei subiva squalifiche i giochi si svolgevano a Nola e ne sono la riprova anche i graffiti pubblicitari di porta Nocera e le diverse iscrizioni rinvenute nell’antica città che annunciano l’organizzazione di spettacoli nell’anfiteatro nolano. Lavoreranno al progetto gli assessori  all’Unesco del Comune di Pompei, Margherita Beatrice e l’assessore alla Cultura del Comune di Nola, Cinzia Trinchese. “La storia ci indica il percorso da seguire per valorizzare le nostre importanti città. Appena formalizzato il gemellaggio tra Nola e Pompei ci impegneremo per realizzare itinerari “multi epoca” attraverso i quali accenderemo i riflettori su siti di pregio come il villaggio dell’età del Bronzo,  il museo storico archeologico oltre che, ovviamente’ l’anfiteatro. Un’azione comune, insomma, per portare ancora più in alto l’immagine di due eccellenze territoriali come  – spiega l’assessore alla Cultura Cinzia Trinchese – Nola e Pompei”. “Lavoreremo insieme con Pompei e ci attiveremo per far arrivare risorse ed investimenti. Puntiamo in alto – evidenzia il sindaco Geremia Biancardi – perché la nostra città e tutto ciò che essa rappresenta si inserisce a pieno titolo in un panorama di rilevanza internazionale così come Pompei. I successi ed i risultati ottenuti da Nola e dal suo ruolo  di punto di riferimento culturale e religioso devono spingerci a guardare sempre più avanti lungo un percorso di valorizzazione destinato ad avere ricadute positive in ogni settore e nell’intera area”. “Oltre all’archeologia, entrambe le città hanno un Anfiteatro romano, Pompei e Nola sono legati anche da un grande momento religioso: una cappella interna agli scavi archeologici della nostra città  è dedicata a San Paolino e sull’abside  – ha sottolineato poi il primo cittadino di Pompei, Ferdinando Iuliano – è incisa la famosa frase ‘Nuova Pompei’. Faremo  inoltre  da ambasciatori  tra la città Tarragona di Catalogna, con la quale siamo gemellati, e Nola per mettere in campo altre iniziative promozionali”.

Nuovi appalti per l’ambiente. I Comuni per la discontinuità

Positivo giudizio dell’ANCI sul nuovo Codice.   “Con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo sul nuovo Codice degli appalti, si segna una netta discontinuità rispetto al passato, nel senso di una maggiore semplificazione delle procedure. Per questo accogliamo con favore l’iniziativa del Governo, pur tenendoci pronti ad analizzare alcune criticità poste da una prima lettura del testo. In questo senso, intensificheremo fin dalle prossime ore il confronto con Governo e Parlamento”. Lo afferma il delegato ANCI ( Associazione Nazonale dei Comuni) ai Lavori pubblici, Alessandro Bolis, che sottolinea  “l’assoluta centralità concessa alla salvaguardia dell’ambiente ed al ruolo strategico della semplificazione nelle procedure di appalto previste nei casi di protezione civile e dissesto idrogeologico”. Bolis rileva  anche “possibili criticità che potrebbero emergere soprattutto dalla definizione dei soggetti aggregatori e da quella dell’offerta economicamente più vantaggiosa”. Se sulla prima questione la riflessione riguarda il “lavorare per dare vita ad un sistema intelligente che consenta anche ai Comuni, se necessario, di diventare soggetti aggregatori”, sul secondo punto “quello dell’offerta economicamente vantaggiosa potrebbe non essere, in alcuni casi, l’unico e più efficace strumento di garanzia per la concessione degli appalti: penso ai cosiddetti appalti ‘sottosoglia’, che riguardano soprattutto i piccoli Comuni. In questi casi, considerando solo l’offerta economicamente più vantaggiosa, potremmo correre il rischio di aumentare, anziché diminuire, la farraginosità delle procedure”. Per questo motivo – conclude Bolis – siamo già al lavoro per approfondire alcuni aspetti della norma, rispetto ai quali porteremo le nostre osservazioni all’attenzione del Parlamento”.  

