Lo scempio di Casalnuovo: disintegrati palazzo e affreschi del ‘700 per far posto a un condominio

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“L’avvio dello sventramento del centro storico e di quel che resta della storia di Casalnuovo sta producendo scempi inauditi”. L’allarme è di alcuni consiglieri d’opposizione, che stanno osservando preoccupati le zone in cui le ruspe stanno demolendo.

Ai politici locali di minoranza non è andato proprio giù il fatto che per fare posto a un nuovo condominio sia stato raso al suolo il palazzo dei marchesi Mondelli di Sassinoro, in via Arcora, un antico edificio, uno degli ultimi da queste parti, che conteneva tra le altre cose gli affreschi attribuiti da vari storici dell’arte ad Angelo Mozzillo, pittore della scuola napoletana del ‘700: è stato ridotto tutto a un ammasso indistinto di calcinacci e polvere. In polvere l’edificio di quasi trecento anni fa e con esso anche le opere del “pittore degli angeli”, come viene chiamato Mozzillo. Un artista notevole. Tra i suoi tanti lavori c’è l’affresco di Cappella Borgia, nella chiesa del Gesù Nuovo, a Napoli, e quello del duomo di Acerra. Ma le figure della Beata Vergine in gloria e dei putti angelici, che ornavano l’arcata dell’ingresso principale di palazzo Mondelli, sono state disintegrate dalle ruspe insieme col palazzo. E i consiglieri di opposizione annunciano denunce alla Procura e alla Sovrintendenza. Palazzo Mondelli era stato venduto alcuni decenni fa dagli eredi Sassinoro a un immobiliarista napoletano, che poi di recente lo ha a sua volta “girato” ai parenti di un assessore del Comune di Casalnuovo. Parenti che grazie a un provvedimento della giunta, cioè l’eliminazione dell’obbligo di chiedere un parere preventivo alla Sovrintendenza, hanno ottenuto la licenza per cancellare quel che resta di storico e artistico in una città assurta agli onori delle cronache “grazie” agli innumerevoli casi di abusivismo e speculazione. Sfregi alla storia ma non solo. Prima di dare il via all’abbattimento del palazzo era stato eliminato anche uno degli ultimi grandi pini marittimi che ornavano le strade del centro, proprio accanto alla dimora dei Sassinoro. Nel frattempo una parte dell’opinione pubblica locale si chiede come sia stato possibile consentire ciò ? E perché la concessione per l’abbattimento e la ricostruzione di un condominio al posto del palazzo è stata data in tempi molto stretti ai parenti di un assessore, cioè ai figli del cugino paterno del papà di un amministratore comunale ? A questa seconda domanda la portavoce del sindaco Massimo Pelliccia ha risposto dicendo che “non c’è nessun legame di parentela con l’assessore”. La replica alla domanda sullo scempio del patrimonio, è invece del vicesindaco di Casalnuovo, Stefano Coscia, il quale sostiene che non esistano “fonti storiche che attestino quanto detto circa il Palazzo” e ribadisce che “non esiste nessun vincolo sull’immobile, che non è in zona A e che non è mai stato inserito nel patrimonio monumentale del Comune”. E’ indispettito il vicesindaco. “Uno sterile attacco politico – dice – mosso da chi negli ultimi vent’anni ha trascinato la città nella speculazione edilizia”. Coscia spiega che “per limitare gli effetti del piano casa si doveva intervenire nel 2010 per cui oggi l’abbattimento è consentito dalla legge”. A ogni modo esisteva una delibera del Comune, fatta approvare dall’ex vicesindaco, Andrea Orefice, che obbligava i proprietari di edifici con più di cinquant’anni d’età a chiedere il parere della Sovrintendenza sugli abbattimenti, nell’ottica di una possibile apposizione di vincolo. Quella delibera è stata revocata dalla giunta Pelliccia. In questo modo è stata possibile anche la demolizione, già quasi ultimata, di un altro edificio di Casalnuovo, in zona A. Anche qui sorgerà un palazzo. La licenza è di una società riconducibile a un consigliere comunale.

palazzo mondelli di sassinoro e il pino: entrambi abbattuti

palazzo mondelli raso al suolo
palazzo mondelli raso al suolo

Napoli, notte della tammorra: XIX edizione a Ferragosto

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La XIX edizione della notte della tammorra napoletana è pronta per regalare grande ritmo ed emozioni.
Si terrà a Napoli Lungomare Caracciolo presso la Rotonda Diaz, giovedì 15 agosto alle ore 21.
Per la prima volta sul palco della grande festa popolare partenopea diretta da Carlo Faiello, Peppe Barra. 
Tra gli ospiti Nello Daniele, Maurizio Capone, Giovanni Mauriello, Marcello Colasurdo, Fiorenza Calogero e Patrizia Spinosi.

Torna a Ferragosto l’appuntamento più importante dell’estate partenopea con la musica folk. Rotonda Diaz, sul Lungomare Caracciolo, ospita il 15 agosto alle 21, la 19esima edizione de La Notte della Tammorra promossa e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, nell’ambito del programma Poc Campania 14-20 e realizzata dall’Associazione Il Canto di Virgilio con Carlo Faiello, maestro concertatore.

Ad inaugurare la serata alle 21, l’immancabile ‘canto ‘a figliola’ dedicato alla Madonna eseguito da una coppia di maestri cantatori della tradizione: Vincenzo Rea detto ‘Tarantella’ e Masino Tirozzi detto ‘‘o figlio d’’o zi’ padrone’. A seguire, la classica Tammurriata di accoglienza con la tammorra di Raffaele Inserra e le voci di due giovani e prestigiosi esponenti del canto etnico come Gianfranco Ricco detto ‘Antichità’ e Catello Gargiulo. A dare il via alle danze sarà, come di consueto, uno storico esponente della musica popolare campana, Marcello Colasurdo, voce vesuviana e presenza fedele della manifestazione.

