Somma Vesuviana al voto. PD, stallo e tensioni interne: alcuni iscritti chiedono un’assemblea urgente

0
Pressing interno per convocare un confronto immediato. Nel mirino gestione del circolo, alleanze e scelta del candidato sindaco. Richiesta formale di convocazione urgente dell’assemblea di circolo. È quanto emerge da un documento sottoscritto da diversi iscritti e indirizzato ai vertici provinciali e cittadini, oltre che alla commissione di garanzia.
Alla base dell’iniziativa, una situazione definita di stallo che, secondo i firmatari, si trascina da mesi. Nel testo si evidenziano le difficoltà delle forze politiche riconducibili al cosiddetto “campo largo”, incapaci – si legge – di superare le divisioni interne già emerse nella precedente esperienza amministrativa.
Non solo. I sottoscrittori chiedono anche una ridefinizione del perimetro politico, sottolineando come non possano essere inclusi soggetti che, pur formalmente appartenenti a quell’area, abbiano nel tempo assunto posizioni e comportamenti in contrasto con essa.
Tra i punti più critici sollevati, anche la gestione interna del circolo. Viene segnalata una carenza di informazione e comunicazione, oltre a una conduzione della segreteria definita “solitaria” e priva del necessario supporto di un direttivo.
Da qui la richiesta di un confronto immediato, ritenuto non più rinviabile. Sullo sfondo, la necessità di arrivare rapidamente alla scelta del candidato sindaco in vista delle prossime elezioni. Una decisione che, secondo i firmatari, dovrebbe passare attraverso lo strumento delle primarie, coinvolgendo elettori e simpatizzanti e favorendo al contempo un rinnovamento della classe dirigente locale.
Il documento si chiude con l’elenco dei firmatari, a sostegno della richiesta di convocazione dell’assemblea.

Giornata Mondiale dell’Acqua, l’EIC celebra la rinascita del Sarno: un docufilm e una rivista

