Un diciassettenne è stato ferito al termine di una lite nella centrale Galleria Umberto, a Napoli. Portato in ospedale è in prognosi riservata ma non in pericolo di vita. Nella tarda serata di sabato i Carabinieri della stazione Napoli Chiaia sono intervenuti- allertati dal 112 – nell’ospedale Pellegrini per un 17enne ferito. Da una prima sommaria ricostruzione ancora da verificare pare che i fatti siano avvenuti poco prima all’interno della Galleria Umberto I.
Il giovane, napoletano, incensurato, mentre era in compagnia di suoi amici sarebbe stato avvicinato da un altro gruppo di coetanei. Una parola tira l’altra e da lì sarebbe nata la zuffa. A quel punto da uno dei presenti sarebbero partiti diversi fendenti che hanno colpito il 17enne. Il giovane è fuggito via e ha trovato rifugio a Piazza Trieste e Trento grazie a un’autoambulanza che ha trasferito la vittima nel pronto soccorso del Pellegrini. Al 17enne – ricoverato in prognosi riservata non in pericolo di vita – una diagnosi che parla di “ferita da punta e taglio all’emitorace desto, ferita da punta e taglio. alla regione dorsale sinistra, presenza di ferita da punta e taglio in regione anteriore coscia destra anteriore”.
La vittima dell’aggressione – raggiunto da quattro fendenti – ha cercato di mettersi in salvo arrivando a piazza Trieste e Trento dove è stato soccorso dalla polizia municipale e portato all’ospedale Pellegrini. Ricoverato in prognosi riservata non è in pericolo di vita ma resta in osservazione perché una delle coltellate ha sfiorato il fegato. La madre della vittima ha scritto al deputato di Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli che ieri si è recato al Vecchio Pellegrini per incontrare i familiari.
“Un episodio gravissimo – osserva Borrelli – accaduto proprio a pochi metri di distanza da dove fu ucciso Giovanbattista Cutolo, il giovane musicista 24enne colpito a morte da un proiettile all’esterno di un pub esploso da un criminale. Adesso come allora alla base dell’aggressione futili motivi. Per Giò Giò uno scooter parcheggiato male, adesso una semplice chiacchierata con due amiche che diventa motivo per estrarre un coltello e colpire un coetaneo. Da tempo denunciamo che piazza Municipio e l’intero centro della città, in particolare la Galleria Umberto I, sono fuori controllo, in balìa di gruppi di giovanissimi armati e pronti a sparare o accoltellare per uno sguardo o una parola di troppo. Un’emergenza sottovalutata da molti per la quale torno a chiedere misure straordinarie in termini di controlli e presenza sul territorio delle forze dell’ordine. Non è più tollerabile la conta dei feriti, e alcune volte delle vittime, nei fine settimana di movida in questa città. Così come è vergognoso che nessuna delle tantissime persone presenti all’aggressione, a partire dai dipendenti dei tanti esercizi commerciali aperti a quell’ora, sia intervenuta per soccorrere il ferito. Le mamme di Napoli non vogliono più tacere davanti a questa deriva e le istituzioni hanno il dovere di ascoltarle”.
“Insieme alla madre del ragazzo – prosegue Borrelli – rivolgo un appello agli otto vigliacchi che hanno accoltellato il ragazzo: costituitevi. Come ogni sabato sera insieme a mio marito ho accompagnato mio figlio a piazza Municipio – ha detto Maria Rosaria Paudice, la madre del ragazzo aggredito e residente a Ponticelli – dove abitualmente si incontra con i suoi amici. L’ho lasciato tranquillo e sereno. Quando mi hanno avvisato che era stato accoltellato ho provato un dolore indescrivibile anche perché mio figlio non è un violento e non è mai stato coinvolto in cose simili. La sua colpa è stata solo quella di essersi fermato a parlare con due amiche che gli chiedevano informazioni sulla scuola guida. Al sopraggiungere dell’ex fidanzato di una delle due, insieme a un gruppo di altri otto ragazzi, è successo il finimondo. E’ assurdo che mio figlio abbia rischiato di morire solo perché stava parlando con due amiche. Cose simili non devono accadere più a nessuno. Adesso voglio solo che mio figlio guarisca presto, sperando che non resti traccia dentro di lui di questa terribile aggressione. Non avrò pace – conclude il suo sfogo – fin quando tutti gli aggressori non saranno assicurati alla giustizia. Ormai gli inquirenti sono sulle loro tracce, farebbero bene a costituirsi”.
