Inquinamento, tensione in Consiglio: opposizione occupa, caso torna in Commissione

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ACERRA – Qualità dell’aria, se ne discuterà nell’apposita Commissione. E’ quanto ha stabilito questa mattina il Consiglio Comunale di Acerra in merito all’ordine del giorno sulle iniziative da intraprendere nel territorio. Con 13 voti favorevoli , 1 contrario e altri 8 consiglieri presenti ma che non hanno partecipato alla votazione, l’Assise ha approvato la richiesta di rinvio della discussione nella Commissione Consiliare ‘Ambiente, Diritto alla Salute e Transizione Ecologica’.

Un argomento complesso ed articolato che va ulteriormente approfondito” sottolinea il sindaco Tito d’Errico.

Nel corso del Consiglio, infatti, è intervenuto il dott. Giuseppe Onorati, Dirigente dell’Arpac, il quale ha fornito una panoramica  della questione, che resta di vasta area, a partire dai riferimenti normativi europei. Onorati ha spiegato che le emissioni di polveri sottili nell’aria sono dovute per la stragrande maggioranza alla combustione delle biomasse (caldaie, impianti di riscaldamento e stufe a pellet) ed al traffico veicolare con motorizzazione diesel.

 

Nella relazione dell’assessore all’Ambiente Milena Tanzillo – sostiene il sindaco – viene evidenziato quanto già posto in essere dall’amministrazione comunale, a cominciare dalla piena applicazione agli adempimenti legislativi, oltre a chiarire le misure nel medio e lungo termine che ci proponiamo di realizzare per mitigare le criticità emerse”.

 Opposizione occupa aula per protesta

Consiglieri di Coalizione Civica occupano l’aula del Consiglio comunale per richiamare l’attenzione del Prefetto sulla irregolare conduzione del Presidente Lettieri.

I consiglieri comunali di Coalizione Civica e Movimento di Popolo, Casoria, Catapane, La Montagna, Maietta, Messina, Nocera, Piatto e De Maria, hanno occupato l’aula del Consiglio comunale per richiamare l’attenzione del Prefetto sulle modalità di conduzione dell’assise da parte del Presidente, in palese violazione di legge, statuto e regolamenti, finalizzata a comprimere i diritti dell’opposizione.

Il Presidente ha interrotto la discussione in corso sull’inquinamento dell’aria, imponendo la votazione del rinvio senza che i consiglieri potessero esprimere le loro posizioni.
E’ un atteggiamento reiterato, segnalato più volte, che impone l’intervento di S.E. il Prefetto per rendere agibile il Comune di Acerra.

San Giuseppe Vesuviano, pensionato scomparso. L’appello della famiglia a “Chi l’ha visto?”

San Giuseppe Vesuviano. Si cerca Aniello Ambrosio, il pensionato di 71 anni scomparso lo scorso 20 febbraio.

Non si fermano le ricerche per ritrovare Aniello Ambrosio, l’anziano residente a San Giuseppe Vesuviano scomparso dieci giorni fa. Il 20 febbraio scorso l’uomo  si è allontanato dalla casa in cui vive con la moglie intorno alle 12. Non vedendolo rientrare per pranzo, la nipote Federica ha subito lanciato un appello urgente per cercare di ritrovare il nonno. I familiari sono molto preoccupati, dal momento che il pensionato non ha con sé il suo cellulare e i suoi documenti. Secondo le parole dei figli e della moglie, Aniello si trova in un periodo di grande difficoltà e fragilità, dovuto a seri problemi di salute per i quali necessita di cure specifiche.

La famiglia ha già presentato denuncia presso le autorità competenti e ha dedicato tutti i propri sforzi per cercare Aniello, esplorando i luoghi in cui potrebbe essere andato, ma finora senza alcun successo. Nelle ultime ore, dopo un susseguirsi di post per ritrovarlo sui social e un accorato appello della famiglia tramite il programma “Chi l’ha visto?”, hanno cominciato a girare su Facebook alcune foto di un uomo anziano che si aggira per la Stazione ferroviaria di Angri. Purtroppo, nonostante la somiglianza, non si tratterebbe di Aniello.

Fonte immagine: Pagina Facebook “Chi l’ha visto?”

Antonio, un postino per amico

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Somma Vesuviana. 

