Pioggia di fuoco sul Centro Direzionale: torre in fiamme nella notte

Nella notte tra l’11 e il 12 agosto, un violento incendio ha interessato il Centro Direzionale di Napoli. Le fiamme hanno colpito un grattacielo situato nell’isolato G1, occupato prevalentemente da studi commerciali e uffici. In particolare, il rogo ha devastato i locali posti al 20° e 21° piano, sede di prestigiosi studi legali napoletani, infatti sono stati ritrovati alcuni resti di documenti legali a terra.

Sul posto sono intervenute diverse squadre dei Vigili del Fuoco, provenienti dai distaccamenti di Ponticelli, Torre del Greco e Mostra d’Oltremare, coordinate dal caposquadra Claudio Coppola. L’incendio, alimentato probabilmente dai materiali presenti all’interno degli uffici, si è propagato rapidamente lungo la facciata dell’edificio, dando vita a una vera e propria “pioggia di fuoco” che ha destato allarme tra residenti e lavoratori della zona.

Fortunatamente, non si registrano feriti: al momento dell’incidente, gli uffici erano vuoti. Le cause del rogo restano ancora da accertare. Non si esclude l’ipotesi di un corto circuito, ma saranno le indagini delle autorità competenti a stabilire l’origine esatta dell’incendio e ad accertare eventuali responsabilità.

L’area interessata è stata messa in sicurezza, mentre i vigili del fuoco hanno lavorato per ore per domare le fiamme e rendere agibile la parte restante dell’edificio.

Fiamme a Palma Campania: carenza di mezzi impegnati sul fronte del Vesuvio

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È una settimana segnata dall’episodio dell’incendio sul Vesuvio, ma a quanto pare non è l’unico.

Brucia anche la montagna di Palma Campania, area di competenza del comune di San Gennaro Vesuviano, situata nel cuore del territorio vesuviano e ricca di macchia mediterranea. Una zona che, secondo il sindaco Nello Donnarumma, versava in condizioni di totale abbandono, con sterpaglie e vegetazione secca che hanno favorito la propagazione delle fiamme.

Le alte temperature, il vento e la carenza di mezzi disponibili essendo tutti impegnati sull’altro fronte del Vesuvio, hanno reso particolarmente difficile l’intervento. La maggior parte degli uomini è schierata sul Vesuvio, con rinforzi giunti anche da altre regioni, ma sul posto sono presenti i volontari della Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e le unità operative della Regione, che stanno lavorando senza sosta per circoscrivere l’incendio.

Il sindaco ha sottolineato che, sebbene le fiamme non siano ancora domate, la situazione è sotto controllo: «Nella giornata di domani l’intervento sarà più efficace. Sarà una lunga notte, ma ne usciremo». Intanto, tra i residenti cresce la preoccupazione per i possibili danni ambientali e per il rischio di nuovi roghi in altre aree boschive del territorio.

Il 12 agosto di ottantuno anni fa l’orrore segnò la storia a Sant’Anna di Stazzema

Cronaca di una visita al Sacrario delle vittime dell’efferato eccidio nazifascista in un momento storico in cui alcuni governi hanno smarrito la rotta e dimenticato la storia. 

Ai primi di luglio scorso, sono ritornato in Versilia per presentare uno dei miei ultimi libri. Una terra accogliente che amo molto e nella quale appena posso mi rifugio per respirare aria buona tra relax ed eventi culturali. Una terra che mi lega a tanti amici, su tutti alla famiglia Bigazzi con a capo la mia cara Gianna. Una terra che mi riporta ogni volta al suo Carnevale, ai Bagni, agli anni d’oro della Bussola e agli esordi di Mia Martini al Piper 2000.

Erano anni che volevo rendere omaggio al Sacrario delle vittime dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, lì in alto, a pochi chilometri dal mare, ai piedi di quello spettacolo naturale che sono le Alpi Apuane che ogni volta Gianna mi indica affascinata dal suo accogliente e assolato terrazzo, rigoglioso di piante e di fiori.

Me ne aveva parlato, a diciott’anni, col cuore carico di passione, il mio amato e stimato prof. di Italiano e Storia, Carlo Borriello, a conclusione di una delle sue indimenticabili e proverbiali lezioni di Storia, di Letteratura e di vita a proposito del 25 aprile e della Liberazione dal nazifascismo.

