Barbie con diabete di tipo 1, il nuovo lancio di Mattel

La Mattel ha lanciato la nuova Barbie con diabete di tipo 1, che si aggiunge ad altre Barbie con diverse patologie

Ad un primo sguardo sembra una Barbie come tutte le altre, con prendisole corto azzurro a pois celesti e scarpe e borsa abbinate.

Ma ha tre dettagli molto importanti: un cerotto a forma di cuore sul braccio sinistro, una pompa per l’insulina in vita e un monitor per leggere i valori del glucosio nella sua borsetta.

Questo perché la nuova arrivata in casa Mattel ha il diabete di tipo 1, proprio come tantissimi bimbi in tutto il mondo.

Questo progetto è in collaborazione con Breakthrough T1D, vecchia fondazione per la ricerca sul diabete giovanile americana, con l’obiettivo di lanciare un messaggio di inclusione, partendo proprio dai 304mila bambini americani che convivono con questa patologia.

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, in cui il nostro organismo attacca e distrugge le cellule beta del pancreas che producono insulina. Proprio questa distruzione porta a una insufficiente produzione di insulina, determinando l’aumento della concentrazione di glucosio circolante nel sangue.

È una patologia che, di norma, viene diagnosticata in età infantile, ma non sono rari i casi in cui questa venga diagnosticata in età adulta.

La Barbie ha un kit completo per questa patologia, ha una pompa per l’insulina in vita, un monitor per la misurazione in continuo del glucosio sul braccio sinistro (coperto da un cerotto a forma di cuore) e il suo smartphone che mostra un app per il monitoraggio del glucosio.

Nella sua borsetta, sempre abbinata e alla moda, oltre allo smartphone troviamo degli snack utili per aiutarla a controllare il livello glicemico durante la giornata.

Particolare da non sottovalutare è quello del livello glicemico attuale di Barbie, segnalato sul display dello smartphone, che è di 130 milligrammi per decilitro; infatti questo è in un range di normalità, visto che la maggior parte dei malati di diabete 1 cerca di mantenere i livelli tra 70 e 180.

Il suo monitor inoltre mostra un grafico che indica gli alti e bassi dei livelli nel corso della giornata.

La direttrice marketing e comunicazione di Breakthrough T1D, Emily Mazreku, ha il diabete di tipo 1 e ha collaborato personalmente con Mattel a questo prodotto, impiegando 2 anni di lavoro con dei focus group per rendere il design della bambola quanto più comprensibile a tutta la comunità delle persone con diabete 1.

“La Mattel ci ha contattato – spiega Emily – e abbiamo preso al volo l’occasione, per noi molto importante per lanciare messaggi chiari e comprensibili a tutti. E che la cosa funzionasse l’ho capito quando ho portato la Barbie a casa e l’ho mostrata a mia figlia di tre anni e lei l’ha guardata e ha detto che assomigliava alla mamma. Lei non ha il diabete di tipo 1 ma ogni giorno mi vede convivere con la malattia: per lei vedere la Barbie come la mamma è stato straordinario”.

Krista Berger, Senior vice president di Barbie e Global Head of Dolls dichiara: “L’introduzione di una Barbie con il diabete di tipo 1 rappresenta un passo importante nel nostro impegno per l’inclusione e la rappresentazione. Barbie contribuisce a plasmare la percezione che i bambini hanno del mondo e, rappresentando la condizione medica del diabete di tipo 1, facciamo in modo che un maggior numero di bambini possa identificarsi nelle storie che immagina e nelle bambole che ama”.

Raffaella Buzzetti, presidente Sid (Società italiana diabetologia) ha commentato questa iniziativa: “La Barbie con diabete 1 rappresenta un segnale importante di inclusione, consapevolezza e normalizzazione della convivenza con il diabete di tipo 1, soprattutto nell’età pediatrica e adolescenziale. Questa iniziativa contribuisce a combattere lo stigma e a rafforzare l’identità di bambine e bambini che vivono ogni giorno con il diabete”.

Per dare risalto al progetto, Barbie ha individuato e omaggiato con bambole one of a kind, due role model globali che sostengono i malati di diabete di tipo 1: la modella Lila Moss nel Regno Unito e l’istruttrice di Peloton Robin Arzón negli Stati Uniti.

Lila Moss, figlia di Kate Moss, ha affermato: “Sono orgogliosa di usare la mia piattaforma per educare al diabete di tipo 1 dimostrando che essere diversi è bello. Ricevere messaggi da persone che vedono i miei cerotti CMG e si sentono rappresentate significa tanto per me. E da oggi poter vedere delle Barbie con T1D, e riceverne una che mi assomiglia visibilmente, che indossa il suo cerotto CMG è surreale e speciale”.

