Somma Vesuviana, il presidente Sommese: «Basta strumentalizzazioni»

Torna sulla convocazione del consiglio comunale di dopodomani e sulla conferenza dei capigruppo di lunedì, il presidente dell’assise Giuseppe Sommese, dopo la diffusione della nota di Somma Futura (qui)

Già ieri Sommese aveva detto la sua (qui), ma il presidente intende far sentire la propria voce, ancora una volta prima di venerdì, stigmatizzando quelle che definisce «strumentalizzazioni», sui social e altrove. «Deve essere chiaro, limpido, cristallino, che la conferenza dei capigruppo avrebbe accolto la proposta di Somma Futura, se il capogruppo avesse saputo presentarla – dice Sommese – non soltanto definendo l’oggetto della discussione che si chiedeva ma, giacché pretendevano un consiglio monotematico, anche presentando la richiesta con il numero sufficiente di firme, come da regolamento del consiglio comunale e come stabilito dal Testo Unico degli Enti locali». Evidentemente Sommese si riferisce al comma 2 dell’art. 39 del Tuel che stabilisce come la convocazione di una seduta di assise debba essere richiesta da un quinto dei consiglieri. «In assenza di ciò, giacché non hanno saputo nemmeno argomentare, la loro richiesta andava ovviamente respinta». Ma a quali strumentalizzazioni si riferisce Sommese? «Il ruolo dei consiglieri comunali è una cosa seria, non può essere messo alla berlina sui social  – prosegue il presidente – ho visto e letto chi ipotizza che l’amministrazione fugga dal confronto ma non c’è nulla di più falso. Il confronto si fa sui fatti. Vogliono protestare in consiglio comunale? Vogliono mettere striscioni, incatenarsi? Vogliono portare in aula questi famosi atti che starebbero circolando? Li vogliono leggere in Consiglio? Vedremo, ma intanto i cittadini devono sapere che né la conferenza dei capigruppo, né l’ufficio di presidenza, hanno proibito alcunché, stiamo solo rispettando leggi, norme e regolamenti come tutti dovrebbero fare nel rispetto del ruolo».

 

Quando a Somma Vesuviana  arrivò l’epidemia “spagnola”…..

A Somma Vesuviana, nel 1918, durante l’epidemia di spagnola si ebbe un aumento della mortalità totale a poco più del triplo del normale: l’aumento interessò tutte le fasce d’età, ma particolarmente quelle a maggior impegno lavorativo e sociale, ed in modo prevalente interessò soggetti di sesso femminile.

L’influenza, normalmente, come ben sappiamo, è una malattia generale dell’organismo, causata da uno specifico virus, caratterizzata essenzialmente, e nella maggior parte dei casi, nella forma non complicata, da febbre più o meno elevata, dolori articolari, muscolari e/o ossei. Essa si presenta periodicamente – afferma il dott. Vincenzo Perna – interessando un numero più o meno grande di persone e la sua comparsa periodica è da mettere in relazione alla comparsa di nuovi ceppi di virus, diversi (antigenicamente) da quelli responsabili delle infezioni precedenti. Si parla in genere di pandemia (vedi coronavirus) o epidemia a secondo della numerosità della popolazione contagiata.