Solo lettere, pacchi e raccomandate. Antonio Giacomini, cinquant’anni appena compiuti, è un postino del centro di Somma Vesuviana. Un messaggero che la gente aspetta fiduciosa e, a volte, maledice, soprattutto quando arriva una raccomandata di colore verde. Antonio ha un’espressione sorniona, un sorriso a volte malinconico e spesso beffardo. Cavalca le vicende umane con buona maestria. Conosce ogni angolo di via Aldo Moro, via Canonico Feola e Rione Margherita, luoghi della sua committenza lavorativa. Il suo cuore, però è al Bar Febbraro al Casamale, dove trascorre con amici fidati gran parte delle serate, pur essendo nato e cresciuto a Sant’Anastasia.  “M – M: Maradona e Mussolini” sono la sua parola d’ordine. “Maradona perché è il genio assoluto e Mussolini perché nessuno ha saputo fare meglio di Lui”. Antonio Giacomini si affretta a spiegare. Non vuole che si fraintenda il suo credo politico: “Maradona è di sinistra, mentre Mussolini è di destra. Posso, dunque, definirmi uomo di centro, dalle idee precise ed allineate”. Colorita e a tratti addirittura poetica è la sua filosofia: “Amo la pandemia – ripete spesso il postino -. Apprezzo quel periodo quando non c’erano femminicidi. Le strade non erano invase dallo smog, nei prati volavano le farfalle e si sentiva l’odore del vento”. La sua dichiarazione è stravagante ma esprime, però, a modo suo, una profonda critica alla odierna società dei consumi. E’ molto attento alle istanze sociali ed ha una originale visione della vita: “Il miglior medico – ripete spesso – è il veterinario perché il cane non può parlare”. A volte è un fiume in piena: “Genio e sregolatezza. Un poco pazzo. Di umore volubile, con un carattere bipolare”, dice di lui Danilo Laezza, il postino del Casamale. Antonio, però, è un amicone. Pronto a farsi in quattro pur di fare un piacere ad un conoscente. Ha una concezione sacra dell’amicizia e non lesina agli altri sorrisi ed abbracci. Nel suo animo sincero e fragile nasconde malcelata una profonda vena di tristezza. Ha perso l’unico fratello di 22 anni per un male incurabile. Nei suoi occhi la sofferenza di una persona cresciuta troppo in fretta. E’ un uomo, però, che non ama essere compatito e che affronta il duro mestiere della vita con un sorriso, una lacrima ed uno sberleffo.

Leonardo, sciopero di 3 giorni degli addetti della mensa

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Sciopero di tre giorni (1, 2 e 4 marxo), dei lavoratori degli impianti mensa negli stabilimenti ‘Leonardo’ campani di Pomigliano d’Arco, Nola, Fusaro e Giugliano, per il mancato accordo contrattuale sul cambio di appalto della ditta che gestisce il servizio. Lo rendono noto i rappresentanti regionali delle organizzazioni sindacali di categoria, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e UilTuCS, dalle quali si annuncia anche un presidio dei lavoratori, circa un’ottantina, davanti alla sede dello stabilimento Leonardo di Pomigliano d’Arco a partire da oggi, primo dei tre giorni di sciopero.

“Il cambio di appalto – ha spiegato Ugo Buonanno, della segreteria regionale Filcams – prevede anche il trasferimento dei lavoratori nella nuova ditta, ma il contratto proposto è irricevibile, perchè cancella in un colpo solo tutte le condizioni migliorative contrattuali conquistate in questi anni”. I sindacati, inoltre, hanno comunicato di essere pronti a segnalare alle autorità competenti eventuali iniziative “intese a comprimere o limitare il diritto di sciopero”, come la “sostituzione dei lavoratori scioperanti con altro personale”.

Openspace di Terzigno, spazio alle donne con la presentazione del libro: “Le Vesuviane”