Questa Barbie fa parte di un progetto più ampio della Mattel, quello dell’inclusione. Infatti, nei più di 175 modelli diversi, ci sono Barbie con diverse tonalità di colore della pelle, una Barbie non vedente accompagnata dal suo cane, una Barbie con protesi acustiche, un’altra con la vitiligine.

La Barbie con sindrome di Down e la non vedente sono state le bambole con più successo al mondo nel 2024.

Questa iniziativa di creare bambole inclusive aiuta tantissimi bambini che con queste disabilità ci convivono ogni giorno. Ma allo stesso tempo aiutano anche bimbi che queste disabilità non le hanno: fanno capire che queste diversità esistono e che vanno comprese e sostenute.

Sian Jones, cofondatore del Toy Boy Diversity Lab all’Università scozzese Queen Margaret di Edimburgo, sostiene che quando i bambini giocano con delle bambole con problemi di mobilità, questo li aiuta a identificarsi e a comprendere le difficoltà delle persone che convivono nella vita reale con questi problemi.

“Quando la Barbie in sedia a rotelle non riusciva ad entrare in classe all’asilo, hanno dovuto costruire una rampa per permetterle di farlo”, specifica Jones, che vive con una paralisi cerebrale.

Inoltre la fondazione americana spera che questa nuova Barbie serva a far sbloccare i fondi per la ricerca sulla malattia, fondi che scadranno a settembre.

Nola, nuova sede per AnnalùCreazioni:  eleganza e comfort in un’unica esperienza 

Nola. Riceviamo e pubblichiamo:

Il prestigioso negozio di gioielli che porta la firma di Anna Terracciano, imprenditrice di successo nel settore dei gioielli artigianaliaprirà i battenti venerdì 11 luglio a partire dalle ore 10.00 in via Amilcare Boccio a Nola. Una nuova sede con più spazio, più servizi e una comoda area parcheggio per le clienti che rappresenterà una nuova era di eleganza per il noto marchio nel panorama del commercio locale.

Il trasferimento non rappresenta infatti solo un cambiamento logistico, ma un’evoluzione pensata per offrire alle clienti un’esperienza ancora più raffinata, accogliente e funzionale. Il nuovo spazio espositivo, moderno e luminoso, valorizzerà ancora di più le collezioni di gioielli artigianali e delle creazioni esclusive che hanno reso il brand un punto di riferimento nel settore.

“Abbiamo voluto offrire un ambiente che rispecchi la qualità dei nostri prodotti e il rispetto per chi ci sceglie ogni giorno”, spiega la fondatrice ed anima del negozio Anna Terracciano –  “La nuova sede rappresenta il nostro impegno a migliorare continuamente, senza perdere la cura del dettaglio e la passione che ci accompagnano da sempre.”

Con questa nuova apertura, la giovane imprenditrice nolana conferma così la propria volontà di investire sul territorio, offrendo bellezza, qualità e un servizio ancora più attento alle esigenze del pubblico.

Pomigliano, Ciarambino: “Serve chiarezza da Leonardo, no a scelte unilaterali”

Pomigliano. Riceviamo e pubblichiamo:  Leonardo, Ciarambino: chiarezza su Pomigliano e gli stabilimenti campani «Dopo il primo incontro con i sindacati tenutosi a Roma, i vertici della Divisione Aeronautica di Leonardo annunciano investimenti e tutele occupazionali sui siti campani – dichiara Valeria Ciarambino, Vicepresidente del Consiglio regionale e componente del Gruppo Misto – In particolare a Pomigliano verranno allocate produzioni e forza lavoro della Mbda. Se ciò significa un potenziamento dello stabilimento da sempre fiore all’occhiello dell’aerospazio italiano, ben venga. Se invece si intende unicamente sostituire le produzioni attuali e attuare un graduale disimpegno sul sito, è una prospettiva inaccettabile alla quale dovremo opporci facendo fronte comune lavoratori, forze sociali e istituzioni. Prendiamo atto delle dichiarazioni del management circa il rafforzamento della tecnologia e nessuna riduzione di personale, ma personalmente credo serva mantenere un atteggiamento di cautela e costante attenzione nell’attesa che si passi dalle parole ai fatti. Intanto ho presentato in Consiglio regionale una mozione perchè anche la Regione faccia sentire la sua voce a difesa degli stabilimenti campani di Leonardo. Pomigliano e la Campania hanno già perso troppo» conclude Ciarambino.

