Di Amato Lamberti
A San Paolo Bel Sito, Comune ameno dell”area nolana, si adatta bene l”espressione usata da Goethe per il Mezzogiorno d”Italia, “un paradiso abitato da diavoli”. Il luogo è tanto bello e piacevole, dal punto di vista paesaggistico, che il Vanvitelli, l”architetto dei Borboni, l”aveva scelto come sede della Reggia che doveva gareggiare con Versailles per bellezza e piacevolezza. Il progetto non si realizzò solo per la difficoltà di alimentazione della grande fontana che avrebbe dovuto abbellire la Reggia ed il Parco.
Per quanto riguarda la vita civile la situazione è completamente diversa. Senza voler andare troppo indietro, nel 1994, il decreto di scioglimento del Comune, motivato dall”accertato condizionamento criminale e dall”esigenza di ripristinare i principi democratici e la libertà collettiva, recitava: “Il comune di S.Paolo Belsito risulta far parte di quella cerchia di comuni inseriti nella così detta “Cupola Comitato Affari”: il territorio comunale, infatti, è compreso nella fascia geografica su cui predomina incontrastata l”organizzazione mafiosa facente capo al boss Carmine Alfieri”.
L”analisi dei fatti accaduti, a livello amministrativo, nel 1993 è particolarmente significativa. Il 6 giugno 1993, a seguito di consultazioni elettorali, viene rinnovato il Consiglio comunale. Il 4 novembre dello stesso anno, viene arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso, Luigi Riccio, ex amministratore, per lungo tempo a capo dell”amministrazione comunale, e ritenuto affiliato con ruoli di comando al clan Alfieri. In pratica, la camorra, con un suo rappresentante, aveva governato direttamente il Comune, usufruendo, quindi, di autorizzazioni amministrative e dell”attribuzione di appalti a favore di soggetti, anche imprenditoriali, direttamente collegati alla stessa organizzazione.
Naturalmente, anche la vita civile della comunità risultava fortemente condizionata. Il Riccio, infatti, aveva assunto il ruolo dello stabile interlocutore dell”organizzazione criminale relativamente al controllo elettorale del territorio, non solo a livello di elezioni comunali, ma a tutti i livelli, da quello provinciale, a quello regionale, a quello politico nazionale, diventando così interlocutore di livelli politici anche molto importanti. Nell” ordinanza di arresto del Riccio, gli si contesta anche il fatto che, in concorso con tre vigili urbani e con alcuni privati interessati, tra i quali anche dipendenti comunali, aveva abusato del proprio ufficio per conseguire risultati elettorali a lui favorevoli.
A seguito dell” arresto del Riccio, vero deus ex machina dell”amministrazione comunale, in data 1 dicembre 1993, il sindaco neo-eletto, il vicesindaco e due dei quattro assessori rassegnano le dimissioni. Il prefetto, constatata l”impossibilità di funzionamento del Comune, con decreti del gennaio 1994, nomina un commissario prefettizio attribuendogli i poteri del sindaco e della Giunta.
Le elezioni del 6 giugno 1993 avevano dato vita ad una amministrazione nuova ma in diretta continuità con le precedenti, tanto è vero che erano stati confermati alcuni dei precedenti amministratori ed eletti altri, notoriamente legati al Riccio, sia per incarichi di favore che per stretta relazione di parentela. Constatata l”impossibilità di gestire una situazione così fortemente condizionata dai poteri criminali, il prefetto chiede lo scioglimento del consiglio comunale che il Presidente della Repubblica firma il 4 marzo del 1994. Ma a San Paolo Bel Sito non cambia nulla, almeno a livello di amministrazione comunale, tanto è vero che il Presidente della Repubblica è costretto ad un nuovo decreto di scioglimento, il 5 marzo 2002.
Dalla relazione del Ministro dell”Interno emerge un quadro di connivenze e complicità paragonabili solo a quelle che si sono registrate in Comuni siciliani, come Corleone, o in Comuni calabresi, come Platì.
“Significativo è il ruolo –si legge nella relazione- ricoperto dall”attuale sindaco (Raffaele Riccio), gravato da pregiudizi penali, la cui attività politico-amministrativa risulta strettamente condizionata dall”influenza del padre (Luigi Riccio), figura carismatica che aveva più volte assunto la carica di capo di quell”amministrazione e che in passato è stato raggiunto da provvedimenti dell”autorità giudiziaria in quanto ritenuto interlocutore privilegiato delle organizzazioni criminali”.
Significativo il fatto che Luigi Riccio continui a fare il padre-padrone dell”amministrazione comunale e del mercato elettorale anche se il potere criminale è passato dalle mani di Alfieri a quelle dei Russo, i fratelli Salvatore e Pasquale, per la verità già prima gravitanti nell”area dei fedelissimi di Alfieri. Un clan, quello dei Russo, la cui potenza è testimoniata dall”ordinanza di sequestro di beni a loro appartenenti per un valore di 300 milioni di euro del febbraio 2008. Per garantire affari e investimenti, il clan Russo, opera su tre livelli: il controllo violento del territorio; stretti rapporti con la politica a livello locale, regionale e nazionale; relazioni e scambi di affari con l”imprenditoria e gli istituti finanziari locali.
Un potere che non ha neppure bisogno del ricorso all”intimidazione violenta tanto è consolidato nella testa e nei comportamenti della gente. I diavoli sono diventati padroni del paradiso e la corte di complici e conniventi, per calcolo e per paura, si allarga continuamente. Non si può neppure dire che è rimasta l”aria buona, perchè sono riusciti a rendere pestilenziale anche quella, dopo aver avvelenato la terra.