Somma Vesuviana, Festa delle donne: omaggio floreale del sindaco Piccolo a tutte le scuole del territorio

A consegnare la piantina di mimose nelle scuole, l’assessore all’ istruzione Milena Di Palma. Tante le celebrazioni che l’Italia mette in atto in vista della Festa delle Donne. Cene spettacolo per chi predilige l’aspetto ludico della ricorrenza, manifestazioni  di carattere culturale per chi preferisce mantenere vivo il senso di una festa che simboleggia il riscatto politico e sociale del gentil sesso. Non mancano poi gli omaggi floreali. Come quello, per tornare al nostro territorio, di cui ha fatto dono il sindaco Piccolo alle docenti di tute le scuole del territorio sommese.  Una bella piantina di mimose  è stata  consegnata dall’ assessore all’istruzione, Milena Di Palma, a tutte le responsabili di plesso degli istituti scolastici. Se è vero che fiori e piante sono sempre graditi, è pur vero che l’8 marzo  è una giornata di importanti riflessioni sulla condizione della donna nel mondo dal punto di vista sociale e professionale. Alla vigilia di un giorno di una ricorrenza come quello che celebra la donna, c’è purtroppo da ammettere che in Italia come nel resto dell’Europa,  continua ad esserci un gap tra donne e uomini sul lavoro, sia per lo stipendio che nella scelta o meno del part-time, che aumenta con il numero di figli. Il Belpaese  resta tuttavia tra i Paesi ‘virtuosi’ per uno degli scarti salariali minori registrati tra i 28, mentre si trova a metà classifica per numero di donne con figli che finiscono per scegliere di lavorare a tempo parziale. E’ quanto emerge dai dati Eurostat diffusi in occasione dell’8 marzo.    

