L’eleganza maschile a Napoli, negli ultimi anni dei Borbone: sarti, orefici, orologiai e “la bottega del bello Gasparre, e basta così”….

L’eleganza dei “galantuomini napoletani” e il fiorire di numerose e notevoli “botteghe” di artigiani, talvolta geniali. Le “officine” dei guantai, e il gioielliere- orologiaio Felice Tafuri, liberale mal sopportato da Ferdinando II: un innovatore nella lavorazione dell’oro e dell’argento, erede dei gioiellieri al servizio di  Carolina Murat. La curiosa storia del “bello Gasparre”, raccontata da Di Giacomo e da De Cesare.

 

Scrisse Raffaele De Cesare che negli ultimi anni dei Borbone Luigi Caracciolo di Sant’Arpino e Maurizio Barracco dettavano legge per la moda “all’inglese”, rappresentata a Napoli dai sarti Casamassima, Diaco e Franzi che adattavano al gusto napoletano i più recenti modelli “imposti” da Londra: il “raglan”, con la particolare attaccatura della manica che aveva permesso al generale inglese Raglan di continuare a usare la spada con il solo braccio che gli era rimasto dopo le ferite di Waterloo;  il talmà, una specie di mantella che si abbottonava;   le camicie a pieghe sottili, trattate accuratamente con l’amido. Adattato al gusto e al vocabolario di Napoli fu il “tait”, “che era abito di rito nelle passeggiate alla Villa e nelle rappresentazioni ai Fiorentini”. Dopo i moti del ’48 la polizia borbonica vietò l’uso dei cappelli a cencio, di tessuto morbido, flosci, a tesa larga, che erano diventati il segno distintivo dei rivoluzionari: tornarono di moda i cappelli a cilindro, come quello di Bernardo Celentano nel ritratto di Domenico Morelli, la cui immagine correda l’articolo Scrive De Cesare che “gli eleganti” facevano arrivare i loro cappelli direttamente dall’Inghilterra e dalla Francia, ma le carte di archivio ci dicono che alcuni cappellai napoletani valevano quanto quelli di Londra e di Parigi: Costantino Perna, a via Tribunali, Domenico La Rossa che a via Chiaia vendeva “cappelli all’uso di Francia e di Inghilterra con tela incatramata” e i fratelli Vincenzo e Gaetano Marzano che a via Guantai nuovi fabbricavano cappelli a cilindro, ma anche “paglie all’uso di Firenze”. I migliori guanti si trovavano da Bossi, Cremonese e Pratico che tenevano bottega a via Toledo, e da Amendola a Chiaia: ma Bernardo Celentano, Giacinto Gigante e i suoi fratelli si servivano da Pasquale Antinori, a via Santa Caterina a Chiaia. Lavoravano per Cremonese e Antinori anche alcune “officine” dell’interno, a Nola, a Sarno, ad Avellino. Le camicie più richieste, e più costose, le producevano il Della Croce, a via Chiaia, e Giovanni Russo, che divideva l’ampia bottega, aperta proprio di fronte al teatro San Carlo, con i due fratelli, sarti specializzati nella “fabbrica di pantaloni”.

