Le città felici sono nascoste nelle città infelici

Torna la rubrica “Le città invisibili”. Un salvagente che ci aiuterà a riflettere “piano”, con calma.

Italo Calvino intendeva con i termini “città invisibili” una riflessione sulla città moderna e sul significato che per gli esseri umani può avere l’idea di uno spazio sociale organizzato. Siamo ontologicamente dei cittadini al di là dei nostri comportamenti, perché non ci è concesso fare a meno degli altri e perfino le scelte degli anacoreti o dei claustrali sono in funzione della necessità di ritrovarci insieme.

Che cosa è una città per noi?” –  scrive Calvino – “Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città”[1]. Il libro che si dipana attraverso un ideale dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan, il grande imperatore, tenta di interpretare questa necessità e di trarne motivi di fiducia nella formazione di un ethos laico e tollerante. “Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che potranno valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio, le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi. Il mio libro s’apre e si chiude su immagini di città felici, che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle città infelici[2].

Per tutti questi motivi e in omaggio a tale profondo e unico scrittore, anni fa, abbiamo dato luogo ad una serie di riflessioni che si alimentavano a fatti di politica, di attualità sociale e culturale e che in qualche modo fossero icone e simboli delle caratteristiche delle comunità che li originava.

Oggi la rubrica ritorna, con il favore di alcuni, e viene ospitata ancora nel Il mediano, a cui è legata anche per motivi di non superficiale amicizia.

Ma perché rinasce? Quali ragioni sottende, rispetto già a tante parole che si moltiplicano spesso vacuamente?

Credo che il motivo principale sia da riconoscersi nella mancanza o almeno nella forte riduzione di spazi di dialogo. Un salvagente per poter farcela in un mare di pressapochismi e di qualunquismi, un’apertura alla possibilità di riflettere senza l’assillo di essere veloci, di esprimersi con slogan o con qualche frase rabberciata e ripescata nella spazzatura dei luoghi comuni.

Togliere spazio alla possibilità di ascoltare e di parlare con calma e razionalità si traduce in un immiserimento della vita sociale. Succede così che non comprendiamo più cosa succede intorno a noi e pur di farcene una ragione ripetiamo ciò che la massa o l’ultimo santone politico o religioso predica. In questa maniera le opinioni diventano fatti, il giudizio si fa pregiudizio e, disorientandoci, perdiamo il senso delle cose.

Forse non è scritto che potremo raggiungerlo, il senso delle cose, ma certamente dialogando, argomentando idee e pensieri, articolando discorsi documentati e non sporcati dall’esibizione costante di un’emozionalità sopra le righe, possiamo almeno tentare di riprenderci il gusto di fare comunità, di riassaporare la bellezza di conversare con chi non deve per forza essere un nemico, ma un cercatore di umanità come noi.

Ecco, le “città invisibili” si spendono per apprendere ad essere più umani. Perché non si nasce consapevoli della bellezza, si apprende ad esserlo. Gradualmente e con la reciprocità dialogica.

[1] Italo Calvino, Le città invisibili, Milano 2006, Presentazione dell’autore, p. IX

[2] Italo Calvino, op.cit. p. IX -X

Concorso Regione Campania: attenzione modesta ai diversamente abili

E’ record di candidature, oltre un milione, ai vari profili del concorso indetto dalla Regione Campania per l’assunzione di 2175 unità di personale amministrativo.
Un concorso, a dire il vero, nell’ambito del quale l’attenzione rivolta ai diversamente abili è stata modesta.
Il bando di concorso non ha infatti previsto alcuna riserva di posti per gli appartenenti alle categorie protette, e la stessa procedura di iscrizione, nella parte a questi dedicata, è parsa gravosa e penalizzante. L’art. 4 del bando, dedicato alla presentazione della domanda di iscrizione, impone infatti ai diversamente abili che abbiano necessità di ausili o tempi aggiuntivi per sostenere le prove, di specificare il proprio handicap, “che andrà opportunamente documentato con apposita dichiarazione resa dalla commissione medico-legale dell’ASL di riferimento o da equivalente struttura pubblica”, la quale “dovrà contenere esplicito riferimento alle limitazioni che l’handicap determina in funzione delle prove”.