Se la scuola riscopre la didattica

Al teatro Summarte di  Somma Vesuviana il  prof  Carlo Petracca incontra i docenti. Erano  presenti oltre 400 docenti di tutta l’area vesuviana e nolana  al corso di formazione   sulla didattica delle competenze tenutosi il 2 marzo scorso  al teatro Summarte di Somma Vesuviana. L’incontro,  promosso e organizzato dal gruppo Lisciani in collaborazione con il II Circolo Didattico di Somma Vesuviana, ha  avuto un relatore d’eccezione: il professor Carlo Petracca,  docente  di Didattica generale presso l’Istituto universitario  di Pescara,  nonché membro del Comitato Scientifico Nazionale per l’attuazione delle Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione. A  far gli onori di casa il dirigente scolastico Rosaria Cetro che, dopo aver ringraziato il gruppo Lisciani con il referente di zona Giuseppe Bifulco,  ha plaudito alla forte presenza di docenti e dirigenti “ C’è una bella energia in questa sala, la presenza di tanti docenti – ha dichiarato  la  dirigente del II Circolo- è segno che c’è voglia di rinnovarsi, di studiare la riforma, di scoprire nuove strategie volte  al miglioramento della pratica didattica”.  Un computer e  poche ma  importanti slides: per  circa tre ore il prof. Carlo Petracca è riuscito ad attirare  e mantenere fino alla  fine l’attenzione dei presenti sulla necessità di sviluppare negli alunni le  competenze per poter affrontare le sfide di una società planetaria. “Nell’attuale società le  conoscenze da sole  non sono più sufficienti, è necessario  modificare i modelli formativi poiché ciò che conta maggiormente è  saper utilizzare le conoscenze  e le abilità acquisite per risolvere una  situazione problematica che sia complessa e nuova, vicina al  mondo reale“. Oggi – ha chiarito Petracca- assistiamo ad   una obsolescenza della conoscenza  e il bagaglio conoscitivo diventa sempre più insufficiente per leggere e interpretare i segni della nostra mutevole  e complessa società. Bisogna essenzialmente educare ad “essere nel tempo”.  La società attuale ci chiede di formare, così come scrive Morin, non teste piene,  ma teste ben fatte. Morin condanna un insegnamento che voglia fornire troppe conoscenze spesso isolate tra loro,  in quanto: la conoscenza  è conoscenza solo in quanto organizzazione. I docenti hanno la responsabilità  di educare a saper essere nel tempo futuro. Oggi trova lavoro non tanto chi sa o chi ha un ricco bagaglio di conoscenze ma chi possiede il potenziale cognitivo, ossia la capacità di saper ricercare, discernere, interpretare, organizzare, gestire la realtà. In sintesi, il potenziale cognitivo  è la capacità di  risolvere situazioni problematiche, è il lievito della conoscenza.  D’altra parte, l’esigenza delle  teste ben fatte è ben evidente anche nel libro bianco Unesco, nel quale si specifica  che “Anziché richiedere un’abilità, oggi si richiede la competenza, cioè un misto, specifico per ciascun individuo, di abilità nel senso stretto del termine, di comportamento sociale, di attitudine al lavoro di gruppo, e di iniziativa e responsabilità ad affrontare rischi”.  Il nostro compito- aggiunge il relatore- è quello  di mettere le nuove generazioni nelle condizioni di affrontare il mondo di oggi e quello di domani . Ne deriva che l’approccio alle competenze  porta alla  democrazia cognitiva  e  che ciò che conta è dare uguali opportunità  agli alunni in reale difficoltà: è qui  che si può misurare l’efficacia delle riforme. Occorre quindi sviluppare competenze, ma come?  Cambiando totalmente il modo di progettare il percorso formativo. È necessario  individuare i contenuti essenziali  e delineare una mappa delle strutture culturali di base. Questi diventano  per i docenti  i riferimenti ineludibili per l’azione didattica che  dovrà utilizzare  nuove strategie di sviluppo del potenziale cognitivo. «Le scuole hanno la libertà e la responsabilità di organizzarsi e di scegliere l’itinerario più opportuno per consentire agli studenti il miglior conseguimento dei risultati, ma devono tenere ben presente che i traguardi sono prescrittivi   e  che costituiscono i  criteri per la valutazione delle competenze attese”. Nella stesura dei programmi  il docente deve prevedere l’indicazione dei traguardi irrinunciabili ed operare un forte alleggerimento dei contenuti disciplinari poiché come ci insegna Bruner: “L’obiettivo dell’istruzione non è tanto l’ampiezza, quanto la profondità: insegnare  è esemplificare dei principi generali che rendano evidente il maggior numero possibile di particolari”. Tutto ciò si realizza con il coinvolgimento degli allievi nella relazione educativa, in un ambiente di apprendimento rinnovato,  dove il docente incoraggia l’apprendimento collaborativo, sperimentando le buone pratiche per il successo formativo di tutti e di ciascuno. Con molteplici ed efficaci esempi didattici, l’illustre professor Petracca ha così concluso l’intervento, lasciando alla platea entusiasta un ricco patrimonio di cultura pedagogica per confrontarsi con le nuove prospettive della professione docente.  