Somma Vesuviana, Giuseppe Auriemma l’umile artista che pose la pittura al centro della sua vita

G. Auriemma, Piazza Vittorio Emanuele III con il Bar De Vita
La produzione pittorica di Giuseppe Auriemma alias Peppe ‘e vitillo fu caratterizzata dalla ricerca accurata dei colori, sia per quanto riguarda la loro composizione e preparazione che per l’effetto che potevano suscitare nell’osservatore.
Giuseppe Auriemma alias Peppe ‘e vitillo
Auriemma Giuseppe, chiamato da tutti Peppe ‘e vitillo, nacque a Somma Vesuviana in via Trivio l’otto novembre 1925 da Vito, di condizione beccaio, e da Albina Russo. Famiglia numerosa la sua, ben otto fratelli. Figlio d’arte sia nella beccheria che nell’arte pittorica. Il padre Vito (1887 – 1944), conosciuto con il nome Vitillo, fu un pittore molto noto e apprezzato durante la sua vita e ancora oggi viene ricordato per il suo ammirato talento. Nel 1943, Giuseppe all’età di 18 anni, fu preso dai tedeschi durante una retata, ma riuscì a scappare dal camion e una signora, chiamata Seseppa, nonna dei D’Avino alias bersaglieri, lo salvò, nascondendolo sotto la sua grossa gonna. Malato di tisi, fu ospitato per diversi anni in un sanatorio del Nord Italia, dove gli fu imposto tanto riposo, aria fresca e cure mediche. Tornò a Somma Vesuviana e, non avendo una casa fissa, si recò a vivere dalla sorella Anna Maria, andata in sposa nel 1948 a Marco (Marcuccio) Tufano.
Vito Auriemma, padre di Giuseppe
Mario e Adele, fratello e sorella, gestivano la macelleria e non vollero alcun fratello in casa. Anna Maria e Marco vivevano, invece, inizialmente in una sola stanza nel portone accanto al vecchio Cinema Arlecchino e sopra c’era un soppalco nel quale si sistemò il fratello Peppe, dove dipingeva e dormiva. Un altro fratello, Gennaro, dormiva in un abitacolo di lamiere, che il cognato Marco aveva costruito. Ho ricordi molto vivi – ricorda Teresa Tufano, nipote di Peppino Auriemma – perché durante la nevicata del 1956, io avevo 7 anni. Mio padre trattò sempre il cognato come un fratello. Durante quell’ incredibile nevicata, furono chiusi tutti i cantieri e mio padre fece un grosso debito dal nostro salumiere che stava a via Roma, per non far mancare un pasto alla sua famiglia, a zio Peppe e a zio Gennaro. Quando si sposò zia Adele, zio Peppe andò a vivere con zio Mario e lo aiutava nella gestione della macelleria.
G. Auriemma, Castello d’ Alagno
Fu allora che Giuseppe fittò un basso nel cortile interno del palazzo del Principe in piazza Vittorio Emanuele III, che divenne la sua bottega di lavoro, dove si affermò con le sue opere pittoriche. Oltre ad essere pittore, era anche un fine scultore ed un bravo ebanista. Alla morte del fratello Mario, la macelleria fu chiusa. Peppe costruì, allora, un soppalco in bottega, posizionando in quel luogo la sua camera da letto. Dietro mise un cucinino, anche se la sua sosta abituale dal 1960 era a Rione Trieste nella nuova abitazione della sorella Anna Maria, con cui andò a vivere anche l’altro fratello Gennaro. Proprio il 20 settembre del 1960 partecipò al I Premio Nazionale di Pittura Estemporanea Città di Somma Vesuviana con la sua opera dal titolo Dal Palazzo Cirella. All’ epoca, per la prima volta, Somma Vesuviana, in coincidenza con la tradizionale festa di San Gennaro aprì i battenti ad una prima Collettiva, che accolse pittori come il Ferruccio Torraca, Raffaele Bavenni e Giovanni Garramone. Somma schierò, oltre ad Auriemma, Pasquale Castaldo, Aniello D’Ambrosio e Emilio Iorio. La sua produzione artistica fu molto varia. Regalava monili, collane, anelli, bracciali. Era anche un abile incorniciatore: realizzava cornici per antiche stampe sacre e specchi, con maestria e precisione.
G. auriemma, Chiesa di San Giorgio Martire vista da Piazza Vittorio Emanuele III con guglia di San Domenico
Tanti quadri furono venduti, altri regalati. Dopo la morte della sorella Anna Maria nel 1999, Peppe si lasciò molto andare fino a morire. I suoi resti mortali riposano attualmente nel loculo di famiglia. La produzione pittorica di Giuseppe Auriemma fu caratterizzata dalla ricerca accurata dei colori, sia per quanto riguarda la loro composizione e preparazione che per l’effetto che potevano suscitare nell’osservatore. Gli artisti, all’epoca, si dedicavano alla creazione dei propri colori, mescolando sostanze naturali secondo ricette gelosamente custodite. Questa ricerca non era solo pratica, ma anche teorica, con l’intento di comprendere le leggi della percezione visiva e l’effetto dei colori sulla composizione e sul messaggio dell’opera.  Dipingeva soggetti inanimati come frutta, fiori o oggetti domestici, ma soprattutto ciò che si presentava ai suoi occhi, che usava come filtro dell’anima. Spesso prevalevano tinte scure, che rappresentavano una natura ostile, quasi matrigna. Quando, invece, dominava l’amore nelle sue mille sfaccettature, le tinte diventavano più vive e gioiose. La sua città, con i suoi maggiori monumenti, era il tema di tanti dipinti.  Peppe ebbe pure tante fidanzate, fu molto amato, ma non si sposò mai. L’inquietudine del suo animo lo portò sempre a chiudere tutte le relazioni amorose, quasi a non voler compromettere la sua solitudine.
via Trivio, successivamente via Gramsci, con                  beccheria Auriemma a sx di chi guarda
La tragedia della famiglia Auriemma, soprattutto dopo l’omicidio di cui si era macchiato il fratello quindicenne Antonio, e successivamente la morte della mamma Albina, che tutti chiamavano Elvira, e l’avvento della matrigna Vincenza, pesarono sempre come un macigno nella sua mente e nel suo bel suo cuore. E poi, quella malattia, la tisi, mai debellata, unita alle sue infinite paure, contribuirono notevolmente a caratterizzare lo stile delle sue opere. Molto importanti anche le produzioni scultoree, di cui rimane qualcosa ancora nelle case dei sommesi. Peppino Auriemma, comunque, non resse al dolore della morte del cognato Marco e della sorella, che lo avevano sempre accolto e che rappresentavano la sua vera famiglia. Il suo cuore cessò di vivere all’Ospedale di Nola il 20 giugno del 2000. Il suo ricordo è ancora così vivido che sembra essere rappresentato, o “impresso”, in tutte le sue opere d’arte, in particolare nei dipinti.            