La Regione, quindi, e per essa Formez, ovvero l’organismo che sta curando la selezione, sembra dunque pretendere, pena la mancata fornitura di ausili e tempi aggiuntivi, un certificato medico ad hoc, rilasciato dall’ASL, che spieghi in che modo la disabilità possa pregiudicare lo svolgimento delle prove. 
Nel far ciò Regione e Formez non sembrano essersi minimamente preoccupate di quali enormi difficoltà possano incontrare centinaia di candidati diversamente abili nel procurarsi tale certificato (affrontando i costi relativi), in tempi brevissimi (il termine ultimo è il 18 Agosto) ed a cavallo di Ferragosto, gravando oltremodo sulle ASL il cui organico è ridotto causa ferie estive.

E’ in questo quadro che l’UICI presidio di Sant’Anastasia, nella sua attività di supporto ed assistenza ai soci che hanno preso parte alla selezione, ha portato la problematica all’attenzione diFormez, chiedendo all’organismo  una presa di posizione ufficiale riguardo tale certificazione e chiarendo se, ai fini della fornitura degli ausili e tempi aggiuntivi d’esame, sia sufficiente l’allegazione del verbale di invalidità rilasciato dall’INPS e del certificato ex L. 104/92, i quali certificano rispettivamente la percentuale e lo stato di gravità della invalidità.
Ebbene, nessuna risposta è mai pervenuta. Da parte di Formez solo un silenzio assordante a palesarne il disinteresse verso i diversamente abili.

Al contrario, massima disponibilità è stata mostrata da parte della ASL NA 3 SUD, la quale, interrogata dall’UICI presidio di Sant’Anastasia a seguito del silenzio di Formez, ha confermato da par suo la piena validità del verbale INPS e del certificato ex L. 104/92 ai fini della prova dello stato di invalidità del candidato.
L’attività di assistenzadell’UICI non si ferma qui ma, nonostante le difficoltà, continuerà nel corso dell’intera procedura d’esame.
 

Giuseppe Fornaro

Somma Vesuviana, dodici strade ai Caduti della Grande Guerra

Saranno intitolate a 12 soldati sommesi, che s’immolarono sull’altare della Patria nella Prima Guerra Mondiale le altrettante stradine di via Vignariello- Cocaro alla periferia di Somma Vesuviana.

Per garantire un migliore orientamento ed una precisa individuazione delle dodici traverse di via Vignariello – Cocaro alla periferia di Somma Vesuviana, l’Amministrazione cittadina, guidata dal Sindaco Salvatore Di Sarno, con atto deliberativo n°114, ha voluto rendere omaggio a 12 soldati deceduti durante il primo conflitto mondiale.

La Commissione Toponomastica, già in precedenza, con verbale n°9 del 21 marzo 2019, non  solo aveva proposto, come toponimi, dodici eroi da scegliere tra i Caduti della Grande Guerra, ma aveva pure individuato nell’Albo d’Oro della Città gli altrettanti nomi, nativi di quei luoghi. La necessità di queste intitolazioni era nata in riferimento a una disposizione della Prefettura a tutela dell’ordine pubblico in materia di vigilanza anagrafica. Sono dodici eroi, che hanno provato fame, freddo, malattie, ferite, mutilazioni,  prigionia e , soprattutto, dolore nelle trincee, sui campi di battaglia e sotto le tende degli ospedali da campo: giovani, nella stragrande maggioranza figli di umili contadini del posto, morti indossando la divisa dell’esercito italiano nei luoghi più vari e sperduti d’Italia e d’Europa. Soldati deceduti non solo durante il conflitto, ma anche negli anni successivi per cause di malattie ufficialmente ricondotte alla guerra. Al fine di individuare gli eventuali discendenti, ecco il repertorio dei nomi e delle generalità di ogni singolo combattente:

Allocca Gaetano (1895 – 1918) di Raimondo e Carmela Mele, nato a Somma Vesuviana in via Cerciello il 21 ottobre del 1895, soldato del 31° Reggimento fanteria, morto il 28 settembre del 1918 a Napoli per malattia riconducibile a causa di guerra;

Auriemma Domenico (1878 – 1917) di Vincenzo e Felicia Di Palma, nato a Somma Vesuviana in via Vignariello il 19 maggio del 1878, soldato del 39° Reggimento fanteria, morto il 23 maggio del 1917 a Hudi Log (Boscomalo – Slovenia) in seguito a ferite di pallottole al capo. Ammogliato con Teresina Giuliano;