A Toledo e a Chiaia c’erano i parrucchieri più famosi, Paolucci, Carafa e Aubry, e poco lontano da Aubry teneva bottega e “officina” il gioielliere di Corte, il Vigliarolo. Gli contendeva lo scettro di più importante gioielliere di Napoli Felice Tafuri, nel suo storico negozio di vico d’Afflitto: l’antagonismo si colorava anche di note politiche, perché Vigliarolo era, ovviamente, borbonico, e anche dopo il ’60 la sua famiglia restò fedele ai Borbone, mentre il Tafuri era liberale, aveva partecipato ai moti del ’48, era stato mandato al confino da Ferdinando II ( ma per poche settimane), portava capelli lunghi alla garibaldina, e nel’ 60, nonostante gli acciacchi, accettò di diventare ufficiale della Guardia Nazionale. Inoltre, Vigliarolo costruiva solo gioielli, mentre Tafuri produceva anche orologi, facendosi aiutare dal cugino Leopoldo e da due orefici- orologiai di piazza “Largo degli Orefici”, Carlo Spasiano e Luigi Stammellati. Dicono le fonti che Tafuri portò la rivoluzione nel disegno di bracciali e di collane, allontanandosi apertamente dalla tradizione accademica e usando forme e combinazioni innovative, che i clienti accettarono con non poche difficoltà. Era la svolta “romantica” nella glittica e nell’oreficeria napoletana: una svolta preparata trenta anni prima da Carolina Murat e da Luigi Pikler, un artista di cui dovremo parlare. Seguirono la linea di Tafuri anche Vincenzo Cinque, “orefice di perle”, e Davide Fiorillo, “corallaro”, che tenevano bottega al “Largo degli Orefici”.

Sull’insegna di una bottega di via Chiaia, accanto al teatro Sannazzaro, era scritto: “Bottega del bello Gasparre, e basta così”. La storia è stata raccontata da Di Giacomo e da De Cesare. Nel 1840  lavoravano in quella bottega due vecchi, che fabbricavano le calze usate, già un secolo prima, dai valletti di Corte e dai maggiordomi. Uno dei due vecchi era il “bello Gasparre”, che in gioventù era stato uno splendido e fortunato corteggiatore di donne, e un abile spadaccino. Quando era giovane e bello, una sera, “sulla via che menava a San Nicola Talentino, ove ora è il corso Vittorio Emanuele”, gli si pararono avanti due uomini armati, pronti a punirlo per aver corteggiato una donna “ di altri”.  Poco lontano si innalzava una grande Croce di marmo, con un’immagine gigantesca di Cristo, “ noto come il Cristo grande”. Gasparre tirò fuori il pugnale e, rivolto al “ Cristo grande”, gli raccomandò “l’anima di questi due moribondi”. I quali, spaventati già dalle parole e dal tono della voce, fuggirono. Il “basta così” dell’insegna era un avvertimento per i clienti:  Gasparre non ammetteva discussioni sulla qualità e sul prezzo delle sue calze. Si irritava subito…..

Continua…..

Somma Vesuviana ha accolto il nuovo parroco Don Nicola De Sena

 

Domenica 3 novembre, con una solenne messa presieduta dal Vescovo di Nola, Mons. Francesco Marino, nella monumentale Chiesa di San Domenico, è iniziato il ministero pastorale del nuovo parroco dopo la morte di Don Paolo Aniello di Palo.

Originario di Castello di Cisterna, Don Nicola è stato ordinato presbitero il 14 settembre del 2016, prestando il suo primo servizio come vice parroco a Santa Maria la Nova nella vicina Sant’Anastasia. In procinto di discutere la tesi di licenza in Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha già conseguito in quell’ateneo il baccalaureato in Storia e Beni Culturali della Chiesa. Ha frequentato il Pontificio Seminario Campano Interregionale di Posillipo e ha perfezionato i suoi studi in Teologia presso la Sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Per Don Nicola è il primo incarico ufficiale di parroco. “Non nascondo – afferma il nuovo presbitero – un po’ di timore dovuto alla mia poca esperienza. Sono contento di essere stato inviato a Somma Vesuviana:una città ricca di storia e di tradizioni millenarie. Aiuterò  – continua Don Nicola – la mia parrocchia a sentirsi sempre di più una grande famiglia, capace di inclusione, soprattutto per i più poveri. Spero di essere all’altezza di tale compito e di essere, nonostante i miei limiti, un riferimento per la vita cristiana dei miei fratelli. Al momento dell’intervista Don Nicola mostrava tutta la sua emozione: mancavano, infatti, poche ore alla concelebrazione con Sua Eccellenza il Vescovo. Guiderà una delle più antiche parrocchie della Terra di Somma, già presente sul territorio nel XIV secolo e distrutta dalla furia devastatrice del Vesuvio nel 1794.  Il beneficio parrocchiale è ospitato, da quell’epoca, nella vicina Chiesa annessa al Convento dei frati Carmelitani. Don Nicola è il terzo parroco del XXI secolo dopo Salvatore Mungiello (1999 – 2007) e Don Paolo Di Palo (2007 – 2019).