Le aziende agricole di Ottajano alla fine dell’’800 nella relazione di Oreste Bordiga

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Non riesco a liberarmi dalla persuasione che sia utile per tutti, in questi momenti di vuoto e di confusione, conoscere nella sua concretezza la storia del territorio: e forse non è un caso che lo studio della storia, di quella “alta” e di quella “bassa”, venga trascurato nelle scuole. La relazione di Bordiga ci dice cosa produceva Ottajano e quale fosse la condizione di vita dei contadini. E quando vado a comprare l’olio e penso che un secolo fa Ottajano esportava olio…Correda l’articolo l’immagine del quadro “La vanga e il latte” di Teofilo Patini.   Nel 1890 l’azienda agricola Bosco del Gaudio – il nome preciso era ed è “Bosco Gaudo”- del sig. Siciliani, marchese di Gigliano e conte di Rende, che si estendeva in località Villa Albertini, tra Ottajano, Nola e Saviano, fu visitata dai laureandi della Reale Scuola superiore d’agricoltura di Portici: lì avrebbero sostenuto l’ultima delle prove pratiche degli esami di laurea, alla presenza dei commissari Italo Giglioli, marchese Atenolfi, Oreste Bordiga, Francesco Milone. Pioveva, ma i futuri dottori in agraria e i loro docenti ebbero la possibilità di esaminare ‘I’ arditezza e la razionalità’ degli impianti, che magistralmente diretti da ‘un egregio giovane svizzero’, il sig. Landolph, erano all’avanguardia nell’allevamento del bestiame e nella ‘manipolazione del latte’. Nella stalla, ” svelta e elegante in tutti i particolari “, c’erano 40   ” mucche mungane, la maggior parte dei diversi cantoni della Svizzera, con prevalenza di quelle Schwitz, qualcuna olandese e poche altre locali “. Con l’ottimo latte delle “mungane” si producevano burro delicatissimo e molti tipi di formaggi grassi, semigrassi e magri. Ma il vero miracolo dell’azienda era la produzione foraggiera, ‘succolenta e abbondante’, fornita da 12 ettari di terra coltivata a erba medica, da alcuni ettari di barbabietola Mammouth, da erbai di granturco e di saggina e da ‘superbe coltivazioni’ di cavolo-foraggio e di zucca: a dimostrazione definitiva del fatto che la scienza e il metodo potevano produrre foraggio, e consentire, quindi, l’allevamento del bestiame, anche sul tufo e sulla   ‘cenere vulcanica, ‘senza l’ombra di irrigazione’. Tra l’altro, gli animali erano allevati anche con tritello e con schiacciata di cocco. Ben curati erano il porcile, che ospitava ‘bellissimi  maiali di razza York, di razza casertana, o d’incrocio delle due razze, e il pollaio, popolato da polli locali, e della Cocincina e della razza Crévecoeur “. Non mancava il vigneto: opera di Ruggero Arcuri, era ordinato alla ” casalese”, su filari regolarissimi,” con pali posti ogni certo numero di viti “: a parte c’era il pometo, di peri e di meli. In un vasto angolo della fattoria erano coltivati pomodori, patate, piselli, fagioli, cavoli, cocomeri e poponi: campioni di frutti e ortaggi, divisi per splendidi trofei, “incantarono i sensi dei visitatori e fornirono ai laureandi un copioso materiale per l’esame “. Nella stalla e nel caseificio lavoravano molti giovanotti dei dintorni, come apprendisti: imparato il mestiere, si diceva che avrebbero trovato facilmente lavoro negli altri fondi e percepito un ‘distinto’ salario. Nella sua relazione Italo Giglioli scrisse che questa azienda agricola