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Negli atti delle indagini sulle comunali di tre anni fa sarebbero documentate azioni e comportamenti che, salta agli occhi, in un’aula di tribunale potrebbero far scattare – in questo caso è d’obbligo il condizionale – condanne per reati che mai dovrebbero sfiorare la politica e le amministrazioni. C’è però anche di più e la diffusione incontrollata di quei documenti rivelerebbe, come se si origliasse dietro una porta, cosa le persone pensano davvero l’una dell’altra. Intanto, venerdì prossimo, il giorno di San Valentino, è difficile che nell’aula consiliare di Palazzo Torino sprizzino – come accadeva da taluni palchi di campagna elettorale – amore e cuoricini. Già, perché nel primo pomeriggio si terrà la prima seduta di assise pubblica dopo la divulgazione delle notizie relative all’inchiesta. All’ordine del giorno c’è la surroga dei consiglieri Maria Rosaria Raia e Andrea Scala, i due esponenti del gruppo Insieme per Somma che hanno deciso di lasciare la carica.

Gossip e giudizi, epiteti e parole pesanti dei protagonisti della vita politica sommese sarebbero finite (quasi) tutte lì nelle pagine e pagine di intercettazioni che stanno tenendo sulle spine un po’ di persone. Sull’attuale sindaco, vincitore di quelle elezioni, per esempio, si risparmierebbero in pochi, e non solo tra le fila avversarie. Taluni appellativi sarebbe irrispettoso ripeterli qui ma è interessante constatare che pur dipingendo il primo cittadino, allora appena eletto, con maniere non proprio riguardose, i suoi contano proprio su una certa «semplicità» affinché la prossima tornata elettorale si rivinca al primo turno. Almeno il 70 per cento dei voti, vaticinerebbe un «esperto», per la corsa alle urne da lì a cinque anni.  E c’è chi – altro protagonista –auspicherebbe che il sindaco non «gli rompa il ….» (la traduzione sarebbe in questo caso: che non faccia di testa sua) per non dire delle varie altre considerazioni.

Il vincitore di quella campagna elettorale, che resterà scolpita negli annali della storia di Somma Vesuviana in negativo sarebbe comunque in «buona» compagnia, ed usiamo le virgolette perché ciascuno possa interpretare a piacimento. In primis in compagnia dei giornalisti, bersaglio particolarmente privilegiato. Se c’è chi auspicherebbe, per una giornalista, un «fidanzamento» con l’obiettivo di farla star tranquilla (e zitta) altri sosterrebbero che una seconda cronista sia al soldo dei propri nemici, militari o politici che siano, giacché aveva raccolto un’intervista che poco era loro gradita.

Che dire, ci affidiamo ai proverbi: una parola è poca, due sono troppe.