 

Nella sala del Gappatoio della Reggia la presentazione del progetto: “Portici meta del turismo scientifico in Campania”

Lunedì 4 novembre la Fondazione Portici Campus presenta nella Sala del Galoppatoio coperto della Reggia, sede del Dipartimento di Agraria dell’Ateneo Federico II in via dell’Università n. 100, il progetto Portici Meta del Turismo Scientifico in Campania

Nella Sala del Galoppatoio coperto della Reggia, sede del Dipartimento di Agraria dell’Ateneo Federico II in via dell’Università n. 100, lunedì 4 novembre alle ore 9.30 la Fondazione Portici Campus presenterà alle Istituzioni il progetto dedicato alle scuole di ogni ordine e grado dell’area vesuviana Portici Meta del Turismo Scientifico in Campania, che terminerà il 10 dicembre.

Alla inaugurazione della mostra scientifica, che sarà aperta al pubblico dal 4 all’8 novembre dalle ore 9.30 alle ore 13, oltre al direttore della Fondazione Bruno Provitera, saranno presenti i ricercatori che illustreranno il prodotto dei loro studi portato in mostra, sperimentando con un linguaggio scolastico la divulgazione della ricerca scientifica che si fa a Portici.

Il taglio ufficiale del nastro avverrà l’11 novembre.

Oltre al direttore della Fondazione Provitera, che coordinerà e modererà gli interventi, porteranno i saluti istituzionali il sindaco di Portici Vincenzo Cuomo, i sindaci dei Comuni vesuviani che hanno condiviso il progetto, il vicepresidente della Regione Campania, onorevole Fulvio Bonavitacola, il vicepresidente del Consiglio Regionale, senatore Tommaso Casillo.

Interverranno il direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, nonché presidente del Comitato Scientifico, professor Matteo Lorito, il direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno del Ministero della Sanità, professor Antonio Limone, il dottor Ezio Terzini, responsabile ENEA Portici, il professor Paolo Masi per il CAISIAL, il dottor Rosario Savino per la società medica SIPNEI, il dottor Umberto Bernardo per il CNR-IPSP, la dottoressa Stefania Grillo per il CNR-IBBR, il dottor Giorgio Matteucci per il CNR ISAFOM e il dottor Andrea Scalone del CNR ISPAAM.

Saranno inoltre presenti i dirigenti scolastici delle scuole aderenti al progetto. Tra i partner paraistituzionali il dottor Eugenio Gervasio, direttore del MAW | Museo del Vino, Annamaria Visconti della Fondazione Napoli 99 e per l’iniziativa La Scuola adotta un monumento, il Liceo scientifico Filippo Silvestri e la professoressa Linda Gallo.

La Fondazione Portici Campus è nata per dar vita e rappresentare un vero e proprio Distretto Scientifico, dove il punto di forza è proprio la multidisciplinarietà della componente scientifica, con lo scopo di utilizzare il prodotto della ricerca e le innovazioni tecnologiche per creare sviluppo economico, sociale e culturale dell’ intera area vesuviana e della Campania.

Giunta alla sua nona edizione, la manifestazione Portici Meta del Turismo Scientifico in Campania vuole favorire l’approccio degli studenti al mondo scientifico con una serie di iniziative originali che consentano interazione, cooperazione e integrazione tra scuole, centri di ricerca e territorio.