Sogno o son desto? La matricola terribile fa il colpaccio anche al Granillo di Reggio Calabria. Senza paura, con la mentalità da big, la squadra di mister Raffaele Esposito conquista tre punti che fanno volare i granata.
Sesto risultato utile consecutivo, una striscia positiva di risultati che fa sognare nonostante i piedi sono ben piantati a terra. I padroni di casa passano subito in vantaggio: al 7′ dal limite Bolzicco apre a destra per Mungo che arriva a tu per tu con Rossi che beffa con un tiro a scavalcare l’estremo difensore del Real. Gli ospiti non si fanno intimorire ed anzi la reazione arriva subito con un tentativo di Piga dalla sinistra alla ricerca di Dore sul secondo palo, fa buona guardia Cham che allontana.
Al 20’ arriva il pareggio con Dore che di testa raccoglie il corner dalla destra di Bonavita. Al 27′ ancora il Real pericoloso sulla destra con Dicorato che non trova la deviazione vincente da pochi passi anticipato da Velcea che copre il palo. Al 28’ Reginaldo serve Vivacqua in profondità, la conclusione da zona defilata trova l’opposizione di Velcea. Al 35′ tiro dalla distanza di Reginaldo che finisce alto sulla traversa. Al 43′ va al tiro Rosseti respinge Rossi. Nella ripresa i maggiori pericoli per gli avversari provengono dalla sinistra con Piga e Carnevale che seminano il panico.
E al 70’ il Real Casalnuovo conquista un calcio di rigore per fallo su Piga, dal dischetto si presenta Sarno, appena subentrato, che batte Velcea e ribalta il punteggio. All’82’ miracolo di Rossi che salva il risultato su tiro di Bolzicco. I padroni di casa non riescono ad impensierire la retroguardia granata, il Real controlla bene la gara e al triplice fischio può finalmente festeggiare un successo che lo porta al quarto posto in classifica a pari punti con il Licata. Prossima gara allo Iorio di Casalnuovo contro l’Acireale.
REGGIO CALABRIA-REAL CASALNUOVO (1-1) 1-2
REGGIO CALABRIA (4-3-1-2): Velcea; Martiner (74’ Barillà), Kremenovic, Girasole, Cham; Salandria (65’ Bontempi), Mungo, Zucco; Marras (65’ Bianco); Rossetti (46’ Provazza), Bolzicco. A disposizione: Martinez, Ingegneri, Simonetta, Perri, Coppola. All. Trocini
REAL CASALNUOVO (3-5-2): Rossi; Pezzi, Sosa, Croce; Piga, Dore (67’ Ruggiero), Bonavita, Carnevale (85’ Buchicchio), Di Corato (90’ Camorani); Vivacqua (67’ Sarno), Reginaldo. A disposizione: Viola, Castellano, Morra, Sgambati, Cannavaro All. Esposito
Reti: 8’ Mungo, 20’ Dore, 70’ Sarno
Ammoniti: Salandria, Pezzi
Recupero: 1’pt, 5’st
Spettatori: 3.666 di cui 18 ospiti
Emblematica storia sull’utilizzo del danaro pubblico nei servizi scolastici
Dovrà essere pagato con soldi pubblici per non fare niente. La storia coinvolge una fondazione controllata dal Comune, la «Pomigliano Infanzia», che gestisce alcune scuole. Ebbene, la fondazione ha licenziato perché «non aveva adempiuto al suo incarico» e perché «aveva uno stipendio sproporzionato» l’ingegnere Nicola Foglia, che dal settembre del 2022 aveva ricevuto l’incarico di responsabile della sicurezza delle scuole primarie gestite direttamente dalla fondazione, ente del Comune di Pomigliano.
Ma nel contratto triennale stipulato nel settembre del 2022 tra l’ingegnere e la fondazione, è stato scritto che in caso di revoca anticipata la fondazione stessa avrebbe dovuto comunque corrispondere al professionista lo stipendio intero fino alla scadenza, nel 2025, cioè circa 2500 euro netti al mese.
