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Raffaele Coccia

L’episodio che lo stesso consigliere comunale, candidato sindaco del Pd alle scorse amministrative, ha denunciato sulla sua pagina Facebook con un post senza i nomi delle altre persone coinvolte, ha scatenato reazioni e commenti di solidarietà ma anche gli interventi di parenti del presunto aggressore che smentiscono non l’episodio in sé ma la ragione per cui è avvenuto.

«Avevo semplicemente richiesto il pagamento di una parcella professionale per un lavoro che risale al 2014 (ndr, Coccia è un geometra) e per il quale mi era stato versato, a fine opere, semplicemente un anticipo. Dopo varie vicissitudini – racconta Coccia – e contatti telefonici, il signore in questione con il quale ero al telefono fino a poco prima mi ha raggiunto in via D’Auria con l’auto, ha sgommato mentre frenava, è sceso e afferrandomi per un braccio mi ha sbattuto contro un muro». Subito dopo Coccia si è fatto refertare alla clinica Villa Betania e non è andato subito dai carabinieri. Ha però deciso di raccontare sui social la vicenda, limitandosi alla narrazione, senza fare nomi né dell’aggressore, né di altre persone presenti o coinvolte.

«Ieri in pieno centro città vengo aggredito, da “una persona ” conosciuta, reo di avergli chiesto più volte il pagamento di una parcella per una prestazione professionale erogata, ovviamente come nelle migliori sceneggiate napoletane , a chiusura della guapparia lo stesso “signore ” mi minacciava di aggredirmi nuovamente, tutto questo sotto gli occhi di testimoni. Mi convinco sempre più che in questo paese il bene non vince, almeno fino ad ora». Un racconto che ha scatenato sì commenti di solidarietà, ma anche le reazioni dei parenti del presunto aggressore: in pratica Coccia non lo ha citato, ma loro – intervenendo nella discussione e nei commenti – ne hanno fatto nome e pure cognome. Non per smentire l’aggressione ma per raccontare una diversa versione dei fatti precedenti: la parcella sarebbe stata pagata, non con denaro, ma con “sostegno morale ed economico” alla candidatura a sindaco di Coccia. E sono gli stessi parenti ad auspicare che la questione si dirima in sedi legali. Però, oltre ad utenti facebook che hanno nome e cognome e che  – comunque sia andata – hanno deciso di metterci la faccia, ci sono anche commenti di fake, poi cancellati, che hanno tutto il sapore di minacce e intimidazioni.

«Ho deciso, dopo i commenti, di denunciare – dice Raffaele Coccia – e di rivolgermi alla polizia postale per capire chi si nasconda dietro il profilo anonimo che ha commentato».

L’ultima parola sulla vicenda, o meglio su chi abbia ragione, può sicuramente essere detta nelle sedi opportune e non sui social. Ma di una cosa non si può non essere certi: comunque sia andata, nessuno ha il diritto di usare la violenza su altre persone.