La differenza sostanziale, rispetto al passato, sta, soprattutto, nella consapevolezza della dimensione della ‘grande festa popolare’ acquisita, nel corso degli anni, da La Notte della Tammorra che, al contrario degli altri eventi culturali, invita a riannodare la fune della memoria, stimolando a rinsaldare il legame con le proprie radici e valorizzando il concetto stesso di Folklore (sapienza di un popolo) che negli ultimi tempi è stato banalizzato, volgarizzato, decontestualizzato”, ha spiegato Carlo Faiello.

Carlo Faiello

La grande novità della Notte della Tammorra 2019 è la presenza di Peppe Barra. Il celebre artista partenopeo si esibirà per la prima volta sul palco della manifestazione insieme alla sua band formata da Paolo Del Vecchio alla chitarra, Ivan Lacagnina alla batteria, Giorgio Mellone al violoncello, Sasà Pelosi al basso e Luca Urciolo alla fisarmonica.

Ho studiato le tammurriate e il tamburo per 50 anni insieme alla Nccp e Roberto De Simone. – ha raccontatoPeppe Barra – La Notte della Tammorra è una notte di gioia e felicità ma anche una notte di oblio per lasciarci alle spalle e dimenticare quello che questa brutta politica ci sta mostrando negli ultimi tempi. Proporrò durante la serata un po’ del mio repertorio e del mio gioco e cercheremo di divertirci tutti insieme”.

Direttamente dal “Museo e Festival della Zampogna” di Villa Latina arriveranno i suonatori di zampogne, organetti, ciaramelle e danzatrici del basso Lazio diretti dal maestro Domenico Fusco con Diego Fusco, Angelo Fusco, Luca Petrilli, Salvatore Sarda che indosseranno abiti tipici della zona con i famosi “scarpitti”. Al suono di Saltarelli e Ballarelle danzeranno Maya Tedesco, Marilena Norato, Lorenza Di Stefano e Cinzia Zomparelli.

Carlo Faiello e la sua Banda Dionisiaca poi accoglieranno sul palco Giovanni Mauriello (con il figlio Matteo e la cantante Marianita Carfora), voce storica e co-fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare; Nello Daniele e Maurizio Capone presenze artistiche ‘diversamente folk’; inoltre, alcune tra le più belle voci napoletane come Fiorenza Calogero e Patrizia Spinosi e Marcello Vitale alla chitarra battente.

Faiello darà spazio anche alla ricerca etnomusicologica di Andrea Nerone (già Musica Nova) tra la piana del Volturno e quella del Garigliano; ai canti del Cilento con Paola Salurso e alla musica del sud Italia con Rosalba Santoro cantante di Santeramo in Colle, paese al confine tra Puglia, Calabria e Basilicata. Si esibiranno nelle danze: Erminia Parisi, Emilia Meoli e Enzo Esposito detto Tammurrièllo.

Tante le iniziative collaterali come lo stage di danze popolari i cui partecipanti saranno invitati al ballo notturno. Per chi volesse aspettare l’alba magica del 16 agosto, gran finale di balli sul tamburo da parte di paranze spontanee.

Info: Il Canto di Virgilio: 338 8615640
Domus Ars: 081 3425603

 

Diceva Gregorovius che a Napoli non c’è spazio per i tiranni: il merito è del magico sole che illumina la città

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La “luce “di Napoli: un tema della letteratura e della pittura. Questa luce è  una “Grande Carta della libertà”, che né dittatori, né tiranni possono abolire. La scena dei “lazzaroni” che dormono, a terra, davanti al Palazzo Reale. Nel 1854, la  Napoli dei ricchi ( Chiaia e Toledo) e la Napoli dei poveri (Santa Lucia). Una taverna di Toledo, “’e sciurilli” e “’o filoscio”. Si può tradurre “ ‘o filoscio” con “frittata”? Da questa domanda partirà, a settembre, la nuova pagina del giornale dedicata alle “ricette” napoletane.
                                    “Non vi è luogo più democratico di Napoli” (Gregorovius, 1854).

Il sole e la luce di Napoli costituiscono un tema della letteratura e un tema della pittura. Il tema letterario affascinò il compianto Francesco Durante, che gli dedicò alcune pagine significative nel libro “I Napoletani”, di cui parleremo a lungo prossimamente. Sulla funzione che la luce di Napoli ha svolto nella storia della pittura sono innumerevoli e di alto valore le testimonianze dei pittori e i giudizi dei critici: si pensi alla rivoluzione che quella luce ha consentito ai “posillipisti” di portare nella rappresentazione del paesaggio. Ma Ferdinand Gregorovius, lo storico tedesco innamorato dell’Italia e “vinto” da Napoli, vide in quella luce anche una connotazione politica. Nel 1854, mentre discorreva con un medico napoletano che era stato perseguitato dalla polizia borbonica per la sua amicizia con Carlo Poerio, Gregorovius notò una “grande quantità di lumi che si erano accesi alla Marinella, certo per una festa”, ed espresse ad alta voce la sua ammirazione. Ma il medico fece un commento sarcastico: “E’ uno spettacolo veramente stupendo. Così è il nostro popolo. E’ lieto ogni volta che ci sono feste, spettacoli, luminarie. Come potrà mai questa folla ignorante nutrire idee serie?”. Insomma, Napoli si governa con feste, farina e forca, come diceva don Luigi de’ Medici. Ma Gregorovius non era d’accordo: a Napoli anche il dispotismo assume caratteri particolari, che non si riscontrano in nessun’altra parte del mondo. “Sotto questo cielo ognuno può liberamente muoversi, tutti quanti i sensi provano la loro soddisfazione. La natura eguaglia tutto: non vi è luogo più democratico di Napoli. Chi potrebbe mai annullare questa magna charta della libertà?”.

