Il fatto che la Campania detenga il record dei Comuni sciolti per camorra colpisce tutti gli osservatori per così dire “esterni”, giornalisti di testate nazionali e internazionali, studiosi dei fenomeni mafiosi, opinionisti televisivi e della carta stampata. L”intreccio costante tra pubblici amministratori e soggetti criminali appare, infatti, incomprensibile a quanti hanno della pubblica amministrazione una visione “astratta” come se la stessa funzionasse sulla base di regole e procedure certe, trasparenti e verificabili. In realtà non è così, anzi essa è il regno della discrezionalità più sfrenata e spesso truffaldina che si traduce anche in alti livelli di corruzione.
Come notava qualche anno fa, nel 2006, l”Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione, la corruzione è diffusa in tutta Italia e viene facilitata da fattori quali l”entità e la natura dei rapporti tra pubblico e privato nella gestione degli affari economici, aggravate dalla farraginosità delle norme e dalla scarsa trasparenza delle regole, ma è, soprattutto, “la mancata condivisione di valori etici e di codici comportamentali, quali il senso civico, che alimenta la corruzione”.
La situazione si aggrava nelle regioni meridionali dove la pressione delle organizzazioni criminali si scarica fortemente sulle amministrazioni locali per conseguire l”obiettivo di appropriarsi e di governare tutte le opportunità economiche, ma anche occupazionali e di impresa, gestite dalle stesse amministrazioni. Questa pressione delle organizzazioni criminali arriva fino alla occupazione delle posizioni di comando e di governo amministrativo.
Il caso del Comune di S. Antimo è emblematico. Per molti anni, il territorio comunale è stato teatro di uno scontro violentissimo fra le cosche criminali dei Puca e dei Verde. Il Consiglio comunale di S.Antimo è stato sciolto, il 28 settembre 1991, per infiltrazioni e condizionamento da parte della malavita organizzata locale, “visto che il Consiglio comunale:presenta collegamenti diretti ed indiretti tra parte dei componenti del consesso e la criminalità organizzata:constatato che la chiara contiguità degli amministratori con la criminalità organizzata ha creato una perdurante situazione drammatica nella vita amministrativa e politica dell”ente.. “.
Nel decreto di scioglimento, firmato dal Ministro dell”Interno, si legge: “Proprio i rapporti della Legione Carabinieri gruppo Napoli II:.evidenziano che si è in presenza di una struttura pubblica che strumentalizza le proprie iniziative alle finalità dei nuclei delinquenziali operanti nel territorio.
I collegamenti di taluni degli amministratori con la malavita organizzata –clan Puca Pasquale e Verde- si estrinsecano attraverso rapporti di parentela e/o cointeressi in attività economiche e patrimoniali. Risultano legati da rapporti di parentela l”attuale assessore Raffaele Ronga, imparentato con il noto pregiudicato Francesco D”Agostino, tratto in arresto in flagranza di reato con Antimo Flagiello, in quanto ritenuti responsabili dell”omicidio di Salvatore Puca, pluripregiudicato.
Del sopracitato Salvatore Puca è inoltre nipote Francesco Ponticiello ( già sindaco e assessore). Tale ultima parentela avrebbe determinato la scelta del Ponticiello quale Sindaco di quel Comune (19 giugno 1990) contrariamente a quanto già concordato in sede politica intorno al nome di Antimo Tarantino e ciò “stranamente” in concomitanza con la concessione del beneficio della semilibertà in favore del ripetuto Salvatore Puca in data 15/6/1990, che il successivo giorno 20 giugno veniva ucciso.
La cointeressenza in attività economiche si coglie soffermandosi sugli accordi in materia di appalti tra il clan di Pasquale Puca e il clan dei Verde, che operano rispettivamente attraverso le Cooperative “La Paola” e “Raggio di Sole”, addivenendo in tal modo ad una spartizione dei settori dell”imprenditoria locale.
Della Cooperativa “Raggio di Sole” è socio il consigliere comunale Aniello Cesaro unitamente ai fratelli Raffaele –legale rappresentante- e Luigi.
Lo stesso consigliere Aniello Cesaro risulta citato a comparire dalla A.G. in ordine a molteplici attività estorsive messe in atto da Pasquale Puca, capo dell”omonimo clan camorristico operante in S.Antimo e Casandrino; risulta avere in atto anche procedimenti per truffa, interesse privato in atti di ufficio, omissione di atti di ufficio e peculato”.
C”è poco da aggiungere. Si resta semplicemente esterefatti. Giustamente nel decreto di scioglimento si conclude: “Le connessioni intercorrenti tra amministratori dell”Ente ed appartenenti ad organizzazioni criminose offrono una inequivocabile chiave di lettura che pone in risalto come capillarmente siano ormai distribuiti i loro rapporti e come gli interessi della malavita organizzata siano quasi del tutto finalizzati al controllo delle attività amministrative del Comune di S.Antimo, ormai vincolato nella sua libertà discrezionale, in quanto la mentalità mafiosa ne ha permeato la struttura, le modalità operative e la prassi amministrativa”.
Naturalmente, lo scioglimento non ha prodotto quel rinnovamento democratico che ci si poteva attendere. Non ha prodotto neppure la rottura dei rapporti tra pubblici amministratori e organizzazioni criminali. Anzi, i camorristi sono diventati imprenditori e girano a testa alta sempre con la stessa tracotanza; le carriere politiche e le fortune economiche degli amministratori indicati come collusi sono continuate con successo e qualcuna continua ancora oggi, sempre con successo; la gente, continua a spingere per salire sul carro del vincitore: spera sempre di raccogliere qualcosa, fossero anche solo briciole; subappalti, forniture, autorizzazioni, sussidi, raccomandazioni.
CITTÁ AL SETACCIO
COMUNI SCIOLTI PER CAMORRA-5/A TAPPA
LA CITTÁ, I CRISTIANI, L’IMPEGNO POLITICO
Mercoledì 18 Marzo a Pomigliano d”Arco è stato presentato l”Osservatorio cittadino “V. Bachelet”.