Questa volta, complice la comunione d’intenti col mio caro amico Paolo Cosimini, decidiamo di salirci in un afoso pomeriggio, quando, dopo un percorso in auto alquanto tortuoso, giungiamo fino al belvedere del Sacrario da un ripido sentiero di montagna.

In questa occasione il colpo al cuore, come il titolo del brano che Bigazzi scrisse per Mina nel ’68, me lo impone un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato a quel tragico 12 agosto di ottantuno anni fa, quando – durante la Seconda Guerra Mondiale – fu teatro di una delle stragi più atroci compiute dai nazisti in Italia con la complicità degli italiani fascisti.

In quella giornata, le truppe tedesche, con il supporto di milizie fasciste italiane, entrarono nel villaggio che da circa duecento abitanti era arrivato ad accogliere più di mille sfollati (le cronache raccontano anche di qualche napoletano tra di loro), che provarono a mettersi al sicuro in queste case non disposte come nei classici paesi ma disseminate qua e là sulla parte finale dell’appennino toscano, sulla Linea Gotica. L’obiettivo era quello di punire la popolazione per il sostegno ai partigiani e alle forze di resistenza. Attenzione, non fu una rappresaglia, come il falso storico del seppur apprezzabile film di Spike Lee “Miracolo a Sant’Anna” del 2008 ci racconta. Fu una punizione! Efferata! Atroce!

Le truppe tedesche, sotto il comando del capitano Walter Reder, compirono un massacro indiscriminato. All’alba del 12 agosto rastrellarono e uccisero 560 civili, soprattutto donne, alcune di loro anche in dolce attesa, bambini e anziani, tra di loro c’erano anche invalidi, senza distinzione (i maschi adulti erano quasi tutti partigiani e militavano lontano da casa). Molti furono barbaramente assassinati con armi da fuoco, altri bruciati vivi o uccisi con metodi crudeli. In nome di una regola non scritta che impediva di uccidere indifesi, i civili di Sant’Anna avrebbero dovuto essere risparmiati e invece su di loro si compì la violazione di qualunque principio umano e militare. La strage durò diverse ore e lasciò il villaggio completamente distrutto e in macerie. Un cimitero a cielo aperto.

Giunti sul posto, nel secondo pomeriggio, siamo stati accolti da un silenzio irreale, carico di immagini che evocano rumori assordanti.

È impossibile rimanere indifferenti di fronte a quella lapide, dove i nomi di donne e bambini innocenti ci ricordano con tanta crudezza la brutalità di un passato che non deve essere dimenticato. Quei numeri indicanti l’età, incisi sul marmo accanto ai nomi, sono un pugno nello stomaco. La lapide scuote, riportando il visitatore alla crudeltà e all’orrore di un eccidio che ha segnato la storia.

Il pensiero è andato a quella mattina di agosto e al contempo ai bambini e alle donne palestinesi in fila per l’acqua, uccisi a Gaza in queste settimane dall’esercito di questo criminale governo israeliano. È un dolore che si ripete, un’eco di sofferenza che attraversa il tempo e la storia, e che fa riflettere su quanto il male possa manifestarsi in forme diverse ma ugualmente terribili. La memoria colpisce nel profondo, suscita un senso di tristezza e di riflessione, ma anche di responsabilità. È un monito potente a non voltarsi dall’altra parte, a custodire con cura la memoria di chi ha sofferto. La loro innocenza spezzata esorta a lottare per un mondo più giusto, più umano. Questo luogo è un appello al cuore, affinché l’umanità impari dai propri errori e si impegni a costruire un futuro di pace e di rispetto per ogni vita.

Nonostante la distanza e il percorso poco agevole, al Sacrario e al villaggio di Sant’Anna di Stazzema andrebbero portati i nostri giovani studenti. Per il momento, grazie al nostro giornale online, possiamo raccontare le forti emozioni provate, documentando la visita anche con una nutrita galleria fotografica di scatti personali.

In questo 12 agosto, nel ricordo delle vittime dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, possano i principi di pace, democrazia, libertà e giustizia, riprendere il posto che meritano in questi tempi così difficili per l’intera umanità.