La Fiat di Pomigliano, le mogli dei cassintegrati, Marchionne e…il viagra

Sfottò del comitato sorto in seno allo Slai Cobas:  “L’ad non ce la fa: gli cresce solo il naso”. La festa della donna è imminente e con essa si moltiplica la creatività delle militanti e dei militanti impegnati nell’evento. In quest’ambito c’è da registrare l’ennesima provocazione del Comitato mogli dei cassintegrati della Fiat di Pomigliano. ” Marchionne non ce la fa nemmeno col viagra, l’unica cosa che cresce è solo il suo naso “, hanno scritto in un manifesto le donne dell’organizzazione sorta in seno allo Slai Cobas territoriale, il sindacato metalmeccanico dei cosiddetti “autorganizzati”. Nel manifesto campeggia il disegno dell’amministratore delegato di FCA in versione Pinocchio. Naso allungatissimo per alludere a quelle che il Comitato definisce tutte le bugie del manager sul conto dei vari piani di sviluppo industriale e occupazionale promessi nel corso degli anni. Del resto il titolo del messaggio appeso ai muri è eloquente: “FCA, donne e celodurismo con impotenza industriale”. Il riferimento è ai metodi risoluti adottati da Marchionne sul fronte sindacale e contrattuale. “Una durezza che però “ammoscia” – dicono le mogli degli operai Slai Cobas – almeno stando ai rachitici risultati produttivi e occupazionali finora fatti registrare a Pomigliano.    

Eppure l’on. Alfano e il Cardinale dovrebbero sapere che se San Gennaro perd’ ‘a pacienza, so’ guai  