Promosso dalla locale Azione cattolica, aperto a tutte le Associazioni e all”intera comunità cittadina, vuole essere segno di una presenza di chiesa, che attraverso i suoi laici, è impegnata ad essere “sale” e “lievito” della società .
Colgo questa bellissima occasione per riflettere questa settimana sull”importanza dei cristiani nella città .
Dice la Gaudium et spes che “l”uomo per la sua intima natura è un essere sociale, e senza i rapporti con gli altri non può vivere nè esplicare le sue doti“.
È talmente ovvia questa affermazione che non ha bisogno di essere dimostrata. Ogni individuo si costruisce e si realizza solo con i suoi simili che lo circondano. Nasce così, particolarmente nei pensatori cattolici del Novecento, il concetto di “persona“, contrapposto ad “individuo“. Ciascuno di noi è tale non in omaggio ad un”identità astratta, ma grazie ad un”identità che si costruisce, si consolida e si modifica nel tempo grazie anche alle relazioni sociali. In questa ottica ognuno di noi deve in un certo senso fare i conti con la storia nella quale è immerso e che determina le forme della sua educazione, mentalità , socialità e della stessa fede religiosa.
Da questo ragionamento deriva che la maturità di una persona e di un”intera collettività si misura anche dal grado di consapevolezza di queste condizioni e sulla capacità di rapporto critico con esse. Conoscere, allora, la storia della società cui si appartiene (nelle sue varie articolazioni) significa rendersi meglio conto delle complesse relazioni umane in cui ciascuno, lo voglia o no, si è venuto a trovare.
Deriva, da tutto ciò, la consapevolezza della propria responsabilità nel costruire relazioni sociali tali da costruire un arricchimento reciproco tra tutte le persone che le intessono.
La famiglia è il primo luogo di questi rapporti. Ma sono soprattutto i “rapporti” tra le persone che compongono il gruppo sociale e tra le diverse generazioni che rendono l”uomo un essere non chiuso in se stesso ma fondamentalmente “essere sociale“.
Gli altri sono tali anche in quanto io –con il mio comportamento– contribuisco a determinarli. In questa prospettiva un”autentica relazione implica un”educazione reciproca e paritaria: nel senso che ciascuno è impegnato a trarre fuori (e-ducere) dall”altro il meglio, favorendo l”avvicinamento di ciascuno alle proprie potenzialità . “Tutti siamo responsabili di tutti“, diceva Giovanni Paolo II.
Tutti, allora, siamo chiamati a “fare storia“. Essa non è, (ovviamente, “solamente”) il prodotto dell”attività di pochi individui chiamati a ruoli eminenti o di potere, bensì la risultante di una serie pressochè infinita di relazioni umane, familiari e sociali. “La storia siamo noi“, cantava anni fa De Gregori.
Entro un tale sistema di relazioni personali, la dimensione politica risulta –alla prova dei fatti– ineludibile. Politica non è altro che la sfera nella quale si confrontano le esigenze concrete che emergono dall”incontro-scontro delle relazioni sociali.
“Attività politica” –potremmo dire– è dunque tutto ciò che tende al miglioramento delle relazioni tra le persone, imponendo anche delle decisioni a cui tutti devono attenersi e riguarda ogni società . Non dobbiamo peraltro dimenticare che l”etimologia di “politica” rimanda al termine greco “polis“, “città “. Fare politica è qualcosa che attiene dunque alla città , da intendersi sia nel senso specifico di realtà urbana delimitata nello spazio, sia nel senso più ampio di “civitas“, di realtà entro cui esistono legami di comunanza e di relazioni da far progredire insieme. È a questo che si riferiva Giuseppe Lazzati parlando di “città dell”uomo da costruire a misura d”uomo“.
Diceva Giorgio La Pira, il sindaco santo di Firenze: “La città , per noi credenti, è soprattutto il luogo dove la storia degli uomini si intreccia con la storia della salvezza e sappiamo che entrambe si muovono verso la stessa direzione e la stessa meta: il regno di Dio, Regno di Pace, di amore, di fratellanza e di giustizia“.
E allora sarebbe bello che ogni città avesse il suo Osservatorio cittadino, animato da laici cristiani che vogliono nella città essere “sale” e “lievito” e in essa e per essa essere testimoni di annuncio, di denuncia e di rinuncia, a servizio del bene comune.
LA RUBRICA
OSSERVATORIO SUL DISAGIO ADOLESCENZIALE
Con questo articolo si avvia la collaborazione con la prof.ssa Annamaria Franzoni. L”argomento che sarà trattato riguarda gli adolescenti, e la nuova rubrica nasce allo scopo di creare un vero e proprio Osservatorio capace di affrontare la problematica del disagio adolescenziale su basi reali.
Ciò significa che saranno considerate certamente le problematiche esistenziali, ma senza farne il focus centrale delle varie analisi. Piuttosto, saranno passati in rassegna una serie di fattori (socio-ambientali; psicologici e relazionali; educativo-affettivi) che danno corpo al disagio creando marginalità , solitudini, disadattamento.
L.P.
Chi si chiede quali siano i motivi intrinseci ed estrinseci, le cause profonde recenti e remote di quella che può essere definita la vera Waterloo dell”educazione in riferimento al disagio sempre più diffuso dei nostri giovani, potrà provare a riflettere, attraverso questa rubrica che, a partire da questo numero accompagnerà il lettore quindicinalmente, sulla complessità della tematica, sulla diversità comportamentale che assume, sulla multiforme possibilità di interpretazione e sui numerosi livelli d”espressione in riferimento al punto di osservazione che assumiamo.
Tale situazione che, invero oggi si manifesta in modo variegato e fortemente evidente, affonda le sue radici nel complesso terreno di base del pirandelliano conflitto tra nuove e vecchie generazioni sul quale hanno, però, agito con virulenza una serie di aspettative socio-relazionali complesse per lo più disattese o improponibili in un ambito già delicato di per sè e compromesso da una serie di inefficienze e tali da richiedere oggi un intervento radicale di diversa attenzione e di più generale e complessa ramificazione sociale.