era il modello a cui si ispiravano cinque aziende costituite nel “vasto e ferace territorio di Ottajano” da Giovanni Menichini, Achille Mazza, Michele Bifulco, Enrico Coppola e Francesco Ammirati. L’azienda dell’Ammirati si trovava “in località Piano, ai confini con Striano” e comprendeva sei stalle per una cinquantina tra buoi e mucche da latte. Ovviamente, queste aziende rappresentavano modelli alimentari riservati alla classe dei notabili e dei proprietari. La “tavola” dei contadini e degli “operai” era totalmente diversa, con caratteri omogenei per tutto il Vesuviano interno, come ci dice Oreste Bordiga che, come commissario e relatore della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni dei contadini nella provincia di Napoli, nel 1908 visitò anche Ottajano e Terzigno. Nella sua relazione egli scrisse che le donne si astengono quasi completamente dal vino, che non appare mai sulla tavola del bracciante e del ‘salariato ad anno’. I piccoli coloni, affittuari e mezzadri, bevono l’acquata, ma appena diventano, ” non diremo più agiati, ma meno poveri “, passano immediatamente a consumare ogni giorno vino, ” data l’abbondanza della produzione locale e il poco prezzo della medesima, per cui, ad esempio, nell’isola di Ischia si sono venduti vini bianchi a 10-12 lire l’ettolitro, mentre l’ asprinio e il vino rosso della zona d’arbusto nel 1907 e 1908 scesero anche a meno di tal prezzo.”. I contadini, nei giorni di lavoro, mangiano di mattina pane e frutta, a mezzogiorno pane e un piatto caldo, ” per lo più di legumi all’ olio “, e talvolta un pezzo di baccalà, e, sul tardi, ancora pane e latticini, e frutta. I maccheroni compaiono in tavola la domenica, nel pranzo di mezzogiorno: li seguono, raramente, braciole di maiale, e più frequentemente, melanzane, pomodori, insalate, formaggi: e, tra questi, ricotta e pecorino di Turchia. Una famiglia media di contadini, che Bordiga considera composta di 6 membri (i genitori, due adolescenti di età compresa tra i 12 e i 16 anni, due ragazzetti più piccoli), consuma, di cibo, lire 2, 70 al giorno, e, dunque, lire 985,50 all’anno. Alla cifra bisogna aggiungere lire 40 per l’abitazione, lire 50  per gli indumenti degli adulti, “, mentre i bambini si vestono  ” cogli spogli degli altri “, e lire 24, 50 per l’illuminazione  ” e spese diverse ” : in tutto lire 1100, a cui fanno fronte    ” i seguenti guadagni minimi: 250 giornate del padre alla media di lire 2 (lire 500); 150 della madre, alla media di lire 1, 10 (lire 165); 240 dell’adolescente maschio a lire 1,30 e 160 dell’adolescente femmina a lire 0,90 (in tutto, lire 456) “. E come si sa, il problema dei salari non riguarda solo il passato….

Somma Vesuviana, ritrovato senza vita Luciano Cacciola: era scomparso da lunedì

Tragedia a Somma Vesuviana: ritrovato senza vita Luciano Cacciola, l’uomo scomparso lunedì sera. 

È stato ritrovato senza vita Luciano Cacciola, 49 anni, di cui si erano perse le tracce da lunedì sera a San Gennaro Vesuviano. Dopo ore di apprensione e ricerche condotte da familiari e Forze dell’Ordine, il corpo dell’uomo è stato rinvenuto nel pomeriggio in zona Santa Maria a Castello, a Somma Vesuviana.

Le cause della morte non sono ancora state chiarite. Sul posto sono intervenuti il maresciallo dei Carabinieri Alessandro Calandro e il maggiore della Polizia Locale Gennaro Vitagliano.

La scomparsa.