0
  La Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dall’ONU nel 1992, ha dato vita anche quest’anno a oltre mille iniziative in tutto il mondo. In Campania, l’Ente Idrico Campano ha inteso dare alle celebrazioni conclusesi quest’oggi un significato concreto e simbolico, basato sul concetto di “acqua ritrovata”. Emblema di questo percorso, il risanamento del fiume Sarno, per anni tra i corsi d’acqua più inquinati d’Europa e ora protagonista di un processo di recupero ambientale, voluto e realizzato da Eic e Gori con la Regione Campania, che restituisce valore al territorio e alle comunità. A questo si affianca il dato sempre più rilevante della piena balneabilità del mare campano, segno tangibile di un miglioramento diffuso della qualità delle acque. IL DOCUFILM “FIUME MADRE” Ed è per questo che durante la giornata è stato proiettato per la prima volta il docufilm Fiume Madre, diretto da Giuseppe Alessio Nuzzo: un racconto che intreccia memoria, denuncia e speranza, e restituisce centralità al rapporto tra uomo e ambiente. Nei quattro mesi di registrazioni sono state intervistate 22 persone: cittadini, attivisti, rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della magistratura, artisti e intellettuali. Le riprese, anche con i droni, hanno ripercorso i 26 km del corso d’acqua rinato dopo gli interventi, con tappe lungo i Comuni delle tre province bagnate dal Sarno e negli impianti e nelle infrastrutture realizzate in questi anni. Il film, il cui progetto è stato presentato durante il Festival del Cinema di Cannes, ha visto gli autori impegnati in una certosina opera di ricerca storiografica e bibliografica, nonché negli archivi Rai, per ricostruire gli anni più bui del fiume: il racconto di una ferita che oggi è diventata simbolo di rinascita, dalla foce fino al mare. CAMPANIA BLU – IL DIBATTITO La giornata ha poi visto un confronto istituzionale su infrastrutture e progettualità, con la tavola rotonda “Campania Blu – La Rinascita delle Acque”, che ha visto la partecipazione del vicegovernatore e assessore al Mare, Mario Casillo, dell’assessore all’Ambiente, Claudia Pecoraro, e del presidente dell’Ente Idrico Campano, Luca Mascolo, impegnati nel delineare strategie e interventi per la tutela e la valorizzazione della risorsa idrica. Il dibattito è stato moderato dal direttore de Il Mattino, Vincenzo Di Vincenzo. Al termine dei lavori è stata presentata la rivista quadrimestrale edita dall’Eic, “Percorsi D’Acqua” , progetto editoriale nato per dare voce a un settore spesso percepito come distante. IL CONTEST NOTE D’ACQUA Accanto alle politiche e agli interventi ambientali, la Giornata ha assunto anche la dimensione culturale e partecipativa dell’acqua. In questo contesto si inserisce il contest musicale Note d’Acqua, dedicato agli studenti. L’edizione 2026 si è conclusa con un ex aequo al primo posto: vincono il Liceo Musicale “Francesco Severi” di Castellammare di Stabia con l’inedito Siamo fatti d’acqua e l’Istituto Superiore Statale “Carlo Levi” di Marano di Napoli con Il coraggio di tuffarsi, due brani intensi e originali. Secondo posto al Liceo Classico “Torquato Tasso” di Salerno con Il fiume di Siddhartha, mentre il terzo va all’Istituto “Don Lorenzo Milani” di Gragnano con I have nothing. Quarto il Liceo “Pitagora – B. Croce” di Torre Annunziata, quinto l’Istituto “Guglielmo Marconi” di Giugliano. Premio speciale ancora al “Tasso” con Orinoco. Un’edizione partecipata che ha valorizzato impegno, espressività e lavoro di squadra. DICHIARAZIONI LUCA MASCOLO – PRESIDENTE EIC «La Giornata Mondiale dell’Acqua in Campania non è una ricorrenza, ma un momento di concreta analisi sull’acqua ritrovata, sulla gestione virtuosa, sui progetti e i fondi che l’Eic ha intercettato e è al lavoro per intercettare per pianificare un servizio idrico integrato sempre più efficiente. Nello stesso tempo, vogliamo mettere al centro il dialogo tra istituzioni, cittadini e giovani generazioni, promuovendo progetti sostenibili e la cultura dell’acqua in tutte le sue forme. Ambiente, arte e partecipazione devono generare consapevolezza e responsabilità: l’acqua è vita, e insieme dobbiamo proteggerla e valorizzarla ogni giorno». DICHIARAZIONI MARIO CASILLO – VICEPRESIDENTE GIUNTA REGIONALE CAMPANIA E ASSESSORE AL MARE «Come Regione lavoriamo per rafforzare gli investimenti nelle infrastrutture idriche e nel recupero della balneabilità: perché un mare pulito nasce da territori curati, da reti efficienti e da sistemi di depurazione adeguati. Solo intervenendo alla radice possiamo garantire davvero qualità delle acque e piena balneabilità, restituendo a tutta la Campania un ambiente più sano e un futuro più sostenibile». DICHIARAZIONI CLAUDIA PECORARO – ASSESSORE ALL’AMBIENTE DELLA REGIONE CAMPANIA «Un modello integrato e sostenibile deve guidare la trasformazione dei territori mettendo in relazione ambiente, acqua e infrastrutture. Solo così si costruiscono comunità resilienti, capaci di affrontare le sfide del cambiamento climatico. Il modello di città ereditato ha mostrato i suoi limiti: è tempo di ripensare l’urbanistica, ricucire il tessuto sociale e proteggere territori e persone. Rigenerare oggi per custodire il domani».      

Donna simula rapimento del figlio per like a Marigliano

0

Una madre ha inscenato il rapimento del figlio piccolino a Marigliano per ricevere qualche like sui social, smascherata dalle riprese di video sorveglianza

La donna, in un apparente stato di shock, si è presentata dai Carabinieri di Marigliano con il figlio piccolino di appena due anni, denunciando un tentato rapimento di quest’ultimo.

