L’invito dell’ Azione Cattolica di Nola al voto consapevole: “In politica sono le persone a fare la differenza”

Riceviamo e pubblichiamo Consiglio diocesano dell’Azione Cattolica di Nola ha pubblicato una nota per diffondere un invito al voto libero e consapevole in vista delle prossime Elezioni regionali della Campania, in programma il prossimo 23 e 24 novembre. «Siamo consapevoli delle perplessità che accompagnano questa tornata elettorale: accuse incrociate, accordi preventivi, risposte mancate e “cambi di casacca” molto spesso alimentano quel senso di sfiducia verso la politica che porta ad allontanarsi dell’esercizio della democrazia. Il tutto all’interno di una terra che vive di luci ed ombre, portatrice di una bellezza e di un’umanità che è difficile trovare altrove e che, al contempo, sembra sempre incapace di esprimere pienamente le proprie possibilità, anche perché soffocata da un modo di intendere la politica che spesso preferisce alimentare il clientelismo più che risolvere i problemi. Come cristiani e come laici di Ac, però, non possiamo e non vogliamo rassegnarci: non è astenendosi che si migliorano le cose. Non è astenendosi che si manda un segnale di disapprovazione, anzi: la diminuzione del numero dei votanti fa aumentare il peso specifico dei gruppi di potere che muovono i voti. Lo diciamo chiaramente: se la classe dirigente dei partiti volesse abbassare davvero il numero di astenuti farebbe scelte diverse, perché l’astensione non è più una sorpresa, ma un trend in continuo aumento che si dà per assodato», scrive il Consiglio dell’Ac di Nola che nel testo richiama anche l’appello alla corresponsabilità del Cammino sinodale italiano e dei vescovi della Campania. Il Consiglio dell’Ac di Nola – composto da 21 consiglieri espressione dei settori associativi (Adulti, Giovani, Acr), da 9 membri di presidenza e da 6 rappresentanti dei movimenti associativi (Msac, Mlac, Meic e Mieac) – ha concluso l’appello ricordando che «In politica, così come in ogni ambiente, sono le persone a fare la differenza: facciamo l’esercizio e lo sforzo di conoscere le liste elettorali in prima persona e senza deleghe, capiamo chi sono le persone che si candidano a rappresentarci e votiamo chi ci sembra dare rassicurazioni in più circa la coerenza al Vangelo, il coraggio e la visione».

VOTARE PER ESPRIMERE FIDUCIA NELLA VITA COMUNE E AFFERMARE RESPONSABILITÀ VERSO CHI CI STA ACCANTO E VERSO LE NUOVE GENERAZIONI 