Pandemie influenzali sono state segnalate durante il secolo scorso, ma la più grave di cui si abbia notizia si manifestò con caratteri di particolare gravità nel maggio del 1918 in Spagna (da cui il nome spagnola), interessando poi le popolazioni di tutti i continenti.  Più atroce della peste del 1348 e di qualsiasi altra pandemia di cui si abbia memoria, fu però sminuita durante la sua devastante diffusione e poi fatta cadere nell’oblio. Nel corso del primo conflitto mondiale non si volevano ulteriormente deprimere truppe e civili, e infatti tra i pochi Paesi che ne davano notizia vi era la Spagna – da cui il nome – che era neutrale, e si tendeva perciò a minimizzarla e a dare solo poche indicazioni comportamentali di massima. Gli studi, all’epoca, determinarono che i morti dovuti a tale pandemia furono circa 20 milioni nel mondo ed oltre 300.000 in Italia. Dall’esame di alcuni campioni di tessuto polmonare di militari morti a causa della grande influenza si accertò che il virus responsabile era di origine suina.  Ma quali conseguenze provocò la spagnola a Somma Vesuviana? Dagli esami dei registri cimiteriali e grazie ad alcune considerazioni logico – aritmetiche, il Dott. Vincenzo Perna constatò nel 2001 che durante l’epidemia di spagnola morirono a Somma circa 270 cittadini, di cui 118 maschi e 152 donne con un plus di morti nel sesso femminile di 34 unità. Il picco determinato dall’eccesso di mortalità dovuto all’influenza si verificò durante l’intervallo di un semestre e per la precisione dal mese di settembre 1918 al mese di febbraio 1919. A ciò si aggiunse, nel periodo febbraio – aprile 1919, sempre a Somma, una piccola epidemia di vaiolo, che provocò altri 16 morti. L’ammalarsi di influenza spagnola, particolarmente, in gravidanza comportò a quell’epoca per tante donne sommesi un neonato sicuramente morto; così come l’ammalarsi dell’infante, prima del compimento del primo anno di età, determinò tante morti di bambini di sesso maschile di cui è notoria la minore resistenza biologica. Nella prima infanzia, ancora, la mortalità all’incirca triplicò a testimoniare che la causa infettiva risultò aggravare le condizioni di vita dei piccoli bambini, accentuando il rischio dovuto alle carenti condizioni igienico- ambientali del tempo in città. I ragazzi, invece, gli adolescenti e i giovani adulti ormai impegnati nella piena attività sociale e lavorativa furono a pagare il loro tributo maggiore in vite umane, a causa dei frequenti contatti ed interazioni sociali tipiche dell’età. L’attività lavorativa dei maschi (contadini) per lo più agricola, li portava a trascorrere la giornata nei campi, in spazi aperti e senza molti contatti con altre persone; la donna, invece, conducendo una vita da casalinga, aveva molti e più frequenti contatti con altre donne e persone in genere. A ciò bisogna aggiungere, soprattutto, che coloro che si ammalavano di spagnola venivano accuditi esclusivamente da donne, e la vicinanza stretta con l’ammalato era la condizione che determinava la maggiore probabilità di ammalarsi. In pratica su tre decessi due erano donne. Benché oggi le nostre conoscenze sono molto più avanzate rispetto a quelle del 1918, e che tutti gli Stati abbiano definito programmi precauzionali per affrontare eventuali pandemie (screening dei passeggeri che viaggiano dalle regioni potenzialmente epidemiche, procedure di quarantena, stoccaggio di antibiotici, antivirali, vaccini batterici ecc.), i ricercatori sottolineano l’importanza di una buona comunicazione tra i Paesi e soprattutto di una buona informazione delle popolazioni: durante la spagnola riuscirono a proteggersi di più le popolazioni che erano state informate in modo corretto e tempestivo e che avevano assunto precocemente determinati comportamenti, come l’evitare raduni o l’adottare specifici accorgimenti igienici.

A scuola di legalità con Angelo Iannelli

Lezioni di legalità a Casola di Napoli con il prof. Pulcinella  gli alunni  incontrano l’attore  e regista  Angelo Iannelli “No al Bullismo”


 Ieri ,Martedi 11  Febbrario  alle ore 10:00, presso la palestra del Plesso Scuola Media dell’Istituto Comprensivo “Raffaele Iozzino” in Via Roma 38/Bis in Casola di Napoli,  si è svolta  la prima tappa del  tour della legalità per l’ attore e regista Angelo Iannelli che ha incontrato    gli alunni insieme ai genitori nelle vesti del   Pulcinella della legalità.  L’attività principale ha visto  la proiezione di un cortometraggio e la spiegazione di un libro  inerente al  tema trattato. Finalizzato alla sensibilizzazione dei ragazzi verso la delicata tematica trattata  delle diverse forme di bullismo che illecitamente vengono esercitate verso i propri simili. Evento  voluto fortemente dal vicesindaco Maria Di lorenzo con delega alla trasparenza e alla legalità.  Presenti il Sindaco di Casola di Napoli Costantino Peccerillo, il Dirigente Scolastico Carmela Iaccarino il Vicesindaco Città Metropolitana Francesco Iovino.

