Incidente Vulcano Buono, Pasquale non ce l’ha fatta

L’operaio Pasquale Fiore Illecito, a seguito di un incidente sul lavoro al Vulcano Buono, non ce l’ha fatta dopo 7 giorni di ricovero

L’incidente è avvenuto il 7 ottobre nel centro commerciale Vulcano Buono di Nola. L’uomo era originario di Lucera, in provincia di Foggia e regolarmente assunto.

Mentre lavorava all’interno del locale, è caduto da una impalcatura e, dopo 7 giorni di ricovero all’Ospedale del Mare, non ce l’ha fatta ed è deceduto ieri 13 ottobre.

La salma è stata sequestrata per eseguire l’autopsia ed è stata trasportata all’obitorio del Policlinico Federico II di Napoli, nel reparto di medicina legale.

Pasquale, 53 anni, era un operaio esperto nel suo campo ed era stato assunto regolarmente da un’azienda del posto che eseguiva dei lavori in un negozio del centro commerciale.

Quest’ultimo è estraneo a tutta la vicenda e la dinamica è ancora da chiarire.

L’incidente è accaduto il 7 ottobre scorso intorno alle 5:00 e sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Nola per iniziare le indagini.

Sul posto sono stati eseguiti i rilievi e raccolte le prime testimonianze. Non è da escludere la visione delle immagini delle telecamere di sorveglianza disposte nel

centro per aiutare le indagini.

Stando alle prime ricostruzioni, l’uomo stava montando uno scaffale all’interno del negozio quando, per motivi ancora ignoti, avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe caduto da 2 metri e mezzo di altezza per poi battere la testa.

Subito sono intervenuti i soccorsi, con un’ambulanza che lo ha trasportato prima all’Ospedale di Nola e poi all’Ospedale del Mare di Ponticelli.

Qui è rimasto per circa una settimana e, nonostante gli interventi per salvargli la vita, è deceduto nella giornata di ieri.

Fico-De Luca, 90 minuti di confronto: riparte il dialogo

Un aggettivo in comune, “cordiale”. È quello scelto sia da Roberto Fico che da Vincenzo De Luca nei rispettivi comunicati diffusi al termine del loro primo incontro in vista delle Regionali. Nessuna foto ufficiale, due note distinte, redatte dagli staff: segnali di un clima sereno ma ancora prudente.   L’ex presidente della Camera si è recato a Palazzo Santa Lucia per mettere fine alla serie di frecciate che da settimane agitavano il campo del centrosinistra. L’obiettivo dichiarato: “concentrare le energie su un unico avversario, la destra”, come ha scritto Fico nella sua nota.   L’incontro è stato favorito anche da Clemente Mastella, che nei giorni scorsi aveva sollecitato un riavvicinamento tra i due, con la mediazione di Piero De Luca – figlio del governatore e da poco segretario regionale del Partito Democratico – presente al vertice. Secondo indiscrezioni, proprio De Luca jr avrebbe commentato che “con Fico è più facile dialogare che con Conte”, lasciando intendere che un’intesa, almeno sul piano del confronto, è possibile.   I temi sul tavolo sono stati numerosi, a partire dal programma di governo. De Luca ha insistito sulla “continuità dell’azione amministrativa” e sulla necessità di portare avanti i progetti già avviati, mentre Fico ha sottolineato l’importanza di “valorizzare quanto realizzato, ma guardando al futuro con una prospettiva nuova”. Una sfumatura che racconta bene le diverse sensibilità.   Un’ora e mezza di confronto costruttivo, anche se qualche divergenza non è mancata. In particolare, sul tema delle ultime nomine regionali e sull’uso del cognome De Luca nel simbolo della lista “A testa alta”, Fico avrebbe espresso alcune perplessità, smorzate poi in nome dell’unità della coalizione.   Sul fronte dei progetti, De Luca ha illustrato le priorità per i prossimi anni, tra cui il rilancio della sanità regionale e l’ambizioso piano di riqualificazione dell’area “Porta Est”, accanto alla stazione di Napoli Centrale, dove sorgerà la nuova sede della Regione. L’accordo con Ferrovie è già stato approvato, con un investimento complessivo di oltre 47 milioni di euro.   Il dialogo, insomma, è ripartito. Le distanze non sono del tutto colmate, ma l’incontro ha posto le basi per una collaborazione più solida, con l’impegno condiviso di offrire alla Campania “un’amministrazione stabile e capace di guardare ai bisogni reali dei cittadini”.