Il Decreto Ingiuntivo
A questo punto Giovanni Della Corte, il legale dell’ingegnere, ha chiesto al tribunale di Nola un decreto ingiuntivo. Il giudice quindi, in virtù della clausola «blindata» inserita nel contratto di lavoro del professionista, ha approvato la richiesta e il 22 novembre scorso ha appunto emanato un decreto ingiuntivo per 70mila euro, cifra pari a tutti gli stipendi che l’ormai ex responsabile della sicurezza avrebbe dovuto ricevere fino all’estate del 2025, oltre alle spese e agli interessi legali. Pomigliano Infanzia ha avuto dal tribunale 40 giorni di tempo per pagare con la possibilità di opporsi al provvedimento. Intanto la fondazione ha trovato un altro responsabile della sicurezza che, ovviamente, dovrà essere pagato.
SAN GIUSEPPE VESUVIANO – Gli agenti del commissariato di San Giuseppe Vesuviano, nel transitare in via Aielli hanno notato due persone che litigavano e sono immediatamente intervenuti.
In quei frangenti, una delle due persone si è data alla fuga a bordo di una bicicletta elettrica ed è stata raggiunta e bloccata nella vicina piazza Garibaldi. I poliziotti hanno accertato che l’uomo, dopo essere sceso da uno scooter, guidato da un complice che si è poi dato alla fuga, aveva strattonato un giovane a bordo della bici impossessandosi della stessa per poi scappare.
Un 43enne napoletano con precedenti di polizia, anche specifici, è stato tratto arrestato per rapina.
POMIGLIANO D’ARCO – Sabato sera di piombo a Pomigliano d’Arco.
Nella serata di ieri, a Pomigliano d’Arco, i carabinieri – allertati dal 112 -sono intervenuti in via Jan Palach (settore III Edificio 6) per una segnalazione di colpi d’arma da fuoco. Poco prima ignoti avevano esploso diversi colpi d’arma da fuoco verso un palazzo.
I carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno recuperato sul manto stradale e sequestrato 18 bossoli calibro 7.65 e calibro 9×21.
Tre, invece, le ogive rinvenute all’interno di due appartamenti dello stabile. Indagini in corso da parte dei Carabinieri impegnati nel ricostruire l’esatta dinamica dell’evento e nel comprenderne la sua matrice.
Primo accenno di neve dell’autunno 2023 sul Vesuvio. È quanto visibile sul vulcano, dove le ultime precipitazioni e il contemporaneo abbassamento delle temperature hanno prodotto un leggero imbiancamento della sommità, visibile anche da Napoli. Le previsioni per le prossime ore sulle aree a ridosso del Vesuvio parlano di un’attenuazione delle precipitazioni, anche se le temperature resteranno decisamente più basse rispetto ai giorni scorsi.
Le previsioni – IlMeteo.it comunica le previsioni del tempo sull’Italia per i prossimi giorni.
DOMENICA 26 NOVEMBRE: Nord: soffiano venti da nord e così la giornata trascorrerà con nevicate sui confini alpini fino a zero metri, soleggiato altrove. Centro: Deboli venti da nord soffiano sulle nostre regioni e così se il sole sarà prevalente il clima sarà piuttosto freddo. Gelate notturne. Sud: Soffiano venti freddi sulle regioni e così a parte qualche veloce rovescio sulla Puglia meridionale per il resto il sole sarà prevalente.
LUNEDI 27 NOVEMBRE: Nord: Entro sera tempo in peggioramento da ovest verso est con precipitazioni decisamente deboli e nevose a quote collinari. Temperature in calo Centro: Il tempo peggiorerà verso sera dalle regioni tirreniche verso il resto dei settori. Piogge molto forti sul Lazio. Neve a 1400 metri. Sud: Il tempo inizierà a peggiorare dalla Sardegna verso la Campania e poi Basilicata e Puglia. Attese piogge abbondanti in Campania.
MARTEDI 28 NOVEMBRE: Nord: Una perturbazione lascia rapidamente le regioni con ultime piogge sul Triveneto, sole prevalente altrove. Nevicate sui confini alpini. Centro: Precipitazioni diffuse e nevose sopra i 1300 metri. Soffiano venti forti di Maestrale, migliora decisamente nel pomeriggio. Sud: Rovesci o temporali su Campania, Calabria centro-settentrionale e a carattere sparso sul resto delle regioni. Venti forti di Libeccio.
In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, tornata tristemente alla ribalta con la tragica morte di Giulia Cecchettin, ultima vittima in ordine di tempo di quella che è da anni considerata una delle principali cause di morte al mondo, il Pd Acerra si sente in dovere di esternare alcune riflessioni e proposte concrete.