È facile , naturalmente, a questo punto rifugiarsi nel solito ben noto angolo dell” abusato ricorrere all”attuale assenza dei valori “di una volta”, esaltando il ruolo di un moralizzatore esterno che ristabilisca qualcosa che sotto questo profilo forse non c”è mai stato, evitando di affrontare su basi reali la problematica, senza chiamare direttamente in causa i soggetti della catena di distribuzione del bene -istruzione e del bene- formazione del soggetto educando.
Continuiamo spesso, così come la generazione precedente con noi, a sostenere che “il futuro sono loro” e che molto ci aspettiamo da loro in termini di impegno sociale in una realtà che diviene sempre più complessa anche grazie al contributo di nuovi soggetti provenienti da aree etniche polimorfe e portatori di ordini psico-sociali variegati e che richiedono un assetto nuovo, interessante, ma non sempre riconducibile ad una casistica collaudata e sperimentata.
Al contempo, però, con sempre maggiore veemenza, il boomerang torna sul nostro ruolo, e ce lo rammentano i protagonisti di questa nostra indagine, in quanto gli adulti siamo noi e questo mondo, ci dicono, glielo abbiamo consegnato noi così com”è. Pertanto, consapevoli che il nostro adolescente vive un momento in cui la sua personalità è in fieri, che, tuttavia, egli si pone nei nostri confronti su un piano di uguaglianza, ma anche di diversità per la nuova linfa vitale che lo agita facciamo sì che possa superarci e sbalordirci e sosteniamolo in quella che Piaget definisce il “desiderio di trasformare il mondo”. Infatti i piani di vita che esprime sono ricchi di sentimenti esaltanti, altruistici, di fervido misticismo e di messianico egocentrismo orientato alla salvezza dell”umanità .
Si va così definendo il ruolo di chi, da adulto facilitatore e animatore di questa tempestosa e confusa megalomania egocentrica, può e deve porsi come ascoltatore di questi fremiti, può e deve interpretare tempestivamente le richieste di aiuto silenti e non dilazionarle nel tempo per evitare l”aggravarsi di tali difficoltà , può e deve favorire la riorganizzazione positiva del grande entusiasmo proveniente dalla sorgente vitale della nostra società !
L”autrice è docente di materie letterarie presso il Liceo “Mercalli” di Napoli. Ha una lunga esperienza come docente-formatore in corsi le cui tematiche riguardano le Scuole situate in zone a rischio, l”Educazione alla legalità , il lavoro dei docenti impegnati con adolescenti in condizioni difficili.
È stata docente nel “Progetto Chance” e tutt”ora collabora con il maestro di strada Cesare Moreno, nel quale il progetto si identifica.
Il “Progetto Chance” è un percorso formativo di inclusione sociale che da anni impegna i maestri di strada a recuperare i giovani che evadono l”obbligo scolastico, per offrire una prospettiva di cultura e legalità , alternativa alla violenza e alla sopraffazione.
“LA BORGHESIA CHIEDE ORDINE E DISCIPLINA!”
Antonio Salandra, uno dei leader della destra liberale, nel 1914, succede a Giolitti; il governo dello statista di Dronero, tranne una breve parentesi in cui ha retto le sorti del paese Luigi Luzzati, ha avuto una vita abbastanza lunga.
Salandra si trova, come prima urgenza, a dover fronteggiare lo scontro tra lo Stato e la popolazione nella settimana rossa, un moto sociale e politico simile ad una pericolosa rivoluzione. Egli aveva vietato le manifestazioni antimilitaristiche che si sarebbero potute verificare in occasione delle sfilate per l”anniversario dello statuto albertino.
Ad Ancona, dove era prevista una manifestazione con corteo dei dimostranti, si registrano degli scontri tra coloro che avevano organizzato un comizio per protestare contro le “compagnie di disciplina” (reparti in cui sono sottoposti a dura vita i militari sovversivi) e le forze dell”ordine. Sul suolo restano tre morti e molti feriti. Mussolini sulle colonne dell”Avanti! scrive: “L”eccidio di Ancona è stato un assassinio premeditato”. È la squilla per la rivolta popolare. La protesta si allarga subito a molte città . A Roma una folla inferocita tenta di assaltare il palazzo del Quirinale; in Emilia Romagna si paralizza il traffico ferroviario; a Napoli e Bari si contano altri morti. Milano, Firenze, Genova e Torino insorgono in armi. I borghesi chiedono allo Stato di intervenire con forza.
Oltre 100.000 soldati sono inviati sulle piazze più calde; i socialisti ed i repubblicani sperano di provocare la caduta del governo Salandra; i giornali non arrivano nelle edicole per lo sciopero dei distributori; addirittura circolano voci che il re è in fuga e che si è insediato un governo del popolo. Rinaldo Rigola, leader della Camera del Lavoro, chiede ai suoi iscritti di cessare gli scioperi. Continuano poche schermaglie; poi, la situazione torna sotto controllo. La settimana rossa, la più grande agitazione di popolo avvenuta in Italia, si esaurisce. Il drammatico bilancio è di 16 morti e 660 feriti tra gli scioperanti; un morto e 400 feriti tra le forze dell”ordine.
Si è alla vigilia della prima guerra mondiale e l”Italia è un paese in crescita e in movimento. La popolazione, nel 1913, è di 36 milioni di abitanti. Un dato, però, è spaventoso: oltre 11 milioni di persone, di età superiore ai 6 anni, sono analfabeti!
La vita media dell”uomo è cresciuta e ciò grazie alle migliorate condizioni igienico-sanitarie. Il chinino argina la malaria ed i malarici scendono, in pochi anni, dal 31% al 2% della popolazione.
I 6 milioni di emigrati, se costituiscono una vergogna dal punto di vista del sentimento nazionale, contribuiscono, tuttavia, con i loro risparmi –le rimesse– a far lievitare l”economia del paese. Ogni anno circola –grazie appunto alle rimesse inviate in patria- oltre mezzo miliardo di lire (circa 200 milioni di euro dei nostri giorni).