Per rendersene conto, bastava osservare le decine di “lazzaroni, sudici e cenciosi” che nelle ore calde del pomeriggio dormivano sdraiati sotto il porticato della Chiesa di San Francesco di Paola, nella “Piazza Reale”, proprio di fronte alla Reggia che ospitava il re,  la Corte e gli uffici più importanti delle principali Amministrazioni. “In qualsiasi altra capitale d’Europa la polizia caccerebbe via tutti questi tipi che dormono nel portico di una chiesa, proprio di fronte al Palazzo Reale. Qui, invece, si riposano in assoluta tranquillità, e le sentinelle che passeggiano distratte in su e in giù presso le statue equestri di Carlo e di Ferdinando I guardano questi “lazzaroni” come la cosa più naturale del mondo.”.Gregorovius era incantato da via Toledo e da Chiaia “che è una strada meravigliosa”: come tutti i forestieri, non si stancava di ammirare lo spettacolo delle lussuose carrozze, dei carretti, dei carri a due ruote tirati dai muli, e la folla dei ricchi napoletani e dei “rappresentanti delle potenze straniere” che si snodava, a Chiaia, tra i giardini della Villa Reale “che sono aperti solo alle persone decentemente vestite” e i bagni, “che non sono alla portata delle borse moderne.”. Santa Lucia costituiva la “linea di confine” tra la parte aristocratica di Napoli e la parte popolare. Qui c’erano le locande di secondo ordine, cataste di carbone e di altri materiali occupavano le calate a mare, vi si muoveva senza sosta una folla di pescatori, di barcaioli, di “lazzari”, di piccoli mercanti e di “popolani” venuti “dalla campagna” a comprare “abiti e scarpe che riempiono le case da cima a fondo”, a girare tra “i caffè, le liquorerie, gli spacci di tabacco”, a osservare i “fruttaioli i quali tengono le arance e le angurie già tagliate a fette e vendono queste fette, per un tornese, ai compratori che le mangiano in piedi”: e poi “vere montagne di fichi d’India, di cui si nutre la gente più povera.”.  La curiosità di Gregorovius venne destata anche dagli “spicajuoli” che bollivano in pubblico, nelle nere caldaie, le pannocchie di granoturco e le vendevano – un “grano” per ogni “spica” – ai clienti invitati ad alta voce.

Gregorovius non ci dice se consumò una di quelle pannocchie: non crediamo che l’abbia fatto. Se avesse risposto alla “chiamata” degli “spicajuoli”,  avrebbe forse capito che c’era una qualche relazione tra il valore “politico” del sole di Napoli e quel “cibo di strada”. Nelle sue lettere egli cita tre volte la taverna al vico San Sepolcro a Toledo, che era famosa per  “purpetielli” e  “sciurilli”, i fiori di zucca fritti, ripieni o accompagnati ai maccheroni, e per il “filoscio”, la mitica frittata napoletana.

A settembre torneranno sul nostro giornale le “ricette” della cucina di Napoli e del Vesuvio, e le commenteremo con il racconto delle vicende di una storia fantastica: quella dei nostri “luoghi” visti attraverso le testimonianze dei forestieri, e attraverso la magia dei nomi.

La parola “filoscio” la si può tradurre in italiano con “frittata” ? E’ la stessa cosa?

Tragico incidente sulla A2, tra Eboli e Campagna: un morto e due feriti

Una persona è morta e due sono rimaste ferite in un incidente che si è verificato nel tratto salernitano della A2. Al momento, secondo quanto riferisce Anas, sulla “Autostrada del Mediterraneo” si registra traffico rallentato con code a seguito di un incidente avvenuto al km 39,600, tra gli svincoli di Eboli e Campagna in provincia di Salerno, in direzione Sud (Villa San Giovanni). Nell’incidente è rimasta coinvolta, per cause ancora da accertare, una sola vettura. Al momento in corrispondenza della zona interessata si transita sulla corsia di marcia e su quella di sorpasso, mentre è chiusa la corsia di marcia lenta. Il personale Anas e le forze dell’ordine sono presenti sul posto per la gestione della viabilità e per effettuare i rilievi, al fine di ripristinare la regolare circolazione appena possibile.

Mariglianella, fondi per la riqualificazione urbana e la messa in sicurezza della viabilità

La Città Metropolitana di Napoli ha assegnato fondi ai Comuni per lavori pubblici. “Sono tante le risorse che erano da tanto tempo bloccate ed ora sono state liberarate e messe a disposizione dei territori dell’Area Metropolitana – ha affermato il Consigliere Metropoliano Felice Di Maiolo-. Tanto a riprova della costante vicinanza ai Comuni, alle Amministrazioni e alle Comunità locali che potranno contare sui fondi destinati ad opere pubbliche di notevole importanza come strade, scuole, teatri.” 

Infatti, in seguito all’utima variazione di Bilancio per complessivi Euro 132.082.045,85, come fissato nella  Deliberazione n. 199 del 30 luglio 2019 del Sindaco Metropolitano, Luigi de Magistris, nel rispetto delle “Linee di indirizzo del Piano Strategico”.