Se il nostro obiettivo è la costruzione di una società più giusta, non basta solo contrastare i fattori culturali ma bisogna porsi come priorità il creare le condizioni affinché chi è più debole sia protetto e possa emanciparsi e riprendere il controllo della propria vita per spezzare le catene della violenza.
Certamente Indispensabile per l’affermazione di sé è il lavoro, la possibilità di scegliere la propria vita e non vedersela imposta per motivi prima economici e poi culturali ma è
necessario ,al contempo, anche attivare presidi di prossimità atti ad intervenire al primo palesarsi di situazioni sospette nel pieno rispetto della riservatezza. Sulla scorta di altre esperienze già avviate, anche in Campania, riteniamo che possa essere percorribile l’attivazione presso il pronto soccorso della Clinica Villa dei Fiori di un percorso cd “Codice Rosa” che sia un luogo dove le pazienti possano trovare il dovuto sostegno da parte di personale qualificato, ma anche la consulenza necessaria ad inserire in cartella un referto che chiarisca, e dia valore legale, al danno psicologico che è conseguenza della violenza fisica o morale. Questo percorso, oltre che essere un adempimento previsto dalla legge, è il primo fondamentale passo per una possibile uscita dalla violenza.
Chiediamo pertanto al Sindaco, all’Assessore alle pari opportunità, al Presidente del Consiglio comunale e per esso a tutta l’assise di attivare le opportune interlocuzioni con la direzione sanitaria della Clinica Villa dei Fiori, presidio sanitario che serve un territorio tanto vasto quanto problematico, affinché possa essere valutata l’opportunità di attivare il percorso codice rosa nel più breve tempo possibile.
Come Pd Acerra chiediamo altresì alle forze politiche presenti in consiglio comunale di attivarsi affinché venga istituita una Commissione per le pari opportunità, le politiche di genere e i diritti civili aperta alle associazioni,ai sindacati, agli operatori del diritto e che in sinergia con la consulta comunale e la commissione Regionale possa lavorare concretamente ed armonizzare con gli obiettivi di uguaglianza e pari opportunità gli interventi dell’Amministrazione
L’ impegno costruttivo e imprenditoriale profuso a Somma e nel vesuviano dagli ordini religiosi emerge con persistenza nei secoli passati, in quanto si esplica sia nella gestione di svariati possedimenti locali, sia nel continuo incremento edilizio di fabbriche e strutture annesse.
L’ Ordine certosino, in latino Ordo cartusiensis, è uno dei più rigorosi ordini monastici della Chiesa cattolica. L’istituto fu fondato nel 1084 da San Bruno di Colonia (ca. 1030 + 1101) e sei compagni nella valle del deserto di Chartreuse, un luogo isolato totalmente disabitato nella Regione francese di Alvernia – Rodano – Alpi (Isère), con la creazione di un primo monastero. Il motto dell’ordine è Stat Crux dum volvitur orbis, ovvero la Croce resta salda mentre il mondo gira. Il monogramma certosino, è caratterizzato dalla combinazione delle prime lettere della parola Cartusia, il luogo dove fu edificata la prima certosa. La lettera 𝗖 incardina al suo interno la lettera 𝗔 e la lettera 𝗥 che, stilizzate si fondono su di un asse centrale, il quale è una 𝗧 che nella parte superiore forma una croce latina.
Nella certosa di San Martino, il simbolo CAR – visibile in svariati punti significativi ove è impresso su legno, su marmo, su pietra, su ferro – subisce leggere variazioni nel corso dei secoli. In ultimo, infatti, il monogramma Cartusia viene sormontato da una corona, e la certosa stessa viene definita real certosa [P.L. Ciapparelli – F. Delizia]. Il simbolo, oltretutto, si ripeterà ovunque nei possedimenti e nei monasteri certosini.
Stemma Certosino al Bosco
L’ impegno costruttivo e imprenditoriale profuso a Somma e nel vesuviano dagli ordini religiosi emerge con persistenza nei secoli passati, in quanto si esplica sia nella gestione si svariati possedimenti locali, sia nel continuo incremento edilizio di fabbriche e strutture annesse. Imponenti erano le proprietà e le relative gestioni delle realtà agricole da parte della certosa di San Martino tra il XVI ed il XVIII secolo.