Ad ingresso gratuito, gli eventi in programma sono:

· Mostra scientifica all’aperto dal 4 novembre all’8 novembre 2019 con animazione artistica e musica live
· Desk di accoglienza con possibilità di prenotare Itinerari naturalistici scientifici, turistico-culturali
· Itinerari Scientifici o passeggiate scientifiche dal 30 ottobre al 30 maggio di ogni anno accademico
· Convegnistica: ( 4– 11 -18 -25 novembre e 10 dicembre 2019
· Premio Portici Campus alla Ricerca Scientifica
· Premio Portici Campus alle scuole partner del progetto che parteciperanno al concorso video-fotografico indetto dalla Fondazione Portici Campus
· Premio Portici Campus allo sport –Stramezzaminimaratona studentesca del 1 dicembre nel bosco della Reggia
· Borse di studio Portici Campus al merito alle scuole di ogni ordine e grado della città di Portici che hanno aderito all’evento.

Tra gli sponsor della IX edizione: EURONICS gruppo Tufano, Nauticatuttosport e Green Hop.

Per maggiori informazioni: Portici Campus 081/7862320 | info@fondazioneporticicampus.it

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Regi Lagni, la diffida: “Ripristino dello stato dei luoghi. Rischio dissesto”

L’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche parte all’attacco e chiede il ripristino dello stato dei luoghi dei Regi Lagni nel territorio del Parco Vesuvio e in particolare del lagno «Spirito Santo», in località Schiocca Nocella a Somma Vesuviana. Lo fa attraverso una diffida inviata al ministero dell’Ambiente, al Parco nazionale del Vesuvio, alla Regione, all’Arpac e al Comune di Somma Vesuviana. A fare da sfondo alla richiesta, uno studio, effettuato proprio dall’Accademia presieduta da Biagio Esposito, in collaborazione con l’Università Federico II, con l’Università siberiana federale di Krasnoyarsk e l’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro). Lo studio riguarda proprio i Regi Lagni: un gioiello di architettura rurale perfezionato in età borbonica ma successivamente lasciato all’incuria e al degrado. I Regi Lagni, infatti, costituivano la rete idrografica di canali per irreggimentare le acque, prevenire le inondazioni e tenere a disposizione le acque in caso di siccità. Oggi questa funzione non viene svolta e il rischio di dissesto idrogeologico è altissimo. Di qui la denuncia dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche

Somma Vesuviana, distretto sanitario: il consigliere Antonio Granato incontra il direttore Vaiano

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Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa sull’incontro tra il consigliere Granato e il direttore amministrativo del distretto sanitario.

 

“Nella giornata del 30/10/2019, presso il distretto sanitario di  Pontecitra in Marigliano, il Direttore Amministrativo  Raffaele Vaiano, ha incontrato l’avv. Antonio Granato al fine di notiziarlo riguardo le attività del distretto.

In particolare, smentendo alcune notizie circolate, il Dirigente dell’Asl, ha rassicurato la continuità di tutti i servizi erogati sul territorio, in particolare quelli riguardanti la medicina legale, la riabilitazione e le vaccinazioni.

Inoltre ha garantito  il funzionamento dei laboratori esistenti con tutta l’equipe medica e paramedica anticipando l’attivazione, per l’inizio anno 2020, del protocollo informatico, strumento necessario per i cittadini di Somma Vesuviana, così da non essere costretti a recarsi presso la città di Marigliano per il deposito di atti.

Infine, a confermare tale volontà sarà organizzato un incontro con gli organi dell’Ente per l’approvazione di ulteriori iniziative relative a prestazioni socio-sanitarie, da formalizzare con protocolli d’intesa tra le parti”.