Raffreddore, febbre e tosse: come distinguere tra influenza e Covid

Con l’autunno tornano i malanni di stagione. Gli esperti spiegano come riconoscere i sintomi, quando preoccuparsi e quali precauzioni adottare per difendersi dai virus respiratori.

Con l’arrivo dei primi freddi, tornano anche tosse, mal di gola, naso chiuso e febbre: i classici disturbi del periodo autunnale. Ma non sempre si tratta di influenza. Nelle ultime settimane, infatti, a circolare con maggiore intensità sono i virus parainfluenzali e il Sars-CoV-2, responsabile del Covid-19, che ormai non segue più una stagionalità precisa.

Secondo la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), l’influenza vera e propria non è ancora arrivata, anche se i primi casi sono già stati isolati. “Il virus influenzale farà la sua comparsa nelle prossime settimane” – spiega la dottoressa Tecla Mastronuzzi, responsabile dell’Area Prevenzione della SIMG.

I sintomi: difficili da distinguere

Capire di che virus si tratti non è semplice, perché i sintomi principali — tosse, raffreddore e febbre — sono comuni a molte infezioni respiratorie.
In generale:

  • Raffreddore e tosse leggera sono spesso di origine virale e possono essere gestiti con riposo, idratazione e paracetamolo (Tachipirina) per ridurre febbre e dolore.

  • Se però i sintomi persistono per più di qualche giorno, oppure compaiono difficoltà respiratorie, è consigliato contattare il medico e, nel sospetto di Covid, eseguire un tampone per confermare o escludere l’infezione.

Come evitare incidenti a causa dell’abbagliamento solare

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Incidente in Via San Pietro durante la cosiddetta “golden hour”. Come evitare l’abbagliamento solare?

Ieri pomeriggio, alle ore 17:30, si è verificato un incidente a Pomigliano d’Arco,   in via San Pietro.
Sono due le auto coinvolte: fortunatamente non si registrano feriti, ma i veicoli hanno riportato alcuni danni.

Secondo le prime ricostruzioni, il conducente, abbagliato dalla luce del sole, ha tamponato l’auto che lo precedeva.
Sul posto è immediatamente intervenuta la polizia municipale, ma non è stato necessario interrompere la circolazione.

L’abbagliamento solare durante la guida può essere molto fastidioso e, soprattutto, pericoloso. Ci sono però alcuni accorgimenti utili per ridurre i rischi:

  • Utilizzare occhiali da sole con lenti preferibilmente polarizzate;

  • Pulire regolarmente il parabrezza, sia all’interno che all’esterno;

  • Impostare lo specchietto retrovisore in modalità giorno/notte, in base al momento della giornata;

  • Eliminare dal campo visivo eventuali elementi riflettenti, come specchietti supplementari o CD;

  • Applicare una pellicola oscurante per ridurre l’abbagliamento solare.

Si tratta di semplici precauzioni che possono contribuire a limitare i disagi e, soprattutto, a prevenire incidenti di questo tipo.

Madonna dell’Arco, Cives presenta gli occhiali intelligenti “iSee One”

Riceviamo e pubblichiamo

La Rete CIVES, promuove due giornate speciali dedicate all’innovazione e all’autonomia delle persone cieche e ipovedenti.

Il 15 e 16 ottobre 2025, presso la Biblioteca Comunale di Madonna dell’Arco (Sant’Anastasia),si terranno le giornate dimostrative “iSee One”, un’occasione per conoscere e provare dal vivo gli occhiali intelligenti che stanno migliorando la mobilità dei non vedenti.

Durante gli incontri, su appuntamento (ogni sessione durerà circa 20 minuti), i partecipanti potranno sperimentare personalmente le potenzialità di questo ausilio:sensori che rilevano ostacoli all’altezza del viso e della testa, avvisi sonori e vibrazioni per segnalare la distanza, connessione Bluetooth per gestire musica, GPS, VoiceOver, Siri e persino ChatGPT.

Gli occhiali iSee One, non sono solo un supporto tecnologico, ma uno strumento concreto di autonomia e inclusione  pensato per rendere la vita quotidiana più sicura e indipendente.