Costruita a partire dal 1325, rimane uno dei più grandi complessi monumentali, vero gioiello dell’architettura napoletana e arte barocca dopo i vari ampliamenti e le numerose decorazioni del XVII e XVIII secolo. Le grangie o grancie certosine, in particolare, furono delle vere e proprie masserie, in cui i religiosi lavoravano, dormivano, mangiavano e pregavano, quindi con la presenza di un dormitorio, un refettorio ed una cappella. Le grange principali, comunque, erano dislocate principalmente in diversi territori come Aversa, Casacelle, Pianura, Marano, Orsolone (Napoli), Nola e Somma.
Real Certosa di San Martino di Napoli
Il librone catastale del 1744 della Terra di Somma, conservato nell’Archivio storico municipale, ci svela a pag. 1039t che la Real Certosa possedeva numerosi territori e masserie, in particolare una casa, seu granciam, con giardino contiguo nella strada detta del Trio, in Plathea detto lo burgo, giusta li beni degl’Eredi del q(uonda)m Niccolò della Lama, e due vie publiche, quale casa con detto giardino serve per comodo de religiosi della Grancia di detta Certosa tiene in questa Città. L’insediamento dei Padri Certosini, afferma il dott. Domenico Russo, risale al X secolo, citando Fabrizio Capitello [Raccolta di reali registri…, 1705, pag. 16]: notizia del tutto sbagliata, in quanto l’Ordine fu fondato nel 1084 e la Reale Certosa di San Martino non esisteva ancora. Il sito online Vesuvioweb in un lavoro di ricerca dal titolo Somma Vesuviana Antropologia, tradizoni popolari e storia attesta che i Padri Certosini sono presenti a Somma già nel 1331. Certamente tra il XIV e il XV secolo iniziarono a proliferare ovunque grange sotto l’osservanza dell’ordine cistercense. I certosini di San Martino, in particolare, ebbero a loro disposizione le case fortificate di Somma Versuviana [cit. A. Feniello in Archeologia dei Castelli nell’Europa Angioina (secoli XIII – XV), 2011]. A riguardo, una casa in questione non è altro che lo splendido Palazzo del Principe in piazza Vittorio Emanuele III. In origine la grancia interna era una vera e propria struttura produttiva e, a tal riguardo, i Certosini indirizzarono quasi tutta l’attività economica verso la coltivazione dell’uva e nella produzione del vino. L’ intensificazione della coltura della vigna fu l’elemento centrale dell’ economia nel Napoletano, con la creazione di grandi agglomerazioni produttive legate tra loro da una folta rete di centri e di infrastrutture. La grancia di S. Martino possedeva inoltre, tra i suoi beni una masseria con ottocento pecore gentili, quali pascolano cioè l’inverno quando in detta masseria, e quando in altro luogo e l’esta(te) nella montagna d’ Apruzzo (Abruzzo), delle quali pecore sia pagarsene la Regia Dogana[…]. La struttura disponeva, infine, di due muli, un somaro ed un cavallo per comodo del fratello capo o magister granciere. Il dott. Domenico Russo, appassionato storico di Somma, ha sempre definito questo palazzo la costruzione più importante dell’intera città. La struttura è articolata su tre ali interne ed un lungo corpo principale cha va da via San Pietro fino alla cupa di San Giorgio [cfr. D. Russo, Il Palazzo del Principe in Summana n°3, 20].
Grancia di San Martino in Plathea lo Burgo
Dalla parte esterna di questa casa vi erano numerosi bassi e camere, dai quali i religiosi ricavavano determinati affitti; cioè dalla parte chiamata San Giorgio annui ducati 47 e dalla parte detta di San Pietro annui ducati novanta. Nel 1799, con le spoliazioni napoleoniche e le leggi di soppressione degli ordini religiosi, tra cui quello dei Padri Certosini, vi fu l’incameramento dei beni ecclesiastici sia artistici che monumentali. Nel 1804, la Giunta e Deputazione degli Apodissari, creata con l’editto del 18 agosto 1803, vendette la casa palaziata alla 7^ principessa di Gerace, Maria Antonia Oliva Grimaldi (1758 – 1833), che sposò in prime nozze, nel 1777, Giovan Battista I Serra (1742 – 1787) e in seconde nozze, nel 1789, Pasquale Serra (1757 – 1839). La cappella della grancia nel 1744 disponeva del beneficio sotto il titolo di San Sebastiano. A riguardo, pagava la somma di ducati 25 al Beneficiato Calefato di Nola. L’antica cappella di San Sebastiano una volta era situata con la parte superiore davanti il portone della Casa di detta Grancia e, poi, fu fatta diroccare prima del 1699 dal Vescovo di Nola per far spazio alla casa religiosa [ASN, notai del XVII secolo, Notaio Pietro Ugliano, per gentile concessione del dott. Attilio Giordano]. Fu fatta una richiesta dall’Università di Somma alla Sacra Congregazione Episcoporum et Regularium Alm(a)e Urbis Rom(a)e per poterla riedificare, ma la risposta non ebbe esito. Il beneficio della Cappella di San Sebastiano passò, dapprima, ai Padri Certosini e poi alla Parrocchia di San Giorgio Martire.