Torre del Greco, rinvenute due anfore greche del IV secolo a.c. in casa di un imprenditore

Due anfore romane risalenti al III e IV secolo a.C. del valore di parecchie decine di migliaia di euro, sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata durante una perquisizione a casa di un commerciante di mitili di Torre del Greco  finito nel mirino degli investigatori per un debito con l’ Erario da 320mila euro. L’imprenditore aveva accumulato il debito in 7 anni, durante i quali ha ricevuto ben 10 cartelle esattoriali mai pagate. Per sottrarsi al fisco ha venduto sottocosto un immobile da 700 mila euro a Torre del Greco, per appena 250mila euro. I finanzieri coordinati dal colonnello Agostino Tortora e dal facente funzione di procuratore di Torre Annunziata Pierpaolo Filippelli, dopo aver trovato in rosso i conti correnti dell’ imprenditore, hanno deciso di perquisire la sua abitazione. Qui hanno trovato e sequestrato oro, qualche migliaia di euro in contanti, un’anfora betica, dell’antica Gibilterra, ed un’anfora greco-italica di provenienza sicula.

Prevenzione e salute, al Parco Archeologico di Elea Velia “Una, e non solo, giornata in rosa”

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Domenica 3 Novembre, Il Parco Archeologico Elea Velia si tinge di rosa , portando la Donna al centro della Prevenzione.

Un’intera giornata dedicata a promuovere la cultura della  prevenzione e volta  alla tutela della salute della donna. Un impegno che nasce dal direttore del Parco Archeologico di Elea Velia, Giovanna Scarano, da sempre attenta a tutelare la storicità  nella cornice dei beni culturali e per il turismo.

Dalla storia delle Sacerdotesse di Velia , presentate dal Prof. Luigi Vecchio dell’Università degli studi di Salerno,  attraverso l’importanza della  Diagnosi e nuovi orientamenti in oncologia con il Dott. Antonio Santoriello, Responsabile del Servizio di  Chirurgia Senologica della Casa di cura Cobellis, fino ad arrivare all’ Epigenetica: interferenze ambientali e nutrizionali  nella manifestazione oncologica, con il contributo della Dott.ssa Teresa Esposito, consulente del Presidente della V Commissione Sanità – Consiglio regionale della Campania e consulente della Università della Campania Luigi Vanvitelli, si affronterà l’importanza della Prevenzione.

In conclusione  saranno valorizzati i  Sapori della Tradizione,le eccellenze del Cilento, grazie alle Aziende della filiera Cilento, Azienda agricola D’Angiolillo,  Gelateria Crivella.

L’evento è stato organizzato  Con il Patrocinio morale del Parco Nazionale del Cilento-Vallo di Diano, Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo,  il Comune di Ascea, il Rotary

“Mezze maniche c’’arecheta”: il piatto che proteggeva le “monache ‘e casa” dal fuoco del desiderio. Ma se “lui” era un brigante……

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La figura della “monaca ‘e casa”, il cui ruolo sociale fu molto più complesso di quanto si creda. Le “monache ‘e casa” nella società vesuviana, e i compiti “politici” che le famiglie di appartenenza assegnavano ad esse. Le relazioni tra una “monaca di casa” di Terzigno e il brigante Pilone, e il doppiogioco di una “monaca di casa” di Sant’Anastasia nei confronti del brigante Barone. L’origano placa impulsi, desideri urgenti e passioni.

 

Ingredienti (4 persone). gr. 400 di mezze maniche, gr. 360 di pomodori, gr. 150 di mozzarella, origano “meridionale”, pecorino e parmigiano grattugiati, olio, sale e pepe. Mettete in una casseruola l’olio, i pomodori tagliati a pezzetti, le fette di mozzarella, il pecorino, il parmigiano, sale e pepe e un fiotto di origano “meridionale”. Coperta la casseruola, fate cuocere a fuoco lento e portate il tutto a bollire. Sistemate in bell’ ordine in una pirofila la “mezze maniche” al dente, conditele  con il sugo, mescolate il tutto con moti lenti della mano e completate l’amalgama passando la pietanza per pochi minuti attraverso il calore intenso del forno. Portate in tavola  il “piatto” “cosparso da uno spruzzo di origano.