Si passa dunque al Piano Operativo per il “Parco Progetti” costituito dall’Amministrazione della Città Metropolitana di Napoli “composto da opere dei singoli , condivisi e coerenti con le Direttrici di intervento, in grado di coniugare le esigenze locali con le dimensioni strategiche di area vasta e di perseguire, in tal modo, l’interesse generale mediante l’innalzamento e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini metropolitani insieme alla sostenibilità dello sviluppo economico e sociale del territorio”.

Fra i progetti riconosciuti vi sono anche quelli del Comune di Mariglianella che si vede assegnare complessivamente Euro 791.727,00 così suddivisi: Euro 694.963,70 per la “Riqualificazone urbana e architettonica di edifici e spazi aperti cittadini”; Euro 96.763,30 per la “Messa in sicurezza della viabilità interna”.

Il Consigliere Metropolitano, Felice Di Maiolo, Sindaco di Mariglianella, ha espreso «la duplice gratificazione derivante per il condiviso lavoro, nell’ambito del proprio ruolo istituzionale, svolto in seno al Consiglio Metropolitano e dal vedere fra i destinatari di risorse anche il Comune di Mariglianella. Ringrazio il Sindaco Metropolitano, Luigi de Magistris, impegnato nel progressivo percorso di costruzione della “cittadinanza metropolitana” senza lasciare nessuno indietro».  

 

Un portamonete legato ad un filo di nylon per spacciare droga: arrestato un 48enne di Pomigliano

I Carabinieri della sezione operativa di Castello di Cisterna hanno arrestato Michele Rega, 48enne di Pomigliano D’Arco già noto alle Forze dell’Ordine per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio.

Singolare il metodo utilizzato da Rega per compiere la sua attività. L’uomo aveva legato un portamonete ad un filo di nylon. Una delle estremità era nelle sue mani, l’altra fissata al borsellino. Grazie alla trasparenza garantita dal nylon, Rega poteva all’occorrenza tirare il filo, prelevare e poi smerciare la droga. Terminata la “compravendita” rilanciava il borsellino in un cespuglio stringendo il cordoncino in mano, pronto per il “cliente” successivo.

L’uomo è stato sorpreso dai militari nel complesso popolare “ex legge 219”. Tradito dal suo atteggiamento sospetto, il 48enne è stato perquisito e solo in questo modo i militari sono stati in grado di comprendere l’ingegnoso metodo con il quale nascondeva la droga destinata allo spaccio.
Bloccato prima che potesse abbandonare il portamonete, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato 9,23 grammi di crack, 9,30 grammi di cocaina e 5,50 di cocaina. Nelle sue disponibilità anche 680 euro in contante, ritenuto provento di spaccio.
Dopo le formalità di rito, Rega è stato sottoposto ai domiciliari in attesa del giudizio con rito direttissimo.

Casamarciano, “farmaci scaduti ai sofferenti psichici”: indagano i NAS. Controlli a Sorrento, Anacapri e Castellammare

Riepilogo delle ispezioni effettuate dai Carabinieri del NAS di Napoli nei settori “alimenti” e “sanità” e finalizzate a rendere tranquilla l’estate 2019:

 

Casamarciano, nei pressi di Nola: i Carabinieri del NAS di Napoli hanno condotto un’accurata ispezione in una struttura sanitaria, ubicata in via Nazionale delle Puglie, struttura che si occupa dell’assistenza a persone affette da patologie psichiatriche. Alla fine del controllo nella casa di cura, che opera in convenzione con l’Asl Napoli 3 Sud, sono state riscontrate diverse anomalie. Sono stati quindi sequestrati farmaci scaduti di validità e sono state contestate varie condotte irregolari, tra cui la non perfetta tenuta dei registri relativi allo smaltimento dei rifiuti speciali. Carenze e irregolarità sono state poi riscontrate anche nella documentazione prodotta dai responsabili dell’attività. Intanto si indaga sull’inquietante sospetto avanzato dagli investigatori (sospetto a ogni modo non confermato, per il momento) che alcuni farmaci scaduti possano essere stati somministrati ai sofferenti psichici ospitati nella casa di cura. Una circostanza, questa, che però, in base a indiscrezioni, sarebbe stata categoricamente smentita dalla controparte durante l’ispezione. Sempre secondo quanto trapelato, i farmaci scaduti e sequestrati non sono risultati nocivi alla salute. Nel frattempo i NAS hanno individuato molte altre case di cura da controllare e nelle quali non sono mai state effettuate ispezioni.

 

Sorrento, via   Donnorso:  i  Carabinieri  del   NAS   hanno  operato   una  verifica   presso  un ristorante-pizzeria al cui termine hanno proceduto alla chiusura di 2 aree pubbliche adibite a sala somministrazione all’aperto, poiche’ abusivamente attivate sulla pubblica via in assenza   della   prevista   S.C.I.A..   Nella   circostanza   gli   operanti   hanno   sequestrato amministrativamente kg. 20 circa di alimenti vari per i quali è risultata violata la normativa in materia di tracciabilità/rintracciabilità alimentare;

 

Anacapri, piazza Vittoria: presso un bar ivi operante i militari del NAS di Napoli hanno proceduto al sequestro amministrativo di 7 kg circa di prodotti da forno rinvenuti all’interno di un frigorifero e pronti per la successiva somministrazione al pubblico ma privi di indicazioni che ne garantiscano la rintracciabilita’;

 

Castellammare di Stabia, corso Garibaldi: presso un bar ivi ubicato i Carabinieri del NAS di Napoli, al termine di una verifica igienico-sanitaria, hanno disposto:

  1. Il sequestro amministrativo di circa kg 80 di derrate alimentari varie (prodotti da forno), prive di indicazioni relative alla rintracciabilità;
  2. La chiusura amministrativa di un locale interrato  di circa mq  25 adibito  a deposito  alimenti abusivamente attivato e privo dei requisiti igienico sanitari e strutturali previsti.