  Perfino i cattolicissimi Viceré di Napoli respinsero, nel ‘600, i tentativi degli Arcivescovi di mettere le mani sul tesoro di San Gennaro e di violare le leggi del Viceregno. La “guapparia” di Giuseppe I principe di Ottajano e i gol di Cavani, strumento della vendetta del Santo….  “Ma nel 2011 il Cardinale non disse che le tradizioni non si toccano ?” “Cumpa’, chesto non va cu chello”. E dunque l’on. Alfano pone fine per decreto alla storia “laica” della Deputazione che amministra da quattro secoli il Tesoro di San Gennaro e così manda in frantumi una tradizione che fu difesa perfino dai cattolicissimi viceré che la Spagna inviava a Napoli. Fu difesa dal viceré Inigo de Guevara y Tassis, conte di Onàte, che pure andava a messa ogni mattina: ma questo non gli impedì di ricordare, a muso duro, al Cardinale Filomarino che il Tesoro apparteneva alla  Città di Napoli. Quanto i cattolicissimi Spagnoli fossero gelosi custodi dell’autonomia del Viceregno, delle sue leggi e delle sue tradizioni lo spiegò nel maggio del 1701 l’ambasciatore di Venezia presso la Santa Sede: “  A Napoli la giurisdizione ecclesiastica è ridotta quasi a nulla, parecchi vescovi vengono sfrattati, si nega allo Stato Pontificio il diritto, sancito dai trattati, di estrarre dall’Italia meridionale le carni e l’olio occorrenti ai suoi bisogni, si respinge pervicacemente il tribunale dell’Inquisizione, stabilito in tutte le parti d’Italia”.  Questa “nota” dell’ ambasciatore è stata pubblicata dal prof. Galasso nel terzo volume della sua monumentale Storia del Regno di Napoli, in cui c’è anche un interessante capitolo  sul giurisdizionalismo napoletano  e sul ruolo di Serafino Biscardi che tra il 1690 e il 1710  difese i “moderni principi di libertà e di tolleranza” e la concezione “laicizzante” della sovranità dello Stato “rispetto a ogni altro potere mediato, delegato, intermedio o antagonista, ivi compreso quello ecclesiastico”. Accanto a Serafino Biscardi combatté, a difesa della laicità del Viceregno, un altro grande giurista, Francesco D’ Andrea, amico e consigliere di Giuseppe  I Medici, principe di Ottajano. Il 3 marzo 1698, Don Giuseppe, nella sua qualità di Reggente di Vicaria – il ministro della Giustizia del Viceregno – ordinò alle guardie di trascinare fuori dalle Chiese di Santa Maria del Pianto agli Sportiglioni e di San Matteo due delinquenti che vi si erano rifugiati per sottrarsi all’arresto: e non smossero né il principe, né il viceré Medinaceli  le rumorose proteste che papa Innocenzo XII levò contro una così clamorosa violazione di quel privilegio d’asilo nelle chiese, che a Milano, come ci racconta anche Manzoni, veniva ancora rispettato. Ma erano tempi in cui la cultura napoletana stava all’avanguardia, e non solo in campo giuridico. A chi dice che la Deputazione del Tesoro di San Gennaro, composta dai nobili, è un’eredità feudale, ricordo che in tutte le battaglie  che a Napoli sono state combattute in nome dei valori della libertà e del progresso in prima fila erano schierati i membri di famiglie di nobilissimo nome, e che molti di essi sacrificarono la vita per quei valori: quale posizione occupasse il clero cittadino in queste battaglie è meglio non ricordarlo. In ogni caso, se l’intenzione dell’on. Alfano fosse quella di “ammodernare” l’amministrazione del Tesoro, sarebbe comprensibile un coinvolgimento del Comune: ma è difficile capire cosa c’entri con l’ ”ammodernamento” la Curia: i maligni potrebbero  sentire,  nel decreto del ministro, solo il profumo (?!!) della campagna elettorale. Il rapporto tra Napoli e il suo Patrono è particolare, e lo è diventato ancora di più, dopo che la Chiesa stessa  ha “dimezzato” San Gennaro, sollevando qualche dubbio sulla Sua identità. Nel rito del sangue che si scioglie e nelle “affettuose ingiurie” – così le definisce Mario Buonoconto-  che le “parenti” rivolgono talvolta al Santo ci sono le memorie di antichi culti pagani. E trovatemi un’altra città in cui i fedeli abbiano il coraggio di scagliare contro il Patrono le invettive in verità poco affettuose con cui i napoletani bersagliarono la statua di San Gennaro al ponte della Maddalena, durante l’eruzione del 1871, quando videro che il Santo, nonostante le suppliche, non bloccava gli scrosci di cenere e di lapilli che piovevano sulla città.. La Chiesa sa tutto questo, e ne discute, ma per bocca dei teologi: dal pulpito il clero di Napoli dice, giustamente, che il culto di San Gennaro non si tocca.  Ma dopo quattro secoli anche la Deputazione del Tesoro fa parte del culto, è un aspetto del rito: e i riti, si sa, devono essere rispettati nella loro interezza. Nel settembre del 2011 la manovra finanziaria predisposta dall’on. Berlusconi programmò lo spostamento alla domenica di quasi tutte le feste patronali, compresa quella di San Gennaro: ma il 19 di quel mese – era lunedì -, dopo che il sangue del  Santo si sciolse nel solito tripudio di applausi e di fazzoletti bianchi, il Cardinale Sepe tuonò dall’ altare: “guai a chi tocca San Gennaro e la data della sua festa “, e il sindaco De Magistris aggiunse tuono a tuono ricordando che “ il giorno di San Gennaro è una tradizione popolare, identitaria e religiosa che unisce” ( Il Sole 24 ore, 19 /9/ 2011).  Il giorno prima il Napoli di Cavani aveva rifilato tre gol al Milan di Berlusconi: e qualche giornalista ( Goalpress, 19 /9) parlò  della “vendetta di San Gennaro”, ricordando che Cavani era “un atleta di Dio”, che era nato il giorno di San Valentino: e dunque  anche il dio dell’ Amore aveva voluto punire l’on. Berlusconi. E non dimenticasse, l’on. Berlusconi, che a Napoli aveva ricevuto il primo avviso di garanzia, quello del 1994, e che tutti i suoi guai erano incominciati con una certa ragazza di Casoria che lo chiamava “papi”. L’on. Alfano, che in qualche governo guidato dal Cavaliere mi pare sia stato ministro della giustizia, queste cose le dovrebbe ricordare nitidamente: sono coincidenze che non si dimenticano. Il Cardinale, poi, non ha bisogno nemmeno di sforzarsi: lui con San Gennaro ci parla ogni giorno…