L”industria fa passi da gigante nel settore siderurgico, meccanico, chimico e farmaceutico. Con il neo dell”esclusione del meridione e delle isole e con la conseguente economia differenziata tra nord e sud. Gli altiforni a coke trasformano in ghisa e in profilati i materiali ferrosi dell”isola d”Elba. Si ampliano gli stabilimenti esistenti e se ne creano anche di nuovi. I complessi produttivi della FIAT e dell”Ansaldo si impongono a livello delle migliori imprese europee. L”industria elettrica sostituisce l”uso del vapore; nascono la Società Alta Italia e la Società Idroelettrica Piemontese (SIP), la Edison e la Meridionale.
La regione più progredita e ricca di industrie è la Lombardia: da sola assorbe più del 25% dell”intero apparato industriale. Subito segue il Piemonte e, poi, altre regioni del nord. L”unica regione meridionale presente è la Campania col suo centro siderurgico di Bagnoli.
QUESTI POLITICI “CANCHERONI”
Caro Direttore,
più volte avrei voluto chiederti: “ma tu sei di destra o di sinistra?”. Poi non te l”ho mai chiesto, perchè ho cominciato ad avere difficoltà nel comprendere che cosa possa essere la destra e cosa la sinistra. Se, oggi, ti immaginassi di destra non saprei perchè tu lo dovresti essere. A livello nazionale Forza Italia -con le sue successive mutazioni- non mi sembra possa raccogliere le tue aspirazioni politiche: i militanti italoforzuti sono tutti ex (ex socialisti, ex democristiani, ex socialdemocratici, ex repubblicani, ex ex). Tu che ex potresti essere? Ti vedrei, perciò, molto più vicino ad Alleanza Nazionale (come si chiama, oggi, dopo il congresso di chiusura di Roma?).
Ma tu, maestro, avresti sostenuto la tesi del suo leader (1998) che “un maestro dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro” o quella dello stesso leader (2003) che “sosteneva il bisogno di tutelare anche i diritti delle coppie di fatto e dei gay”? E, poi, sempre secondo quel leader maximo, avresti sostenuto la tesi moderna (2008) in base alla quale “i partigiani stavano dalla parte giusta, per cui anche la destra si deve riconoscere nell”antifascismo”? o ti saresti riconosciuto in quella un po” più antica (1994) per la quale “Mussolini è stato il più grande statista del Novecento”?
Se, poi, fossi portato ad immaginarti di sinistra (quale fra quelle sopravvissute?), allora dovrei pensare che domenica scorsa avresti potuto partecipare alle primarie del PD per la scelta del candidato presidente alla Provincia di Napoli.
La cosa non mi convincerebbe, perchè conosco un po” i tuoi contorti ragionamenti: “quello è un partito che raccoglie tutti gli ex; le primarie sono un po” un flop ed un po” un bluff; una volta dicono di essere figli di Marx, altre volte sostengono di essere figli di Togliatti, poi, di Kennedy, infine, solo di buone donne!”.
Direttore, il problema è che questi partiti –sia di destra che di sinistra- sono autoreferenziali, fungibili ed intercambiabili. Ed anche gli uomini che ne determinano le linee politiche. Anzi le linee politiche dettate da questi uomini cambiano in nome del potere e del consenso. Però gli uomini che hanno il potere e chiedono il consenso sono sempre gli stessi. E tu, per come ti conosco, non mi sembri la persona pronta ad esser prona o, quanto meno, disponibile a cambiare maglietta, percorso, idea ogni qualvolta qualcuno te lo chieda (o, meglio, te lo imponga).
Così, caro Direttore, passano i giorni ed i nostri politici e governanti –non solo quelli di Roma, anche quelli di Napoli e provincia (ma anche del resto d”Italia)- perdono di vista la realtà , non riescono a sentire i rantoli dell”agonia di un paese. A fronte di un capo del governo, infatti, che dichiara di non preoccuparsi dei dati sulla disoccupazione (in verità , dice di più; sostiene che siano i migliori del contesto europeo), sono scomparsi migliaia di botteghe e di piccole attività commerciali; la disoccupazione, specie femminile, è aumentata a livelli esponenziali; gli extracomunitari sono considerati sempre più la causa di ogni male del nostro paese; a breve, potrebbero contarsi un numero esorbitanti di sfratti (si dice oltre centomila!) per morosità , col conseguente dramma di innumerevoli famiglie senza casa.
Ma a chi le racconto queste cose, a te, Direttore? E tu a chi le racconti? A quei pochi lettori che ancora cliccano il tuo sito?
Devo confessarti di un particolare fatto che mi ha colpito. Ho letto che, nella lotta alle violenze sessuali, qualche intelligentissimo parlamentare ha proposto di condannare gli autori delle violenze stesse ad una sorta di gogna. Come? Facendo affiggere sui muri delle città e dei paesi (della provincia di appartenenza) la foto dei violentatori con l”infamante reato commesso. Insomma, una sorta di Far West: tu arrivi nella cittadina di frontiera, e, proprio sulla porta del saloon trovi affissa la foto del fuorilegge con la scritta wanted (ricercato) e la taglia in dollari. E da quel momento partono i bounty killer ovvero i cacciatori di taglia!
Pensa che bello, Direttore, un manifesto a guisa dei violentatori anche per i governanti! Ma non perchè abbiano violentato un paese, intere generazioni, le loro passioni, i loro ideali. Un manifesto con la foto di un sindaco e la scritta nano patologico; quella di un ministro con la scritta concusso; quella di un assessore con la scritta colluso; quella di un religioso o di un vicino di casa con la scritta pedofilo.
Come, la devo smettere! Direttore, mi togli la parola e mi accusi di eresia. Vinci tu perchè hai il potere in mano. L”informazione è potere. Però, giuro che, se quei manifesti si potranno fare, ne farò stampare alcuni con la tua foto e la scritta cancheròne (non è una butta parola, vuol dire seccante, noioso).