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Somma Vesuviana, Di Sarno: «Passiamo alla modalità 2.0»

Salvatore Di Sarno è sindaco di Somma Vesuviana dal 2017. Nell’intervista che segue racconta le difficoltà incontrate, le defezioni, le criticità e le prospettive della sua amministrazione.

Sono ormai passati due anni dalla sua elezione, qual è la cosa che ha trovato più difficile? Essere sindaco è come credeva che fosse?

«La cosa più difficile è stata trovare una macchina amministrativa obsoleta. L’ultimo concorso era stato fatto nel 2011 e noi abbiamo cercato di sopperire a tutte le mancanze delle passate amministrazioni, proprio prendendoci gli uomini scelti in quelle graduatorie. Fare il sindaco non è un gioco, hai la responsabilità di oltre 35mila concittadini, molti vorrebbero tutto e subito ma non è così perché la macchina amministrativa non funziona così. Quando si fa un appalto, una gara, la burocrazia allunga veramente i tempi di una pubblica amministrazione. Se in una famiglia noi possiamo decidere di acquistare un bene perché basta avere i soldi, per la pubblica amministrazione non funziona così».

  Si è presentato come il sindaco della Svolta, eppure nel tragitto ha perso una parte dei suoi consiglieri, una delle quali eletta proprio in Svolta Popolare. I consiglieri Raia e Scala, passati all’opposizione mesi fa, hanno usato parole di fuoco nei suoi confronti, cosa pensa della loro scelta?

«Quando si fa una scelta ognuno si assume delle responsabilità, probabilmente sarà il tempo che darà ragione a questa scelta fatta dai due consiglieri che sono passati all’opposizione Ritengo che una famiglia, perché io la mia squadra la considero una famiglia, ha diversi problemi e tutte le famiglie hanno dei problemi quindi è stata forse anche una mancanza mia non riuscire a usare il giusto filtro con tutti i consiglieri comunali, per cui  mi assumo pure la responsabilità di questa perdita. Loro sanno però se da parte mia c’è stato un qualcosa contro di loro o il loro essere consiglieri comunali, io dò sempre spazio a tutti e sicuramente mi è dispiaciuta la loro perdita ma la svolta, essere il sindaco della svolta, non significa avere il logo di Svolta Popolare. La svolta si attua  nel tempo . Un’amministrazione ha dei tempi, nasce e, tra virgolette muore, in cinque anni. Questo dovrebbe essere il limite dell’amministrazione: verificare quello che si è prodotto nell’arco temporale di 5 anni. Ai posteri l’ardua sentenza, noi siamo qui e stiamo continuando a lavorare per la città»

 Garofalo, De Simone, Salierno, poi sostituiti da Prisco, Pirozzi, Granata. In due anni ha già cambiato tre assessori, lasciando passare in un caso anche sei mesi per la nomina. Problemi di accordo nella sua maggioranza?

« In tutte le famiglie ci sono degli screzi, anche nelle migliori. L’importante è poi raggiungere l’obiettivo che per noi è quello  di dare un buon governo alla città. Per l’ultimo assessore ci abbiamo messo sei mesi e va bene così, Stefano Prisco è un uomo valente che conosce bene la materia, abbiamo una persona che ci darà sicuramente il suo contributo. Ripeto:  le problematiche ci sono nelle migliori famiglie, è naturale, ma la cosa importante è risolvere i problemi e trovare il giusto equilibrio per andare avanti».

 Questa è una domanda che volevo farle da tempo: lei è un rappresentante della Guardia di Finanza, ora si sta preparando la Festa di San Gennaro, ma altre manifestazioni pubbliche si sono tenute in questi due anni. Non la imbarazzano i venditori abusivi, spesso anche nei pressi del Comune?  

«L’ultimo evento importante che abbiamo avuto è stata la festa delle Lucerne. L’anno scorso, rispetto alle scorse volte, non si è venduto all’interno delle mura, avevamo personale disponibile anche per fare controlli sull’abusivismo commerciale ed è stato fatto. Ora è arrivato il nuovo comandate della polizia municipale e speriamo anche di fare concorsi entro brevissimo tempo, mancano almeno sei vigili e l’anno prossimo altri ne andranno in pensione. Se riusciamo a mettere su una buona squadra, con ulteriori innesti di personale, avremo sicuramente un maggiore controllo del territorio dal punto di vista dell’abusivismo commerciale, edilizio e in tutti i settori della macchina amministrativa».

In una intervista che il Mediano le fece in campagna elettorale, invitato a scegliere tra Berlusconi e Renzi, lei puntò sul secondo. Le ripropongo la domanda: Zingaretti o Salvini?