Le prove si svolgeranno su prenotazione: i posti sono limitati ed è necessario confermare la partecipazione entro il 10 ottobre facendo riferimento ad uno di questi contatti: 081 898 3113;  WhatsApp 351 090 3222; segreteriacives@gmail.com

La tecnologia al servizio dell’inclusione: un passo avanti verso una società sempre più accessibile, grazie all’impegno della Rete CIVES e delle sue associazioni sul territorio.

Pomigliano d’Arco: mercoledì la giornata della legalità

Riceviamo e pubblichiamo:
COMUNICATO STAMPA
 
A Pomigliano mercoledì giornata dedicata alla legalità, inaugurazione sede Antiracket con il Prefetto di Napoli ed il Sindaco di Pomigliano
 
Partita e inaugurazione sede Fai, uniti contro racket e usura

POMIGLIANO D’ARCO, 13 OTT – Istituzioni, studenti e cittadini uniti contro racket ed usura per una giornata interamente dedicata alla cultura della legalità in programma mercoledì 15 ottobre a Pomigliano d’Arco (Napoli). Voluta dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Raffaele Russo, la giornata si articolerà in due diverse manifestazioni che vedranno insieme istituzioni, mondo della scuola, forze dell’ordine e associazioni. La mattina alle ore 10 presso lo stadio comunale “Ugo Gobbato”, si terrà la prima edizione della “Partita della Legalità” che coinvolgerà studenti, docenti, forze dell’ordine e rappresentanti dell’amministrazione comunale e della Polisportiva, in una sfida simbolica che, spiegano dal Comune, intende trasmettere ai più giovani il valore del rispetto delle regole e dell’impegno civico. Durante l’evento saranno ricordate le vittime della camorra e omaggiati i protagonisti della lotta alla criminalità, Nel pomeriggio, alle ore 18,00, la giornata proseguirà con l’inaugurazione della sede Fai-Antiracket di Pomigliano d’Arco presso la sede del Giudice di Pace. In via Miccoli. alla presenza di Michele Di Bari, prefetto di Napoli, di Mons. Pasquale Capasso, vicario generale della Diocesi di Nola, del sindaco di Pomigliano d’Arco Raffaele Russo, dell’avvocato Arturo Rianna, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola, dell’avvocato Francesco Urraro, vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, dell’avvocato Italia Ferraro, presidente Donne Giuriste Italia – sezione di Nola, di Salvatore Cantone, presidente FAI Pomigliano d’Arco, dell’onorevole Wanda Ferro, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, e la dottoressa Maria Grazia Nicolò, commissario straordinario del Governo per le iniziative antiracket e antiusura. A concludere i lavori sarà il dottor Luigi Ferrucci, presidente nazionale della FAI. “La “Giornata della Legalità” del 15 ottobre si annuncia dunque – spiegano dal Comune di Pomigliano – come un’occasione di forte coesione civica e istituzionale. Due momenti diversi ma legati dallo stesso obiettivo: riaffermare il valore della legalità come fondamento della convivenza democratica e del riscatto sociale, in una città che continua a promuovere la cultura della denuncia, della giustizia e della memoria condivisa”.

IL PRESENTE VALE ANCHE COME INVITO STAMPA

 
  Grazie per l’attenzione e Buon Lavoro.
Cordiali Saluti Paolo Picone
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Offende genitori di bambino disabile per posteggio riservato

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Ad Afragola i genitori di un bambino disabile sono stati aggrediti verbalmente per un posto auto riservato

A spiegare l’accaduto è l’associazione ’la Battaglia di Andrea”, che da anni si batte per la tutela dei diritti delle persone con disabilità.

L’episodio si è verificato ad Afragola, nei pressi della scuola Marconi.

Secondo il racconto dell’associazione, una donna avrebbe occupato il posto auto riservato alle persone con disabilità e, nel momento in cui le è stato chiesto di spostarsi per liberarlo, ha risposto che sarebbe rimasta lì pochi minuti.

Subito dopo, la donna ha reagito in maniera aggressiva, minacciando anche di chiamare le forze dell’ordine.

I responsabili dell’associazione avevano già provveduto a chiamarle e, quando le è stato comunicato che stavano arrivando, la donna ha iniziato a “lanciare insulti e minacce arrivando a pronunciare frasi come ‘sei disabile in testa’ e ‘vi denuncio, vi faccio male’, rivolte alla presidente dell’associazione, Asia Maraucci”.