Casamarciano, gli alunni del Costantini a lezione di bullismo con il giovane scrittore Carmine Molaro

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Tanti gli spunti di riflessione offerti ai ragazzi da Carmine Molaro, autore del libro “Il difficile gioco della vita” e dalla sociologa Grazia Tatarella. 
“Bisogna ripartire dai sentimenti, limitando l’uso dello smartphone e dando invece risalto al contatto umano, agli sguardi. Sono queste le priorità su cui le istituzioni devono interrogarsi per favorire il dialogo ed il confronto tra i giovani, inserendo nella pianificazione progettuale tutte quelle iniziative che rafforzino il coraggio delle scelte. Complimenti a Carmine Molaro, giovane di questo territorio per aver trasformato un disagio in riscatto personale diventando oggi portavoce dei malesseri giovanili che dobbiamo debellare prima che sia troppo tardi”: è quanto dichiarato dal sindaco di Casamarciano Andrea Manzi nel corso dell’incontro tenutosi in mattinata nel salone dell’istituto scolastico Costantini sul tema del bullismo. Tanti gli spunti di riflessione offerti ai ragazzi da Carmine Molaro, autore del libro “Il difficile gioco della vita” e dalla sociologa Grazia Tatarella.
Dopo i saluti della dirigente Carolina Serpico che ha evidenziato il ruolo fondamentale della scuola, è stato lo stesso Carmine a prendere la parola dimostrando padronanza di linguaggio e competenze programmatiche sul tema.
“Sono stato vittima di bullismo quando ero un ragazzino di soli 14 anni – ha esordito Carmine – sono stato vittima del branco composto dai miei stessi compagni di classe che non riconoscevano in me un amico con cui condividere il percorso della vita. Sono stato male al punto da lasciare la scuola fino a quando è arrivata la scrittura, mia unica valvola di sfogo in quel periodo. Se oggi sono qui – continua Carmine – lo devo a me stesso e a chi ha creduto in me pubblicando la mia prima opera. A voi ragazzi presenti dico di non arrendervi, di denunciare eventuali soprusi e di farvi aiutare se ne è necessario. Il silenzio non deve essere il vostro complice ma il muro da abbattere. In gioco c’è la vostra vita”.

Sant’Anastasia, 28 agosto 1861: i “piemontesi” espongono al pubblico, in piazza Trivio, il cadavere del brigante Vincenzo Barone

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Dal libro di Carmine Cimmino “ I briganti del Vesuvio”. Gli ufficiali “piemontesi” fecero in modo che si diffondesse la notizia, in parte vera, in parte abilmente manipolata, che il  “capo della comitiva” di briganti era stato tradito perfino dalla sua compagna, Luisa Mollo. Il ruolo di Antonio de Luca, informatore delle forze dell’ordine, e della sorella “monaca di casa”. La figura di Giulia Di Marzo. 

 

La mattina del 26 agosto 1861 quaranta guardie nazionali di Somma, guidate da Enrico e Carlo Giova, e una compagnia di bersaglieri al comando del maggiore Calcagnini salirono sul monte per eseguire ” le più minute ricerche nelle pagliare e cascine sospette di ricovero dei briganti.” Trovarono un uomo che, rannicchiato dietro una roccia, mugolava come stranito; in una mano stringeva la coroncina del Rosario, nell’altra una pistola di grosso calibro. Gli domandarono cosa facesse. Vincenzo Terracciano rispose che stava recitando il rosario. La pistola, le 22 cartucce e i proiettili “a caprioli”, che i bersaglieri dissero di avergli trovato addosso, ne segnarono il destino. I soldati lo trascinarono a Sant’Anastasia e all’alba del 27 lo fucilarono.