Cerciello Giovanni (1881 – 1918) di Gaetano e Carmela Allocca, nato a Somma Vesuviana in via Vignariello il 1° luglio del 1881, soldato del 2° Reggimento fanteria,  morto il 9 settembre 1918 a Padula per malattia riconducibile a causa di guerra. Ammogliato con Rosa Di Somma;

Cimmino Michele (1891 – 1918) di Salvatore e Maria Giuseppa Palma, nato a Somma Vesuviana in via Vignariello il 30 ottobre del 1891, soldato dell’ 85° Reggimento fanteria morto il 30 giugno 1918 in prigionia a Innsbruck per tubercolosi polmonare;

D’Avino Gennaro (1882 – 1916) di Pasquale e Giuseppa Di Palma, nato a Somma Vesuviana in via Cammarelle l’8 maggio del 1882, soldato del 31° Reggimento fanteria,

morto il 26 aprile del 1916 nell’Ospedaletto da campo n°75 di Borgo Valsugana (Trento) per ferite di pallottole riportate in combattimento. Ammogliato con Giuseppa Perna;

Di Palma Gaetano (1893 – 1915) di Michele e Maria Allocca, nato a Somma Vesuviana in via Vignariello il 26 novembre del 1893, soldato dell’ 11° Reggimento fanteria, disperso e morto il 2 novembre 1915 sul Carso in combattimento. Decorato con medaglia di bronzo al Valor militare;

Di Sarno Luigi (1894 – 1917) di Salvatore e Maria Concetta Viola, nato a Somma Vesuviana in via Duca di Salza il 21 febbraio del 1894, soldato del  51° Reggimento fanteria, disperso il 22 novembre 1917 in combattimento;

Maione Gennaro (1890 – 1915) di Carmine e Maria Coppola, nato a Somma Vesuviana in via San Sossio il 29 dicembre del 1890, soldato del  31° Reggimento fanteria, morto il 23 ottobre del 1915 sul Carso per ferite d’arma da fuoco. Sepolto a Castelnuovo del Carso;

Menichino Vincenzo (1888 – 1915) di Francesco e Maria Rachele Spiezio, nato a Somma Vesuviana via Cammarelle il 25 ottobre del 1888, soldato del 31° Reggimento fanteria, morto il 2 luglio del 1915 per ferite d’arma da fuoco al torace, sepolto a Pieris (Gorizia);

Mocerino Giovanni (1895 – 1918) di Silvestro e Raffaela Palma, nato a Somma Vesuviana in via Sant’ Anna il 3 dicembre del 1895, soldato del  257° Reggimento fanteria di linea, morto il 4 settembre del 1918 in prigionia per tubercolosi polmonare;

Sodano Michele (1889 – 1919) di Antonio e Carmela Mocerino, nato a Somma Vesuviana in via Capitolo il 25 giugno del 1889, soldato del 31° Reggimento fanteria, morto il 27 agosto 1919 a Somma Vesuviana per malattia riconducibile a causa di guerra. Ammogliato con Emma Renna;

Trematerra Gennaro (1893 – 1918) di Vincenzo e Maria Piccolo, nato a Somma Vesuviana in via Castagnola (Masseria) il 2 maggio del 1893, soldato del 13° Reggimento Artiglieria da Campagna, morto il 13 agosto 1918 a Somma Vesuviana per malattia riconducibile a causa di guerra.

Due “vizi” del nostro tempo: l’accidia e la “tristezza”, sorgente della malinconia, nella riflessione dei primi teologi cristiani

Il tema dei “sogni” negli ultimi scrittori pagani e nei primi “moralisti” cristiani. Le lezioni di “santità” impartite da Evagrio Pontico ai giovani monaci. Si delineano la figura terribile di Satana e il ruolo dei “diavoli”. La differenza tra visione e sogno, e la “strana” visione di Cipriano. Le riflessioni originali di Evagrio sulla “tristezza”, che poi si chiamerà  “malinconia “ o “melancolia”, e sull’accidia.