Pianta territori San Martino (ASN, cart. XVI, n.20)
Nella stessa località Trivio vi era anche il possesso di un ospizio di case consistente in più e diversi membri giusta li beni dell’Università. I censi su giardini, selve, boschi e diversi territori vitati, arbustati e fruttati, comunque, facevano parte di quel complesso sistema di rendite della Real Certosa. Tra le località più antiche di Somma, quasi del tutto scomparse dalla toponomastica cittadina, ricordiamo:
Calvania, pezzo di territorio di moggia sedici vitato e fruttato, annui ducati 141 se li corrispondono da Domenico ed Arcangelo Salierno ;
Spirito Santo, moggia quattro di territorio vitato e fruttato, annui ducati 37,5 se li corrispondono da Andrea Coppola;
LoGaudiello, pezzo di territorio di moggia tre vitato e fruttato, annui ducati 10 se li corrispondono da Gennaro Raja;Tropiano, moggia due e mezzo di territorio con un poco di bosco nel monte, annui ducati 22 se li corrispondono da Francesco di Monna ;
S.Maria a Castello, un poco di territorio, annui carlini 6 se li corrispondono da Vincenzo Fasulo; Lo Palmentiello, un pezzo di territorio con selva seu Bosco di moggia dieci, annui ducati 40 se li corrispondono da Antonio Secondulfo e fratelli;
Lo Toretto, moggia 2 di territorio vitato e fruttato, annui ducati 10 se li corrispondono da Nicola Majone ;
L’ orto di San Lorenzo, giardino vitato e fruttato, annui ducati 5 se li corrispondono dall’ Ill.mo Marchese di Petruro;Cupa di San Giorgio, giardinetto di mezzo moggia, vitato e fruttato, annui carlini 31 se li corrispondono da Domenico Russo;
Numerosi furono i possedimenti territoriali e i terreni, che avevano coltivazioni sia di uva, per la produzione di vino, che di numerosi alberi da frutto:
Ragalia, pezzo di territorio di moggia 72 incirca, arbustato e vitato confinante con li beni dei PP. Teresiani, del Principe di Cimitile e del Pio Monte della Misericordia;
Il Caprio (zona tra Pigno, Malatesta e via Colle), terreno di moggia venti arbustato e vitato, confinante con li beni dell’ Ill.mo Principe di Frascio e via publica;Masseria nova (zona tra la ex fungaia di De Siervo e la masseria Serpente), territorio di moggia 46 giusta li benidell’ Ill.mo Pri(nci)pe di Frascio, D. Gius(epp)e de Laurentiis, ed altri confini;
Il Capitolo, territorio di moggia 10 arbustato e vitato, g(iust)a li beni di D. Giacinto Orsino, gli eredi del fu d. Antonio Felingiero ed altri confini. Entrò, successivamente, in possesso del Ill.mo Principe di Francavilla d. Michele Imperiali (?);
Avignana, territorio di moggia 24 arbustato e vitato, giusta li beni dei monasteri di San Marcellino e S. Agostino di Napoli. Entrò, successivamente, in possesso di d. Michelangelo Cianciulli da Montella, consigliere di Stato e Ministro di Giustizia sotto Giuseppe Bonaparte;
Travella, territorio di moggia 23 arbustato e vitato giusta li beni della SS. Annunziata di Napoli, San Domenico di Somma, e via publica;
Confini di S. Anastasia; territorio di moggia 7, arbustato e vitato, giusta li beni delli Cuomi, e di Pietro Esposito e via publica;
Travagniello, territorio di moggia 4 incirca, arbustato e vitato, giusta li beni de fratelli di Lopez e li beni del m(agnifi)co d. Antonio Abignente;
La Piana, territorio di moggia sette incirca, giusta li beni dei Sig(no)ri Felingieri e due vie publiche.