Asia Maraucci ha dichiarato: “È inaccettabile che nel 2025 ci siano ancora persone che reagiscono con odio verso chi difende diritti fondamentali; non chiediamo privilegi, ma solo rispetto”.

I rappresentanti dell’associazione hanno parlato con il comandante della Polizia Municipale di Afragola, Antonio Piricelli, informandolo dell’accaduto.

Successivamente, hanno anche informato il sindaco Antonio Pannone, chiedendo attenzione e tutela per situazioni di questo tipo.

Maraucci aggiunge: “Non vogliamo scontri ma rispetto e civiltà. I parcheggi dedicati non sono un capriccio, ma una necessità. Difenderli è un dovere di tutti”.

L’associazione ’la Battaglia di Andrea’ ha dichiarato: “Si sta diffondendo un fenomeno sempre più preoccupante: le offese e le aggressioni verbali rivolte ai genitori di bambini disabili che chiedono semplicemente il rispetto dei parcheggi riservati”.

Ed è purtroppo una dura verità. Infatti, poche settimane fa, è avvenuto un episodio simile a Caivano, che ha visto protagonista Romina, mamma di un bimbo disabile e responsabile di Caivano dell’associazione.

Napoli e provincia, numeri choc su violenza di genere: 4.532 casi nel 2025

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Napoli e provincia: Numeri impressionanti sulla Violenza di genere. Dall’inizio dell’anno ad oggi i Carabinieri hanno arrestato o denunciato 4.532 persone: in media 16 casi al giorno. Gli ultimi episodi a Pozzuoli e Qualiano I reati di violenza di genere e gli arresti che ne conseguono sono ormai all’ordine del giorno ma questo non deve cadere nella banale normalità e i carabinieri del comando provinciale di Napoli tengono alta l’attenzione su questo fenomeno sempre più allarmante. I numeri sulla violenza di genere sono impressionanti. Dal primo gennaio ad oggi in tutta Napoli e provincia i carabinieri hanno arrestato 855 persone di cui 70 in “differita”. Denunciate, invece, 3.677 persone. Un totale di 4.532 casi di violenza di genere tra arresti e denunce per una media vicina ai 16 casi al giorno in cui si imbattono i carabinieri del comando provinciale di Napoli. Gli ultimi due episodi si sono verificati in due punti della provincia di Napoli molto distanti tra loro. Il primo a Pozzuoli mentre l’altro a Qualiano e, altro dato oggettivo, avvengono di Domenica. Non è un caso: non è la prima volta che tragedie familiari capitino di domenica o nei giorni di festa. Un ossimoro emotivo dove la tranquillità del giorno festivo da vivere con i propri cari si scontra nella violenza tra le quattro mura. Partiamo da Pozzuoli. I Carabinieri della sezione radiomobile della locale compagnia stanno percorrendo via Roma quando alcuni passanti catturano la loro attenzione e chiedono aiuto. Poco distante da lì c’è un uomo che sta prendendo a calci e pugni una donna. Quella strada è già nota ai carabinieri che accendono le sirene e corrono. Lo scorso 15 agosto, infatti, una donna era stata colpita al volto con un pugno dal marito. Per quell’aggressione un setto nasale fratturato, una prognosi di 30 giorni e l’attivazione del codice rosso. Denuncia mai presentata. I carabinieri raggiungono l’indirizzo segnalato. Un gruppo di persone sta bloccando con non poche difficoltà un uomo e l’arrivo della gazzella non lo calma, anzi. A terra, poco distante, una donna visibilmente scossa e dolorante. I due sono marito e moglie, la famiglia è la stessa di agosto. L’ira dell’uomo non si placa e i carabinieri lo arrestano. Dai primi accertamenti si comprende come poco prima l’uomo – incensurato 50enne – aveva aggredito la propria moglie in strada con schiaffi e pugni per poi scaraventarla contro il finestrino di un’auto in sosta. La donna, 47enne, ha la forza di urlare e di chiedere aiuto. Da lì, l’intervento di 3 giovani che hanno permesso alla donna di sfuggire dalle grinfie dell’uomo. La lite tra i due era nata in auto ma la donna, ormai consapevole della violenza quotidiana del marito, era scesa dal mezzo per evitare le botte temendo il peggio. A quel punto l’uomo, sceso anche lui dall’auto, l’aveva raggiunta e aggredita. L’uomo – nonostante la donna non si sia ancora decisa a denunciarlo – è stato arrestato e trasferito in carcere, deve rispondere di lesioni e maltrattamenti in famiglia. Per la donna 5 giorni di prognosi. Nelle stesse ore a Qualiano i carabinieri della sezione radiomobile di Giugliano in Campania intervengono in un appartamento per la segnalazione anonima di una lite in famiglia. In casa un 40enne e sua moglie 37enne. Ci sono anche i tre figli minori. L’abitazione è completamente a soqquadro. Tra urla e pianti i carabinieri bloccano il 40enne e ricostruiscono cosa fosse accaduto. L’uomo aveva aggredito la vittima con calci e pugni. La violenza poteva terminare in tragedia quando il 40enne ha minacciato con un coltello la donna che già in passato lo aveva denunciato. L’arrivo dei carabinieri è stato provvidenziale. L’arma viene sequestrata e durante la perquisizione trovano anche una dose di cocaina. Il 40enne è in carcere. I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli ribadiscono l’importanza di segnalare ogni episodio di violenza e ricordano che il numero di emergenza 1-1-2 è attivo 24 ore su 24.