La sera toccò a Vincenzo Barone. Saverio Ardolino informò Antonio De Luca che il “capocomitiva” stava a Trocchia in casa di una vedova alla quale qualcuno attribuì il poetico nome di Palommella, e la penna degli ufficiali  “piemontesi” quello di Paldomolla, ma che secondo il sindaco di Trocchia si chiamava Palamolla.  Era, Antonio De Luca, un abile doppiogiochista, fratello di una “monaca di casa” che scriveva lettere a Barone per parlargli dello “sviscerato amore” che provava per lui:  i carabinieri e  gli ufficiali “piemontesi” avevano autorizzato, con “due certificati”, i De Luca anche  “a mettersi in corrispondenza con il brigante”, se questo era necessario per raccogliere informazioni utili. De Luca passò la notizia datagli dall’Ardolino a Vincenzo Miranda, capitano della Guardia Nazionale, che avvertì Sartoris e Calcagnini. Al calar della sera il palazzo fu circondato da carabinieri, soldati e guardie nazionali. Un ragazzo che stava di guardia aprì immediatamente il portone: salirono di corsa al primo piano Sartoris, Calcagnini, il capitano Giuseppe Magnani, il tenente Gaetano Negri che sarebbe diventato senatore e sindaco di Milano. I soldati del 6° abbrancarono nel corridoio Vincenzo Miranda che si stava lanciando giù da una finestra. In una stanza trovarono Luisa Mollo che già pensava al domani. Negri, nelle sue lettere, e Sartoris nella relazione ufficiale, raccontarono che la donna aveva indicato, con uno sguardo, un armadio chiuso. Lì era nascosto Barone. Calcagnini e Sartoris sfondarono uno sportello con il calcio delle carabine, il brigante sparò gridando, forse, “sono qui”, il Sartoris attraverso lo squarcio gli scaricò addosso la sua arma. Il Negri ricordava, invece, che “una scarica generale” s’era abbattuta sull’uomo chiuso nell’armadio. E quando il mobile venne aperto, si vide che Barone respirava ancora: era ferito al petto e impugnava la pistola. Si spense dopo pochi minuti, “il terribile brigante”. Il sindaco di Trocchia, Domenico Russo, compilò l’atto di morte: L’anno 1861, il 28 agosto, alle ore 21 davanti a noi sono comparsi Raffaele Gammella, di anni 41, salassatore domiciliato in via Regina a Trocchia, e Vincenzo Mellone di anni 42, di professione serviente, domiciliato in Pollena, e hanno dichiarato che il 27 agosto 1861 alle ore 2,30 di notte è morto nella casa degli eredi Palamolla Vincenzo Barone di anni 22 circa, di professione telajolo e proprietario, domiciliato in Sant’Anastasia, figlio di Luca proprietario e di Serafina Coppola.

La mattina del 28, alle 7,30, in Sant’Anastasia i bersaglieri di Calcagnini fucilarono Vincenzo Miranda, e ne esposero al pubblico il cadavere, accanto a quello di Vincenzo Barone, che giaceva supino, la testa appoggiata allo scalino della fontana in Piazza Trivio. Addosso a Barone i carabinieri trovarono un fascio di lettere: ne erano autori e destinatari anche personaggi in vista della società anastasiana e vesuviana, ma il potere militare provvide a far scomparire quelle che dovevano scomparire.  Il 28 agosto furono arrestati Luigi Di Marzo e le figlie Giulia, di 22 anni e Matilde, di 21. Nella buia stanza degli interrogatori, che ci è stata descritta dal Negri, il Calcagnini mostrò a Luigi una lettera da lui inviata al Barone. Forse la lesse ad alta voce: “Mio caro don Vincenzo, sento tutta la fiducia di gettarmi nelle braccia della vostra amicizia ed affezione, che mostrate inverso della mia famiglia”. Forse il capitano e i tenenti sorrisero, sapendo che tra le braccia del Barone s’era gettata anche la figlia di Luigi, Matilde. Luigi non negò  d’aver chiesto al bandito un prestito di 51 ducati, per soddisfare” un’intima dell’ avv. Gaetano De Falco di Napoli” a saldo di un vecchio debito: “l’intima” lo aveva sorpreso senza una lira, ” comecchè il Contino paga il suo mensile nel dì 10 di ogni mese”, e lui si trovava come “in un Vulcano”. Ma negò di averli ricevuti, quei soldi, e negò di aver scritto altre lettere per spiegare a don Vincenzo che né lui né le figlie avevano mai raccontato in giro quello che egli confidava a Matilde.  Luisa Mollo lo smentì su questo punto, e smentì anche Matilde, che aveva ammesso solo “gli amori” precedenti la latitanza. E invece per due volte proprio da Luisa era stata accompagnata sulla montagna “per un abboccamento” con Barone, alla masseria “La Zazzera”. I cittadini probi e intesi dei fatti non nascosero d’essere sbalorditi da tali notizie: mai avrebbero ritenuto Matilde capace di un amore che non fosse “onesto”.