Ha raccontato ai militari che mentre stava passeggiando per Corso Umberto a Marigliano uno sconosciuto si è avvicinato di colpo tentando di rapire con forza il bimbo che si trovava nel passeggino.

Il colpo non è andato a buon fine, a detta della donna, perché il bambino era allacciato all’interno del passeggino. Dato il fallimento del rapimento, il soggetto di sarebbe allontanato di corsa facendo perdere le proprie tracce.

In caserma avrebbe anche mostrato ai carabinieri la tutina del piccolo lacerata, segno dello strattone subito poco prima. A questo punto, i militari si sono rivolti ai proprietari dei locali commerciali siti in Corso Umberto per sentire le versioni dei testimoni al fine di accertare la dinamica del tentato rapimento e l’identità dell’uomo e hanno verificato le immagini delle telecamere pubbliche e private della zona.

Da quest’ultime si è chiarito il tutto. Infatti, nelle immagini si vede in maniera chiara che nessuno si è avvicinato al passeggino e di conseguenza il tentato rapimento non è mai avvenuto.

La donna è stata nuovamente convocata in caserma e inizialmente continuava a confermare la versione del tentato rapimento. Però, dopo le incalzanti domande dei carabinieri, la madre del bambino ha iniziato a piangere ammettendo di aver inventato tutto per ottenere dei likes sui social. Da qui è scattato il deferimento all’autorità giudiziaria per simulazione di reato.

San Vitaliano al voto. Pasquale Raimo, detto Lino, annuncia la candidatura a Sindaco

0
Riceviamo e pubblichiamo  

San Vitaliano. Pasquale Raimo, detto Lino, annuncia la candidatura a Sindaco: “Candidato per amore del mio paese. Dignità, onestà e partecipazione per ricreare il senso di appartenenza e di comunità”

    San Vitaliano. Il dott. Pasquale Raimo, per tutti Lino, annuncia ufficialmente la propria candidatura alla carica di Sindaco di San Vitaliano, presentando un progetto amministrativo che punta a ricostruire fiducia e stabilità dopo la fase di commissariamento vissuta dal Comune. Medico chirurgo in servizio presso l’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, Raimo, classe 1974, ha già maturato esperienza amministrativa come Vicesindaco dal 2008 al 2013 e come Segretario locale del Partito Democratico. Un percorso che intende oggi mettere a disposizione della comunità con un programma fondato su trasparenza amministrativa, legalità e partecipazione civica. “San Vitaliano in buone mani, in mani buone” è il motto che accompagna la candidatura, insieme all’impegno a tradurre i principi di dignità, onestà e trasparenza in azioni concrete.   Tra le priorità indicate: Il ripristino di un rapporto diretto tra cittadini e istituzioni, il rafforzamento dei servizi essenziali e soprattutto lo sviluppo del territorio ripartendo dalla scuola, dallo sport, dal teatro, dalle associazioni e dalla rinascita del centro storico per riscoprire insieme un nuovo senso di appartenenza e di innamoramento verso il paese. Figlio di Salvatore Giuseppe Raimo, già sindaco del paese, il candidato richiama una tradizione politica familiare che intende reinterpretare in chiave attuale, con l’obiettivo di coniugare esperienza e rinnovamento.    

“Ho scelto di essere al servizio delle persone, ascoltando i loro bisogni e prendendomi cura della loro salute. Sento oggi il dovere di ampliare questo impegno mettendo il mio tempo, le mie competenze e la mia dedizione al servizio dell’intero paese,” dichiara Lino Raimo.

   

Accanto al candidato, una squadra composta da professionisti e cittadini con esperienze diversificate, che sarà presentata pubblicamente nei prossimi giorni insieme ai punti programmatici nel dettaglio. Per Raimo, San Vitaliano rappresenta una comunità da ricostruire nel rapporto tra istituzioni e cittadini, attraverso un’azione amministrativa orientata alla concretezza, per ricreare un legame innanzitutto di trasparenza. Nel manifesto di presentazione il candidato sceglie il Noi all’Io: “Camminate al mio fianco,” conclude Raimo. “Il nostro obiettivo è restituire al paese stabilità, credibilità istituzionale e prospettive di sviluppo.”

