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Due “vizi” del nostro tempo: l’accidia e la “tristezza”, sorgente della malinconia, nella riflessione dei primi teologi cristiani

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Il tema dei “sogni” negli ultimi scrittori pagani e nei primi “moralisti” cristiani. Le lezioni di “santità” impartite da Evagrio Pontico ai giovani monaci. Si delineano la figura terribile di Satana e il ruolo dei “diavoli”. La differenza tra visione e sogno, e la “strana” visione di Cipriano. Le riflessioni originali di Evagrio sulla “tristezza”, che poi si chiamerà  “malinconia “ o “melancolia”, e sull’accidia.

Negli ultimi tempi dell’Impero Romano fu  Macrobio a classificare la tipologia delle cinque categorie dei sogni: insomnium, una visione generica ; visum, che con forme vaghe e illusorie, assale il dormiente  durante il suo primo sonno; oraculum, in cui i famigliari del dormiente o la divinità stessa, mostrano chiaramente un avvenimento futuro; visio, che rivela un’immagine del futuro destinata a realizzarsi pienamente; somnium, che annuncia il futuro in modo velato.  I primi padri della Chiesa dimostrarono un notevole interesse per i sogni. Origene raccontava che molti ostinati pagani si erano convertiti alla fede cristiana, spinti da una visione o da un sogno. Tertulliano  scrisse che la maggior parte degli uomini deve alle visioni la conoscenza di Dio. Cipriano incominciò a distinguere la visione dal sogno, raccontando che Dio si era rivelato a lui in una visione per lamentarsi del fatto che i fedeli erano sonnolenti quando pregavano, e non parlavano a Dio come chi è sveglio. Incominciava così a delinearsi una contrapposizione tra  veglia e sonno, tra preghiera e sogno.  Il rimprovero del Signore riguardava la massa dei comuni fedeli. “La Passione delle Sante Perpetua e Felicita”, che racconta le cinque visioni avute in carcere da Perpetua,  dimostra che i martiri non solo erano degni di avere visioni, ma le potevano chiedere a Dio, e di solito le ottenevano, e durante la visione potevano intrattenersi con Dio.

Incerto a lungo nel giudicare valore, funzione e origine dei sogni, il Cristianesimo fu risoluto nel sopprimere, almeno sul piano della dottrina, la figura dell’interprete dei sogni, pur tollerando, in alcuni periodi, che i fedeli si rivolgessero  agli oniromantici del villaggio, e talvolta perfino a monaci e a preti, che avevano una qualche competenza nella lettura dei sogni. Ma la demonizzazione dei sogni si realizzò nel corso del sec.IV, quando il Cristianesimo, imponendo al mondo soprannaturale una radicale trasformazione e trasformando in angeli i dèmoni buoni e in diavoli gli spiriti cattivi, accentuò con il rigore teologico e l’inflessibilità etica i caratteri del monoteismo. Mentre gli angeli diventano la milizia di Dio e ritrovano la loro funzione di messaggeri divini – compresa quella di messaggeri di sogni veri-,  i diavoli si raccolgono sotto il comando di un generale, certamente inferiore a Dio, ma capace, con il Suo permesso, di ingannare totalmente l’uomo peccatore: . questo generale è Satana.. Questa comparsa sulla scena del teatro dei sogni del peggior nemico dell’uomo contribuisce in maniera determinante, secondo Le Goff, ad immettere il sogno nella sfera satanica.

Nel IV sec., sviluppando spunti  che gli erano forniti dallo stoicismo e dal giudaismo, il monaco asceta  Evagrio Pontico diede una definitiva sistemazione alla teoria , già delineata da Origene, che collegava i vizi al demonio. Nelle sue lezioni di “santità” ai monaci, soprattutto ai più giovani, che la giovinezza rendeva più esposti alle tentazioni, Evagrio sostiene che i sogni svelano in modo chiaro, certo e preciso il vero stato interiore del monaco e il livello di salute della sua anima Otto sono i vizi, secondo Evagrio: la gola, la fornicazione, l’avarizia, la tristezza, la collera, l’accidia, la vanagloria, l’orgoglio. I giovani monaci sono esposti soprattutto alla tristezza e all’accidia, vizi pericolosissimi, perché possono aprire la porta agli altri. Così Evagrio  descrive il vizio della tristezza: “ La tristezza sopravviene talvolta a causa della cessazione dei desideri, spesso essa si accompagna con la collera. Quando essa nasce dall’aridità dei desideri, sopraggiunge in questo modo: certi pensieri, allorché prendono il sopravvento, conducono l’anima del monaco al ricordo della propria casa, come pure dei parenti e della vita passata. E così, quando quei pensieri si avvedono che l’anima non pone resistenza, ma li asseconda e vi si sofferma per il piacere prodotto dal consenso, allora essi conquistano l’anima e la sommergono nella tristezza, come se le cose  passate non potessero esistere mai più per l’avvenire, a causa della vita ora intrapresa.”

Veramente originale e moderna è la descrizione che Evagrio fa dell’accidia: “ Il demonio dell’accidia, denominato anche demonio del mezzogiorno, è il più gravoso di tutti: esso si incolla al monaco verso l’ora quarta e ne assedia l’anima fino all’ora ottava. Dapprima quel demonio gli fa apparire il sole estremamente lento, se non addirittura immobile: gli sembra che il giorno abbia a durare fino a cinquanta ore. In più esso lo induce a volgere continuamente  gli occhi verso le sue piccole finestre, lo persuade a uscir fuori dalla sua cella, a scrutare attentamente verso il sole per vedere quanto dista dall’ora nona, ma anche a guardare tutt’attorno per osservare se qualcuno dei fratelli si faccia vivo. E in più quel demonio gli ispira dell’odio per quella sua dimora e per quella stessa sua vita e per il lavoro delle sue mani: ( gli fa pensare ) che ormai la carità tra i fratelli è venuta meno e che non c’è più nessuno che possa dargli conforto.”. Queste parole spiegano perché le riflessioni di Evagrio risultano attuali: la tristezza, sorgente della malinconia, e l’accidia segnano profondamente la cultura sociale del nostro tempo, e il destino degli uomini chiusi nelle “celle” della loro arida solitudine: l’operaio del quadro di Modigliani, la cui immagine accompagna l’articolo, è una convincente rappresentazione del fenomeno.