Higuain fila dritto negli spogliatoi: ecco il vero motivo

Vittoria del Napoli sul Chievo e polemica inutile sulla fuga del Pipita: ognuno ha i suoi bisogni. Il Napoli batte il Chievo e interrompe un periodo breve ma intenso di astinenza dalla vittoria, consolida il secondo posto e tiene a debita distanza la Roma, sempre più arrembante. La Juventus continua ad essere la favorita per lo scudetto, ma Sarri lo sa dire molto meglio: usa metafore ciclistiche, fa analisi economiche semplici ma significative, blandisce i giornalisti che, francamente, spesso non arrivano alla sua intelligenza. Gonzalo Higuain torna al goal, ma subito dopo la partita lascia velocemente il San Paolo, corre negli spogliatoi rinunciando a farsi intervistare e, soprattutto, a cantare sotto la curva con i tifosi ed i compagni di squadra. Apriti cielo! Si sprecano le congetture. È triste? È arrabbiato? Ce l’ha con il presidente De Laurentiis che vedendolo ciondolare a Castelvolturno gli ha urlato “Uè, chiattò!”, senza peraltro che ce ne fosse motivo? Ciro Ferrara ha pure già certificato un possibile divorzio tra il Pipita e il Napoli e molti altri commentatori gli sono andati dietro. Nessuno ha pensato al motivo più banale eppure assolutamente non da escludere: Higuain ha raggiunto rapidamente gli spogliatoi perché doveva fare pipì. Gli scappava. Una cosa urgente, proprio. A voi non capita mai? Non aveva mai desiderato di lasciare tutto e tutti e correre in bagno a liberarvi beatamente? Non avete mai pregato che il vostro interlocutore smettesse di parlare presto o la riunione finisse subito perché dovevate svuotare la vescica? Capita alle donne di Paolo Conte in “Bartali” (1979), che “a volte sì sono scontrose oppure han voglia di far la pipì” e non può capitare a Gonzalo nostro? E poi questo spiegherebbe pure perché Higuain ha detto no anche alla possibilità di cantare “Un giorno all’improvviso” con tifosi e resto della squadra (che pure, come lui stesso ha ammesso, gli piace tanto): saltellare gli avrebbe portato sollecitazioni che difficilmente lo avrebbero fatto resistere. Insomma, niente polemiche: Higuain è forte, il Napoli ha bisogno di lui ma lui sabato sera aveva un altro bisogno. Voleva fare centro sì, ma lontano dallo stadio. Sicuramente lo ricorderà come il goal più bello. NO ME TOQUES LA PELOTA http://ilmediano.com/category/no-me-toques-la-pelota/