 

Che fosse il “piatto delle “monache ‘e casa” lo raccontavano le nostre zie, socchiudendo gli occhi e disegnando con gli angoli della bocca uno di quei sorrisi a labbra chiuse che dicevano tutto, e non dicevano niente. Le ultime “monache ‘e casa” le ricordo anche io: vestivano di nero, coprivano le spalle con uno scialle azzurro scuro, stringevano il collo in un merletto bianco, i capelli “accrocchiati” nel “tuppo” o attorcigliati nelle trecce i cui nodi erano l’immagine della loro condizione. E’ strano che gli storici napoletani abbiano dedicato alle “monache ‘e casa” un’attenzione veloce, riassunta da Pietro Gargano: “donne pie che, pur non prendendo i voti, sceglievano di rimanere zitelle e illibate, e dedicavano tutta la loro vita al lavoro e alle devozioni”. In realtà, le “monache ‘e casa” vere e proprie appartenevano alle famiglie dei “galantuomini”, dei “signori” di paese, che si erano fatti sorprendere dalle trasformazioni della società e dai “mastri” che diventavano “don”: molte di queste “monache”erano costrette a scegliere la strada del celibato perché la famiglia non era in grado di fornire ad esse una dote conveniente per un matrimonio “degno”. Ma accadeva non raramente che anche nelle famiglie ricche ci fosse la donna che decideva di diventare “monaca ‘e casa”, perché sollecitata dai valori della fede, ma anche per svolgere quel ruolo di diplomatica “pacificatrice” che diventava strategico nelle famiglie lacerate da interni contrasti tra padri e figli, tra fratelli e sorelle, tra eredi che non trovavano l’accordo sulla spartizione del patrimonio. Capitava così che la “monaca’ e casa”, proprio perché non aveva figli e, dunque, non era mossa, apparentemente, da interessi personali, e per quell’amore per la giustizia che, almeno a parole, era aspetto essenziale della sua devozione, diventava guida insostituibile della famiglia.  Nel catasto voluto da Carlo di Borbone la “monaca di casa” era riconosciuta come figura giuridica, che, in alcune circostanze, godeva di sgravi fiscali anche cospicui.

E’ facile immaginare quanti strali la maldicenza e l’invidia scagliassero contro le “monache”, che talvolta, però, si divertivano a trasformarsi in bersaglio, perché si comportavano da “bizzoche”, “razzolando” in maniera molto diversa da come predicavano. Bisogna anche dire che il loro ruolo sociale e la loro cultura le spingevano a gestire, per conto della famiglia, relazioni difficili e, spesso, pericolose. Nel 1862 il giudice di Ottajano, Giovanni Costantino, accusò la “monaca di casa” Francesca Ranieri, che apparteneva a una importante famiglia di bottai di Terzigno, di intrattenere una appassionata relazione d’amore con il brigante Antonio Cozzolino Pilone. La Ranieri respinse sdegnosamente l’accusa della passione, ammise di aver incontrato Pilone a Terzigno, nella masseria di Santa Teresa, di aver ricevuto da lui il dono degli scapolari “con i nastri rossi” della Madonna del Carmine che si diceva che il Papa stesso avesse dato al brigante, non negò di aver servito ai briganti pasta e fagioli, baccalà fritto e vino: “ma erano affamati”, dichiarò, come a dire che i principi della carità cristiana l’avevano obbligata a sfamarli. L’anno prima Maria Luigia De Luca, “monaca di casa” di Sant’ Anastasia, sorella di Giovanni, parroco, e di Antonio, mercante e doppiogiochista, non negò di aver procurato al brigante Vincenzo Barone polvere da sparo, venduta dai soldati dell’esercito borbonico che erano fuggiti da Capua, ammise di aver scritto al brigante “biglietti” ardenti di passione e di avergli inviato scorte di sigari e di liquori, ma rivelò che l’aveva fatto per l’Italia unita. La “monaca”, infatti, mostrò al giudice due “certificati”, uno della G. N. di Somma, l’altro di un ufficiale del 2° battaglione bersaglieri, che autorizzavano lei e il fratello Antonio a raccogliere informazioni sui membri della banda e sui loro “ricoveri, anche mettendosi in corrispondenza con lo stesso Barone”. Ma le carte d’archivio raccontano, sulle imprese delle “monache ‘e casa” che si comportavano da ipocrite “bizzoche”, storie che sembrano uscite dalla penna di Calvino.