Marigliano, videosorveglianza: convenzione con i Carabinieri. Bocchino: “Controllo H24, sicurezza più forte”

L’Amministrazione comunale di Marigliano rafforza il sistema di sicurezza sul territorio. Su proposta dell’assessore Antonio Allocca, la Giunta guidata dal sindaco Gaetano Bocchino ha approvato lo schema di convenzione con il Comando dei Carabinieri per l’accesso diretto al sistema di videosorveglianza comunale.

L’intesa consente alle forze dell’ordine di collegarsi da remoto alle telecamere installate sul territorio, senza necessità di richiesta preventiva delle immagini, garantendo così un monitoraggio continuo, 24 ore su 24.

Un passaggio operativo che punta a rendere più tempestivi gli interventi e più efficace l’azione di prevenzione e contrasto ai fenomeni di criminalità diffusa.

Il sistema di videosorveglianza comunale, già utilizzato per la sicurezza urbana, la tutela del patrimonio e il controllo del traffico, viene così integrato in maniera strutturata con l’attività dell’Arma.

«Mettiamo a disposizione delle forze dell’ordine uno strumento immediato ed efficace – dichiara il sindaco Gaetano Bocchino – per garantire un controllo costante del territorio e rafforzare la sicurezza della nostra comunità».

San Giorgio, Polizia Locale chiude locale dopo blitz

0
Proseguono le attività del Comando di Polizia Municipale di San Giorgio a Cremano per il controllo ed il rafforzamento delle misure di sicurezza nei locali adibiti al pubblico spettacolo: diversi i sopralluoghi effettuati dagli agenti guidati dal Comandante Gabriele Ruppi, che hanno riscontrato diverse violazioni amministrative, in relazione alle quali sono state notificate ai titolari diffide ad adempiere alle prescrizioni violate entro i termini previsti dalla legge. In un locale in particolare però gli agenti nel corso della loro ispezione, notavano una diversa distribuzione degli spazi interni rispetto alla planimetria allegata alla SCIA di ampliamento del locale, oltre ad ulteriori difformità in materia edilizia, sanitaria e di sicurezza sui luoghi del lavoro. A seguito di ulteriori controlli eseguiti in collaborazione con il locale Commissariato di Polizia di San Giorgio a Cremano, il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli e degli addetti delle Unità Operative di Veterinaria, Prevenzione Collettiva e Sicurezza sui luoghi di lavoro dell’ASL Napoli 3 Sud, venivano rilevate difformità alle norme di prevenzione incendi e confermate le violazioni precedentemente accertate. Pertanto, con apposita ordinanza dirigenziale dell’Ufficio Suap è stata disposta la sospensione delle attività di somministrazione di alimenti e bevande ed il sequestro penale del locale.

Maxi sequestro al porto di Napoli: 130 tonnellate di rifiuti tessili dirette in Nigeria

0
  Un traffico mascherato da commercio di abiti usati, ma che in realtà nascondeva un’operazione illecita di smaltimento di rifiuti all’estero. È quanto emerso dai controlli effettuati nel porto di Napoli dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dalla Guardia di Finanza. Oltre 130 tonnellate di materiali tessili erano pronte per essere spedite in Nigeria, formalmente come merce destinata alla rivendita. Tuttavia, l’analisi del contenuto dei container ha evidenziato la presenza di rifiuti urbani non trattati: vestiti, scarpe e accessori raccolti senza alcun processo di selezione o sanificazione. Una condizione che, secondo la normativa vigente, impedisce di qualificare questi materiali come beni riutilizzabili, facendoli rientrare invece nella categoria dei rifiuti speciali. Proprio questa distinzione è al centro dell’attività investigativa: trasformare rifiuti in “merce” consente infatti di aggirare i vincoli più stringenti sullo smaltimento e ridurre i costi. Determinante è stata anche l’analisi della documentazione allegata alla spedizione, che ha fatto emergere ulteriori irregolarità. Le società coinvolte non risultavano autorizzate alla gestione dei rifiuti, elemento che ha aggravato il quadro accusatorio. Per i due rappresentanti legali delle aziende organizzatrici, un uomo di 47 anni e una donna di 59, è scattata la denuncia per traffico illecito di rifiuti e falso ideologico. L’operazione rappresenta un ulteriore segnale dell’attenzione delle autorità verso i traffici internazionali di rifiuti, fenomeno che continua a rappresentare una delle principali minacce ambientali, soprattutto quando coinvolge Paesi extraeuropei.