Il Corpo che ho in Mente: a tu per tu con il Panico

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L’ansia è un fenomeno complesso, universale. Uno dei problemidel sapere umano che ha interessato la filosofia, la medicina, la psicologia, l’antropologia, la fisiologia, come pure l’arte, la poesia, il cinema e teatro. L’ansia appartiene alla sfera delleemozioni, vissuta come sensazione spiacevole e penosa di attesa per qualcosa di indefinito, minaccioso e pericoloso, accompagnato da un senso di insicurezza, irrequietezza. Sentirsi minacciati in assenza di contenuto, cioè l’entità minacciante è ignota, non definibile, anticipando così il futuro che diventa carico di attese per qualcosa che di penoso che potrà accadere, accompagnato da sintomi somatici quali tremori, palpitazioni, sensazione di nodo alla gola, affanno, sensazione di sbandamento, tensione muscolare, insonnia o sonno agitato da ripetuti risvegli, e nei casi più gravi, da formicolio agli arti, secchezza delle fauci, midriasi, sudorazione e possibili vampate di caldo o freddo espressione delcomplesso coinvolgimento delle strutture neurologiche ebiochimiche dei neurotrasmettitori.

Gli stati d’ansia possono essere di intensità variabile, da un lieve senso di irrequietezza e di malessere, a forme acutissime di grave panico. Il panico è quindi la forma più acuta, intensa e delimitabile in un tempo, dell’ansia. Un attacco di panico è definito dal DSM-5-TR (Manuale Diagnostico Statistico) come un’improvvisa ondata di paura o disagio intenso che raggiunge il suo picco in pochi minuti (entro 10 minuti e una risoluzione tipica in 5-20 minuti). Durante questo periodo, devono manifestarsi almeno quattro (o più) dei 13 sintomi fisici e cognitivi.

Sintomi Fisici:

Palpitazioni, battito cardiaco accelerato o martellante.

Sudorazione.

Tremori o scosse.

Sensazioni di mancanza di respiro o soffocamento.

Sensazione di asfissia o nodo alla gola.

Dolore o fastidio al petto.

Nausea o disturbi addominali.

Sensazione di vertigini, instabilità, stordimento o svenimento.

Brividi o vampate di calore.

Parestesie (sensazioni di intorpidimento o formicolio).

Sintomi Cognitivi:

Derealizzazione (sentimenti di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi).

Paura di perdere il controllo o di “impazzire”.

Paura di morire.

L‘intensità di tali manifestazioni può lasciare l’individuo esausto e in uno stato di costante preoccupazione per la possibilità di futuri episodi. Si stima che gli attacchi di panico colpiscano fino all’11% della popolazione in un singolo anno. Il 2-3% di questi in un periodo di 12 mesi, sviluppa un vero e proprio Disturbo di Panico. La prevalenza è circa due volte maggiore nelle donne. Un singolo Attacco di Panico non è sufficiente per diagnosticare un Disturbo di Panico. Lo sviluppo degli attacchi di panico e del Disturbo di Panico è il risultato di una complessa interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali. Ad esempio, una persona con una vulnerabilità genetica potrebbe, in un periodo di forte stress, iniziare a interpretare erroneamente le normali risposte fisiologiche del corpo, innescando un attacco di panico che poi viene mantenuto da comportamenti di evitamento. Le terapie per gli attacchi di panico si basano principalmente su due approcci utilizzati singolarmente o, più spesso, in combinazione: la psicoterapia e la farmacoterapia.

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) è tra quelle più praticate con tecniche come la Ristrutturazione Cognitiva: insegnare al paziente a identificare, mettere in discussione e sostituire i pensieri disfunzionali e le convinzioni errate con interpretazioni più realistiche e funzionali. L’Esposizione (Enterocettiva e In Vivo): prevede l’esposizione graduale e controllata sia alle sensazioni fisiche temute (ad esempio, l’iperventilazione per indurre tachicardia), sia alle situazioni evitate (ad esempio, luoghi affollati). L’obiettivo è imparare a tollerare queste sensazioni e a disconnettere l’associazione tra la situazione/sensazione e il pericolo percepito. Le tecniche di Respirazione Controllata e Rilassamento: insegnamento di tecniche come la respirazione diaframmatica o la respirazione 7-11 (inspirare contando fino a 7, espirare fino a 11) per controllare l’iperventilazione, rallentare il battito cardiaco e calmare il sistema nervoso. Ma anche altri approcci psicoterapici sono indicati come, per esempio, la Psicoterapia Psicodinamica e la Terapia Familiare/Sistemico Relazionale.

Quando si ha una crisi cosa si può fare? Ecco alcuni esempi.