IL TESTO DELLA NOTA
«L’annuncio del Vangelo di Cristo morto e risorto, che si innesta nella storia umana, deve animare la riflessione su nuovi modelli di presenza e di azione della comunità cristiana e dei battezzati nella società italiana» (LAS 4). La politica – nel suo significato di cura della polis – è fondamentale per la costruzione della fraternità e dell’amicizia sociale (cfr. FT 99), per il servizio al bene comune, nella giustizia e nella pace. Cittadini sempre più attivi e consapevoli fanno sì che la democrazia non si trasformi in una serie di procedure senza orizzonte o in un mercato in cui tutto ha un prezzo (Lievito di pace e di speranza: documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, n.26) Poche settimane fa a Roma è terminato il Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia che ha “mostrato che è possibile vivere dinamiche di corresponsabilità in tutto il popolo di Dio, che la corresponsabilità è essenziale alla vita della Chiesa e contribuisce a costruirla” (Lievito di pace e di speranza, n.7). Insomma: la corresponsabilità non è una possibilità, ma un elemento essenziale per la vita della Chiesa e un dovere a cui tutti sono chiamati. Ci colpisce perciò profondamente la dissonanza tra il tempo ecclesiale e il tempo civile che stiamo vivendo: se il primo è, infatti, segnato dalla crescente consapevolezza di quanto la corresponsabilità sia importante, il secondo si contraddistingue per l’astensionismo crescente che ormai caratterizza ogni tornata elettorale. Condividiamo profondamente, quindi, il senso di urgenza che emerge dal Comunicato dei Vescovi della Campania in vista delle prossime elezioni regionali che “rappresentano un tempo decisivo per la vita della Campania. […] Partecipare non è un gesto opzionale: è il segno che crediamo ancora nella possibilità di costruire insieme una terra più giusta, più libera, più fedele alla propria vocazione. Ogni voto esprime fiducia nella vita comune, riafferma la responsabilità verso chi ci sta accanto e verso le nuove generazioni.” Siamo consapevoli delle perplessità che accompagnano questa tornata elettorale: accuse incrociate, accordi preventivi, risposte mancate e “cambi di casacca” molto spesso alimentano quel senso di sfiducia verso la politica che porta ad allontanarsi dell’esercizio della democrazia. Il tutto all’interno di una terra che vive di luci ed ombre, portatrice di una bellezza e di un’umanità che è difficile trovare altrove e che, al contempo, sembra sempre incapace di esprimere pienamente le proprie possibilità, anche perché soffocata da un modo di intendere la politica che spesso preferisce alimentare il clientelismo più che risolvere i problemi. Come cristiani e come laici di Ac, però, non possiamo e non vogliamo rassegnarci: non è astenendosi che si migliorano le cose. Non è astenendosi che si manda un segnale di disapprovazione, anzi: la diminuzione del numero dei votanti fa aumentare il peso specifico dei gruppi di potere che muovono i voti. Lo diciamo chiaramente: se la classe dirigente dei partiti volesse abbassare davvero il numero di astenuti farebbe scelte diverse, perché l’astensione non è più una sorpresa, ma un trend in continuo aumento che si dà per assodato. Perciò pensiamo che astenersi non rappresenti il modo migliore per esprimere il proprio malcontento, ma che, al contrario, sia recandosi alle urne che si possa mandare un segnale chiaro: la voglia di non farsi estromettere dalla scelta dei propri rappresentanti, di non voler rinunciare alla speranza che ci sia un futuro diverso per la nostra terra, di non rassegnarsi al fatto che così debba andare perché “è il nostro destino” e perché “sono tutti uguali”. In politica, così come in ogni ambiente, sono le persone a fare la differenza: facciamo l’esercizio e lo sforzo di conoscere le liste elettorali in prima persona e senza deleghe, capiamo chi sono le persone che si candidano a rappresentarci e votiamo chi ci sembra dare rassicurazioni in più circa la coerenza al Vangelo, il coraggio e la visione. Come sottolineato dai nostri vescovi: “Se la partecipazione è luce che illumina il futuro della nostra terra, l’indifferenza è l’ombra che lo oscura. […] Ogni assenza pesa sul bene comune; ogni partecipazione, invece, diventa seme di speranza, fiducia e impegno condiviso.”

Visone e Vitiello (AVS) a Ottaviano: “Il coraggio di Beneventano guida il nostro impegno”

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riceviamo e pubblichiamo Dalla memoria all’impegno concreto: AVS propone un Osservatorio regionale permanente sulla trasparenza e la legalità nelle amministrazioni locali campane. — Rosario Visone, portavoce regionale dei Verdi e candidato alle elezioni regionali campane del 23 e 24 Novembre con Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), ha partecipato all’iniziativa pubblica in ricordo di Mimmo Beneventano tenutasi a Ottaviano, organizzata da un gruppo di cittadini e attivisti civici locali. All’incontro era presente anche Roberta Vitiello, candidata locale di AVS. Durante la commemorazione è stata ricordata la figura di Mimmo Beneventano, medico e politico, consigliere comunale del PCI a Ottaviano, assassinato dalla camorra il 7 Novembre 1980 a soli 32 anni. Beneventano si distinse per il suo impegno civile e politico contro la camorra e per le sue coraggiose denunce degli intrecci tra criminalità organizzata, politica e affari, in un periodo in cui il clan di Raffaele Cutolo esercitava un potere pervasivo sul territorio. La sua vita e la sua morte rappresentano ancora oggi un simbolo di integrità morale, giustizia e amore per la verità. “Ricordare Mimmo Beneventano oggi, a 45 anni dal suo sacrificio, significa ribadire che la buona politica deve essere trasparenza, servizio e coraggio” hanno dichiarato congiuntamente Rosario Visone e Roberta Vitiello. “Beneventano ha pagato con la vita la sua fedeltà ai valori della giustizia sociale e della legalità, opponendosi al potere criminale che soffocava la sua terra. È nostro dovere raccogliere quella eredità, continuando a costruire una Campania libera, pulita e solidale. La memoria non può essere solo celebrazione: deve trasformarsi in impegno quotidiano“- Visone propone l’istituzione di un Osservatorio regionale permanente sulla trasparenza e la legalità nelle amministrazioni locali, promosso da Europa Verde e Alleanza Verdi e Sinistra. L’Osservatorio avrebbe il compito di promuovere percorsi di formazione civica e antimafia nelle scuole, sostenere gli enti locali virtuosi attraverso incentivi e protocolli di legalità, e offrire un canale di segnalazione e supporto per cittadini, amministratori e associazioni. “Vogliamo che la Regione Campania sia in prima linea nella difesa della legalità e della trasparenza amministrativa” hanno concluso Visone e Vitiello. “È il modo più concreto per onorare la memoria di Mimmo Beneventano e per restituire fiducia ai cittadini nella politica come strumento di cambiamento positivo“.