Riceviamo e pubblichiamo.
Giovedì 7 Marzo 2024 alle 19, presso l’Openspace-Rareca, spazio condiviso da diverse associazioni situato a Piazza Borgonuovo a Terzigno, si terrà la presentazione del libro “Le Vesuviane” della scrittrice Imma Giugliano, edito da “Il Quaderno Edizioni”.
Si tratta del secondo incontro della rassegna letteraria organizzata dall’associazione di promozione sociale Arcadia, che si avvale del patrocinio morale del CSV Napoli.
Le Vesuviane è una raccolta di poesie e di racconti in lingua napoletana su delle donne che popolavano le case, i vicoli e i cortili terzignesi e vesuviani nel secolo scorso: storie di donne contadine, di mamme che cucinano, di vedove e di pendolari, che costituiscono una preziosa testimonianza dei tempi che furono.
La data scelta per la presentazione – il 7 Marzo – ricade non a caso in prossimità della Giornata Internazionale della Donna: l’incontro vuole essere infatti un modo per celebrare le tutte le donne, attraverso il racconto delle loro storie e la condivisione di fatti e di esperienze.
Interverranno, Imma Giugliano, autrice del libro “Le Vesuviane”; Francesco Servino, giornalista e presidente dell’associazione Arcadia; Stefania Spisto, presidente de “Il Quaderno Edizioni”.
La partecipazione all’evento è libera e aperta a tutti.

Studente minorenne ferito da un coltellata: “È stata una rapina”

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Portici – Un 17enne incensurato e’ stato ferito nel pomeriggio di ieri in via Farina a Portici con un’ arma da taglio alla gamba sinistra e condotto all’Ospedale del Mare dove è stato curato.

Lì agli agenti del Commissariato di Polizia di Ponticelli avrebbe detto di essere stato ferito a scopo di rapina, mentre passeggiava in strada. Sull’episodio indaga la Polizia del Commissariato Portici-Ercolano.

Stellantis Pomigliano, presentazione “Pandina”. il Sindaco Russo: “Una buona notizia per i lavoratori e per la città”

Pomigliano d’Arco. Riceviamo e pubblichiamo:

POMIGLIANO D’ARCO 29 FEBBRAIO 2024 –  “L’annuncio odierno dell’ ad di Fiat, Olivier Francois, è una buona notizia per lo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano e per tutta la città. Ma questo non vuole dire che siamo ormai tranquilli, perché ci aspettiamo che venga annunciata anche una nuova missione produttiva di pari importanza dopo il 2027”. Lo ha sottolineato Raffaele Russo, sindaco di Pomigliano d’Arco (Napoli), commentando l’annuncio di Olivier Francois fatto oggi nel locale stabilimento Stellantis, nel corso di una conferenza stampa di presentazione del modello “Pandina”. “La produzione delle due nuove versioni di “Pandina” – ha proseguito Russo – che verrà effettuata almeno fino al 2027, e l’aumento del 20 per cento della produzione odierna, rappresentano una prima risposta concreta alle richieste del territorio a Stellantis di dare al sito di Pomigliano l’importanza che merita. Questo però non vuol dire che siamo ormai tranquilli perché ci aspettiamo dopo il 2027 che venga annunciata anche una nuova missione produttiva di pari importanza, e che Stellantis nel frattempo tenga in debito conto i rapporti con le aziende del territorio del settore automotive i cui lavoratori ci stanno a cuore allo stesso modo di quelli del Giambattista Vico”.

Sant’Anastasia, polemica per l’intitolazione di una rotonda a Giorgio Almirante

La scelta di un’intitolazione di un luogo pubblico ad un personaggio è solitamente mossa da un legame stretto di quella personalità con il proprio territorio, oppure da un valido riconoscimento della sua autorevolezza nei vari campi della vita pubblica sia essa artistica, scientifica, politica e cosi via. Nel caso del politico Giorgio Almirante, sia l’associazione civica neAstasis che l’ANPI locale contestano aspramente la decisione della delibera comunale.  

E’ di questi giorni la decisione dell’Amministrazione Comunale di Sant’Anastasia di intitolare una delle due rotonde in via Pomigliano, realizzate peraltro da private attività commerciali, al politico Giorgio Almirante (1914 – 1988). Già con la precedente Amministrazione Abete ci fu un simile tentativo che, per qualche motivo oscuro ai cittadini, non andò in porto. Stavolta la delibera di G.C. n. 17 del 6 febbraio del 2024 ha sancito definitivamente l’intitolazione al leader politico di estrema destra. Considerato, però, il trascorso di Almirante, sono nati molti dubbi sull’opportunità di questa scelta da parte dell’associazione civica neAstasis e dell’ANPI Caduti della Flobert, che unitamente hanno manifestato in queste ore la piena contrarietà a tale decisione. Domenica tre marzo, peraltro, in piazza IV novembre, anche il laboratorio politico Loading, a partire dalle ore 10:00, raccoglierà firme per dire no alla proposta dell’Amministrazione. Per l’occasione ho avuto il piacere di intervistare il prof. Antonio Sasso, docente universitario di Fisica alla Federico II e membro della associazione civica neAstasis.