Cercola. Inaugurato il “mamemimò park”, il parco sonoro dedicato ai minori vittime innocenti di reati

Riceviamo e pubblichiamo

Il sindaco Rossi: «Terrà i nostri ragazzi lontani dalla strada»

È stato inaugurato ieri mattina a Cercola (in Viale delle Palme, 30)  il “mamemimò park”, il parco sonoro dedicato ai minori campani vittime innocenti di reato: un’iniziativa unica in Campania. A ogni bambina, bambino e adolescente vittima innocente sarà dedicato un arbusto donato dai Vivai Forestali della Regione Campania, grazie alla Fondazione Pol.i.s., che ha sostenuto anche l’acquisto degli strumenti musicali da esterno che sono stati installati all’interno del parco, che sarà quindi un luogo interattivo in cui si potrà ascoltare il suono di uno strumento abbinato alla storia di ciascuna vittima ricordata.

 

«Il “mamemimò park” è frutto di una comunione di intenti tra Regione Campania, Comune di Cercola e Scintilla, che lo gestirà. La sua nascita si deve in particolar modo ai sogni, all’inventiva e alla tenacia della maestra Luciana Mazzone, che ha voluto fortemente portare a termine questo progetto a Cercola, e che voglio ringraziare per la sua passione e competenza» ha affermato il sindaco di Cercola, Biagio Rossi, che ha aggiunto: «Ringrazio, in particolare, l’assessore regionale Enzo Cuomo, che ci ha portato i complimenti del presidente Roberto Fico per la lodevole iniziativa in favore della legalità, così come il consigliere Giorgio Zinno, vicepresidente della commissione anticamorra del Consiglio regionale della Campania, intervenuto alla manifestazione». All’evento hanno, inoltre, preso parte la vicepresidente della Fodazione Pol.i.s., Rosaria Manzo, il presidente Aicip, Arturo GiustardiRosa Caterina Marmo (dirigente Uos Ambiente e Clima della Regione Campania) e Tea Monacella (corista del coro di voci bianche il Manicoro, che si è esibito insieme a il Cockoo).

 

«Questo Parco, che si inserisce in un Piano complessivo di riqualificazione dell’area che circonda Piazzale Filangieri, rappresenta un altro luogo dove poter crescere i nostri figli, tenendoli lontani dalla strada, a pochi passi dall’innovativo Parco giochi inaugurato pochi mesi fa. Un altro tassello nella rinascita di Cercola che, passo dopo passo, sta diventando un comune sempre più a misura di bambino» ha poi concluso il sindaco Rossi.