New York omaggia Mia Martini a Times Square

La carriera di Mia Martini è costellata di riconoscimenti internazionali di grande rilievo, fin dai primi anni Settanta. Basti citare “Piccolo uomo” e “Minuetto”, tradotti per i mercati spagnolo, francese, tedesco e sudamericano, oppure ricordare che i suoi primi cinque LP sono stati pubblicati, con copertina diversa da quella proposta per il mercato italiano, anche in Giappone, riscuotendo un notevole successo di pubblico oltre che di critica.

   

Nel 1975 si è aggiudicata il Premio della critica europea a Palma di Maiorca, con un parterre ricco di star internazionali di primissimo livello. Nel 1974 si è esibita al Midem di Cannes eseguendo “Tu t’en vas quand tu veux”, versione francese di “Minuetto”, che le valse l’investitura di Edith Piaf italiana da parte di “Le Figaro”, acclamazione ribadita con fermezza, pochi anni dopo, da Charles Aznavour che volle portare Mia Martini all’Olympia di Parigi (prima artista italiana a varcare quella soglia) a conclusione di una trionfale tournée partita dal teatro Sistina di Roma nel 1977. Per la cronaca le tre date inizialmente previste divennero, a furore di popolo, un mese di repliche. Nello stesso periodo la nostra Mimì ha vinto il premio per la migliore esecuzione con la canzone “Ritratto di donna” al World Popular Song Festival di Tokyo.

 

Nel 1977 (incidendo anche in Inglese il brano “Libera”) e nel 1992 ha rappresentato l’Italia all’Eurofestival (arrivando al quarto posto con “Rapsodia”).

Nel corso della prima metà degli anni Settanta, conquistati dalla sua voce, hanno scritto per lei Chico Buarque de Hollanda e il poeta Vinicius de Moraes.

Tra il 1989 e il 1990, grazie all’evento itinerante “Sanremo in the world”, ha incantato il pubblico di Tokyo, New York (al Madison Square Garden), Canada (Toronto) e Germania (Francoforte). Sempre a Toronto, nel 1993, ha tenuto uno dei concerti più applauditi del suo tour di quell’anno.

Nel 1990, al Festival di Sanremo, Ray Charles ascoltando Mia Martini nel corso delle prove chiese di chi fosse quella voce che gli aveva dato i brividi.

 

Tra le numerose cover di artisti stranieri di brani di Mia Martini citiamo “Flame”, versione inglese di “Almeno tu nell’universo”, cantata da Thelma Houston e “Don’t break my heart”, eseguita da Miriam Makeba e Dizzy Gillespie, ossia la versione inglese della bellissima e struggente “Spaccami il cuore” di Paolo Conte, scritta in esclusiva per Mia Martini e – con un atto di lesa maestà – bocciata dalla commissione selezionatrice del Festival di Sanremo del 1985.

Sono passati trent’anni dalla sua prematura scomparsa, il vuoto incolmabile per la sua assenza è stato in parte risarcito grazie ai continui omaggi televisivi e non, ai premi, agli eventi tributo musicali e teatrali, al florilegio di libri e dischi postumi, ai numerosi luoghi pubblici di ogni tipo a lei intitolati (vie, piazze, giardini, un parco, un anfiteatro, un belvedere).