Professore, quale è stata la sua prima opinione sulla delibera?

“La prima cosa più eclatante è che alla delibera è stata allegata una biografia di Almirante rigorosamente copiata dal Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani, senza nemmeno citarne la fonte. Il proponente della delibera di Giunta, il cui nome rimane misterioso, forse non doveva limitarsi a fare un semplice copia-e-incolla degli scritti altrui ma leggere, approfondire, capire la storia e proporre almeno qualcosa di originale”.

Almirante ha avuto un legame con Sant’Anastasia?

“Decisamente no”.

Almirante, secondo lei, ha avuto una statura morale e politica tale da giustificare questa scelta politica?

“Per rispondere a questa domanda basterebbe pensare ai dettami della nostra giovane Costituzione che nasce dalla lotta di liberazione dal fascismo, regime violento e totalitario che ci privò del bene più prezioso: la libertà. Almirante non è stato un semplice fascista, come lo furono milioni di italiani per necessità o conformismo. Almirante è stato per tutta la sua vita un fascista convinto, come riportato nella stessa biografia, animato da una profonda lealtà verso Mussolini e il fascismo, che non rinnegherà mai per il resto della sua vita. Dal 1938 al 1942 fu segretario del comitato di redazione della rivista antisemita e razzista La difesa della razza, nata dopo la pubblicazione del Manifesto della razza (1938). Su questa rivista scriveva: Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me,[…] Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli;[…] Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; […]Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”

Cosa ci dice di più profondo sulla fedeltà di Almirante al fascismo?

“La sua fedeltà fu così tale che dopo il crollo del regime – armistizio dell’8 settembre – aderì prontamente e con piena convinzione alla Repubblica Sociale Italiana (RSI), dove fu nominato capo gabinetto del Ministero della cultura popolare. Con questa carica firmò un bando in cui, fra l’altro, si ribadiva la pena di morte per i giovani che non avessero risposto alla chiamata alle armi nell’esercito repubblichino.

Dopo la liberazione del 25 aprile 1945, fino al settembre 1946, Almirante rimase in clandestinità e, secondo alcune testimonianze, sembra che trovò rifugio, vedi i casi della vita, presso un amico ebreo, Emanuele Levi. Proprio Almirante lo salvò dai rastrellamenti, nascondendolo con la sua famiglia nella foresteria del Ministero della cultura popolare. Se questo episodio privato fosse vero, getterebbe un po’ di luce di umanità su Almirante, senza con questo, però, oscurarne la sua vocazione pubblica razzista e antisemita. Subito dopo la guerra (dicembre 1946) Almirante partecipò alla riunione costitutiva del Movimento Sociale Italiano (MSI) facendo parte della prima giunta esecutiva”.

Ci può tracciare la storia politica di Almirante nel contesto del Movimento Sociale Italiano?

“La storia politica nel Movimento Sociale Italiano di Almirante non solo è lunga e complessa, ma ha avuto come filo conduttore la sua fedeltà all’ideologia fascista. Ci sarebbe da chiedersi, semmai, come mai, nonostante la legge Scelba (1952, n. 645) che introdusse il reato di apologia del fascismo, il MSI sia potuto esistere nel tempo. Per rispondere a questa domanda occorre calarsi nel periodo post-bellico che aveva visto una lotta fratricida tra italiani. Verosimilmente, questo indusse la classe politica di quel tempo ad esercitare una certa tolleranza in vista di una graduale riappacificazione.

Bisognerà attendere il 1995, perché l’allora segretario Gianfranco Fini, con la svolta di Fiuggi, abbandonasse i riferimenti ideologici al fascismo, che portarono allo scioglimento del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e alla nascita di Alleanza Nazionale. Con questo gesto Fini intese qualificarsi come forza politica di destra legittimata a far parte pienamente dell’arco costituzionale repubblicano e, quindi, anche a governare il Paese”.

foto internet
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Quindi la proposta dell’intitolazione, secondo lei, risuona anacronistica?

“Da queste poche note storiche/biografiche, la proposta dell’intitolazione della rotonda ad Almirante certamente risuona anacronistica e certamente incomprensibile, un ritorno ad un passato che, con occhi benevoli può apparire naif, ma che, alla luce dei tanti episodi che stanno accadendo in Italia negli ultimi anni, fa riflettere ed inquieta.