Negli ultimi tempi dell’Impero Romano fu  Macrobio a classificare la tipologia delle cinque categorie dei sogni: insomnium, una visione generica ; visum, che con forme vaghe e illusorie, assale il dormiente  durante il suo primo sonno; oraculum, in cui i famigliari del dormiente o la divinità stessa, mostrano chiaramente un avvenimento futuro; visio, che rivela un’immagine del futuro destinata a realizzarsi pienamente; somnium, che annuncia il futuro in modo velato.  I primi padri della Chiesa dimostrarono un notevole interesse per i sogni. Origene raccontava che molti ostinati pagani si erano convertiti alla fede cristiana, spinti da una visione o da un sogno. Tertulliano  scrisse che la maggior parte degli uomini deve alle visioni la conoscenza di Dio. Cipriano incominciò a distinguere la visione dal sogno, raccontando che Dio si era rivelato a lui in una visione per lamentarsi del fatto che i fedeli erano sonnolenti quando pregavano, e non parlavano a Dio come chi è sveglio. Incominciava così a delinearsi una contrapposizione tra  veglia e sonno, tra preghiera e sogno.  Il rimprovero del Signore riguardava la massa dei comuni fedeli. “La Passione delle Sante Perpetua e Felicita”, che racconta le cinque visioni avute in carcere da Perpetua,  dimostra che i martiri non solo erano degni di avere visioni, ma le potevano chiedere a Dio, e di solito le ottenevano, e durante la visione potevano intrattenersi con Dio.

Incerto a lungo nel giudicare valore, funzione e origine dei sogni, il Cristianesimo fu risoluto nel sopprimere, almeno sul piano della dottrina, la figura dell’interprete dei sogni, pur tollerando, in alcuni periodi, che i fedeli si rivolgessero  agli oniromantici del villaggio, e talvolta perfino a monaci e a preti, che avevano una qualche competenza nella lettura dei sogni. Ma la demonizzazione dei sogni si realizzò nel corso del sec.IV, quando il Cristianesimo, imponendo al mondo soprannaturale una radicale trasformazione e trasformando in angeli i dèmoni buoni e in diavoli gli spiriti cattivi, accentuò con il rigore teologico e l’inflessibilità etica i caratteri del monoteismo. Mentre gli angeli diventano la milizia di Dio e ritrovano la loro funzione di messaggeri divini – compresa quella di messaggeri di sogni veri-,  i diavoli si raccolgono sotto il comando di un generale, certamente inferiore a Dio, ma capace, con il Suo permesso, di ingannare totalmente l’uomo peccatore: . questo generale è Satana.. Questa comparsa sulla scena del teatro dei sogni del peggior nemico dell’uomo contribuisce in maniera determinante, secondo Le Goff, ad immettere il sogno nella sfera satanica.

Nel IV sec., sviluppando spunti  che gli erano forniti dallo stoicismo e dal giudaismo, il monaco asceta  Evagrio Pontico diede una definitiva sistemazione alla teoria , già delineata da Origene, che collegava i vizi al demonio. Nelle sue lezioni di “santità” ai monaci, soprattutto ai più giovani, che la giovinezza rendeva più esposti alle tentazioni, Evagrio sostiene che i sogni svelano in modo chiaro, certo e preciso il vero stato interiore del monaco e il livello di salute della sua anima Otto sono i vizi, secondo Evagrio: la gola, la fornicazione, l’avarizia, la tristezza, la collera, l’accidia, la vanagloria, l’orgoglio. I giovani monaci sono esposti soprattutto alla tristezza e all’accidia, vizi pericolosissimi, perché possono aprire la porta agli altri. Così Evagrio  descrive il vizio della tristezza: “ La tristezza sopravviene talvolta a causa della cessazione dei desideri, spesso essa si accompagna con la collera. Quando essa nasce dall’aridità dei desideri, sopraggiunge in questo modo: certi pensieri, allorché prendono il sopravvento, conducono l’anima del monaco al ricordo della propria casa, come pure dei parenti e della vita passata. E così, quando quei pensieri si avvedono che l’anima non pone resistenza, ma li asseconda e vi si sofferma per il piacere prodotto dal consenso, allora essi conquistano l’anima e la sommergono nella tristezza, come se le cose  passate non potessero esistere mai più per l’avvenire, a causa della vita ora intrapresa.”