 

Mia Martini, con la sua arte, non ci ha mai lasciato, entrando di diritto nel mito, nella leggenda, e prova ne è l’ulteriore e significativo riconoscimento a livello internazionale di questi giorni che, come sottolineato, ebbe anche in vita. In Italia, invece, le cose andarono diversamente per note vicende alimentate da certi piccoli uomini e da certe piccole donne dell’ambiente musicale che oggi, al cospetto di quello che questa grande donna e artista è stata capace di seminare e coltivare nel tempo (compreso quello della sua assenza fisica), non possono fare a meno di arrossire o negare, cambiando la narrazione.

 

Da venerdì scorso e per tutto il mese di novembre a New York, presso Times Square, grazie alla campagna di Spotify “Artiste italiane da ascoltare a tutto volume”, campeggeranno foto di Mia Martini nell’anno del trentennale della sua dipartita. Il modo più bello per concludere un anno ricco di celebrazioni, eventi e ricordi a lei dedicati.

 

Riflessioni sul rito della “tazzulella ‘e café” a Napoli: da F. Mastriani a Pino Daniele

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Mastriani, Spatuzzi, Di Giacomo, Eduardo, Rea, De Crescenzo e Pino Daniele parlano del caffè. Scrive Roberto Gervaso che è di fondamentale importanza trovare, di mattina, un “artista” del caffè che sappia “sentire” le voci e gli odori della nera bevanda. E la deve avere, questa virtù, anche chi sta al banco, se abbiamo l’abitudine di prendere il primo caffè al bar. Il nostro barista “è, al tempo stesso, un amico, un confidente e un sacerdote: un amico perché ha a cuore il nostro benessere; un confidente, perché è partecipe dei nostri segreti; un sacerdote perché il rito che celebra è fra i più sacri.”. Correda l’articolo l’immagine del quadro “Donna che legge” attribuito ad Antonio Bresciani.   Nel 1857 Francesco Mastriani dedica una splendida pagina al “caffettiere ambulante” (immagine in appendice) sottolineando il fatto che egli non vende “un prodotto spregevole”: questo “caffettiere” “non adopera né l’orzo, né le fave, né la liquirizia; tutt’al più allunga il caffè con l’acqua”, poiché egli rispetta “la suscettibilità nervosa del secolo”. Egli incomincia a girare per le strade alle sei del mattino, e a quell’ora incontra gli “uomini di buona volontà”, mentre rimangono ancora a letto “i neghittosi, i ricchi, i dissoluti e tutti quelli che non meriterebbero di mangiare, perché non sudano a lavorare”. Ma Achille Spatuzzi, medico, igienista e scrittore, non condivide la riflessione di Mastriani: nel 1861 egli scrive che i “caffettieri” che girano per le strade e vendono caffè “a mitissimo prezzo al popolo minuto” “vi mescolano per lo più delle piccole fave, dell’orzo, della liquirizia e si fanno insomma diverse falsificazioni” che, per fortuna, “non riescono nocive”. Il caffè vero, quello che solo i ricchi possono procurarsi, “agisce principalmente sull’immaginazione: esso non solo facilita il paragone di due idee fra loro, il giudizio, ma aiuta anche a formare idee novelle”. Salvatore Di Giacomo si interessa non del caffè, ma dei Caffè frequentati ogni sera dai nobili e dai ricchi borghesi e perciò scrive, nel 1903, sorridenti note “sulle romorose entrate del duca Proto di Maddaloni nel “Caffè di Napoli” e sul cameriere che pareva Cyrano de Bergerac”. Le ombre della sera calano sulla città, ma “la strada di Chiaia e la Strada di Toledo si accendono” e i lampioni illuminano le rumorose carrozze della principessa di Moliterno “che ha voglia di un gelato e fa arrestare i suoi cavalli inglesi davanti al “Caffè Nuovo” di Chiaia”. Nella commedia “Questi fantasmi”, scritta nel 1945, c’è la celebre scena in cui Eduardo De Filippo, seduto sul balcone di casa sua, mentre la “macchinetta” gli sta preparando il caffè, spiega al dirimpettaio prof. Santanna la sua tecnica di “caffettiere”. Poi, dopo il primo sorso, commenta: “Caspita, chesto è cafè…ciucculata. Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo: una tazzina di caffè presa, tranquillamente, qua fuori…con un simpatico dirimpettaio”. Quello di Eduardo non è il caffè del mattino: è il caffè del primo pomeriggio, “dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato”. Ma non c’è molta differenza: è importante che il caffè venga sorbito al primo risveglio, perché come scriveva Domenico Rea, nel 1973, “un uomo che non ha bevuto la sua brava tazza di caffè al mattino è privo di linfa vitale: di qualcosa di essenziale. E’ un uomo inerme. Non potrebbe competere con una persona che ha bevuto il caffè. Sorbito il caffè, spunta subito un altro atteggiamento verso le difficoltà della vita. Finalmente essa sembra possibile, aggirabile, conquistabile. Un uomo diventa attivo e fattivo”. Gli dava ragione Luciano De Crescenzo, che, nell’introduzione di “Mondo caffè”, scriveva: “Anziché scendere seguendo il consueto percorso di qualsiasi bevanda, il caffè sale, piano piano, si sistema nel cervello e resta lì, solleticandolo di tanto in tanto come un piacevole ricordo”. E’ l’effetto che il caffè fa sulla donna nel quadro di Bresciani: lei legge e ricorda. Amara è la riflessione che Pino Daniele sviluppa nella sua canzone “’na tazzulella ‘e café”.Scrisse Michele Sergio nel 2018: ““Na tazzulella ‘e cafè e maje niente ce fanno sapé”, esordisce Pino che, senza mezzi termini, censura il mal costume dei potenti di mantenere nell’ignoranza la popolazione, concedendo alla stessa solo quel poco (la metaforica tazzina di caffè) già , però, sufficiente a tenerla, per così dire, a bada, in una condizione sì di malessere diffuso ma, fatalisticamente, accettato: E nuje tirammo ‘nnanze, cu ‘e dulure ‘e panza e invece ‘e ce ajutà , ce abbòffano ‘e cafè”. Chi sa cosa scriverebbe oggi, il grandissimo Pino. Quanto siano importanti nel rito mattutino della “tazzulella” il “caffettiere” e il barista l’ho capito vedendo in azione, nel bar “Abbate” a Piazzolla di Nola, l’artista del caffè e Alina, la “direttrice” del banco. Ma torneremo sull’argomento.  