Somma Vesuviana, trentasei anni fa il primo dissesto finanziario comunale

Storicamente i dissesti finanziari comunali o municipali sono stati sempre un fenomeno complesso dalle radici profonde, consolidatosi soprattutto dagli anni ’80 del Novecento con l’introduzione di procedure normative specifiche.     Il fenomeno è stato sempre concentrato nel Mezzogiorno, con oltre l’80% delle dichiarazioni di dissesto proveniente da Sicilia, Calabria e Campania. Prima del 1989, comunque, il ripianamento dei debiti comunali era spesso garantito dallo Stato. Con l’introduzione, invece, della legge 144/1989 e la successiva riforma del TUEL (Testo Unico Enti Locali), fu formalizzata la procedura di dissesto per i Comuni in stato di insolvenza. Resta il fatto che dopo l’istituzione della suddetta procedura, nei primi anni ’90 ci fu un numero elevatissimo di casi, con un record di 125 dissesti nel 1989 e una media di 40 all’anno nel quinquennio 1990-1994. Il fenomeno ha poi avuto andamenti altalenanti, con una ripresa significativa dopo il 2012 e un triplicarsi dei casi nel periodo 2012-2017. La dinamica delle crisi finanziarie dei Comuni in Campania, in particolare, è stata sostenuta, attentamente, nel 2024 dalla Corte dei Conti – Sezione Autonomie – in una Relazione al Parlamento.     Il più grande Comune nella Città metropolitana di Napoli resta, attualmente, Somma Vesuviana, interessato da una forte procedura di crisi, a conferma anche delle ultime notizie apparse sui quotidiani nazionali e locali e il cui caso è ben riportato dalla testata ilMediano. Il primo dissesto, comunque, a Somma Vesuviana risale al 1990, a cavallo fra due amministrazioni, guidate da Vittorio e Antonio Piccolo, anche se strutturalmente si consolidò con la gestione sindacale precedente. All’ epoca, il Municipio di Somma Vesuviana dichiarò il dissesto finanziario con una delibera consiliare del 18 giugno 1990 la numero 50. Quell’ anno, in provincia di Napoli, oltre a Somma, a concorrere alla rottura dell’equilibrio finanziario ci fu anche il Comune di Sant’ Antonio Abate con atto consiliare del 13 dicembre del 1990.    
Sindaco Antonio Piccolo
Bisogna ricordare agli attenti lettori, tornando indietro nel tempo, che alle elezioni cittadine del 1988, la Democrazia Cristiana conquistò 7.957 voti e 14 seggi, il Partito Socialista Italiano 6.116 voti e 11 seggi, il Partito Comunista 1.340 voti e 2 seggi, il Partito Socialista Democratico di Umberto Granato 1248 voti e 2 seggi. Il 14 luglio successivo, gli accordi democristiani stabilirono che il dott. Vittorio Piccolo lasciasse la corrente del compianto democristiano avv. Nicolò Iossa e facesse il sindaco. Così fu, ma già nel 1989, la Giunta iniziò a vacillare. Somma contava all’epoca ben 28.695 abitanti. Il 9 febbraio del 1990, cadde l’Amministrazione di Vittorio Piccolo e al suo posto subentrò il cugino Antonio Piccolo, ex MSI ed ex PSDI, con un balzano accordo con la sinistra.   La motivazione principale del dissesto all’epoca risiedeva in un grave squilibrio di bilancio derivante non solo da debiti fuori bilancio accumulati, ma soprattutto da una gestione finanziaria carente. La necessità, quindi, di ricorrere alle procedure di risanamento. Il Consiglio cittadino con quella deliberazione, esecutiva ai sensi di legge, dichiarò lo stato di dissesto finanziario con un ricorso alle procedure di risanamento in relazione principalmente all’art.25 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito successivamente nella suddetta legge 24 aprile 1989, n. 144, e successive modificazioni. Con decreto del Presidente della Repubblica, On. Oscar Luigi Scalfaro, del 23 febbraio del 1993 fu nominata la commissione straordinaria di liquidazione nelle persone della dott.ssa Anna Sammarco, del dott. Filippo Maraniello e del dott. Augusto Polito per l’amministrazione della gestione e dell’indebitamento pregressi   e   per   l’adozione   di   tutti   i provvedimenti per l’estinzione dei debiti del Municipio di Somma.   Nel 1995, il dott.  Filippo Maraniello, dopo aver comunicato di non poter proseguire nell’incarico, fu sostituito dal dott. Francesco D’Ambrosio con decreto del Presidente della Repubblica del 7 giugno 1995. A concorrere positivamente alla chiusura positiva della procedura di dissesto finanziario – ci racconta l’Avv. Pasquale Piccolo, ex sindaco e consigliere – ci fu anche l’esperto avv. Cimmino Vincenzo, consigliere municipale. Resta il fatto che i debiti pregressi furono eliminati tramite transazioni al 40-50% del credito su sentenze, contenziosi e crediti vantati da fornitori e creditori e il tutto avvenne nell’ arco temporale di tre anni. La gestione commissariale ottenne riduzioni significative dei debiti pregressi, abbattendo la pretesa iniziale dei creditori. La passività di circa 2 miliardi mezzo fu progressivamente abbattuta, segnando la fine di una gestione contabile insostenibile e l’inizio di una fase di risanamento forzato.    