Nessuno pensa che oggi in Italia stia ritornando il fascismo del ventennio. Tuttavia, sappiamo quanto sia importante mantenere viva la memoria storica per evitare che altri fascismi possano ripresentarsi. I segnali di intolleranza politica, religiosa e etnica, purtroppo si moltiplicano e l’attuale governo non sembra fare abbastanza per condannarli. Già oggi, nonostante siano ancora in vita i superstiti dei campi di concentramento, ci sono autorevoli politici in giro per il modo che negano lo sterminio degli ebrei”.

La scelta dell’Amministrazione, quindi, in definitiva come la vede?

“La scelta dell’Amministrazione comunale di Sant’Anastasia va dunque condannata senza se e senza ma. Sarebbe utile che l’Amministrazione, guidata da un uomo politico che si è sempre dichiarato un socialista, ricordasse che fu proprio un giovane socialista, Giacomo Matteotti, tra i primi ad essere ucciso per mano di un regime di cui Almirante fu esponente di spicco. E, per questo, sarebbe auspicabile che ritornasse sui suoi passi con questa scellerata scelta e dedicasse la rotonda, ad esempio, ai martiri per la libertà, vittime di tutte le dittature, di qualunque colore politico esse siano. Ancora più importante, occorrerebbe una presa di posizione della cittadinanza tutta per condannare e rigettare la scelta dell’amministrazione comunale”.

 

Acerra, mancata bonifica e abusi: la Municipale sequestra un terreno

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I sigilli sono scattati per una serie di manufatti fuorilegge. Ma in un rapporto dell’Arpac e in una sentenza è stata segnalata una discarica interrata    

 

La polizia municipale ha sequestrato un terreno agricolo non coltivato ma adibito a deposito, in via Tappia, zona nordoccidentale della città, sulla strada che conduce a Caivano. L’operazione è scattata con l’ausilio dei carabinieri della stazione di Acerra. Il sequestro dell’appezzamento, di circa 1200 metri quadrati, è stato motivato dal fatto che nello spazio appena sigillato sono stati trovati manufatti di cemento abusivi.

La denuncia

Ad ogni modo i sigilli sono stati apposti dopo che l’ambientalista della zona, Alessandro Cannavacciuolo, ha consegnato ai carabinieri una denuncia. Stando alle indiscrezioni nella denuncia è scritto che questo appezzamento era già stato sequestrato nel 2014 a causa della massiccia presenza di rifiuti speciali interrati fino ad una profondità di oltre quattro metri, come accertato dall’Arpac. Ma nonostante l’allarme i rifiuti interrati non sono mai stati rimossi: niente bonifica. Ci fu solo la rimozione dei rifiuti superficiali. Sempre stando alle indiscrezioni, nella denuncia è scritto anche che il terreno e le aree limitrofe, nel 2023, furono oggetto di una compravendita da parte di persone condannate dal tribunale per disastro ambientale.

L’Arpac

Quando dieci anni fa i tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente giunsero sul posto per effettuare i carotaggi nel sottosuolo dell’appezzamento, appena sequestrato per la seconda volta, riscontrarono la presenza, sotto il terreno fino a quattro metri di profondità, di plastiche, metalli, bombole di acetilene, rifiuti combusti, rifiuti da demolizione, rifiuti solidi urbani e altri rifiuti speciali. Insomma: una discarica molto pericolosa a tutti gli effetti.

Nel verbale l’Arpac specificò che siccome il braccio meccanico della ruspa utilizzata per il carotaggio non poteva sondare oltre i quattro metri di profondità era necessario un nuovo carotaggio con mezzi in grado di giungere più sotto, cioè fino al terreno vergine. Nel frattempo i proprietari del terreno in questione subirono un processo per il reato ambientale ipotizzato, processo che però terminò con una prescrizione. Ma il giudice stabilì la restituzione del bene ai proprietari previa la bonifica dell’appezzamento finalizzata alla rimozione di tutti i rifiuti presenti nel sottosuolo. Una bonifica che non c’è mai stata. I rifiuti furono rimossi solo in superficie. Sotto non è stato fatto nulla.

Pomigliano, la buona scuola: gli insegnanti che lasciano il segno

Pomigliano D’Arco. Lettera Firmata in Redazione. 

Correva  l’anno  1983, frequentavo  il  III^  anno  dell’Istituto  Magistrale  “Matilde  Serao“  di  Pomigliano  d’Arco.