 

Somma Vesuviana, il consigliere Piccolo: «Il sindaco vada dal Prefetto»

L’ex sindaco Pasquale Piccolo, oggi consigliere di opposizione, è stato tra coloro che ieri (lunedì 10 febbraio) in conferenza dei capigruppo, ha detto no alla proposta dei colleghi consiglieri di Somma Futura: no, insomma, a portare nella massima assise cittadina la discussione sull’inchiesta – di cui ancora non si conoscono ufficialmente le conseguenze sui protagonisti – portata avanti prima, durante e dopo il voto 2017.

«Non possiamo discutere di qualcosa che non conosciamo se non da indiscrezioni riportate dalla stampa – sostiene Piccolo – non si può fare e non è stato chiaro, nella discussione di ieri, nemmeno con quali modalità si sarebbe potuta portare in assise questa vicenda, tantomeno quale sarebbe stato, eventualmente, l’oggetto del punto all’ordine del giorno».

E allora, abbiamo chiesto all’ex sindaco Piccolo, avvocato e già presidente dell’Ordine di Nola, come uscire dall’empasse? «C’è un’unica cosa che un sindaco dovrebbe fare – replica Piccolo – ho letto suggerimenti che spingevano Salvatore Di Sarno a recarsi in Procura, mi permetto di dissentire: con una richiesta simile, ossia avere ragguagli su un’inchiesta che presumibilmente non si è ancora conclusa, non lo farebbero nemmeno entrare, a Nola. La sola cosa, dicevo, che un sindaco possa fare è rivolgersi al Prefetto. Si rechi in Prefettura e lo metta al corrente della situazione».

Somma Vesuviana, il presidente del consiglio comunale Giuseppe Sommese: «A buttare tutto in caciara, non ci sto»

All’ordine del giorno del consiglio comunale di venerdì 14 febbraio, convocato per le 15, 30, ci sarà soltanto la surroga dei consiglieri comunali Maria Rosaria Raia e Andrea Scala, tra l’altro è in forse il nome che entrerà in assise per Svolta Popolare perché la designata Luisa Calvanese non avrebbe ancora comunicato la sua decisione in merito.

Non ci sarà invece, la discussione sull’inchiesta che le forze dell’ordine, con Procura e Dda, hanno condotto prima, durante e dopo il voto 2017. La richiesta arrivata da Somma Futura e ribadita dal capogruppo Umberto Parisi nella conferenza di lunedì scorso, è stata bocciata. «C’è stata una democratica e chiarificatrice discussione in merito – spiega Sommese dopo la nota (leggi qui) diffusa dai consiglieri di Somma Futura – e la conferenza dei capigruppo è sovrana. Del resto al consigliere Parisi, che invero non ha insistito più di tanto, è stato chiesto di esplicitare con quale oggetto il punto all’ordine del giorno sarebbe dovuto eventualmente essere inserito. Chi avrebbe dovuto relazionare sul punto? Cosa avremmo dovuto allegare, gli articoli di stampa? I giornalisti fanno il loro lavoro, ma quello della magistratura deve essere rispettato e noi tutti dobbiamo soltanto, serenamente per chi ha la coscienza a posto, attendere. Quando e se sarà, potremmo doverlo convocare ad horas, un consiglio comunale».

E nel frattempo? «Nel frattempo chi rappresenta le istituzioni, e parlo di tutti i consiglieri comunali, maggioranza ed opposizione, deve stare unito, non apparire sfilacciato. Perché poi? Per qualcuno che strumentalizza la vicenda e le posizioni di ciascuno sui social? Non è così che si rappresenta una città, non è così che si fa il bene di Somma Vesuviana. Ora, non voglio calcare la mano rispetto a colleghi di consiglio comunale il cui ruolo rispetto, ma credo che taluni, assenteisti cronici quando si discutono provvedimenti e argomenti importanti, farebbero bene a venire in consiglio a fare il loro lavoro piuttosto che spendersi in polemiche inutili. Io rappresento la massima assise cittadina e a buttare tutto in caciara, non ci sto».

Somma Vesuviana, negato il consiglio comunale sulle indagini. Somma Futura: “Atto gravissimo”

Dal gruppo consiliare Somma Futura, riceviamo e pubblichiamo.