La Psicologia delle urne vesuviane…

Un’analisi clinica e sociale su come la mente dei cittadini affronta la scelta elettorale, tra razionalità e passioni viscerali.     A poche settimane dal referendum, il voto per il rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali vedrà coinvolti numerosi centri campani, inclusi i capoluoghi di Salerno e Avellino. A Somma Vesuviana (e comuni del nolano), la sfida elettorale si preannuncia accesa, per la lunga crisi politica, amministrativa, ormai diretta al dissesto finanziario per un buco di 18 milioni di euro, con la presentazione di liste civiche e partitiche che cercheranno di interpretare il bisogno di stabilità espresso dalla cittadinanza, in questo territorio l’urna elettorale non è solo un dispositivo democratico, ma il terminale di una complessa rete di appartenenze. In una terra dove il sacro e il profano si intrecciano sotto l’ombra del Monte Somma, la scelta del candidato risponde spesso a una dinamica psicologica e affettiva di protezione dell’identità. La Festa delle Lucerne, celebrata ogni quattro anni nel borgo aragonese del Casamale, è l’evento che meglio potrebbe descrivere la “geometria affettiva” del territorio. L’allestimento dei vicoli con migliaia di lucerne alimentate a olio, disposte su telai dalle forme simboliche (esagoni, triangoli, cerchi), richiede un lavoro corale che annulla temporaneamente le distinzioni di classe e di schieramento. Tuttavia, questo “lavorare insieme” crea un capitale sociale che i candidati vorrebbero utilizzare, presentandosi come custodi della tradizione.     Simbolo Geometrico della Festa                              Significato                                  Valenza Politico-Sociale Triangolo:                                                                 Fuoco/acqua                            Passione politica e richiamo al rischio vulcanico Cerchio:                                                          Aria/ Perfezione, Infinito           Universalità e condivisione dei valori comunitari Quadrato:                                                                           Terra                                    Possesso del territorio e radicamento agricolo Rombo/Esagono/ Spirale:                                         Respiro/Flusso                           Dinamismo sociale, capacità di innovazione     Non si vota solo un programma amministrativo; si vota per confermare l’appartenenza a un “micro-mondo” — che sia la paranza, l’associazione culturale o lo storico legame di vicinato. Questa psicologia del riconoscimento trasforma il candidato in uno specchio: l’elettore non cerca necessariamente il tecnico più esperto, ma colui che “parla la sua lingua”, che abita gli stessi spazi fisici ed emotivi. È il trionfo dell’euristica della familiarità: ciò che ci è noto ci appare istintivamente più sicuro, anche quando la logica richiederebbe un cambiamento radicale; tendiamo a fidarci di ciò che conosciamo meglio. In campagna elettorale, questo si traduce nella ricerca di un candidato che “frequenta la nostra stessa piazza” o “conosce la nostra famiglia”. Il problema non è solo politico, ma psicologico: riuscire a distinguere il legame affettivo dal dovere civico, l’amicizia del bar dalla competenza gestionale; comprendere come l’affettività si trasformi in partecipazione politica. Vediamo insieme quali trappole si insinuano e ci condizionano  in questo delicato rapporto tra emozioni e politica.     