Napoli, prototipo auto esplosa in tangenziale: sei persone a processo

Al via il processo a gennaio 2026. Nell’incidente morirono due persone.

Lo scoppio di un’auto prototipo sulla tangenziale, i pm: «Progetto fallimentare portato avanti per esigenze di budget»

Dovranno rispondere, a vario titolo, di omicidio colposo i sei indagati che oggi, a Napoli, sono stati rinviati a giudizio dal giudice Ambra Cerabona nell’ambito del procedimento giudiziario sul grave incidente avvenuto sulla Tangenziale di Napoli, il 23 giugno 2023, quando una Volkswagen prototipo prese fuoco per poi esplodere causando il decesso della 66enne ricercatrice dell’istituto motori del Cnr Maria Vittoria Prati e del tirocinante di 25 anni Fulvio Filace.
Il dibattimento prenderà il via il prossimo 20 gennaio.

Napoli, dedicata a James Senese la Fiera dei Presepi di San Gregorio Armeno

La cerimonia di apertura della Fiera dei Presepi di San Gregorio Armeno venerdì 14 novembre sarà dedicata a James Senese.

 

La statuina di James Senese e i Napoli Centrale

La cerimonia inaugurale della Fiera, organizzata dall’associazione “Le botteghe di San Gregorio Armeno, presieduta da Vincenzo Capuano, e dall’associazione artigianale arte presepiale di San Gregorio Armeno, presieduta da Samuele Marigliano, con la collaborazione dell’architetto Gabriele Casillo, sarà dedicata a James Senese, uno dei più grandi musicisti napoletani del XX e XXI secolo. Verrà realizzata un statuetta di James, a quanto si apprende, da donare a un rappresentante del gruppo storico dei Napoli Centrale, la leggendaria band di cui faceva parte anche Pino Daniele. Ancora da definire il programma completo ed il parterre degli ospiti. Tra gli invitati, a quanto filtra, ci sarebbe anche Tullio De Piscopo, batterista e cantautore, nonché altro mostro sacro della musica partenopea. Invitate al taglio del nastro, ovviamente, anche tutte le istituzioni cittadine.  