Veramente originale e moderna è la descrizione che Evagrio fa dell’accidia: “ Il demonio dell’accidia, denominato anche demonio del mezzogiorno, è il più gravoso di tutti: esso si incolla al monaco verso l’ora quarta e ne assedia l’anima fino all’ora ottava. Dapprima quel demonio gli fa apparire il sole estremamente lento, se non addirittura immobile: gli sembra che il giorno abbia a durare fino a cinquanta ore. In più esso lo induce a volgere continuamente  gli occhi verso le sue piccole finestre, lo persuade a uscir fuori dalla sua cella, a scrutare attentamente verso il sole per vedere quanto dista dall’ora nona, ma anche a guardare tutt’attorno per osservare se qualcuno dei fratelli si faccia vivo. E in più quel demonio gli ispira dell’odio per quella sua dimora e per quella stessa sua vita e per il lavoro delle sue mani: ( gli fa pensare ) che ormai la carità tra i fratelli è venuta meno e che non c’è più nessuno che possa dargli conforto.”. Queste parole spiegano perché le riflessioni di Evagrio risultano attuali: la tristezza, sorgente della malinconia, e l’accidia segnano profondamente la cultura sociale del nostro tempo, e il destino degli uomini chiusi nelle “celle” della loro arida solitudine: l’operaio del quadro di Modigliani, la cui immagine accompagna l’articolo, è una convincente rappresentazione del fenomeno.

“Finto” compost scaricato sulle coltivazioni di Acerra: gli ambientalisti denunciano l’Arpac in Procura

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“I campioni della sostanza sospetta da analizzare non sono stati sigillati per cui sono a rischio manomissione. Inoltre le analisi non hanno seguito la procedura di legge”.

E’ l’accusa che gli ambientalisti di Acerra rivolgono, attraverso una denuncia spedita in Procura, ai responsabili dell’Arpac che stanno indagando sulla vicenda del presunto finto compost sparso fino a qualche giorno fa sui terreni coltivati dell’agro acerrano, una sostanza prodotta da un impianto di compostaggio di Giugliano. A questo punto si fa più intricata questa storia, esplosa con un video di Fanpage, un filmato registrato dai droni fatti volare sui camion di una ditta del posto, immortalati mentre sversavano il contestato “fertilizzante”. Intanto, mentre devono essere ancora resi i noti i risultati delle analisi, gli ambientalisti attaccano l’Agenzia regionale per l’ambiente della Campania, l’ente che ha effettuato i prelievi allo scopo di verificare se il “fertilizzante” scaricato negli appezzamenti di località Calabricito e Lenza Schiavone, in parte sequestrati dai carabinieri forestali, sia effettivamente finto compost, cioè una mescola zeppa di rifiuti, o se sia concime artificiale in perfetta regola. Gli ecologisti della zona l’altro giorno hanno infatti denunciato l’Agenzia in Procura e anche presso le forze dell’ordine. Sostengono che i suoi tecnici abbiano commesso una serie di “palesi irregolarità” durante il prelievo dei campioni dai campi. “I campioni del finto compost non sono stati sigillati, come invece prevede la legge”, ribadiscono gli ambientalisti, che poi elencano tutta una serie di altre presunte irregolarità. < C’è il rischio che tutto ciò possa invalidare gli esiti analitici >, avverte Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista dell’agro acerrano. < L’attrezzo utilizzato per i prelievi – si scrive nella denuncia – non è stato sottoposto a procedura di decontaminazione per ogni singolo campione e non sono stati elaborati sul posto i campioni derivanti dalla miscelazione di ogni singolo prelievo. Inoltre non è stata fatta la setacciatura del terreno >. Ma ci sono altri punti oscuri. < I tecnici competenti in materia siamo noi >, hanno però risposto gli operatori dell’Arpac agli ambientalisti, mentre sondavano i terreni. Tecnici che evidentemente non hanno voluto accettare i consigli degli ecologisti. Gli ambientalisti prima di chiedere e ottenere l’intervento personale del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, e dei carabinieri forestali avevano anche fatto fare a loro spese le analisi del compost in un laboratorio privato accreditato. E in base ai risultati di queste analisi private è emerso che la sostanza scaricata su ettari di campo nella zona a nord di Acerra non sarebbe nient’altro che una mescolanza di rifiuti di ogni sorta: vetri, metalli, plastiche, idrocarburi. Ma per sancire l’effettiva illegalità e pericolosità della sostanza sospetta è comunque necessario il responso degli organismi scientifici dello Stato, Arpac in testa appunto. < Le plastiche, i metalli, il pezzame, le siringhe e i vetri nel finto compost sono stati visti da tutti, fotografati e filmati – si sostiene nella denuncia – quindi se l’Arpac non ne rileva la presenza ciò fa alimentare sospetti >.