La Soprintendenza di Napoli ricorda l’architetto Tullia Pacini

La Soprintendente di Napoli, arch. Rosalia D’Apice, sabato 11 ottobre alle ore 10.30, nelle Salette Pompeiane del  Palazzo Reale di Napoli presenta: ”In ricordo di Tullia Pacini, architetto”  
Insieme a Rosalia D’Apice, che porterà i saluti istituzionali, ricorderanno l’opera e la vita di Tullia Pacini: Immacolata Salvatore, Chiara Ingrosso, Antonia MaranoUgo Carughi, Annalisa Porzio, Paolo Mascilli Migliorini, Giancarlo Carnevale, Donatella Mazzoleni,  modera  Ilaria De Seta,  conclusioni affidate a Daria De Seta. Poiché rimangono molti aspetti della vita e dell’opera di Tullia Pacini poco noti il convegno servirà a rendere merito ad un’illustre studiosa. Il fatto stesso che venga ricordata ufficialmente da un organo di tutela del patrimonio sottolinea che il suo contributo è riconosciuto nel panorama della conservazione architettonica locale. Tullia Maria Pacini nacque a Roma il 21 settembre del 1942, terza figlia del Soprintendente Riccardo Pacini, trascorse l’infanzia tra Genova, Ancona e Napoli, vivendo negli appartamenti storici dei Palazzi Reali delle tre città di mare. Vivendo in contesti legati a Palazzi Reali nelle città marittime, un contesto che probabilmente influenzò la sua sensibilità per la storia e la conservazione architettonica. Il padre, studioso di arte antica, dedicò l’intera attività professionale al recupero e alla conservazione di monumenti ed opere d’arte danneggiati oltre che dall’incuria e dal tempo, dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale trasmettendo alla figlia i valori della tutela. Tullia studiò alla Facoltà di Architettura dell’Università degli studi di Napoli “Federico II” e vinse il concorso da Funzionario architetto nel 1979, prendendo servizio presso la Soprintendenza di Napoli, dove lavorò fino al pensionamento. Tra gli incarichi interni che rivestì: la direzione della Sezione architettonica, il coordinamento dell’ufficio vincoli, della biblioteca, del catalogo, del gabinetto fotografico, e la direzione della Sezione territoriale Tomba di Virgilio (1997). Tullia Pacini è stata la compagna di vita di Cesare de Seta, professore emerito di Storia dell’architettura alla Federico II, fondatore del Centro Interdipartimentale di Ricerca sull’Iconografia della Città Europea, curatore di numerosi volumi settoriali e di mostre, nonché studioso di rilievo internazionale. La relazione con de Seta suggerisce che la Pacini fosse inserita in ambienti accademici e culturali vivaci, frequentati da storici, architetti e studiosi dell’urbanistica e del patrimonio.      

L’Adolescenza impossibile e la “clinica del legame”

L’adolescenza è una fase dello sviluppo che segna la transizione dalla fanciullezza all’età adulta, la cui conclusione tuttavia è difficilmente attribuibile a una specifica età se non a livello legale. È una fase intrinsecamente caratterizzata da vulnerabilità e ricerca identitaria, è oggi esposta a pressioni sistemiche e a una dissoluzione dei quadri di riferimento storici e sociali, elementi che rendono l’esperienza dello sviluppo particolarmente ardua.

Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia ha recentemente dichiarato: “a livello globale, un adolescente su sette fra i 10 e i 19 anni soffre di disturbi mentali che compromettono la sua capacità di apprendere, relazionarsi e crescere e nel mondo quasi la metà dei disturbi mentali insorge prima dei 18 anni. Tra i disturbi diagnosticati, l’ansia e la depressione rappresentano circa il 40% del totale. Il suicidio risulta essere la quarta causa di morte più comune tra gli adolescenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Tuttavia, fra il 2018 e il 2022 I tassi di suicidio sono diminuiti in 18 paesi, sono rimasti pressoché stabili in 7 e sono aumentati in 17. L’Italia è all’8° posto su 36 Paesi sulla salute mentale e ha per fortuna, il 6° tasso più basso di suicidi adolescenziali.

Gli acceleratori della crisi e i fattori determinanti. La pandemia da Covid-19 abbia avuto un ruolo di amplificatore, accentuando il disagio e la sofferenza personale, tuttavia essa non è l’unica responsabile del fenomeno. La salute mentale dei giovani è influenzata da una concatenazione di crisi globali e dall’incertezza pervasiva. I conflitti geopolitici attuali destabilizzano ulteriormente la serenità dei ragazzi, che provano tristezza, rabbia (49%) e angoscia (39%). Una delle forze trainanti del disagio giovanile è l’imperativo di performance, intrinseco nelle attuali strutture sociali, scolastiche e familiari. Questa pressione competitiva si riflette non solo nell’ambito scolastico, dove l’apprendimento è spesso ridotto a un sistema utilitaristico di valutazione e minaccia di insuccesso, ma anche nella sfera sociale e relazionale, amplificata dall’ecosistema digitale.

I social media, pur offrendo opportunità di connessione e supporto, fungono da cassa di risonanza per l’ansia e la depressione, specialmente nei gruppi vulnerabili.  In primo luogo, il confronto sociale idealizzato costituisce un fattore di rischio significativo. Gli adolescenti sono costantemente esposti a versioni filtrate e ottimizzate della vita altrui, che generano inevitabilmente sentimenti di inadeguatezza e bassa autostima. La Paura di essere Esclusi (FOMO – Fear Of Missing Out), alimentata dall’uso costante delle piattaforme, contribuisce significativamente all’ansia. Il bisogno compulsivo di monitorare la vita virtuale per non perdere eventi o esperienze rafforza la dipendenza digitale. Infine, il cyberbullismo e il trolling trasformano le piattaforme in terreno fertile per attacchi mirati che causano stress psicologico, ansia e depressione, in particolare nei soggetti già vulnerabili. Per le fasce più giovani e adolescenti, l’esposizione a immagini corporee idealizzate digitalmente contribuisce anche alla distorsione dell’immagine corporea e può favorire lo sviluppo di disturbi alimentari.

L’Uso Sostitutivo e l’Estraniamento Intimo. L’impatto più sottile e dannoso dei social media risiede nell’uso sostitutivo, una dinamica per cui il tempo trascorso nell’ambiente online rimpiazza quasi interamente le interazioni e le esperienze offline. Questo meccanismo non porta semplicemente a una riduzione del tempo libero, ma aggrava il senso di solitudine per la “consapevolezza della mancanza di connessioni intime”. Nella visione critica e analitica di Miguel Benasayag, (filosofo, psicanalista e biologo), giovani “colpiti da una sorta di autismo informatico,” che passano il tempo a vincere “battaglie virtuali contro il nulla”, stanno in realtà manifestando un tentativo di riacquisire, in un ambiente controllato e fittizio, quell’onnipotenza e quella possibilità di successo che il mondo reale ha negato loro. In un’epoca caratterizzata dal fatalismo e dall’impotenza (le passioni tristi), la fuga nel digitale offre una compensazione immediata ma superficiale, la cui conseguenza ultima è l’estraniazione della soggettività dal mondo circostante e l’aggravamento della rottura dei legami autentici.