Pare, in ogni caso, che la Ranieri e la De Luca non abbiano mangiato con la necessaria frequenza la pasta con l’origano: se l’avessero fatto, l’ “arecheta” “meridionale” avrebbe esercitato anche sull’impeto dei loro impulsi la sua più nota “virtù”:  frenare gli eccessi, placare le passioni, rasserenare gli umori in tempesta.

 

Simulazione attacco agli Scavi di Ercolano e simulazione emergenza idrogeologica a Somma Vesuviana

ll fumo si eleva alto dopo l’esplosione di due ordigni ad opera di terroristi, rimasti sconosciuti. Sul selciato morti e feriti, per la gran parte in codice rosso, mentre la macchina dei soccorsi composta da personale medico, Croce Rossa, Vigili del Fuoco, Protezione Civile cerca di farsi largo nelle strade dell’antica città tra lo stupore dei turisti. No, non è uno scenario di guerra, ma la simulazione di un attacco terroristico all’interno del Parco archeologico di Ercolano  organizzato dalla Croce Rossa Italiana nell’ambito dell’esercitazione nazionale denominata ‘EmerCampania 2019’. Nel sito di Ercolano, patrimonio Unesco, tutto ha avuto inizio alle 10.17 quando – secondo la simulazione – due terroristi, poi fuggiti via, hanno appiccato il fuoco a bombe provocando vittime sulla Terrazza di Marco Nonio Balbo, nei Fornici, nella Casa dell’Albergo e sul viale Maiuri.

A Somma Vesuviana, invece,  si è svolta ieri una  simulazione di come affrontare un’emergenza idrogeologica. “Tutti gli obiettivi dell’esercitazione – scrive il primo cittadino su FB- svolta dalla protezione civile, dalla croce rossa, col supporto della polizia municipale sono stati raggiunti. Si è stati operativi dalle 15 alle 18 ed il Casamale è stato percorso interamente ed i cittadini ascoltati per il censimento finale senza intoppi di sorta ed allarmismi. Alla fine ne è seguito un momento conviviale e di briefing presso l’enoteca de l’Arci dove le associazioni del borgo hanno accolto i volontari impegnati dell’esercitazione dimostrando l’ospitalità della nostra città”

Afragola, controlli dei carabinieri nel rione Salicelle: due arresti per spaccio

Servizio ad alto impatto dei carabinieri della compagnia di Casoria, insieme a quelli del Reggimento Campania e del Nucleo Cinofili di Sarno.

Ad Afragola sono 2 gli arresti per detenzione di droga a fini di spaccio. In manette il 18enne Antonio Iorio e il 23enne Giuseppe Addevico, entrambi del posto.

Durante una perquisizione nell’abitazione dei due i militari hanno rinvenuto complessivamente 162 grammi di hashish suddivisi in 61 stecche, 59 dosi di cocaina per 22,96 grammi totali e 68 bustine di marijuana, ognuna del peso di 1,20 grammi circa.

Nell’abitazione anche un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento e 138,50 euro in contante ritenuto provento di spaccio. I due giovani sono ora in carcere.

Durante il servizio i militari hanno identificato 63 persone ed eseguito 11 perquisizioni domiciliari.

In un sottoscala del rione Salicelle rinvenute 15 bustine di marijuana per complessivi 40 grammi.