 

lo scarico di finto compost sui terreni agricoli di acerra
lo scarico di finto compost sui terreni agricoli di acerra
ecco come si presentano i terreni coltivati dopo lo scarico di finto compost, a chiazze

Scarsa igiene e sicurezza, Nas in azione: chiusa ad Acerra rivendita di acque minerali. Sequestri e chiusure nell’area flegrea

Riepilogo delle ispezioni effettuate dai Carabinieri del NAS di Napoli nell’ambito dei settori “alimenti” e “sanità”. Controlli finalizzati a rendere tranquilla l’estate 2019:

Pozzuoli, Corso Umberto I: i Carabinieri del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un market al cui termine hanno sequestrato amministrativamente 20 kg di alimenti carnei e vegetali (pane, panini, misti di insaccati vari e lattiero-caseari) risultati privi di rintracciabilita’ alimentare e diffidato i titolari in ordine a carenze igienico-sanitarie e documentali dei locali: deposito, servizio igienico e spogliatoio del personale;

Pozzuoli, al Corso Umberto I:  i Carabinieri del NAS di Napoli, al termine di una verifica igienico-sanitaria eseguita nell’ambito della somministrazione di alimenti e bevande, hanno sequestrato circa 10 kg di prodotti ittici, carnei, dolci e preparati vari, privi di rintracciabilità alimentare;

Quarto Flegreo, via Campana: militari del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un supermercato e qui  hanno proceduto alla chiusura di un deposito di bibite/bevande e alimenti vari, in quanto privo dei previsti titoli autorizzativi e dei necessari requisiti igienico-sanitari;

Monte di Procida, Largo VII Luglio: militari del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un’attivita’ di ristorazione ed hanno sequestrato 50 kg di alimenti, tutti preparati di gastronomia privi di rintracciabilita’ alimentare. I Nas hanno poi imposto prescrizioni alla parte in ordine a carenze igienico-sanitarie e documentali riscontrate – riferite agli/alle ambienti/aree deputati/e allo svolgimento dell’attivita’ di preparazione piatti pronti – di cui alla normativa europea vigente;

Acerra, i Carabinieri del NAS di Napoli, su denuncia/segnalazione di un privato cittadino, hanno effettuato una verifica presso una rivendita di bibite ed acque minerali di via Molino Vecchio. Al termine dell’ispezione i carabinieri hanno chiuso l’attività commerciale perché risultata priva di titoli autorizzativi e in carenti condizioni igienico-sanitarie.

 

Somma Vesuviana, arriva da Casoria il nuovo comandante della Polizia Municipale

Con decreto del sindaco, da lunedì prossimo fino al 31 dicembre 2019, è stato conferito l’incarico di responsabile della posizione organizzativa numero 6 (polizia municipale) a Claudio Russo.

 

Ad annunciarlo, sulla sua pagina facebook è lo stesso sindaco Di Sarno: «Vi presento il nuovo comandante della polizia municipale, Claudio Russo ha 37 anni laureato in Giurisprudenza, Fisioterapia e Scienze della Riabilitazione. Ha un’ottima formazione, diverse qualifiche ed encomi, prima di arrivare nel nostro Comune era in forza al Comando polizia municipale di Casoria. Siamo certi che farà un buon lavoro per la nostra città».

 

Sant’Anastasia, aggredito il consigliere Raffaele Coccia

Raffaele Coccia

L’episodio che lo stesso consigliere comunale, candidato sindaco del Pd alle scorse amministrative, ha denunciato sulla sua pagina Facebook con un post senza i nomi delle altre persone coinvolte, ha scatenato reazioni e commenti di solidarietà ma anche gli interventi di parenti del presunto aggressore che smentiscono non l’episodio in sé ma la ragione per cui è avvenuto.

«Avevo semplicemente richiesto il pagamento di una parcella professionale per un lavoro che risale al 2014 (ndr, Coccia è un geometra) e per il quale mi era stato versato, a fine opere, semplicemente un anticipo. Dopo varie vicissitudini – racconta Coccia – e contatti telefonici, il signore in questione con il quale ero al telefono fino a poco prima mi ha raggiunto in via D’Auria con l’auto, ha sgommato mentre frenava, è sceso e afferrandomi per un braccio mi ha sbattuto contro un muro». Subito dopo Coccia si è fatto refertare alla clinica Villa Betania e non è andato subito dai carabinieri. Ha però deciso di raccontare sui social la vicenda, limitandosi alla narrazione, senza fare nomi né dell’aggressore, né di altre persone presenti o coinvolte.