Luciano era scomparso la sera di lunedì 7 luglio. Dopo aver terminato la giornata di lavoro come meccanico in un’officina di San Gennaro Vesuviano, non ha fatto più ritorno a casa. I familiari, preoccupati, avevano immediatamente lanciato l’allarme e sporto denuncia di scomparsa. Le ricerche si sono intensificate tra ieri e oggi, supportate anche da una mobilitazione sui social, dove in molti avevano condiviso l’appello per ritrovarlo.

Il ritrovamento.

Purtroppo, il tragico epilogo è arrivato nel pomeriggio di oggi. L’uomo lascia la moglie e due figli. Luciano amava la sua famiglia. Era una persona stimata e ben voluta da tutti, conosciuto per la sua disponibilità, la professionalità e il carattere gentile. La sua scomparsa ha lasciato un profondo dolore in tutta la comunità.

Anche il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno, ha voluto esprimere la propria vicinanza alla famiglia: “E’ stato appena ritrovato in zona Castello, dal maresciallo dei Carabinieri Alessandro Calandro e dal maggiore della polizia locale Gennaro Vitagliano, il corpo esanime del signor Cacciola Luciano. Alla sua famiglia vanno le mie più sentite condoglianze”.

Fitness all’aperto nel Parco del Vesuvio: inaugurato il Percorso Easy

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo: Sul Monte Somma, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, nasce il Percorso Vita Easy, area con ben 12 stazioni per esercizi motori all’aria aperta. Una palestra in natura con Percorso Easy, a seguire arriveranno il Percorso Medium e Percorso Strong.   Un Parco vissuto con il programma delle Federparchi in collaborazione con il Consorzio per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica   Inaugurazione dell’itinerario sportivo – Percorso Easy – Mercoledì 16 Luglio – Ore 18 – in Santa Maria delle Grazie a Castello –  sul Monte Somma a Somma Vesuviana.   Salvatore Di Sarno – sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano: “Avremo ben 12 stazioni, a totale disposizione della comunità che potrà fare sport in montagna. Dopo il Percorso Easy, avremo quello Medium e a seguire quello Strong che daranno vita ad un itinerario sportivo in Montagna. Una palestra in natura e panoramica! ”.   Progetto pilota che parte proprio da Somma Vesuviana, nel napoletano!   Raffaele De Luca  – Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio: “L’inaugurazione del Percorso Vita Easy, in località Santa Maria a Castello a Somma Vesuviana, rappresenta un passo importante nella valorizzazione delle aree protette, attraverso l’integrazione tra benessere fisico, sostenibilità ambientale e fruizione consapevole del territorio. Questa nuova area dedicata al fitness, realizzata nell’ambito del programma Percorsi Vita nei Parchi promosso da Federparchi  e sostenuto da Corepla e Procter & Gamble, offre alla comunità locale e ai visitatori un’opportunità concreta per vivere il Parco in modo attivo e rispettoso, all’interno di un contesto naturale di straordinario valore paesaggistico. Si tratta di un progetto pilota che mira a coniugare salute e movimento con la tutela dell’ambiente”.   “Inauguriamo il Percorso Vita, itinerario sportivo a difficoltà differenziata, a Santa Maria delle Grazie a Castello, dunque un’area fitness per attività motorie, aperta a tutta la comunità, a tutti coloro i quali andranno in montagna ma anche a tutti i cittadini che avranno a disposizione un percorso sportivo di 12 postazioni. L’area sorgerà esattamente nella piazzetta di Castello, nella zona alta di Somma Vesuviana, sul Monte Somma, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, i cui sentieri provenienti da Ottaviano sono già frequentati da molti amanti del trekking. Stiamo anche lavorando all’apertura del sentiero 3 che riguarda proprio Somma Vesuviana. L’area fitness sarà inaugurata Mercoledì 16 Luglio, alla presenza del Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio.  Percorsi Vita nei Parchi è un programma voluto ed ideato dalla Federparchi, che ringraziamo, e che prevede l’installazione di percorsi sportivi attrezzati all’interno delle aree protette. Il tutto con la collaborazione del Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica e e Procter&Gamble. Infatti le attrezzature sportive sono state realizzate utilizzando i materiali plastici riciclati. Con questa azione andiamo a riqualificare l’area di Castello, a riaccendere le luci su un grande patrimonio naturalistico e di biodiversità. Tutti potranno godere dello sport e del movimento fisico all’aria aperta, in piena natura, nel verde del Parco Nazionale del Vesuvio, sul meraviglioso Monte Somma. Sarà, anche in quest’ottica, importante il coinvolgimento dell’intera comunità, ad iniziare dalla parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Castello, il cui parroco, Don Francesco Feola, sta valorizzando molto l’intera zona. Ringrazio il consigliere comunale Gaetano Ciro Coppola per il supporto e lo stimolo alla realizzazione di idee in grado di far crescere la comunità sommese e l’architetto Giuseppe Schiattarella. Ringrazio Giovanni Romano del Parco Nazionale del Vesuvio che ha curato i rapporti con la Federparchi e con lo stesso Comune di Somma Vesuviana, su incarico del Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano.   