Un altro possedimento importante, a conclusione, era la masseria, nominata il Bosco, con casa, cellaro, palmento e tutte le comodità, confinante con li beni di San Severino e S. Marcellino di Napoli, via pubblica ed altri confini. Dopo i Certosini, la proprietà passò, dapprima, alla principessa di Gerace e, successivamente, tra il 1829 e il 1837, alla notabile famiglia De Siervo di Lagonegro, impiantata a Napoli agli inizi del Settecento. A riguardo, nel 1829 è riportata la cappella al Bosco dei principi di Gerace e pochi anni dopo, nel 1837, nella stessa località l’appartenenza al nuovo proprietario d. Francesco de Siervo. Il Dott. Russo dedusse queste notizie dopo essersi confrontato sia con le inedite notizie dello storico Alberto Angrisani sulle Sante Visite ecclesiastiche, sia con G. Riccio nel suo libro dal titolo Descrizione ed illustrazione degli ornamenti di una donna romana, Napoli 1883. Il Bosco di S. Martino, all’ incirca 270 moggia, era un territorio meraviglioso in parte arbustato e vitato, in parte bosco selvaggio, dove si faceva carbone, e in parte castagnetoda far spalatoni. Della parte arbustata e vitata, vi erano 25 moggia all’ incirca incolte, vallonate e di poco frutto. Ogni anno, comunque, la Real Certosa pagava alla Certosa di San Lorenzo di Padula per causa di censo sopra il castagneto della masseria del Bosco ducati trecento e tarì 4. Vi era, infine, anche il possesso di un cavallo, utilizzato dai religiosi del posto.
Quando la scuola porta i suoi alunni fuori dal perimetro dell’aula e, aprendosi al territorio, crea ambienti di apprendimento inediti, l’esperienza non può che generare interesse ed emozione, stupore e meraviglia.
E’ quello che è successo qualche sera fa presso il 2° Circolo didattico Don Minzoni di Somma Vesuviana: in occasione dell’inaugurazione della rassegna Facciamo scienza a scuola, i bambini delle classi quarte e quinte si sono resi protagonisti di uno stimolante dibattito con Laura Vaioli, autrice di Ciao Socrate! La filosofia raccontata ai ragazzi, per Salani editore.
Nella cornice dell’auditorium della scuola, gremito come per le grandi occasioni, è stata la filosofia la protagonista del primo degli incontri della rassegna, che affronterà, nel corso dell’anno, temi di letteratura, storia, archeologia, arte, discipline STEM, dibattiti di scienza intesa come conoscenza, utili a stimolare riflessioni e curiosità, meraviglia e spirito critico, quanto mai indispensabili in questo preciso momento storico, soprattutto per le giovani generazioni.
La presentazione del volume di Laura Vaioli, introdotto da Annamaria Pianese dell’associazione I colori della poesia, letto e commentato con grande interesse dai bambini del Circolo didattico, si è rivelata un vero successo: domande, curiosità, letture e canzoni a tema hanno vivacizzato la serata, animata, oltre che dai bambini, dalle maestre e dall’autrice, anche dagli esperimenti filosofici del professore Angelo Papi, docente di filosofia del Liceo Torricelli, nonché attento studioso e simpatico mattatore dell’evento.
Non è mancato l’apprezzamento da parte del pubblico, anche del Sindaco Salvatore Di Sarno, che ha auspicato nuovi incontri-dibattito di questo tipo, capaci di distogliere i bambini dalla consuetudine pomeridiana, ma al tempo stesso di restituire uno sguardo nuovo sul mondo circostante, attivando capacità critiche e creative.
Soddisfatta dell’entusiasmo della serata la Dirigente scolastica Silvia Svanera, che ha fortemente creduto nell’importanza dell’apertura al territorio e che sta profondendo tutte le sue energie affinché i bambini della scuola possano sperimentare nuovi approcci metodologici, affacciarsi al mondo della scienza da una prospettiva differente da quella del solo libro di testo e godere del bello che si può ancora trovare intorno a loro, distogliendo appena lo sguardo dai dispositivi digitali.
“Questa è la scuola che ci piace e di serate come questa ne vivremo tante”, promette la Dirigente Svanera, dando appuntamento al pubblico alla prossima iniziativa di dicembre.