«Zingaretti o Salvini… bella domanda ma non mi imbarazza perché io ho le idee ben chiare, personalmente da Salvatore Di Sarno e da sindaco della città di Somma Vesuviana. Non sono un sovranista puro ma non accetto come uomo il fatto che alcune persone in difficoltà,  che arrivano  in Italia per sfuggire alla guerra,  vengano cacciate via   o maltrattate .  Io credo che debba esistere un governo  con un inquadramento cattolico, noi siamo cattolici, io sono un cattolico anche se non vado spesso a Messa ma ci credo e so che esiste ed è sempre esistita una migrazione di uomini verso posti migliori.  No al razzismo . Per me esistono gli uomini cattivi che fanno delle cose indicibili, esistono uomini buoni che fanno le cose come prevede la legge. Quindi io non sono un salviniano ma un uomo moderato. Chiarisco:  mi posso anche andare a candidare nella Lega, però portando avanti sempre i miei ideali. Non vedo Salvini come il salvatore della patria ma come uomo politico che ha capito, come si dice, che la lingua batte dove il dente duole. Ha capito che in questo momento gli italiani hanno bisogno di lui e lui interpreta il pensiero degli italiani. Se la lega è arrivata al 39% nei sondaggi un motivo ci sarà. Ma non mi piace quando dice che le navi dei migranti non devono entrare nei porti italiani. Zingaretti non mi dispiace, io sono per gli uomini del fare che danno possibilità alle popolazioni di emergere e migliorarsi, veniamo da un ventennio di decadenza politica e sociale, ora sta a noi fare uno scatto in avanti e sposo le idee che vanno nella direzione di aiutare le persone in difficoltà. Tra i politici italiani, Renzi mi piace sempre. Comunque se dovessi scegliere, direi Calenda e Meloni».

  Negli ultimi giorni avete esultato per alcuni finanziamenti intercettati, ed è giusto. Ma come mai non sono ancora partiti i lavori per la pubblica illuminazione?

« Fare un contratto per la pubblica amministrazione non è semplice, c’e una convenzione molto articolata e ci è voluto tantissimo tempo per stilarla. I lavori dovevano iniziare il 26 luglio, cominceranno invece entro il 25 agosto. La nuova dirigente dell’Ufficio Tecnico, che ha preso servizio da pochi giorni,  doveva verificare alcune clausole con l’azienda e lo ha fatto. Siamo in attesa di una risposta da parte della ditta che ha vinto l’appalto, credo che ci siamo chiariti sulle discrepanze che emergevano: mancava l’invio di alcuni atti alla Sovrintendenza, alcuni accorgimenti. »

 Scegliere funzionari è prerogativa delle amministrazioni comunali, secondo lei sarebbe meglio sceglierli per curricula o per gradimento suo o di taluni consiglieri?

«Sono fiero dell’ultima scelta, la dottoressa Pensa la vedo molto propositiva e preparata. E l’ho scelta per curricula. Si, meglio per curriculum».

 E a proposito di funzionari, come crede stia lavorando il segretario comunale?

«Il segretario comunale Massimo Buono, scelto da me, veniva da una realtà piccola, da un comune con meno di 5mila abitanti. Si è dovuto  confronti con una realtà più vasta e molto varia, dove ci sono più consiglieri comunali, dove la macchina amministrativa è molto più articolata e  avrà avuto delle difficoltà che a volte qualcuno fa emergere in consiglio comunale. Io lo difendo e lo difenderò sempre perché ritengo sia prima di tutto una persona colta e seria, una persona che ha dei valori, una brava persona . Certo, se può fare ancora uno scatto in avanti per questa amministrazione io gliene sarò sempre grato. Ci aspettiamo un salto di qualità perché a breve, a metà mandato, farò anche delle scelte all’interno della mia giunta per dare quello scatto ulteriore affinché si arrivi alla fine della legislatura con la squadra che poi governerà, speriamo, fino alla fine del mandato. Dunque, ritengo che il segretario comunale possa e debba dare di più. Nell’ eventualità che non ci fosse il miglioramento sperato, ci faremo un bel chiarimento io e il segretario comunale, come due galantuomini».

 Quale settore della sua amministrazione ha lavorato meglio?

“Il fiore all’occhiello dell’amministrazione  è l’area  politiche sociali. La dottoressa Marrazzo, che sta dando veramente il meglio di sé, è una persona esperta e molto seria, essere capofila di sei comuni non è semplice, lei fino ad oggi non ha sbagliato nulla e quindi ritengo che è il miglior settore. Anche il settore scuola, dove si è partiti veramente da zero, sta lavorando molto bene grazie agli architetti Iovine e D’Amore. Così come si lavora bene nel settore riguardante il Bilancio ».

Quale settore dovrebbe migliorare?

«Sicuramente sono due i settori da migliorare:  urbanistica e lavori pubblici, che in questo momento ho accorpato, e poi la Polizia Municipale.  Con l’arrivo del nuovo comandante mi aspetto veramente un cambio di passo anche in questo settore».

 Mi ricapitola in breve lo stato dell’arte della vicenda Soficoop?

«Oltre al lodo arbitrale, come Ente noi siamo andati avanti e abbiamo fatto un ricorso al giudice della Corte d’Appello perché non vorremmo nessun addebito per il comune. Siamo in attesa di conoscere l’esito del ricorso».

C’è qualche esponente dell’opposizione che, senza togliere nulla alla sua squadra, le piacerebbe avere al suo fianco?

«Qualcuno dice sempre che il popolo ha scelto, che noi siamo stati eletti e dobbiamo amministrare e che il controllo spetta invece a loro, all’opposizione. Io invece andrei un attimo oltre, penso che se pure dall’opposizione,  se veramente si vuole il bene comune, ci fosse un aiuto, potremmo lavorare ancora meglio per Somma. . Ciascuno di loro è un valido elemento e ciascuno di loro  potrebbe stare all’interno della compagine amministrativa  E mi pongo una domanda:  perché se due consiglieri passano all’opposizione sembra un fatto normale e se uno, due o dieci consiglieri passano in maggioranza si dice che hanno tradito il mandato elettorale? Dove sta il dramma? Qual è la differenza? La pongo pure io questa domanda. Se la vogliamo dire tutta, per me i consiglieri che sono passati all’opposizione  si dovevano dimettere».