“LA MAFIA É QUESTIONE POLITICA”
Quella del 21 marzo 2009 è stata una grande manifestazione. A Napoli sono arrivati decine di migliaia di ragazze e ragazzi, forse più di centomila, da tutta Italia e, in particolare, da tutto il Mezzogiorno, per dire NO alla mafia, a tutte le mafie che avvelenano il nostro Paese e stringono come in una morsa il Mezzogiorno, condizionandone lo sviluppo, la pratica della democrazia, la trasparenza delle amministrazioni, la qualità della vita, gli stessi rapporti tra le persone.
Naturalmente c”erano anche politici di tutti gli schieramenti, sindaci accompagnati dai labari dei loro Comuni, amministratori di ogni livello, comunali, provinciali, regionali, ma anche quelli di comunità montane, di ASL, di Parchi nazionali e regionali, delle Agenzie di protezione ambientale: insomma, tutti i livelli di governo politico del territorio erano ampiamente rappresentati. Naturalmente erano in prima fila, reggendo anche lunghi striscioni, quasi a significare che quella manifestazione, quella folla strabocchevole di ragazze e ragazzi, con i loro cartelli e le parole d”ordine cantate ed urlate, fosse lì per loro, per sostenere la dura battaglia quotidiana delle istituzioni e delle amministrazioni contro i poteri criminali.
Naturalmente sappiamo bene che non è così: sappiamo bene che la forza dei poteri criminali dipende dalla debolezza delle istituzioni; dalla permeabilità delle amministrazioni pubbliche; dalle connivenze e dalle complicità , anche solo silenziose, di quanti avrebbero il compito di fare argine all”espansione e alla penetrazione degli interessi mafiosi nella amministrazione come nella gestione della spesa pubblica; dalla corruttibilità di quelli che dovrebbero essere i servitori dello Stato e che, invece, sono gli infiltrati della mafia nei gangli vitali delle amministrazioni e delle istituzioni pubbliche. Naturalmente, come sempre, di queste cose la manifestazione, bellissima, partecipata, ricca di tensione emotiva, non ha parlato.
Centinaia erano gli striscioni, migliaia erano i cartelli, innalzati per dire NO ai poteri criminali, NO alla mafia, per testimoniare la forza della memoria dei martiri della lotta alle mafie, ma, mentre l”interminabile e coloratissimo corteo mi sfilava davanti, mi sono reso conto che la mafia sembrava non avesse un volto, anzi aveva solo il volto dei criminali assassini: il volto del male, il volto del demonio, che fa il male perchè quella è la sua essenza. Ma la mafia uccide, corrompe, intimidisce, per denaro e per potere. Il suo scopo non è il male per il male, ma il governo del territorio e di tutte le opportunità di sviluppo e di vita presenti e future, insieme, ma non prima, all”accumulazione della ricchezza.
La mafia non potrebbe mai raggiungere i suoi veri obiettivi senza la complicità partecipe, l”arruolamento nelle sue fila, di coloro che dovrebbero essere i servitori dello Stato, dal senatore, al deputato, al sindaco, ai consiglieri e assessori di ogni livello, al dirigente, al funzionario, come pure ai professionisti di ogni settore, dall”avvocato al commercialista. Senza innervamento nella società e nelle stesse articolazioni dello Stato la mafia non esisterebbe neppure. Sarebbe ridotta, come purtroppo alcuni continuano a pensarla, a una o più bande di delinquenti che fanno lavori criminali, come il traffico di droga, solo per procurarsi denaro da spendere a piene mani, e per ottenerlo sono disposti ad uccidere chiunque tenti di fermarli.
In questo caso sì, sarebbe solo problema di Forze dell”ordine e Magistratura. Ma non è così. La mafia è una questione politica; chiama in causa l”assetto e l”organizzazione dello Stato italiano nel Mezzogiorno, in particolare, ma non solo. Far finta che il problema sia altrove, significa solo fare un favore alla Mafia, come dimostra l”allegra partecipazione alla manifestazione del 21 marzo a Napoli di tanti amministratori di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose.
CITTÁ AL SETACCIO
LA CHIESA, L’INCENERITORE E IL TRIANGOLO DELLA MORTE
Leggo dai giornali che giovedì 26 marzo sarà inaugurato l”inceneritore di Acerra. Sarà il secondo in Italia (su 50) e, in progress, quando arriverà a pieno regime, sarà capace di smaltire 200/300 tonnellate di rifiuti al giorno. Non tocca certo a me, nè alla Chiesa, dare soluzioni o indicazioni tecniche ai problemi. Tocca alla politica e agli esperti. Ma quando è in gioco la salvaguardia dell”ambiente, la salute della gente, la dignità delle persone, il pericolo del saccheggio di un territorio svenduto per speculazioni economiche, in una parola, quando non si persegue il “Bene Comune”, la Chiesa ha il diritto-dovere di intervenire sul piano etico-valoriale.
La Chiesa di Nola ha continuamente “gridato”, attraverso il Vescovo e l”Ufficio diocesano problemi sociali e lavoro, giustizia e pace, salvaguardia del creato, contro le ingiustizie. Ha partecipato, sin dall”inizio dell”emergenza rifiuti alle sofferenze della nostra gente causate anche dalla questione ambientale. Penso qui ai tanti interventi a favore della chiusura delle discariche a Paenzano 1 e 2 (Schiava di Tufino), a Boscofangone, a Marigliano:.
Qui è in pericolo la nostra salute, bene preziosissimo donatoci dal buon Dio. Tra le province di Napoli e Caserta (nel cosiddetto “triangolo della morte Acerra-Marigliano-Nola”), dove vivono oltre mezzo milione di persone, si muore di più per determinati tipi di cancro. Nel 2004 fu realizzato uno studio sull”argomento per The Lancet Oncology , una delle prime riviste scientifiche al mondo, dal ricercatore nolano del Cnr di Pisa Alfredo Mazza. È stato dimostrato che l”aumento del cancro è conseguenza diretta dello smaltimento illegale dei rifiuti nelle discariche abusive della zona.