Rilassamento Muscolare Progressivo: consiste nel contrarre e rilassare progressivamente i gruppi muscolari per ridurre la tensione fisica e distogliere l’attenzione dai sintomi ansiosi.Tecniche di Radicamento (Grounding): riportare l’attenzione al presente e a distoglierla dai pensieri catastrofici, concentrandosi su stimoli esterni e sensazioni corporee concrete (ad esempio, premere il palmo della mano, muovere le dita, sentire i piedi a terra). Distrazione Cognitiva e Comportamentale: impegnarsi in attività semplici e ripetitive che richiedano concentrazione (ad esempio, leggere, risolvere puzzle, cruciverba).

Terapia Farmacologica con Antidepressivi: I farmaci di prima scelta sono gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI) e gli Inibitori della Ricaptazione della Serotonina e della Noradrenalina (SNRI). Questi farmaci non creano dipendenza e agiscono riducendo la vulnerabilità agli attacchi nel lungo periodo. Benzodiazepine: Sono farmaci ad azione rapida che possono essere utili per alleviare l’ansia acuta. Tuttavia, a causa del rischio di dipendenza, vengono generalmente prescritti solo per periodi brevi e in attesa che gli antidepressivi facciano effetto.

In conclusione, le nostre ansie e le nostre pure e quindi il panico,vanno affrontate, imparando a riconoscerle e a superale, con una dose minima necessaria di realismo. La paura della paura è la peggiore paura. Nel momento che ci mettiamo ad affrontarle siamo già sulla strada di vincerle.

Da Licola all’isola fino alla Costiera: Arpac vieta il bagno su alcune spiagge. La mappa del mare “inquinato”

A seguito di alcuni controlli nelle acque campane, l’Arpac ha dichiarato non balneabili alcune spiagge tra Vietri, Minori e Casamicciola Terme

I campionamenti dell’acqua del mare condotti dall’Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Campania) hanno registrato lo sforamento dei “parametri microbiologici oltre i limiti”.

In particolare, a Marina di Vietri e Marina d’Albori, sulla spiaggia di Minori, e al punto Perrone di Casamicciola Terme, dalle indagini è emerso che in quelle acque sono alte le concentrazioni di batteri fecali, ovvero enterococchi intestinali e escherichia coli.

Questi dati sono stati riferiti dall’Arpac ai rispettivi comuni, così che quest’ultimi possano emettere le relative ordinanze per vietare ai bagnanti di entrare in contatto con queste acque.

Nuovi campionamenti per verificare l’eventuale rientro dei valori sono programmati per i giorni successivi.

Questi batteri fecali possono causare diverse infezioni del tratto urinario, intra-addominali, endocarditi, batteriemie e anche infezioni delle ferite. Tra i sintomi di questa infezione troviamo febbre, dolori addominali, brividi, ipotensione, vomito, nausea, diarrea e aumento della frequenza respiratoria.

Ma i dati allarmanti per l’inquinamento delle nostre acque non finiscono qui. Infatti, più della metà, precisamente il 52%, delle acque monitorate da Goletta Verde risulta inquinata.

Questo allarmante bilancio è stato presentato da Legambiente Campania nel corso della conferenza stampa tenutasi a Salerno presso il Club Velico del porto turistico. Qui è emerso che su 31 punti campionati, 16 risultano oltre i limiti di legge.

Dati preoccupanti sono emersi dall’analisi microbiologica: il 36% dei punti è risultato estremamente inquinato, il 16% inquinato e solo il 48% entro i limiti. I campioni sono stati prelevati per il 58% in mare e per il restante 42% in foci critiche.

A Caserta 2 punti su 5 sono risultati inquinati, entrambi in corrispondenza di foci: Savone e Regi Lagni a Castel Volturno.

A Napoli 5 punti su 14 sono risultati oltre i limiti di legge. Critiche sono soprattutto le foci del canale di Licola, dell’Alveo Volla a San Giovanni a Teduccio, del Lagno Vesuviano e del fiume Sarno.

La situazione più preoccupante la troviamo a Salerno, dove 9 punti su 12 sono oltre i limiti. Le foci interessate sono quelle del Regina Minor a Minori, del torrente Asa, del fiume Solofrone e di altri corsi d’acqua che sfociano in località turistiche.