 Nei tanti consigli comunali, in questi due anni, lei ha preso la parola pochissime volte.  Non parla perché non lo considera necessario o perché non ha nulla da dire?

«Assolutamente no. All’inizio del mio mandato mi ero riproposto, come quindicesimo consigliere, di dare spazio a tutti i consiglieri di maggioranza , che hanno sia le competenze  tecniche e relazionali  per poter rispondere in modo adeguato  all’interno di un consiglio comunale. Sono molto preparati nelle materie del consiglio e quindi io mi fido di loro,  ma quando poi si sposta l’asse su fatti personali e mi sento tirare in ballo io devo rispondere perché ne ho facoltà e lo farò sempre per difendere la mia maggioranza, i miei consiglieri comunali  e i miei assessori. Non temo il giudizio della minoranza,  anzi lo rispetto ma saprò come rispondere ogni volta che sarà necessario.  Quindi il Salvatore Di Sarno 1.0 è finito ed esiste il 2.0, che dirà sempre la sua».

 Lei è considerato un sindaco social….

«Sono sempre stato social, ora da sindaco è diverso perché si è sotto i riflettori per qualsiasi cosa. Ben vengano tutte le richieste da parte dei cittadini, segnalazioni importanti riguardo l’illuminazione, l’immondizia, i cani randagi e tutte le problematiche che  può avere  una città di 37000 abitanti. Accetto le critiche social, spesso sono utili perché veniamo informati in tempo reale, mi dispiace  però quando qualcuno entra nel personale, quando per esempio si chiama il sindaco “vigliacco”: queste sono offese, non posso piacere a tutti. Io fino ad oggi non ho mai voluto attaccare nessuno però la misura è colma: ho salvato circa 300 screen shot di offese gratuite sulla mia persona e mi tutelerò».  Non posso colmare nel breve periodo tutte le criticità esistenti e  ritengo si possa valutare  alla fine del mandato. Abbiamo diversi progetti in cantiere che hanno avuto uno scatto ulteriore, faccio un esempio:  abbiamo perso un anno e mezzo per il Puc.  Non riusciremo entro dicembre a chiudere tutta la procedura  ma sicuramente la  chiuderemo entro gennaio/febbraio e  avremo un Puc a servizio di tutta la collettività.  Ribadisco: i tempi della burocrazia sono lunghissimi  e la mancanza di personale  rallenta ancora di più. Io  non mi devo scusare di nulla, so che la  macchina amministrativa è ancora in difficoltà ma  stiamo lavorando con le risorse,  i mezzi  e gli uomini che abbiamo,che  ringrazio sempre tutti i giorni  e tutti i momenti per il lavoro che fanno.  Chiedo anche uno scatto da parte dei cittadini, auspico  una cittadinanza attiva perché il bene comune non è solo di Salvatore di Sarno ma dell’intera città».

 

 

 

 

                                                                                                                        

 

 

 

 

La figura del narratore

Immagina di svegliarti accanto a qualcuno, pensa mentre bevi un caffè al bar, oppure al tuo collega in ufficio che ti chiede in che modo hai trascorso il weekend. Ti ho fatto questi esempi per indurti a pensare che non esiste un solo tipo di narratore, ma che lo siamo tutti. La società è piena di narratori che raccontano vicende e avvenimenti.

I narratori raccontano storie

Venerdì mattina: Mario e Antonio si incontrano all’uscita dal bagno nel corridoio della scuola durante l’intervallo. Antonio è stato poco bene per tutta la settimana ed è rientrato a scuola proprio quella mattina. Due giorni prima c’è stata la partita di calcio allo stadio tra la squadra della sua classe e quella della classe di Mario, e Antonio non ha potuto presenziare. Per questo motivo, Antonio pretende una cronaca fedele della giornata da Mario. Chi è stato il migliore in campo? Chi invece è stato il peggiore? Cosa è accaduto sugli spalti quando la sua squadra ha segnato? E Martina? C’era anche Martina quel giorno? Mario, che era comodamente seduto sugli spalti a causa del suo braccio ingessato, adesso deve raccontare come è andata: quanti spettatori c’erano, come si è comportato l’arbitro, quante persone hanno aperto l’ombrello quando ha iniziato a piovere.

Perfetto. A questo punto pensa alla cura con cui i romanzieri descrivono le sfumature dei gesti, i colori degli abiti delle dame, le tonalità delle luci presenti nelle sale, il profumo dell’erba appena tagliata nei giardini dei castelli.

I romanzieri si comportano proprio come Mario: raccontano nei particolari un evento a qualcuno che non c’era.

Ad Antonio, tuttavia, questo non basta. Vuole sapere di più. Mario ha parlato con Martina? Cosa si sono detti? Hanno parlato di lui?

Mario, dunque, si trova a dover fare una vera e propria narrazione con descrizione di luoghi, di personaggi e battute di dialogo. E come fa tutto ciò? Semplice. Ciò che fa Mario, dunque, è usare una tecnica narrativa consolidata in grado di catturare l’attenzione di Antonio e coinvolgerlo nella narrazione facendolo sentire partecipe proprio come se fosse stato allo stadio accanto a lui.

Ma il narratore è anche l’autore?