E’ morto Peppe Vessicchio: il maestro del Festival ci lascia a 69 anni

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La musica italiana perde una delle sue voci più autorevoli. Peppe Vessicchio, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra noto al grande pubblico soprattutto per le sue apparizioni al Festival di Sanremo, è morto oggi all’età di 69 anni. Era ricoverato presso l’ospedale San Camillo di Roma, dove era stato posto in cura a causa del peggioramento di una polmonite interstiziale.

Un percorso artistico che ha lasciato il segno

Nato a Napoli il 17 marzo 1956, Giuseppe “Beppe” Vessicchio ha attraversato oltre quarant’anni di musica italiana firmando arrangiamenti, direzioni d’orchestra e produzioni che hanno accompagnato la storia della canzone nel nostro Paese. Per anni la sua figura è stata una presenza familiare sul palco dell’Ariston: elegante, misurato, riconoscibile. Un simbolo di competenza e dedizione alla musica, capace di accendere sentimenti e ricordi in milioni di spettatori.

Un progetto rimasto in sospeso

Nonostante la fama e gli anni di carriera, Vessicchio non aveva mai smesso di cercare nuove forme espressive. Per il 2026 era prevista la partenza di un tour teatrale, Ecco che incontro l’anima, realizzato insieme al cantautore Ron. Un lavoro pensato come cammino narrativo e sonoro attraverso la dimensione più intima della musica, ora interrotto dalla sua scomparsa.

La notizia lascia un vuoto nel mondo culturale e musicale italiano: il ricordo del maestro resta nelle melodie che ha diretto e nell’eco delle emozioni che ha saputo far nascere.

Voci e visioni. La regione che perde i suoi figli: perché lo spopolamento deve entrare al centro del dibattito elettorale

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Prima pubblicazione della nuova rubrica curata da Angelo Golino “Voci e Visioni” Spopolamento ed emigrazione: Riflessioni e interrogativi per forze politiche e candidati. Di novembre eccezionalmente. Domenica 23 e Lunedì 24 i cittadini della Campania eleggeranno la loro nuova guida politico- amministrativa; Presidente e Consiglio che guideranno le sorti della seconda regione italiana per numero di abitanti e probabilmente prima per ricchezza del Mezzogiorno. Da qualche giorno si conoscono ufficialmente sfidanti, coalizioni e liste per ciascuna delle province/circoscrizioni della Campania; ma quali realmente i veri e più gravi problemi che di qui a cinque anni dovranno veder ‘combattere’ i nuovi eletti? Tra questi, purtroppo non pochi, ci piace inserirne uno che non sempre è in cima alle agende di partiti e movimenti politici e che da una parte potrebbe apparire secondario o magari subalterno ad altri per altro verso è problematica che invece porta con sé tutta una serie di debolezze all’economia, alla società, nella fattispecie della Campania, ma in generale di grandi aree geografiche dell’intero sud, e non solo; spopolamento ed emigrazione, o invertendo i termini lungo una traiettoria causa effetti emigrazione e spopolamento. Quali le ragioni profonde, quali gli ostacoli a una concreta inversione di rotta? La questione denatalità è seria preoccupazione da anni dell’Italia tutta, a questa in troppe aree del Paese si affianca il fenomeno spopolamento che non può che aggravarne gli effetti sulla società tutta. Ogni anno migliaia di cittadini, per gran parte giovani, abbandonano le proprie realtà per emigrare e spesso per non far più ritorno alle proprie comunità di orginine. Per anni si è parlato di desertificazione di borghi e delle aree interne, generazioni di abitanti che si vedevano dimezzare perché da aree in genere più complesse e difficili in fatto di risorse tantissimi giovani abbandonavano alla volta di aree metropolitane quasi sempre del nord in vista di sbocchi occupazionali, di un futuro con migliori prospettive di crescita, di qualità di vita spesso viste come maggiormente a misura d’uomo. In tanti, tantissimi, in troppi casi si tratta di ricchezza umana persa per sempre da interi quartieri, da paesi e città che alla luce del fenomeno massiccio vedevano impoverite le proprie economie di crescita. Oggi il fenomeno è, se possibile, ancora più rilevante e spesso sono mutate le ragioni di mobilità e soprattutto non più legate alle aree interne ma è fenomeno che riguarda persino città, grandi o piccole che siano, dai capoluoghi ai paesoni di provincia. Non più sole ragioni lavorative, non più solamente prospettive di studio e formazione; talvolta pur all’aumentare di prospettive occupazionali e formative locali si sceglie di spostarsi altrove con probabilità alta di non far più ritorno. L’interrogativo alle forze politiche tutte: come si intende combattere, far fronte o anche solo studiare a fondo questo fenomeno socio culturale che sempre più incide sul tessuto antropologico dei nostri territori? Soluzioni e studi specifici sono parte dei vari programmi politici? Si ritiene si debba e si possa fare qualcosa già nell’immediato o si pensa invece sia questo un fatto storico di ciclicità economica per il quale nulla di concreto può essere concepito e che quindi va solo visto dipanarsi nei suoi effetti concreti? Angelo Golino