Pomigliano, salvataggio da record: strappato alla morte dopo 3 infarti in contemporanea

POMIGLIANO D’ARCO – Un salvataggio al limite dell’incredibile quello avvenuto alle prime luci dell’alba a Pomigliano d’Arco, grazie alla prontezza del team del Servizio di Assistenza Urgenza Territoriale (SAUT). La richiesta di aiuto è arrivata dalla famiglia di un anziano di 88 anni che, improvvisamente, aveva iniziato a vomitare sangue scuro, simile ai fondi di caffè, sintomo di una grave emorragia nel tratto gastrointestinale superiore. Allertata l’automedica e l’ambulanza, il personale sanitario dell’associazione Nessuno tocchi Ippocrate è arrivato in pochi minuti. Una volta sul posto, hanno riscontrato che l’uomo presentava bradicardia e segni di forte sofferenza. Proprio mentre raccoglievano le prime informazioni, il cuore dell’anziano si è fermato. Grazie al tempestivo utilizzo del defibrillatore, una scarica elettrica ha consentito di ripristinare battito e coscienza. Il viaggio verso l’Ospedale del Mare, però, si è rivelato una vera corsa contro il tempo: durante il tragitto, l’88enne è stato colpito da altri due arresti cardiaci. In entrambe le circostanze, la prontezza e la competenza dell’equipaggio hanno permesso di rianimarlo, riportandolo alla vita. Giunto in pronto soccorso, l’anziano è stato immediatamente preso in carico dai medici, che hanno deciso di sottoporlo a ulteriori accertamenti e di programmare l’impianto di un pacemaker per stabilizzare definitivamente le sue condizioni cardiache. Un intervento rapido, coordinato e tecnicamente impeccabile che ha evitato una tragedia e confermato ancora una volta l’importanza della professionalità e della preparazione delle squadre di emergenza sul territorio.

SuperEnalotto, centrato a Volla un 5 da quasi 30mila euro

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Campania ancora protagonista della fortuna al SuperEnalotto. Nel concorso di sabato 9 agosto, come riporta Agipronews, la dea bendata ha premiato due centri della regione con ben quattro “5”, ciascuno dal valore di 29.178,48 euro. Il colpo più rilevante è stato messo a segno a Capaccio Paestum, in provincia di Salerno, dove presso il Bar Tabacchi Anna di piazza Santini 7 sono stati giocati tre schedine vincenti. Ognuna ha portato al fortunato giocatore poco meno di 30mila euro, per un totale complessivo che sfiora gli 87.500 euro soltanto in questa località. A completare il poker campano di vincite è stato un altro “5” centrato a Volla, in provincia di Napoli. In questo caso, la schedina vincente è stata convalidata al Bar Scarpato di via L. Einaudi 19, portando nelle tasche del vincitore la stessa cifra di 29.178,48 euro. Sebbene il “6” milionario non sia stato centrato, le vincite campane testimoniano ancora una volta la buona sorte che negli ultimi mesi sembra sorridere con frequenza alla regione. L’ultimo jackpot da record, pari a 35,4 milioni di euro, era stato vinto il 22 maggio 2025 a Desenzano del Garda (Brescia). Ora l’attesa è tutta per la prossima estrazione, fissata per martedì 12 agosto, quando il montepremi in palio salirà a 37,3 milioni di euro. Un bottino che potrebbe nuovamente regalare emozioni e cambiare la vita di qualche fortunato giocatore. Come sempre, le probabilità di vincita rimangono molto basse, ma la speranza di centrare la combinazione vincente continua a spingere milioni di italiani a tentare la sorte, con la Campania che, dati alla mano, si conferma una delle regioni più fortunate del SuperEnalotto.  

Parco del Vesuvio, altra notte di fiamme e tensione: incendio riattivato e nuovo intervento

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Riceviamo e pubblichiamo:

INCENDIO – PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO Notte particolarmente difficile tra via Cifelli (Trecase) e via Resina Nuova (Torre del Greco), dove ieri sera, intorno alle ore 23.30, si è riattivato un incendio. Sul posto è intervenuto il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Raffaele De Luca, insieme a Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Forze dell’Ordine, che hanno presidiato l’area per garantire la sicurezza delle abitazioni e di un’azienda pirotecnica situata nelle vicinanze. Alle ore 2.00 è stato attivato il tavolo di coordinamento presso la Prefettura di Napoli, al quale Raffaele De Luca ha partecipato nella duplice veste di Presidente dell’Ente e Sindaco di Trecase, per coordinare gli interventi necessari alla salvaguardia della pubblica incolumità. Sono state predisposte barriere d’acqua e, in via precauzionale, a difesa delle abitazioni più vicine. Questa mattina, il Direttore delle Operazioni di Spegnimento (DOS) ha comunicato la presenza di un fronte attivo di circa un chilometro all’interno della Riserva Tirone – Alto Vesuvio. Una nota positiva: nella zona della Valle dell’Inferno e lungo il sentiero n. 1 la situazione risulta, al momento, sotto controllo.