Era  fine  febbraio  e  mi  assentai  da  scuola  per  diversi  giorni  per  assistere  mia  madre  in  ospedale.

Solo  io  potevo  farlo  perché  le  mie  due  sorelle, per  vicissitudini  personali  molto  serie, erano  impossibilitate.

La  mia  insegnante  di  latino, la  professoressa  Maria  Patalano, notando  la  mia  assenza  prolungata  a  scuola, ne  chiese  il  motivo  alle  mie  compagne  di  classe.  Ne  fu  informata  dalla  mia  compagna  che  tutt’oggi  è  la  mia  amica  del  cuore.

Ebbene, la  professoressa  Patalano, nel  suo  giorno  libero  dalle  lezioni, si  recò  da  me  in  ospedale,  dove  mi  trovò  al  capezzale  di  mia  madre.  Immensa  fu  la  mia  sorpresa  nel  vederla, direttamente  proporzionale  alla  gioia  che  provai.  Le  sue  parole  di  conforto  furono  per  me  luce  e  speranza, mentre  continuavo  a  toccarla  per  convincermi  che  fosse  proprio  li  davanti  a  me, vera, in carne  ed  ossa, non  una  visione.

Con  la  sua  mano  sulla  mia  spalla, che  ancora  sento  calda  e  confortante, mi  condusse  dal  primario, al  quale  chiese  di  prendersi  a  cuore  il  caso  di  mia  madre  pregandolo  di  cercare  di  abbreviare,  per  quanto  possibile,  i  tempi  della  sua  degenza  in  ospedale, perché  io  dovevo  ritornare  assolutamente  a  scuola.  Notai  che  anche  il  primario  rimase  molto  colpito  dalle  parole  e  dal  gesto  della  professoressa.  E’  doveroso  da  parte  mia  precisare  che  non  c’era  tra  noi  nessun  altro  rapporto  se  non  quello  di  Insegnante – alunna,  e  che  mia  madre, prima  di  allora, aveva  incontrato  una  sola  volta  la  professoressa  per  un  colloquio  scuola – famiglia.

Il  commento  di  mia  madre  al  gesto  della  professoressa  fu: “se  muoio  hai  un’altra  mamma“.

In  tutto  il  reparto, per  i  giorni  a  seguire  tra  medici  e  infermieri  si  parlò  di  questo  fatto  straordinario.  Ancora  oggi  rivedo  la  professoressa  camminare  con  il  suo  passo  deciso  ed  il   suo  incedere  elegante, venirmi  incontro  per  confortarmi  e  aiutarmi.

Ho  sentito  la  cura, il  rispetto, l’interesse  verso  la  mia  persona, ho  sentito  l’empatia  che  mi  ha  dato  la  forza  di  superare  un  periodo  davvero  molto  difficile.

La  professoressa  mi  ha  salvata, tante  volte  gliel’ho  detto, mi  ha  sempre  risposto  che  per  Lei  era  naturale  agire  così.

Questa  è  la  Buona  Scuola, questi  sono  gli  Insegnanti  che  lasciano  il  segno, quelli  che  sanno  mettere  in  atto  una  pedagogia  attenta  ai  valori  della  persona, che  non  guardano  solo  al  profitto  scolastico, ma  sanno  guardare  negli  occhi  dei  loro  alunni  e  capire  i  loro  tormenti  e,  se  necessario,  andare  oltre …..

Questo  è  l’alto  esempio  che  ho  ricevuto.

La  professoressa  Maria  Patalano  è  volata  in  cielo  l’11  dicembre  scorso.

Io  ho  sentito  l’esigenza  di  raccontare  il  suo  gesto  tanto  silenzioso  quanto  determinante  per  me, i  suoi  alti  valori  morali, la  Sua  rettitudine, la  Sua  compostezza, la  Sua  onestà  intellettuale, la  Sua  capacità  di  donarsi  per  il  prossimo  senza  aspettarsi  nulla  in  cambio.

Sono  stata  fortunata, più  di  40  anni  fa  ho  vissuto  la  scuola  accogliente, inclusiva, la  scuola  dell’essere, non  dell’apparire : la  “vera”  Buona  Scuola.

Spero  di  essere  capace  di  fare  altrettanto  con  i  miei  alunni.

Grazie  carissima  professoressa, per  sempre  sarete  parte  della  mia  vita

Vi  voglio  bene.  Un  abbraccio, ovunque  siate.

Caterina  Esposito