Alcune taverne napoletane non persero mai la caratteristica di “luogo cordiale, simbolico, protettivo..” (G.L. Beccaria). La polizia borbonica e quella “italiana” degli anni 1861- 1885 dovettero adottare stratagemmi di ogni genere per controllare, quando si riunivano in questi “luoghi cordiali”, “i cospiratori” e anche i capi della “nuova camorra” che avevano una buona dose di cultura “politica” e che, talvolta, “meritavano” dalla polizia un trattamento di favore. La storia, spesso, si ripete.
Dopo l’agitatissimo periodo che va dal tragico destino della Repubblica Napoletana del 1799 al ritorno dei Borbone Napoli cercò di riportare la vita quotidiana a un livello di accettabile normalità e di dimenticare la ferocia della repressione e le stragi compiute dalle bande del cardinale Ruffo. Le taverne e i profumi dei vini, dei maccheroni, delle “parmigiane” divennero il simbolo di questa aspirazione, ma ci furono importanti eccezioni: notevole fu quella rappresentata dalla taverna al “Largo del Mercatello”, cioè a Piazza Dante. Qui incominciarono a riunirsi i “settari” antiborbonici, guidati da un cuoco, Di Domenico, che i registri di polizia presentavano come “fedelissimo ai Francesi e Maestro Carbonaro”. Questi “settari” si riunivano nei locali della taverna usati come deposito di merci e più volte, dicono i verbali, osarono dedicare rumorosi “pernacchi” alle guardie, travestite da “vatecari”, e cioè da carrettieri, che il comandante del posto di polizia di piazza del Carmine aveva incaricato di sorvegliare la taverna. Alla fine, la polizia concentrò la sua opprimente attenzione sull’oste, sottoposto a quotidiani interrogatori: non sopportando la persecuzione, l’infelice preferì “levare la frasca”, e cioè chiudere l’osteria, nel 1822. Nello stesso anno cessarono l’attività e, per gli stessi motivi, la taverna di San Francesco, fuori Porta Capuana, e quella di vicolo Roselli, presso il Mercato, di cui era “conduttore” Domenico Iervolino, indicato in un altro verbale di polizia come “padrone di carri e di cavalli”. Fin dal primo momento la polizia classificò come “sediziosi” una ventina di frequentatori abituali della taverna, elencando come prove la loro “buia guardatura”, il “sospetto con cui vedono gli agenti in volto” ed infine il “portamento”. Racconta Giuseppe Porcaro che i “settari” Filippo Fischietti, Luigi Chiarolanza e Gennaro Flauto, clienti assidui, insieme ai loro amici, della taverna di Raffaele Di Giorgio al n.113 della strada “Sanità”, portavano bastoni “animati” e cesoie che, all’apparire della polizia, nascondevano nelle botti di vino per intrecciare immediatamente dispute letterarie. Nel marzo del 1822 cessò l’attività anche la taverna di Nicola Iodice alla Calata San Sebastiano, frequentata da cocchieri e, dunque, anche da sensali e da guappi che traevano lauti guadagni proprio dalle merci trasportate dai cocchieri. Sedeva al posto d’onore un guappo- Carbonaro, tale Valentino (forse Valentino Guida), il quale, spronato dal vino del Vesuvio, incominciava ogni volta a proclamare che quando i suoi “compari” avrebbero conquistato il potere, “me ne voglio vévere sangue”. I poliziotti, implacabili con i “settari”, si mostravano pazienti e tolleranti con don Valentino, indicandolo alle autorità come un fanfarone: e spesso accettavano, i poliziotti, i bicchieri di vino offerti dal guappo-Carbonaro e dai suoi amici. Del resto, i vini e i “piatti” di Nicola Iodice erano noti in tutta la città, e gli odori intensi e irresistibili delle tagliatelle, dei pasticci di fegatelli e dei “pignati maritati” conquistavano tutti i sensi dei presenti e cancellavano il peso e l’importanza delle ingiurie contro i Borbone e i programmi di sedizione. Lo stesso risultato ottenevano i guappi e i “settari” che si facevano accompagnare nelle due “cantine” di via “Quercia” – la taverna della Quercia e la taverna dell’ Ottajanese – da chiassosi drappelli di donne, capaci di distrarre in ogni modo l’attenzione della polizia. Anche innescando risse e scontri, talvolta sanguinosi. L’Ottajanese padrone della taverna era probabilmente Michele Catapano, che nel 1824 le autorità di Ottajano descrissero a quelle napoletane come galantuomo al di sopra di ogni sospetto, devoto alla legge e ai Borbone.
(IMM:RETE INTERNET)
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