Stalking e autodenuncia: “Se non mi arrestate, uccido mia moglie”

In manette un uomo di 48 anni. Deve rispondere di stalking, minacce e maltrattamenti in famiglia. La coppia era separata da marzo ma lui non accettava la cosa, seguendola anche sul lavoro. Ora è in carcere Un uomo citofona alla caserma dei carabinieri della stazione Napoli Capodimonte. Il militare apre e lo fa entrare. Ha 48 anni e le sue parole sono risolute: “Se non mi arrestate io ucciderò mia moglie, sono passato ora sotto casa sua, ma non c’era”. Il maresciallo contatta immediatamente la donna e la signora – una professionista 48enne del posto – fortunatamente risponde al telefono. I due si sono lasciati nel 2023 e separati legalmente da marzo 2025. Hanno avuto due figli. Il primo ha 19 anni mentre il secondo è minorenne e soffre di una grave disabilità. L’uomo da due anni perseguita la donna e si è presentato più volte sotto casa e anche nel negozio della ex. La vittima ha dovuto cambiare le proprie abitudini, gli orari di lavoro, i percorsi per evitare di incontrarlo. É stata costretta a staccare il citofono e a richiedere una nuova utenza fissa. Lo stalker ha creato diversi account ed e mail con i quali ha continuato a minacciare di morte la donna, sua sorella, suo padre ma anche i loro stessi figli colpevoli di difendere la propria madre.

Pomigliano d’Arco, inaugurata nuova sala studi della Biblioteca comunale

Inaugurata una nuova sala studi della Biblioteca comunale Imbriani Poerio di Pomigliano d’Arco (Napoli), all’interno del complesso della Distilleria, uno degli spazi più rappresentativi della vita culturale cittadina.

L’apertura, fanno sapere dal Comune, fortemente voluta dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Raffaele Russo, rappresenta “un’importante azione di sostegno alla cultura cittadina”, offrendo a studenti e cittadini un luogo moderno, silenzioso e accessibile per lo studio e la ricerca. La gestione della biblioteca è affidata alla Fondazione Officina delle Culture. “Con questa inaugurazione vogliamo ribadire il nostro impegno per la crescita culturale della città e per la valorizzazione del patrimonio pubblico. La cultura è un investimento nel futuro di Pomigliano e la Biblioteca deve essere la casa del sapere per tutti”. Sono queste le parole di Elvira Romano, assessore al Patrimonio e alle Fondazioni, che ha ringraziato la Fondazione Officina delle Culture per l’impegno costante. Sulla stessa linea il vicesindaco Domenico Leone, il quale ha sottolineato che “Pomigliano ha bisogno di luoghi in cui i giovani possano studiare, confrontarsi e costruire insieme il proprio futuro. Questa sala studio è un passo importante in quella direzione”. Per l’assessore alla Cultura, Giovanni Russo, l’inaugurazione “è il segno concreto di una città che vuole tornare a credere nei propri spazi culturali. Offrire strumenti e ambienti adeguati allo studio significa rafforzare la coesione e la consapevolezza della comunità”. “Siamo orgogliosi di contribuire alla rinascita culturale della città – ha affermato invece il presidente della Fondazione Officina delle Culture, Francesco Cristiani – Questa sala studio è il frutto di un lavoro condiviso tra istituzioni e cittadinanza”.