Vesuvio, incendio attivo su 3 fronti ancora: 63 alloggi disposti per gli operatori

L’emergenza incendi prosegue senza sosta. Secondo l’aggiornamento delle ore 19 diffuso dal tavolo di coordinamento in Prefettura, le fiamme restano attive su tre diversi fronti, con una situazione resa instabile dai continui cambi di vento che alimentano nuovi focolai. Sul posto stanno operando circa 350 unità tra forze regionali, fuori regione ed Esercito: 150 operatori provenienti dal territorio, 150 giunti in supporto da altre regioni e 50 militari impegnati nelle operazioni di contenimento e messa in sicurezza. Il lavoro prosegue senza sosta e, per garantire la massima copertura, è stato predisposto un presidio notturno permanente. L’accesso alle aree interessate rimane vietato, sia per motivi di sicurezza che per consentire agli operatori di muoversi senza ostacoli. I Corpi forestali, impegnati fin dalle prime ore, si stanno rivelando fondamentali nella gestione dell’emergenza, grazie alla conoscenza approfondita del territorio e all’esperienza nelle operazioni di spegnimento. Per ospitare i volontari provenienti da fuori regione, sono stati predisposti 63 alloggi, assicurando così un ricambio costante delle squadre impegnate sul campo. Proprio per la giornata di domani è stato richiesto l’arrivo di ulteriori 10 squadre specializzate, in modo da rafforzare le linee di contenimento e accelerare le operazioni di bonifica. La priorità resta circoscrivere l’incendio e mettere in sicurezza le zone minacciate, ma la variabilità del vento continua a rappresentare un ostacolo serio. Le autorità invitano la popolazione a mantenere la massima prudenza, evitando qualsiasi avvicinamento e segnalando tempestivamente eventuali riprese o nuovi focolai. Le operazioni proseguiranno senza interruzioni nelle prossime ore, con il coordinamento costante tra forze locali, squadre di rinforzo, volontari e militari, nella speranza di poter presto dichiarare l’emergenza sotto controllo.

Rogo Vesuvio, Geologi: “Effetti nefasti per anni su clima e fauna”

Riceviamo e  pubblichiamo

La Società Geologica Italiana interviene su quanto sta accadendo in merito agli incendi in Italia, in particolare nel Parco Nazionale del Vesuvio.

Rodolfo Carosi – Presidente della Società Geologica Italiana: ” Oltre alla perdita di piante, animali e produzioni di fumi e cenere va evidenziato il ruolo preparatorio degli incendi che di per sé non arrivano ad innescare processi di instabilità ma possono preparare altri agenti, tipicamente intensi e molto impulsivi, a farlo. È questo, appunto, il caso dei versanti incendiati dove, quale conseguenza della combustione della copertura vegetale, possano innescarsi o riattivarsi, nelle stagionalità successive ed in concomitanza di piogge intense, fenomeni di instabilità del terreno, come le frane!”.

“Oltre alla perdita di piante, animali e produzioni di fumi e cenere va evidenziato il ruolo preparatorio degli incendi che di per sé non arrivano ad innescare processi di instabilità ma possono preparare altri agenti, tipicamente intensi e molto impulsivi, a farlo. È questo, appunto, il caso dei versanti incendiati dove, quale conseguenza della combustione della copertura vegetale, possano innescarsi o riattivarsi, nelle stagionalità successive ed in concomitanza di piogge intense, fenomeni di instabilità del terreno, come le frane. Insomma, è come se la “cicatrice” lasciata dal fuoco, prima di sanarsi nuovamente, indebolisse il territorio rendendolo più soggetto a “contrarre altre malattie”. Il tutto può essere aggravato da  i cambiamenti climatici che, portano, sempre più spesso, al verificarsi  di piogge intense  e localizzate dove in poche ore cade una quantità di pioggia che normalmente cade in diversi mesi!”. Lo ha affermato Rodolfo Carosi, Presidente della Società Geologica Italiana.

Per interviste –

Rodolfo Carosi – Presidente della Società Geologica Italiana Tel. – 347 3151107.

Giuseppe Ragosta – Addetto Stampa della Società Geologica Italiana .