«Ieri in pieno centro città vengo aggredito, da “una persona ” conosciuta, reo di avergli chiesto più volte il pagamento di una parcella per una prestazione professionale erogata, ovviamente come nelle migliori sceneggiate napoletane , a chiusura della guapparia lo stesso “signore ” mi minacciava di aggredirmi nuovamente, tutto questo sotto gli occhi di testimoni. Mi convinco sempre più che in questo paese il bene non vince, almeno fino ad ora». Un racconto che ha scatenato sì commenti di solidarietà, ma anche le reazioni dei parenti del presunto aggressore: in pratica Coccia non lo ha citato, ma loro – intervenendo nella discussione e nei commenti – ne hanno fatto nome e pure cognome. Non per smentire l’aggressione ma per raccontare una diversa versione dei fatti precedenti: la parcella sarebbe stata pagata, non con denaro, ma con “sostegno morale ed economico” alla candidatura a sindaco di Coccia. E sono gli stessi parenti ad auspicare che la questione si dirima in sedi legali. Però, oltre ad utenti facebook che hanno nome e cognome e che  – comunque sia andata – hanno deciso di metterci la faccia, ci sono anche commenti di fake, poi cancellati, che hanno tutto il sapore di minacce e intimidazioni.

«Ho deciso, dopo i commenti, di denunciare – dice Raffaele Coccia – e di rivolgermi alla polizia postale per capire chi si nasconda dietro il profilo anonimo che ha commentato».

L’ultima parola sulla vicenda, o meglio su chi abbia ragione, può sicuramente essere detta nelle sedi opportune e non sui social. Ma di una cosa non si può non essere certi: comunque sia andata, nessuno ha il diritto di usare la violenza su altre persone.

Infarto improvviso, giovane ottavianese muore a Milano: era il cugino del sindaco

Si è accasciato al suolo mentre stava raggiungendo l’abitazione della fidanzata: un malore improvviso, forse dovuto ad un infarto. Tutta Ottaviano piange la morte di Michele Capasso, 37 anni, che ha perso la vita a Milano, dove risiedeva e lavorava. Il giovane, manager in un’azienda del capoluogo lombardo, era il cugino del sindaco Luca Capasso, figlio dello zio Gino. Il decesso è avvenuto ieri sera: Michele aveva appena parcheggiato l’automobile e si stava recando dalla fidanzata, quando è caduto. Nonostante i tentativi di soccorso non si è più ripreso. La famiglia ha ora raggiunto Milano, dove è andato anche il primo cittadino: il trasferimento della salma a Ottaviano, ora in ospedale a Milano, avverrà nelle prossime ore. Intanto ad Ottaviano in tanti si stanno stringendo intorno ai familiari del giovane: molti i messaggi di cordoglio e solidarietà indirizzati alla famiglia Capasso

Rifiuti, modifica alla legge regionale. Andrea Manzi: “Siamo ad una vera svolta”

Andrea Manzi: “Siamo ad una vera svolta. Da oggi i comuni inadempienti potranno essere commissariati e sostituiti nella gestione dagli Eda”.
“Se i territori non provvederanno ci penserà l’Eda. Finalmente siamo ad una svolta importante nella gestione integrata dei rifiuti. Con la modifica della legge regionale nr. 14 del 26 maggio 2016 richiesta da tutti i presidenti degli Enti d’Ambito che ha ridisegnato il sistema di governance del ciclo dei rifiuti, i comuni avranno finalmente una forte incidenza nella definizione e nella gestione dei rifiuti in Campania. Questo significherà una maggiore autonomia ma anche una maggiore responsabilità che, in caso di inosservanza o inadempienza, potrà essere sostituita direttamente dagli Eda”.
Ad annunciarlo è il sindaco di Casamarciano e presidente dell’Ato 3 Campania Andrea Manzi all’indomani delle integrazioni apportate alla legge regionale con le quali agli Enti d’Ambito viene conferita capacità decisionale.
“Siamo ormai in fase di decollo – aggiunge Manzi – Importante sarà il ruolo dei sindaci. I comuni devono rendersi conto di essere protagonisti consapevoli, partecipi e propositivi nella gestione del ciclo dei rifiuti. In caso contrario potranno essere commissariati. Un bel risultato a cui ho lavorato tanto, frutto del lavoro sinergico portato avanti insieme a tutti i presidenti degli Eda che conferisce pieni poteri ad un organismo, l’Ente d’Ambito appunto, finora piuttosto limitato nel suo ruolo”.