Mercoledì 16 Luglio, alle ore 18, nella piazzetta di Castello, inaugurazione dell’area fitness, dell’itinerario  sportivo  “Percorso Vita”, alla presenza del sindaco, Salvatore Di Sarno, della Giunta e del Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Raffaele De Luca.   In montagna, sul Monte Somma, nasce il Percorso Vita Easy, con 12 stazioni! E’ solo la prima tappa. Seguiranno altri due percorsi sportivi che faranno dell’intera area una palestra in natura!   “A Somma Vesuviana inauguriamo il Percorso Vita Easy composto da 12 stazioni.  Ogni stazione presenta un tipo diverso di esercizio, indicato sul pannello illustrativo (in formato A3 e montato su palina abbinata all’attrezzo). Il Percorso Vita è praticabile da tutti (bambini, adulti, anziani, atleti e non), in quanto permette l’adattamento del programma di esercizi alle specifiche condizioni e possibilità di ognuno. La frequenza regolare del Percorso VITA – ha continuato Salvatore Di Sarno – contribuisce ad un salutare rinvigorimento dell’organismo. Avremo un’area sport, in Montagna con barre per trazioni, circonduzioni delle anche, trave piana, flessioni a gambe divaricate, ostacoli bassi, flessioni a gambe tese, ostacoli di altezza crescente, circonduzioni braccia tese e gambe unite, parallele basse, piegamenti, trave obliqua bassa, circonduzioni braccia tese e gambe divaricate. Federparchi, in collaborazione con diverse realtà, ha promosso l’iniziativa “Percorsi Vita nei Parchi”, che prevede l’installazione di percorsi sportivi attrezzati all’interno delle aree protette percorso vita denominato EASY installato. I percorsi vita sono dotati di attrezzi per l’allenamento fisico, offrendo diverse possibilità di esercizio ai fruitori. L’iniziativa mira a promuovere il benessere fisico e mentale, favorendo la fruizione consapevole delle aree protette e l’educazione ambientale. Un esempio concreto è il percorso vita realizzato a Celano, sul Colle Felicetta, grazie alla collaborazione tra Federparchi, Co.Re.Pla e Procter&Gamble. Dopo il Percorso Easy avremo altri due percorsi, quello Medium con altre 16 stazioni e dopo quello Strong con altre 22 stazioni. Inoltre è in programma la riqualificazione dell’area anche con la creazione di nuove panchine ”.   Vivere il Parco Nazionale del Vesuvio!     “L’inaugurazione del Percorso Vita Easy, in località Santa Maria a Castello a Somma Vesuviana, rappresenta un passo importante nella valorizzazione delle aree protette, attraverso l’integrazione tra benessere fisico, sostenibilità ambientale e fruizione consapevole del territorio. Questa nuova area dedicata al fitness, realizzata nell’ambito del programma Percorsi Vita nei Parchi promosso da Federparchi  – ha affermato Raffaele De Luca, Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio – e sostenuto da Corepla e Procter & Gamble, offre alla comunità locale e ai visitatori un’opportunità concreta per vivere il Parco in modo attivo e rispettoso, all’interno di un contesto naturale di straordinario valore paesaggistico. Si tratta di un progetto pilota che mira a coniugare salute e movimento con la tutela dell’ambiente. La scelta di avviarlo proprio a Santa Maria a Castello non è casuale: questo luogo rappresenta un punto di riferimento identitario per la comunità di Somma Vesuviana, storicamente legata al Monte Somma attraverso riti, tradizioni e un profondo senso di appartenenza.La presenza di attrezzature realizzate con plastica riciclata rafforza il messaggio educativo legato all’economia circolare e alla sostenibilità. È un segnale forte che dimostra come la sinergia tra enti pubblici, associazioni e imprese possa generare risultati concreti a beneficio della collettività. Il Parco è un bene comune e iniziative come questa promuovono una nuova cultura del vivere la montagna: all’insegna dell’accessibilità, del movimento e del rispetto per l’ambiente. Offrire a giovani, famiglie, anziani e sportivi la possibilità di frequentare il Parco in modo sano e inclusivo significa rafforzare il legame tra cittadinanza e patrimonio naturale, incentivando la cura e il rispetto dei luoghi”.   Natura e Cultura! La Montagna protagonista! E dal 16 sera, a Somma Vesuviana sarà possibile fare attività motoria, sport, anche usufruendo dell’area fitness in montagna!!

