Acerra, mancata bonifica e abusi: la Municipale sequestra un terreno

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I sigilli sono scattati per una serie di manufatti fuorilegge. Ma in un rapporto dell’Arpac e in una sentenza è stata segnalata una discarica interrata    

 

La polizia municipale ha sequestrato un terreno agricolo non coltivato ma adibito a deposito, in via Tappia, zona nordoccidentale della città, sulla strada che conduce a Caivano. L’operazione è scattata con l’ausilio dei carabinieri della stazione di Acerra. Il sequestro dell’appezzamento, di circa 1200 metri quadrati, è stato motivato dal fatto che nello spazio appena sigillato sono stati trovati manufatti di cemento abusivi.

La denuncia

Ad ogni modo i sigilli sono stati apposti dopo che l’ambientalista della zona, Alessandro Cannavacciuolo, ha consegnato ai carabinieri una denuncia. Stando alle indiscrezioni nella denuncia è scritto che questo appezzamento era già stato sequestrato nel 2014 a causa della massiccia presenza di rifiuti speciali interrati fino ad una profondità di oltre quattro metri, come accertato dall’Arpac. Ma nonostante l’allarme i rifiuti interrati non sono mai stati rimossi: niente bonifica. Ci fu solo la rimozione dei rifiuti superficiali. Sempre stando alle indiscrezioni, nella denuncia è scritto anche che il terreno e le aree limitrofe, nel 2023, furono oggetto di una compravendita da parte di persone condannate dal tribunale per disastro ambientale.

L’Arpac

Quando dieci anni fa i tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente giunsero sul posto per effettuare i carotaggi nel sottosuolo dell’appezzamento, appena sequestrato per la seconda volta, riscontrarono la presenza, sotto il terreno fino a quattro metri di profondità, di plastiche, metalli, bombole di acetilene, rifiuti combusti, rifiuti da demolizione, rifiuti solidi urbani e altri rifiuti speciali. Insomma: una discarica molto pericolosa a tutti gli effetti.

Nel verbale l’Arpac specificò che siccome il braccio meccanico della ruspa utilizzata per il carotaggio non poteva sondare oltre i quattro metri di profondità era necessario un nuovo carotaggio con mezzi in grado di giungere più sotto, cioè fino al terreno vergine. Nel frattempo i proprietari del terreno in questione subirono un processo per il reato ambientale ipotizzato, processo che però terminò con una prescrizione. Ma il giudice stabilì la restituzione del bene ai proprietari previa la bonifica dell’appezzamento finalizzata alla rimozione di tutti i rifiuti presenti nel sottosuolo. Una bonifica che non c’è mai stata. I rifiuti furono rimossi solo in superficie. Sotto non è stato fatto nulla.