Sostanze cancerogene e radioattive dopo decenni sottoterra riemergono nella catena alimentare sottoforma di sali di ammonio, alluminio, piombo, mercurio e diossina. Questi dati confermano quello che la gente comune dice , da anni, ogni giorno: “In ogni famiglia abbiamo un malato, se non addirittura un morto, di tumore”. Anch”io, come parroco, posso confermare questo dato. Anche un”indagine dell”Istituto superiore della Sanità ha confermato che l”asse Aversa, Acerra, Giugliano, dove vengono sversati illegalmente rifiuti tossici e urbani, riconferma un significativo eccesso di tumori al polmone, fegato, vescica, rene e stomaco.
Esiste, è così dimostrato, una relazione accertata tra l”emergenza rifiuti campana e il rischio salute per i cittadini.
La Chiesa, insieme ai comitati per la salute, ha sempre denunciato con coraggio le scelte scellerate, piovute dall”alto, che mortificano continuamente il nostro territorio, che, non a caso, è stato definito “la pattumiera ufficiale della Campania e la discarica abusiva dell”Italia ricca e industriale“.
Questa nostra terra, un tempo “Campania felix“, è diventata lo sversatoio privato delle ecomafie nazionali: una camorra feroce e senza scrupoli ha pilotato indisturbata un mostruoso traffico di rifiuti tossici dal Nord al Sud.
Ma, per questo stato di cose, ci sono delle responsabilità ben precise: prima le autorità regionali e poi i vari Commissariamenti governativi straordinari hanno reso, con le loro scelte “politiche” ancora più drammatica una situazione ambientale già altamente compromessa.
Anche il silenzio o la complicità delle amministrazioni locali (che qualche volta si sono svendute per il classico piatto di lenticchie), hanno creato sfiducia tra la popolazione e reso le nostre zone sempre più a rischio diossina, con la costante crescita delle patologie tumorali e delle vie respiratorie.
Ancora oggi, dopo tantissimi anni di emergenza infinita continuiamo a chiederci perchè la salute della gente debba essere sacrificata al totem del dio denaro e del profitto economico, che sarà solo a beneficio di gente senza scrupoli, della criminalità organizzata, dei soliti “colletti bianchi” che lavorano dietro le quinte e di politici che da questa situazione traggono solo vantaggi elettorali.
Ci chiediamo, ancora, perchè non si favorisca sempre di più la raccolta differenziata, che potrebbe risolvere più del 50% del problema e perchè a pagare debbano essere sempre le stesse zone, salvaguardando le zone “ricche e turistiche” della nostra regione che, paradossalmente, poco si impegnano a riciclare i rifiuti.
A pagare, se si continua così, sarà sempre e solo la povera gente e il futuro dei nostri ragazzi sarà ancora di più in serio pericolo.
Alla vigilia dell”apertura dell”inceneritore mi faccio alcune domande:
perchè è stato scelto proprio il “triangolo della morte” per localizzare l”inceneritore, quando tutta la zona andava bonificata? Perchè le discariche non sono messe in sicurezza? Perchè non si fa un monitoraggio serio sulla situazione ambientale reale del nostro territorio? Dove saranno smaltite le scorie e le ceneri sottili dell”incenerimento dei rifiuti? Quale sarà l”impatto ambientale? Quanta altra diossina in più dovremo ancora sopportare sulle nostre terre? L”inceneritore, che deve produrre energia elettrica, brucerà solo CDR (combustibile derivato rifiuti) o anche il “tal quale” e i rifiuti tossici? Chi controllerà il controllore? Quali rischi camorra nella gestione dell”impianto?
Al Giubileo dei lavoratori della terra Giovanni Paolo II così diceva: “Se il mondo della tecnica più raffinata non si riconcilia con il linguaggio semplice della natura in un salutare equilibrio, la vita dell”uomo correrà rischi sempre maggiori di cui già ora vediamo avvisaglie preoccupanti“.
Insieme, vincendo la rassegnazione ed esercitando la cittadinanza attiva, vogliamo continuare a difendere a denti stretti questa nostra terra, con forza denunciare le “strutture di peccato” che impediscono il vero sviluppo di uno dei territori più belli e fertili della Campania. Insieme vogliamo assicurare a noi e, particolarmente alle nuove generazioni, solo una vita “normale”.
E la Chiesa, come sempre, sarà in prima linea.
L’AMBIGUITA” DEL LINGUAGGIO
Benvenuti nel nostro laboratorio!
A quest”ora (sono le nove del mattino) nella grande sala lettura, seduto al suo tavolo abituale, c”è solo il prof. Carlo A., chiamato di solito “don Carlo”, soprannominato “il Tarlo”, per la sua ormai arcinota capacità di penetrare, anzi di intrufolarsi, proprio come il tarlo fa con il legno, nel corpo di un testo, nonchè delle singole parole per scoprire e carpire il loro significato nascosto e quindi il senso vero dietro quello apparente della lettera esterna.
Veramente ad affibbiargli questo soprannome fu, tempo addietro, il suo amico e collega, il prof. Geremia B., altro assiduo frequentatore del Laboratorio, il quale ha una vera e propria mania di appioppare appunto soprannomi e nomignoli scherzosi, ai suoi conoscenti, con il criterio di evidenziare la nota caratteriale dominante, come dice lui, del personaggio, attraverso la creazione di un rapporto di senso tra i termini rimanti, le parole “compagne di rima” (dice sempre lui, citando sussiegoso il Jakobson), disdegnando di lasciarsi guidare nei suoi atti creativi dal puro gioco di iterazione fonica della rima stessa.
Ha assegnato perfino a se stesso un soprannome: essendo (= ritenendosi e sedicendosi) poeta, dice a tutti “Non mi chiamate Geremia, chiamatemi Fantasia”. E tutti lo accontentano, anzi lo mandano in sollucchero, chiamandolo con enfasi prof. Fantasia, e, quando le sue orecchie sono lontane e non possono udire, lo indicano scherzosamente ma anche con il tono di un affettuoso sfottò, Geremia Fantasia.