Mariglianella: il defibrillatore non ha colore politico

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Quella che doveva essere una festa, la collocazione di un defibrillatore in grado di salvare vite umane, un obiettivo raggiunto dai cittadini, viene invece, parcheggiato, se non cestinato dall’Amministrazione Comunale di Mariglianella. Anche il DAE DEFIBRILLATORE AUTOMATICO, per i cittadini è diventato un emendamento. Ci si chiede perché tutto ciò che presenta il Movimento 5 Stelle deve essere bocciato o respinto? Le vicende in un comunicato del Movimento 5 stelle. Un progetto proposto, nel lontano 2013, giusto prot. N. 6403 del 12/06/2013; Nel 2014 parte l’iniziativa “Operazione Cuore Cittadino” raccolta fondi finalizzata all’acquisto di un DEFIBRILLATORE SEMI-AUTOMATICO (DAE) da mettere a disposizione dei cittadini di Mariglianella. Nel 2015, grazie a tutti i cittadini “l’obiettivo viene raggiunto”, e si acquista  un defibrillatore semi-automatico (DAE) da mettere a disposizione dei cittadini per i cittadini di Mariglianella. In data 21 febbraio 2015, nella sala consiliare del Comune di Mariglianella, si svolge la cerimonia di consegna all’Amministrazione Comunale del primo defibrillatore semi-automatico (DAE) proponendo all’Amministrazione, di cui era presente il sindaco Felice Di Maiolo, una lettera di impegno a collocare tale dispositivo nel nostro Comune, a provvedere alla sua manutenzione, a coordinarlo con il sistema di allarme sanitario 118, a sensibilizzare i cittadini alla formazione, a promuovere la diffusione di defibrillatori semiautomatici esterni presso tutti gli impianti sportivi del territorio comunale e ad impegnare per questo una quota di bilancio. Il sindaco si rende disponibile, accetta di buon grado l’impegno e comunica che in breve tempo, avrebbe organizzato un incontro per collocare il DAE. A Marzo 2015, il Sindaco, propone, di collocare il suddetto defibrillatore donato dai cittadini di Mariglianella, presso la sede della Protezione Civile che opera sul territorio di Mariglianella, la quale, si rendeva disponibile per la collocazione del defibrillatore, nella sede in Via Dante Alighieri ad ultimazione dei lavori di ristrutturazione dell’immobile di proprietà del Comune; per dare la possibilità a tutti, in caso di bisogno, di intervenire in modo tempestivo nel prestare soccorso; dando attuazione e tutto l’occorrente per il funzionamento e la formazione del personale addetto, pronto ad intervenire garantendo la facile accessibilità. Oggi a distanza di un anno, nonostante i molteplici solleciti, Il Comune risponde che non è possibile collocare il defibrillatore perché in data 31/12/2015, è scaduta la convenzione con la Protezione Civile e che non verrà rinnovata per il 2016. Ad oggi dove sia collocato questo defibrillatore nessuno lo sa. Il tutto, come sempre per questi politici di turno, si riduce all’esclusività. Questa Amministrazione ha avuto 5 anni per attuare, in modo serio e responsabile, iniziative di questo genere, ma fino ad adesso si è assistito solo alle solite frasi di circostanza (“faremo”, “doteremo”, “creeremo”), frasi dette, casualmente, proprio nel periodo elettorale, passato il quale non rimane che un labile ricordo delle suddette promesse. Noi, del Movimento 5 Stelle, abbiamo proposto un progetto completo, collaborando e accettando una qualsiasi collocazione per il DAE in questione, si erano presi l’impegno di facciata, e ancora una volta, ci hanno solo confermato che, a quanto pare, non hanno mai avuto intenzione, né di collocarlo e né di metterlo in funzione. (Fonte foto: rete internet)

Primarie PD a San Sebastiano, vince Salvatore Sannino

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Nella cittadina vesuviana in quattro si sono giocati la possibilità di rappresentare il PD locale alle prossime comunali di giugno ma a vincere è stato soprattutto l’astensionismo.

Domenico Ramondino, Salvatore Sannino, Peppe Panico e Gianluca Sannino erano i candidati usciti dalla segreteria di via Margherita; il passato, il presente e forse il futuro di questo paese. Un affluenza bassa, in linea con la curva discendente che ha caratterizzato il forte astensionismo delle ultime tornate elettorali, ha però segnato queste primarie. Sui 7.000 aventi diritto, solo 2.110 hanno votato e dopo un serrato testa a testa tra Salvatore Sannino e Peppe Panico si è delineato l’allungo dell’ex vicesindaco che rappresenterà il Partito Democratico alle prossime amministrative.

Una scelta in continuità col passato; Salvatore Sannino viene infatti visto come il logico successore di Pino Capasso, l’ex sindaco dimessosi per candidarsi alle ultime Regionali. Non ci resta quindi che attendere i prossimi sviluppi e vedere se gli sconfitti rimarranno nei ranghi e faranno squadra come è ovvio che sia o se ci saranno sorprese.

I risultati finali sono i seguenti:

Salvatore Sannino: 928

Giuseppe Panico: 664

Gianluca Sannino: 421

Domenico Ramondino: 76