La trappola della Familiarità: il candidato come “Uno di Noi” L’euristica della disponibilità gioca un ruolo cruciale nella percezione dell’efficacia amministrativa. Secondo questo meccanismo, le persone valutano la probabilità di un evento o la qualità di un candidato sulla base della facilità con cui esempi pertinenti vengono richiamati alla memoria. L’euristica della rappresentatività, d’altro canto, spinge l’elettore a categorizzare i candidati sulla base di stereotipi preesistenti o di schemi di “leadership territoriale”. Un candidato che incarna i tratti del “buon padre di famiglia” o del “professionista radicato”, figure storicamente associate alla stabilità nel Mezzogiorno, viene percepito come più idoneo indipendentemente dalle sue competenze specifiche in materia di pubblica amministrazione. Questo processo è alimentato dalla socializzazione primaria, dove i modelli di autorità vengono interiorizzati fin dall’infanzia all’interno delle agenzie educative e familiari. Il confine tra vita pubblica e privata è sottile come un vicolo del Casamale.     Il rischio psicologico? Confondere la simpatia personale con la competenza amministrativa. Spesso votiamo chi ci somiglia per rassicurare noi stessi, proiettando sul candidato i nostri desideri, senza chiederci se abbia effettivamente le capacità tecniche per gestire il bilancio comunale o i fondi del PNRR. La trappola del “Noi contro Loro” Le elezioni comunali accendono una dinamica di identità sociale molto forte. La città smette di essere un’entità unica e si frammenta in fazioni. Psicologicamente, questo crea un “senso di appartenenza” che può diventare tossico: l’avversario non è più un cittadino con una visione diversa, ma un nemico da sconfiggere. Questa polarizzazione agisce come una nebbia cognitiva: ci impedisce di analizzare criticamente le proposte reali, perché siamo troppo impegnati a difendere il “nostro colore” o il nostro quartiere. È la vittoria dell’emozione sulla razionalità, dove il voto diventa un atto di fede guerriera invece di una scelta civile.     La trappola del “Sentirsi in Debito” Un aspetto delicato riguarda la gestione delle aspettative. Molti cittadini vivono il rapporto con il politico attraverso la lente della reciprocità. Non si tratta necessariamente di corruzione, ma di un meccanismo psicologico profondo: il “sentirsi in debito”. Se un candidato si mostra presente in un momento di difficoltà personale o familiare, scatta un senso di obbligo morale. Questo trasforma il voto da un diritto collettivo a un ringraziamento privato. La sfida per l’elettore sommese è spezzare questa catena invisibile, comprendendo che il benessere della città (servizi, strade, decoro) è un diritto di tutti e non il “regalo” di qualcuno.     In definitiva, le dinamiche psicologiche che muovono il consenso a Somma Vesuviana ci dicono una cosa fondamentale: votare è un atto profondamente umano, intriso di emozioni, legami e paure. Ma proprio perché siamo esseri razionali, abbiamo il dovere di non restare prigionieri di questi meccanismi. La vera “cura” per una politica che troppo spesso appare asfittica o ripetitiva non sta in un nuovo messia, ma in un cambio di postura psicologica da parte di noi cittadini, il coraggio di spezzare la catena del debito emotivo, di guardare oltre il perimetro rassicurante del “nostro rione” e di valutare i programmi per la loro fattibilità, non per la capacità del candidato di stringerci la mano con vigore. Il voto nell’area vesuviana del 2026 non sarà solo una conta numerica di consensi, ma il riflesso di un delicato equilibrio tra memoria storica e speranza di cambiamento. La psicologia dell’elettore, tesa tra l’uso di euristiche semplificatorie e l’attivazione di emozioni profonde legate alla sicurezza e all’identità, richiede una classe politica capace di andare oltre la gestione dell’emergenza. Alle prossime elezioni comunali, la sfida non sarà solo tra liste o coalizioni, ma tra due modi di intendere la nostra comunità: restare ancorati a una psicologia dell’appartenenza tribale o evolvere verso una psicologia del bene comune. Quando chiudiamo la tendina della cabina elettorale, non stiamo solo scegliendo un sindaco: stiamo decidendo quale parte di noi vogliamo che governi la città. La nostra parte più fragile e condizionabile, o quella più libera e lungimirante? La risposta, questa volta, non è scritta sui manifesti, ma nella nostra capacità di restare lucidi.   Giuseppe Auriemma Psichiatra Psicoterapeuta Psico-oncologo di II Livello