Per il soprannome di “tarlo”, il prof. Fantasia era stato sollecitato anche da altra motivazione. Il prof. Carlo aveva avuto fra i suoi avi, bisnonno o forse trisnonno, un suo omonimo che era un ispettore di polizia, un vero e proprio segugio, che soleva ripetere all”indirizzo dell”ancora ignoto malfattore, autore d”un delitto, “Damme tiempo ca te spertoso /dicette “o pappece “nfaccia a noce” (“Dammi il tempo sufficiente e io ti bucherò/ disse il tonchio alla noce”).
Lo soprannominarono ” “o pappece” e il nome si estese alla famiglia e ai discendenti. Ragion per cui il prof. Carlo aveva già ereditato, anche lui, il soprannome di famiglia, “”o pappece”, che nella mente del prof. Fantasia fu italianizzato in “tarlo”, impropriamente in verità , trattandosi di due insetti diversi, come si sa.
Il prof. Carlo si sta occupando dell”ambiguità del linguaggio, con la manifesta intenzione di scrivere un saggio in proposito.
“L”ambiguità –precisa a chi glielo chiede– non è una caratteristica negativa del linguaggio. O meglio non è nè positiva nè negativa. Può però diventare l”una cosa o l”altra, dipende dalle circostanze e da altri fattori. La frase, ad esempio, “Ti offro protezione” per se stessa ha un valore in genere positivo: significa che una persona o un Ente offre aiuto ad una più debole e la difende da eventuali nemici e pericoli. Ma che cosa diventa la stessa frase, se a pronunziarla è il malavitoso rivolgendosi al proprietario di un negozio al quale è andato ad esigere il “pizzo”? (continua).
LA PRESENTAZIONE
“TRIPOLI BEL SUOL D”AMORE”
Nel 1911 l”Italia dichiara guerra alla Turchia, mirando, però, alla conquista della Libia. Il vessillo tricolore sulla terra africana rappresenta, infatti, una sorta di rivincita nella corsa alle colonie. E rappresenta anche una soluzione alternativa ai problemi dell”emigrazione. Ma la conquista della Libia è, soprattutto, un”impresa militare benedetta dai potentati economici, il più coinvolto dei quali è il Banco di Roma con i suoi vasti interessi a Tripoli ed in tutto il Medio Oriente.
I movimenti di propaganda favorevoli alla guerra parlano della Libia come di una terra ricca di oro e di petrolio. L”opinione pubblica si lascia, quindi, ammaliare da questo sogno e si infervora nel delirio bellico. Anche il primo ministro Giolitti, solitamente contrario alle avventure coloniali, si convince che è conveniente strappare la Quarta Sponda alla Turchia. Così, il 29 settembre 1911, è emanato un secco quanto inequivocabile comunicato: “Da oggi alle 14,30 Italia e Turchia sono in istato di guerra “.
Giolitti è convinto che bastano poche cannonate per abbattere ogni resistenza turca. Il primo ministro italiano chiede, perciò, al senatore Giovanni Agnelli di intensificare la produzione delle armi e dei motori per aeroplani. Nasce anche una canzone per la guerra, la canta la soubrette emiliana Gea della Garisenda –nome d”arte di Alessandrina Drudi- che canta: Tripoli bel suol d”amore.
Ma in Italia c”è anche chi protesta contro la spedizione coloniale. Pietro Nenni e Benito Mussolini –il primo repubblicano ed il secondo socialista- organizzano una manifestazione, a Forlì, per impedire la partenza dei giovani di leva per la Libia. Gli scioperanti, circa diecimila, gridano “Abbasso la guerra “; ci sono scontri con la polizia. La protesta sembra allargarsi ad altre parti del Paese. Poi, le endemiche divisioni interne alla Sinistra e l”arresto dei due capipopolo contribuiscono ad annullare il movimento pacifista.
Nel giro di poco più di un anno si conclude l”inutile guerra di Libia. Non sono bastate -come qualcuno sperava- poche cannonate. La resistenza turca è stata lunga; la sua resa avviene solo perchè si sta per aprire un altro fronte con gli stati balcanici. Il 18 ottobre 1912, a Losanna, è firmato il trattato di pace italo-turco. Ai turchi si prescrive il ritiro delle truppe e dei funzionari dalla Tripolitania e dalla Cirenaica; agli italiani, invece, il ritiro dalle isole conquistate dell”Egeo. Giolitti istituisce il Ministero delle Colonie; serve a coordinare i possedimenti italiani in Africa. Sono i possedimenti ottenuti in cambio di una guerra lunga, dispendiosa, che ha procurato 3.431 morti nel solo campo italiano!
Intanto, nello stesso anno 1912, il 14 di marzo, il re Vittorio Emanuele, mentre si reca al Pantheon, a Roma, per assistere ad una messa funebre in ricordo del padre, è fatto segno ad un attentato da parte dell”anarchico Antonio D”Alba; il colpo di pistola non sfiora nemmeno il sovrano.
Nel 1913, -qualche mese dopo che Mussolini è diventato il vero padrone del partito socialista (XIII Congresso, Reggio Emilia, 7-10 luglio) ed anche direttore dell”Avanti! (1 dicembre)- si svolgono le prime elezioni a suffragio universale. Votano oltre cinque milioni di italiani. La competizione elettorale è preceduta da un accordo siglato tra lo scaltro Giolitti ed il leader cattolico Vincenzo Ottorino Gentiloni.
Il cosiddetto patto Gentiloni prevede la presentazione di candidati concordati in molti collegi elettorali del paese; i cattolici, assenti dalla vita politica dello Stato usurpatore, per ordine dei vescovi, si impegnano a votare i candidati liberal-moderati. Ricevono in cambio l”impegno di Giolitti a non insistere sulla richiesta di introduzione del divorzio, ad appoggiare la scuola privata a svantaggio di quella pubblica, a sostenere l”istruzione religiosa ed il catechismo nelle scuole.