L’uso compulsivo e dipendente dei social media, lungi dall’essere una semplice abitudine, è un sintomo della disintegrazione del contesto relazionale. In questo vuoto che si radicano le «passioni tristi», termine mutuato da Spinoza, che Benasayag identifica con l’impotenza e il fatalismo, e l’impotenza e la disgregazione dei legami sociali. Queste passioni sono il motore di una crisi che si manifesta attraverso una miriade di “violenze quotidiane” indirizzate contro i legami. Di fronte a questa crisi, la società tende a rifugiarsi in un “discorso di tipo paranoico” ossessionato dalla sicurezza, che giustifica l’egoismo e invita a recidere ogni legame, rischiando di aprire la strada alla barbarie. L’eccessiva richiesta di sicurezza, spesso invocata per contrastare l’insicurezza globale (clima, guerre), è antitetica allo sviluppo adolescenziale, il quale richiede necessariamente margini di sperimentazione e accettazione del rischio. Per Benasayag, l’adolescenza è diventata impossibile. La società ha fallito nel fornire il “contesto protettivo e strutturante” che questa fase evolutiva esige per consentire la tipica esplorazione identitaria e la sperimentazione. Questo fallimento si articola su più livelli. Il tracollo del principio di autorità non ha inaugurato un’epoca di libertà, ma, al contrario, un “periodo di arbitrarietà,” creando un vuoto che può essere facilmente riempito da nuove forme di autoritarismo. Parallelamente, la relazione genitore-figlio è stata compromessa: l’adulto, disorientato e incapace di offrire un futuro di promesse, si riduce al ruolo di «adulto-venditore», che usa la seduzione e, se necessario, la coercizione per legittimarsi.

Questa dinamica compromette l’asimmetria educativa necessaria. Quando il contesto familiare strutturante viene meno, la crisi e il conflitto edipico vengono spostati nella sfera pubblica, portando l’adolescente a «farsi il suo Edipo con la polizia». Nelle istituzioni educative, questa visione si traduce in un approccio basato sull’utilitarismo e sulla minaccia (ad esempio, la pressione del fallimento o della competizione) come motivazione fondamentale all’apprendimento, anziché l’invito al desiderio e alla conoscenza. L’ideologia del «tutto è possibile» contribuisce a rendere pensabile (accettabile) ogni cosa che sia tecnicamente possibile, facendo saltare i divieti e i limiti regolati un tempo dal principio di realtà. In questo scenario, l’unica cosa sacra rimane la merce, e l’economia assume la funzione di seconda natura.  Il meccanismo sociale di difesa da questa impotenza strutturale è spesso la classificazione e l’etichettatura degli individui, un modo per esorcizzare la paura riducendo il soggetto a “merce priva d’interiorità” e imprigionandolo nella dicitura di “normale” o “con deficit”. Questo eccesso di medicalizzazione rischia di trasformare la sofferenza sistemica in un deficit individuale, perpetuando il circolo vizioso delle passioni tristi. La risposta alla disgregazione sociale e alle passioni tristi è: la «clinica del legame» o «clinica della situazione».

Questa clinica si concentra sulla riconciliazione della persona con il proprio destino e con la fragilità insita nella condizione umana. Il suo obiettivo primario non è la cura del deficit individuale, ma la formazione e la riformazione dei legami sociali e familiari, visti come la possibilità concreta di una vita condivisa e di un rapporto di interdipendenza non utilitaristico. L’educazione e la terapia devono orientarsi alla “persona,” risvegliando le “passioni gioiose” e consentendo di vivere legami autentici, fondati sulle affinità elettive anziché sul puro calcolo utilitaristico.  Per passare dalla diagnosi all’azione: integrazione strutturale dei servizi, garantire che la scuola agisca come punto di prevenzione primaria efficace, con canali di invio rapidi verso i presidi specialistici ASL o universitari, riducendo drasticamente le liste d’attesa per i casi complessi.

Politiche Digitali Consapevoli: È fondamentale promuovere un uso non sostitutivo e consapevole dei social media, combattendo l’autismo informatico attraverso la creazione di legami fisici e comunitari.

Rifondazione del Contesto di Esplorazione: È necessario investire in spazi e tempi di aggregazione sociale non competitivi e non utilitaristici. Le comunità devono offrire contesti che permettano agli adolescenti di sperimentare il mondo, di affrontare le sfide e di sbagliare senza la pressione costante della performance e della sicurezza paranoica. Solo ricostruendo un contesto fiducioso e relazionale, la società potrà risvegliare le “passioni gioiose” e trasformare il futuro da minaccia in una nuova, credibile promessa.

Dott. Giuseppe Auriemma

Medico Psichiatra Psicoterapeuta, Psico-Oncologo; Coord. SIPO Campania