“Il viaggio incantato”: lo spettacolo di improvvisazione per bambini a Pomigliano d’Arco

Lo spettacolo della rassegna “I piccoli miti” a Pomigliano d’Arco Ieri, 8 luglio alle ore 18.30, si è tenuto lo spettacolo d’improvvisazione della compagnia Coffee Brecht presso il Giardino dei Miti a Pomigliano d’Arco. L’evento ha rappresentato il secondo appuntamento della sesta edizione di “I nostri miti”, ideata da Totò Caprioli con la direzione artistica di Francesco Maria Cordella. Per bambini e famiglie sono previsti due eventi dedicati, racchiusi sotto il titolo di “Piccoli miti”: il prossimo si terrà il 15 luglio. Lo spettacolo, intitolato “Il viaggio incantato”, ha visto come veri protagonisti i bambini presenti tra il pubblico: con disegni e interventi spontanei, hanno offerto agli attori spunti creativi per guidare l’evoluzione della narrazione sul palco. Gli interpreti, grazie a una straordinaria prontezza e sensibilità, sono riusciti a trasformare ogni suggerimento in momenti teatrali divertenti ed emozionanti, dando vita a una trama nuova e coinvolgente. L’iniziativa ha riscosso grande successo: numerosi bambini sono usciti entusiasti e soddisfatti dallo spettacolo, felici di aver partecipato attivamente a una performance tutta da inventare. Un appuntamento che conferma il valore del teatro come luogo di ascolto, creatività e partecipazione anche per i più piccoli  

Casoria, incidente in bici elettrica, grave un 13enne

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L’incidente tra una bici elettrica e un motorino è avvenuto la notte scorsa a Casoria

Intorno alle 23 di ieri a Casoria, in provincia di Napoli, è avvenuto uno scontro tra una bici elettrica e un motorino.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri , il 13enne era in sella alla bici in Via dell’Indipendenza e si è scontrato con uno scooter guidato da un uomo. Le cause dello scontro ancora non sono note.

Il ragazzo è stato portato d’urgenza con un’ambulanza in ospedale con codice rosso. Attualmente è in gravissime condizioni, intubato e in prognosi riservata, alll’Ospedale Santobono di Napoli.

Il motociclista, identificato successivamente dai militati di Casoria, è stato medicato all’Ospedale di Acerra. Ha riportato la frattura del setto nasale ed è stato dimesso con una prognosi di 15 giorni.

Sono in corso le indagini dei militari delle compagnie Vomero e Casoria per chiarire la dinamica e le eventuali responsabilità.

Il pacco dei pacchi è a Sant’Anastasia: corriere consegna ma i clienti non sanno niente. Quattro denunce

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Altro che consegne puntuali: a Sant’Anastasia i pacchi finivano direttamente… agli amici del corriere. Ma qualcosa è andato storto. E i Carabinieri ci hanno messo lo zampino.

Tutto è accaduto nei pressi del mercato rionale. Un corriere 41enne, fermo col furgone arancione e le portiere spalancate, permetteva a tre individui di caricare decine di pacchi nelle loro auto. Nessuna bolla di consegna, nessun destinatario vero. Uno dei tre li scuoteva come fossero regali di Natale. Un altro li studiava come un investigatore. Il corriere? Tranquillo, osservava.

Peccato che i Carabinieri li stessero spiando da una civetta. E così sono scattate le denunce: appropriazione indebita e ricettazione per tutti.

I pacchi? Erano ben 54, ordinati su piattaforme online di ogni tipo. Se non fosse stato per i militari, sarebbero spariti nel nulla.

SANT’ANASTASIA: il pacco dei pacchi, la storia del corriere e dei suoi complici denunciati dai Carabinieri 54, Sant’Anastasia. Non è la chiamata di una nota trasmissione serale ma il numero dei pacchi recuperati dai Carabinieri, in un blitz nel comune vesuviano. Stiamo parlando di merce ordinata sulle piattaforme web più famose, anche quelle del fast fashion. Decine di colli che, senza l’intervento dei militari, non avrebbero conosciuto le case dei rispettivi destinatari. Questa la storia. Un corriere 41enne è fermo con il suo furgone arancione nei pressi del mercato rionale. Il cassone è aperto, le portiere spalancate. Tre persone raccolgono i pacchi al suo interno e li caricano nelle loro auto. Non ne conoscono il contenuto, uno dei tre ne scuote uno come fosse un uovo di Pasqua, un altro fissa il packaging sperando di capire cosa nasconda.  Il corriere è distratto e li lascia fare. Nessuno di loro sa che i Carabinieri della stazione locale, sono appostati in un’auto civetta, a pochi metri di distanza. L’intervento pochi istanti dopo. Corriere e “clienti” sono stati identificati e denunciati per appropriazione indebita e ricettazione.