Con questo patto sono eletti 304 deputati dello schieramento di Giolitti, di cui 33 cattolici, che per la prima volta fanno il loro ingresso alla Camera. È un buon risultato, ma non certo quello che si aspettava il primo ministro. Ed ora bisogna fare anche i conti con le formazioni socialiste, quelle radicali e quelle cattoliche!
PILLOLE DI “900
“E SE ANCHE NOI LANCIASSIMO LE SCARPE AI POLITICI?”
Caro Direttore,
Sai com”è finito il processo a Muntazer-al-Zaid? Come, non conosci nemmeno chi è costui? Ma dai, è quel giornalista iracheno, che ha tirato una scarpa al presidente Bush, durante una conferenza stampa. E mentre tirava quelle scarpe, abilmente schivate dal suo bersaglio, gridava: “Questo è il bacio d”addio da parte del popolo iracheno”.
Beh, vuoi sapere, allora, la storia com”è finita? È stato giudicato colpevole di aggressione a un rappresentante di Paese estero: gli sono stati inflitti tre anni di carcere. Come dici? Ti dispiace per Muntazar ma non capisci cosa voglio dire? Niente, pensavo che se il gesto di tirare le scarpe a politici prendesse piede (trattandosi di scarpa non poteva che trattarsi di piede!) dalle nostri parti, sai che divertimento. Senza pensare, come tuo solito, alle alte cariche di governo; scendi più in basso, pensa, per esempio, ai tanti sindaci, assessori, consiglieri comunali, che, potrebbero meritare di essere fatti bersaglio con scarpe, stivali, pantofole, sandali, zoccoli!
Pensa agli amministratori che hanno consentito –ed ancora consentono- la distruzione sistematica del territorio; pensa a quelli che hanno dilapidato soldi pubblici con opere inutili o progetti di opere ritenute inutili (non parlo del ponte sullo stretto; parlo, che so, di pavimentazioni che si fermano, stranamente, davanti a certe proprietà , di monumenti che esibiscono in bella mostra il nome del sindaco in carica, di pilastri di cemento nati per sostenere improbabili edifici, megagalattiche opere sanitarie, scolastiche, industriali), a quelli che –addirittura- si sono appropriati dei soldi pubblici, a quelli che continuamente si difendono dicendo che “ci sarà stato pure qualche piccola distrazione –il mondo va così- ma pensate, ora, in cambio, avete l”acqua, la luce, il gas, le strade, la scuola”.
E come non ci abbiamo pensato! Ringraziamoli pure, questi grandi uomini, che con il loro illuminato contributo hanno donato al popolo il privilegio del progresso!
A volte, anzi, dobbiamo ringraziarli anche perchè ci consentono di respirare. Ma come cosa? Direttore, ci consentono di respirare l”aria. E, guarda, dalle nostre parti l”aria è preziosa. Lo sai che l”aria che si respira alla Solfatara, a Pozzuoli, ha lo stesso effetto del Viagra (è uno studio pubblicato su una rivista americana). Sì, hai capito bene! I gas sprigionati nella zona flegrea facilitano la vasodilatazione:con quello che segue.
Però, come si dice, Direttore, il Padreterno ha dato il pane a chi non ha i denti. Davide Caparini, parlamentare della Lega Nord, qualche giorno fa ha, infatti, presentato i risultati di una ricerca, in cui dimostra che i padani fanno un grande uso di Viagra, perchè il loro ritmo di vita e di lavoro fa diminuire il desiderio.
Quando, poi, si dice la sfortuna! D”altra parte, si è sempre detto: “Chi chiagne fotte a chi rire!”. Facci caso: chi è supponente ha sempre un sorrisetto stampato in faccia, però, ha disagio in camera da letto. Chi, invece, è condannato a piangere (per storia, per politica, per finanze, per disoccupazione, per l”aria) almeno fotte!
Direttore, cos”altro volevo dirti? Ah, la scuola è sempre nell”occhio del ciclone. Meglio, forse, dire che non si capisce niente. È vero, le famiglie hanno bocciato il piano Gelmini: solo un 3% ha scelto il modello delle 24 ore alle elementari (per capirci, quello del maestro unico); una percentuale altrettanto bassa ha richiesto il modello a 30 ore; tutto il resto ha fatto la richiesta delle 40 ore (90%!). Ma non c”è nessuna possibilità –al momento- che qualcosa possa essere rivisto. L”unica cosa certa è che a settembre prossimo la nostra scuola sarà molto povera. Non solo non ci saranno compresenze alle elementari, ma non ci saranno nemmeno molti contenuti, molte discipline e molte indirizzi di studio nelle scuole secondarie di I e II grado.
Un autentico tsunami si porterà via anni di sperimentazioni, innovazioni, ricerche. Si porterà anche qualcosa pari ad oltre trentamila posti di lavoro (riporto stime sindacali), se non di più. No, no! Non sono numeri effetto della crisi; sono una precisa scelta dell”attuale governo. Gli italiani devono essere ignoranti. Gli italiani non devono essere messi più nella condizione di pensare. Il pensiero è pericoloso.
Come al solito, Direttore, ti diletti in asseverazioni stucchevoli (cioè continui ad affermare cose noiose). Che significa, saremo tutti ignoranti! Pensi, forse, che non possa nascere anche in Italia un sito come quello francese (www.faismesdevoirs.com) destinato agli studenti più svogliati? Tu clicchi, invii le domande e nel giro di poche ore ti arrivano le risposte. Come si paga? Con carte prepagate in vendita nelle sale gioco. Così non devi necessariamente impegnarti nello studio; non devi nemmeno (necessariamente) andare a scuola (quella privata) e non devi temere nemmeno il maestro unico. In compenso avrai un sicuro avvenire: sindaco, assessore, presidente del consiglio. Qualcuno più fortunato potrà diventare anche ministro. Magari della pubblica istruzione.