La figura del narratore non deve essere confusa con quella dell’autore. Quest’ultimo infatti può decidere di affidare a un personaggio il compito di raccontare una storia. In campo cinematografico o televisivo, come anche per i videogiochi, si è soliti usare anche quella che viene definita “voce narrante”, ovvero una voce fuori campo.

Hai mai visto il film “Titanic”? La storia inizia con una scena in cui Rose, seduta comodamente su una poltrona a casa sua, ricorda le vicende accadute molti anni prima. In un attimo la scena si sposta in un’altra epoca e quella di Rose diventa una voce narrante che descrive minuziosamente ogni particolare e ci permette di rivivere la scena. Poco dopo la voce narrante sparisce per lasciare spazio ai dialoghi dei protagonisti. Chi guarda il film quasi non si accorge della voce narrante, in quanto viene utilizzata in maniera assolutamente naturale. Tuttavia, pensandoci, risulta indispensabile ai fini della narrazione, oltre che per contestualizzare gli avvenimenti.

Il narratore nelle opere letterarie

All’interno delle opere letterarie ci sono diversi tipi di narratore:

  • Onnisciente
    conosce le situazioni del presente, del passato e del futuro, la psicologia dei personaggi e il perché delle loro azioni
  • Nascosto
    non conosce nel dettaglio le situazioni narrate ed utilizza opinioni personali o supposizioni nella trascrizione degli avvenimenti
  • Eterodiegetico
    Esterno alla storia, non coinvolto nella trama
  • Omodiegetico o Autodiegetico
    E’ un personaggio (non necessariamente quello principale) per cui può non essere onnisciente

Es: “Era un quieto e tranquillo pomeriggio quando io me ne andavo passeggiando per l’ampia città di Edina” (Un caso  imbarazzante di Edgar Allan Poe)

  • Inaffidabile
    E’ un narratore non credibile, o non del tutto credibile, che parla sempre in prima persona

Se il narratore rielabora quanto gli viene detto da un altro personaggio, poi, si parla di:

Narratore di primo grado
che ha rielaborato la storia e comunica direttamente con il lettore

Narratore di secondo grado
ovvero colui che ha ricevuto le informazioni dal narratore di primo grado

Narratore di terzo, quarto e quinto grado
seguono la stessa logica dei narratori di secondo grado

Ne I Promessi Sposi il narratore di primo grado afferma di aver trovato un manoscritto da un anonimo, il quale è il narratore di secondo grado.

E tu? Hai mai provato a raccontare una storia?
Ma sopratutto, hai mai provato a scrivere?

Le città felici sono nascoste nelle città infelici

Torna la rubrica “Le città invisibili”. Un salvagente che ci aiuterà a riflettere “piano”, con calma.

Italo Calvino intendeva con i termini “città invisibili” una riflessione sulla città moderna e sul significato che per gli esseri umani può avere l’idea di uno spazio sociale organizzato. Siamo ontologicamente dei cittadini al di là dei nostri comportamenti, perché non ci è concesso fare a meno degli altri e perfino le scelte degli anacoreti o dei claustrali sono in funzione della necessità di ritrovarci insieme.

Che cosa è una città per noi?” –  scrive Calvino – “Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città”[1]. Il libro che si dipana attraverso un ideale dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan, il grande imperatore, tenta di interpretare questa necessità e di trarne motivi di fiducia nella formazione di un ethos laico e tollerante. “Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che potranno valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio, le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi. Il mio libro s’apre e si chiude su immagini di città felici, che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle città infelici[2].

Per tutti questi motivi e in omaggio a tale profondo e unico scrittore, anni fa, abbiamo dato luogo ad una serie di riflessioni che si alimentavano a fatti di politica, di attualità sociale e culturale e che in qualche modo fossero icone e simboli delle caratteristiche delle comunità che li originava.

Oggi la rubrica ritorna, con il favore di alcuni, e viene ospitata ancora nel Il mediano, a cui è legata anche per motivi di non superficiale amicizia.

Ma perché rinasce? Quali ragioni sottende, rispetto già a tante parole che si moltiplicano spesso vacuamente?

Credo che il motivo principale sia da riconoscersi nella mancanza o almeno nella forte riduzione di spazi di dialogo. Un salvagente per poter farcela in un mare di pressapochismi e di qualunquismi, un’apertura alla possibilità di riflettere senza l’assillo di essere veloci, di esprimersi con slogan o con qualche frase rabberciata e ripescata nella spazzatura dei luoghi comuni.

Togliere spazio alla possibilità di ascoltare e di parlare con calma e razionalità si traduce in un immiserimento della vita sociale. Succede così che non comprendiamo più cosa succede intorno a noi e pur di farcene una ragione ripetiamo ciò che la massa o l’ultimo santone politico o religioso predica. In questa maniera le opinioni diventano fatti, il giudizio si fa pregiudizio e, disorientandoci, perdiamo il senso delle cose.

Forse non è scritto che potremo raggiungerlo, il senso delle cose, ma certamente dialogando, argomentando idee e pensieri, articolando discorsi documentati e non sporcati dall’esibizione costante di un’emozionalità sopra le righe, possiamo almeno tentare di riprenderci il gusto di fare comunità, di riassaporare la bellezza di conversare con chi non deve per forza essere un nemico, ma un cercatore di umanità come noi.

Ecco, le “città invisibili” si spendono per apprendere ad essere più umani. Perché non si nasce consapevoli della bellezza, si apprende ad esserlo. Gradualmente e con la reciprocità dialogica.

[1] Italo Calvino, Le città invisibili, Milano 2006, Presentazione dell’autore, p. IX

[2] Italo Calvino, op.cit. p. IX -X