“In sede di conferenza dei capigruppo non si è ritenuto opportuno accogliere la nostra richiesta di convocare un consiglio comunale monotematico sulle indagini che riguardano l’ultima campagna elettorale a Somma Vesuviana. Vere o presunte che siano, queste indagini stanno monopolizzando il dibattito politico: parlarne è necessario, per rispetto della democrazia e per evitare processi sommari, invece si preferisce evitare il confronto. Tutti hanno detto no alla nostra proposta, chiudendosi a riccio”. Così Celestino Allocca, Umberto Parisi e Vincenzo Piscitelli spiegano che la loro richiesta di un consiglio comunale sulle recenti vicende politiche a Somma Vesuviana è stata bocciata.

Continuano i tre: “Avevamo già chiesto la convocazione del consiglio, ieri il capogruppo Umberto Parisi l’ha ribadita, senza successo. Chi ha paura del confronto? Non certo noi, che vogliamo discutere nel luogo istituzionalmente più adatto. Siamo dinanzi ad un atteggiamento gravissimo e non esiteremo, se necessario, a protestare platealmente già nel corso della prossima assemblea, per ribadire il diritto alla discussione aperta e democratica a Somma Vesuviana”

 

Somma Vesuviana, l’inchiesta sul voto 2017…Una parola è poca, due son troppe

Negli atti delle indagini sulle comunali di tre anni fa sarebbero documentate azioni e comportamenti che, salta agli occhi, in un’aula di tribunale potrebbero far scattare – in questo caso è d’obbligo il condizionale – condanne per reati che mai dovrebbero sfiorare la politica e le amministrazioni. C’è però anche di più e la diffusione incontrollata di quei documenti rivelerebbe, come se si origliasse dietro una porta, cosa le persone pensano davvero l’una dell’altra. Intanto, venerdì prossimo, il giorno di San Valentino, è difficile che nell’aula consiliare di Palazzo Torino sprizzino – come accadeva da taluni palchi di campagna elettorale – amore e cuoricini. Già, perché nel primo pomeriggio si terrà la prima seduta di assise pubblica dopo la divulgazione delle notizie relative all’inchiesta. All’ordine del giorno c’è la surroga dei consiglieri Maria Rosaria Raia e Andrea Scala, i due esponenti del gruppo Insieme per Somma che hanno deciso di lasciare la carica.

Gossip e giudizi, epiteti e parole pesanti dei protagonisti della vita politica sommese sarebbero finite (quasi) tutte lì nelle pagine e pagine di intercettazioni che stanno tenendo sulle spine un po’ di persone. Sull’attuale sindaco, vincitore di quelle elezioni, per esempio, si risparmierebbero in pochi, e non solo tra le fila avversarie. Taluni appellativi sarebbe irrispettoso ripeterli qui ma è interessante constatare che pur dipingendo il primo cittadino, allora appena eletto, con maniere non proprio riguardose, i suoi contano proprio su una certa «semplicità» affinché la prossima tornata elettorale si rivinca al primo turno. Almeno il 70 per cento dei voti, vaticinerebbe un «esperto», per la corsa alle urne da lì a cinque anni.  E c’è chi – altro protagonista –auspicherebbe che il sindaco non «gli rompa il ….» (la traduzione sarebbe in questo caso: che non faccia di testa sua) per non dire delle varie altre considerazioni.

Il vincitore di quella campagna elettorale, che resterà scolpita negli annali della storia di Somma Vesuviana in negativo sarebbe comunque in «buona» compagnia, ed usiamo le virgolette perché ciascuno possa interpretare a piacimento. In primis in compagnia dei giornalisti, bersaglio particolarmente privilegiato. Se c’è chi auspicherebbe, per una giornalista, un «fidanzamento» con l’obiettivo di farla star tranquilla (e zitta) altri sosterrebbero che una seconda cronista sia al soldo dei propri nemici, militari o politici che siano, giacché aveva raccolto un’intervista che poco era loro gradita.

Che dire, ci affidiamo ai proverbi: una parola è poca, due sono troppe.

