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LA CITTÁ, I CRISTIANI, L’IMPEGNO POLITICO

Da dove derivano i mali delle città? Politica e sociologia si interrogano. Certo è che il non-impegno, il ritrarsi nella propria sfera, non ha giovato alle relazioni e alla crescita civica della Comunità.
Di Don Aniello Tortora

Mercoledì 18 Marzo a Pomigliano d”Arco è stato presentato l”Osservatorio cittadino “V. Bachelet”.
Promosso dalla locale Azione cattolica, aperto a tutte le Associazioni e all”intera comunità cittadina, vuole essere segno di una presenza di chiesa, che attraverso i suoi laici, è impegnata ad essere “sale” e “lievito” della società.
Colgo questa bellissima occasione per riflettere questa settimana sull”importanza dei cristiani nella città.
Dice la Gaudium et spes che “l”uomo per la sua intima natura è un essere sociale, e senza i rapporti con gli altri non può vivere nè esplicare le sue doti“.

È talmente ovvia questa affermazione che non ha bisogno di essere dimostrata. Ogni individuo si costruisce e si realizza solo con i suoi simili che lo circondano. Nasce così, particolarmente nei pensatori cattolici del Novecento, il concetto di “persona“, contrapposto ad “individuo“. Ciascuno di noi è tale non in omaggio ad un”identità astratta, ma grazie ad un”identità che si costruisce, si consolida e si modifica nel tempo grazie anche alle relazioni sociali. In questa ottica ognuno di noi deve in un certo senso fare i conti con la storia nella quale è immerso e che determina le forme della sua educazione, mentalità, socialità e della stessa fede religiosa.

Da questo ragionamento deriva che la maturità di una persona e di un”intera collettività si misura anche dal grado di consapevolezza di queste condizioni e sulla capacità di rapporto critico con esse. Conoscere, allora, la storia della società cui si appartiene (nelle sue varie articolazioni) significa rendersi meglio conto delle complesse relazioni umane in cui ciascuno, lo voglia o no, si è venuto a trovare.
Deriva, da tutto ciò, la consapevolezza della propria responsabilità nel costruire relazioni sociali tali da costruire un arricchimento reciproco tra tutte le persone che le intessono.

La famiglia è il primo luogo di questi rapporti. Ma sono soprattutto i “rapporti” tra le persone che compongono il gruppo sociale e tra le diverse generazioni che rendono l”uomo un essere non chiuso in se stesso ma fondamentalmente “essere sociale“.
Gli altri sono tali anche in quanto io –con il mio comportamento– contribuisco a determinarli. In questa prospettiva un”autentica relazione implica un”educazione reciproca e paritaria: nel senso che ciascuno è impegnato a trarre fuori (e-ducere) dall”altro il meglio, favorendo l”avvicinamento di ciascuno alle proprie potenzialità. “Tutti siamo responsabili di tutti“, diceva Giovanni Paolo II.

Tutti, allora, siamo chiamati a “fare storia“. Essa non è, (ovviamente, “solamente”) il prodotto dell”attività di pochi individui chiamati a ruoli eminenti o di potere, bensì la risultante di una serie pressochè infinita di relazioni umane, familiari e sociali. “La storia siamo noi“, cantava anni fa De Gregori.
Entro un tale sistema di relazioni personali, la dimensione politica risulta –alla prova dei fatti– ineludibile. Politica non è altro che la sfera nella quale si confrontano le esigenze concrete che emergono dall”incontro-scontro delle relazioni sociali.

Attività politica” –potremmo dire– è dunque tutto ciò che tende al miglioramento delle relazioni tra le persone, imponendo anche delle decisioni a cui tutti devono attenersi e riguarda ogni società. Non dobbiamo peraltro dimenticare che l”etimologia di “politica” rimanda al termine greco “polis“, “città“. Fare politica è qualcosa che attiene dunque alla città, da intendersi sia nel senso specifico di realtà urbana delimitata nello spazio, sia nel senso più ampio di “civitas“, di realtà entro cui esistono legami di comunanza e di relazioni da far progredire insieme. È a questo che si riferiva Giuseppe Lazzati parlando di “città dell”uomo da costruire a misura d”uomo“.

Diceva Giorgio La Pira, il sindaco santo di Firenze: “La città, per noi credenti, è soprattutto il luogo dove la storia degli uomini si intreccia con la storia della salvezza e sappiamo che entrambe si muovono verso la stessa direzione e la stessa meta: il regno di Dio, Regno di Pace, di amore, di fratellanza e di giustizia“.
E allora sarebbe bello che ogni città avesse il suo Osservatorio cittadino, animato da laici cristiani che vogliono nella città essere “sale” e “lievito” e in essa e per essa essere testimoni di annuncio, di denuncia e di rinuncia, a servizio del bene comune.

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