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Domani i funerali di Domenico, lutto cittadino a Nola. Quattro mesi ai periti per l’autopsia

Si svolgeranno domani alle 15 nel Duomo di Nola i funerali di Domenico, il bambino deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore rivelatosi fatale. Il piccolo era morto sabato 21 febbraio, a distanza di due mesi dall’intervento effettuato lo scorso 23 dicembre.

In segno di vicinanza alla famiglia e di partecipazione al dolore dell’intera comunità, il Comune di Nola ha proclamato il lutto cittadino per la giornata delle esequie. Le bandiere saranno esposte a mezz’asta negli edifici pubblici e l’amministrazione ha invitato cittadini, associazioni e attività commerciali a osservare un momento di raccoglimento durante la celebrazione funebre.

A darne comunicazione è stato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, parlando con i cronisti al termine dell’udienza davanti al gip.

“C’è stata un’apertura grande sul dibattimento, non è stato il solito incidente probatorio, sono stati dati 120 giorni a partire da oggi ai periti per sviluppare la loro relazione, il rinvio va all’11 settembre 2026. La salma sarà liberata in serata, c’è il nullaosta cosiddetto ‘in bianco’ consegnato al medico legale, una volta finite le operazioni, il medico libererà la salma, con i funerali domani mattina”, ha spiegato l’avvocato Petruzzi.

Intanto emergono nuovi elementi dalla documentazione tecnica. Nei verbali dell’audit interno dell’Azienda ospedaliera dei Colli, richiamati nella relazione trasmessa dalla Regione Campania al Ministero della Salute, si evidenzia una “insufficiente comunicazione tra equipe di espianto ed equipe di impianto”.

Gli esperti hanno messo in luce una possibile “assenza o mancata applicazione delle procedure condivise per l’espianto, conservazione e trasporto dell’organo”. Secondo quanto riportato, sarebbero state rilevate incongruenze nelle ricostruzioni fornite e “non sono state intercettate le criticità prima del completamento della cardiectomia”, ovvero la rimozione del cuore malato prima dell’arrivo dell’organo destinato al trapianto, successivamente risultato “congelato”.

Tra gli aspetti critici segnalati figurano anche “l’assenza di monitoraggio e controllo della temperatura durante il trasporto” e soprattutto “la mancata formalizzazione di ruoli, responsabilità e punti di verifica nelle fasi critiche del processo”, elementi che, secondo quanto riportato nei documenti, sarebbero riconducibili proprio a “una insufficiente comunicazione tra equipe di espianto ed equipe di impianto”.

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