Gli angeli della Terra dei Fuochi: “Il papa ad Acerra è la sconfitta dei negazionisti”

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Alle “istituzioni dormienti” il monito di Cannavacciuolo, Tosti, Caccioppoli, don Patriciello, Marfella e Di Buono 

La gioia è cosa palpabile nel popolo della Terra dei Fuochi che ingaggia quotidianamente la sua sfida contro il male. L’arrivo ad Acerra di papa Francesco è stato infatti accolto come un sollievo dagli ambientalisti che tutti i giorni denunciano, spesso invano, i tanti reati ambientali che si consumano in queste zone martoriate. Sollievo e anche speranza. E’ così per le mamme dei bimbi uccisi dal cancro, per i parenti degli uomini dello Stato portati via troppo presto dal tumore dopo aver controllato e sanzionato le tante discariche fuorilegge sparse dappertutto. “Il papa sa benissimo quali sono le sofferenze che è costretta a vivere quotidianamente la gente della Terra dei Fuochi – commenta l’ecologista acerrano Alessandro Cannavacciuolo, un giovane che ha contribuito alla condanna per disastro ambientale di alcuni imprenditori locali dello smaltimento dei rifiuti tossici – ecco perché – continua Alessandro – papa Francesco ha deciso di venire qui: per smuovere la coscienza delle istituzioni ancora dormienti. Credo che sia un grande segnale non solo per la gente ma per la politica, per la magistratura, per le forze dell’ordine che avrebbero dovuto tutelarci”. Identica la posizione di Enzo Tosti, storico leader della “Rete di Cittadinanza e Comunità”. “E’un evento importantissimo – afferma – accogliamo il papa con grandissimo interesse. Ho letto la sua enciclica “Laudato si’” e lui ora viene proprio ad Acerra, il simbolo della devastazione, dello scempio, della giustizia che non c’è. Sarà un segnale politico molto forte, un monito per tutte le istituzioni di questa terra e di tutto il mondo”. La notizia della visita di papa Bergoglio sta emozionando le mamme dei bimbi scomparsi a causa del tumore. Marzia Caccioppoli è la giovane madre che a Casalnuovo perse suo figlio di otto anni, Antonio, e che poco dopo ebbe un duro confronto televisivo con Carmine Schiavone, il casalese che confessò gravissimi reati ambientali.“Noi mamme – confessa Marzia – ci aspettavamo la visita del papa. Lui nel 2013 ci dedicò la quarta stazione della Via Crucis perché conosce il nostro dolore immenso. Sono anni che combattiamo in questi territori martoriati. Ogni giorno abbiamo il caso di un bambino che si ammala in provincia di Napoli. Il piccolo Giorgio, 3 anni, di Frattamaggiore, è morto di recente”. Marzia è un’attivista dell’associazione Noi Genitori di Tutti, che ha sede nella parrocchia del parco Verde di Caivano, retta da don Maurizio Patriciello, il prete della Terra dei Fuochi. “La visita di papa Francesco – ricorda don Maurizio – è il frutto di un percorso che abbiamo fatto. Abbiamo cominciato da zero. Abbiamo pagato un prezzo alto: in tanti ci hanno offeso. Ma sulla nostra martoriata terra è nato un fiore. Intanto lui, il papa, ci ha accolto in piazza San Pietro e ora viene qui: è la chiusura di un cerchio. Quello che stiamo facendo è dentro il Vangelo e la sua presenza è dire che i negazionisti hanno sbagliato”.In trepidazione i “medici per l’ambiente” , con il tossicologo-oncologo Antonio Marfella. Che cita un aneddoto: “Guarda caso proprio ieri mi era venuto per la testa di chiedere a Jorit un murale in commemorazione dell’arrivo di papa Francesco e oggi abbiamo saputo della sua venuta”. Poi il medico s’infiamma. “Il papa – attacca – sa che Terra dei Fuochi non è un problema di “pummarole” ma di gente che muore e se qui c’è un eccesso di tumore del polmone e di mesotelioma è un problema ambientale. Quindi ci ammazza molto di più non il camorrista ma chi nega che esista Terra dei Fuochi. Non è possibile che le istituzioni regionali denuncino l’eccesso di mesotelioma senza essersi preoccupate per cinque anni di realizzare un solo impianto per lo smaltimento dell’amianto”. C’è tanta amarezza. E’ nelle parole di Maria Di Buono, vedova di Michele Liguori, il vigile di Acerra che sequestrava le discariche e che morì per un triplo cancro. “Spero che la visita del papa – l’appello di Maria – riesca a colpire i cuori inclini al male. Ieri proprio mi sono chiesta se la morte di mio marito sia valsa a qualcosa dopo aver saputo che propri lui ben 17 anni fa aveva contribuito a far sequestrare la discarica di San Felice a Cancello, poi sequestrata di nuovo qualche giorno fa con un gran clamore mediatico”.