Raggiunto dai sicari a Cisterna, grave il figlio del ras Rega

  Castello di Cisterna torna al centro della cronaca dopo un violento agguato avvenuto nella notte tra venerdì e sabato, che ha riportato tensione e paura tra i residenti. A farne le spese è stato un uomo di 37 anni, Tommaso Rega, rimasto gravemente ferito in un attacco a colpi d’arma da fuoco. Il 37enne, figlio di Giovanni Rega, soprannominato “Coscia storta” e ritenuto vicino ad ambienti della criminalità organizzata attiva tra Brusciano e l’area vesuviana, si trovava a bordo della sua auto quando è stato improvvisamente raggiunto dai sicari. I colpi sono stati esplosi in rapida successione, senza lasciare scampo alla vittima. Uno dei proiettili lo ha centrato alla spalla, penetrando in profondità e arrestando la propria corsa a pochi centimetri dal cuore. Una circostanza che ha reso immediatamente gravissime le condizioni dell’uomo, trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove è tuttora ricoverato sotto stretta osservazione. Sul luogo dell’agguato sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato i rilievi e delimitato l’area per raccogliere ogni elemento utile alle indagini. Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona e ascoltando eventuali testimoni. Al momento la dinamica è ancora in fase di ricostruzione. Non è chiaro se ad agire sia stato un commando organizzato o uno o più individui entrati in azione in modo rapido e mirato. Gli inquirenti non escludono alcuna pista, anche se il contesto familiare della vittima fa ipotizzare un possibile collegamento con ambienti criminali. L’episodio sarà al centro della riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto Michele di Bari, con l’obiettivo di valutare eventuali misure straordinarie per il territorio. Intanto, a Castello di Cisterna cresce la preoccupazione per un clima che sembra tornare pericolosamente teso.

Napoli, a Palazzo Petrucci l’evento “Donne per le Donne”

Riceviamo e pubblichiamo   14 aprile a Palazzo Petrucci,  l’evento Komen Italia – Comitato Campania, dedicato alla solidarietà e alla prevenzione per la salute femminile Il prossimo 14 aprile alle ore 19:00 presso Palazzo Petrucci, si terrà “Donne per le Donne”, evento di raccolta fondi e sensibilizzazione promosso da Komen Italia – Comitato Campania. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere la cultura della prevenzione e accendere i riflettori sui temi della salute femminile, con particolare attenzione ai percorsi di supporto e al benessere psicofisico delle donne che affrontano o hanno affrontato il tumore del seno. Gli ospiti sono invitati a partecipare con un tocco di rosa, simbolo internazionale della lotta ai tumori del seno e della vicinanza a tutte le donne impegnate in questo percorso. «I risultati già raggiunti dai nostri progetti dimostrano quanto sia fondamentale creare spazi di supporto e relazione per le donne che affrontano il tumore al seno, accompagnandole in un percorso di cura che tenga conto anche del benessere psicologico ed emotivo. Questo evento che ha riscosso grande interesse di istituzioni, professionisti e imprenditori è il primo dalla scomparsa di mio padre Riccardo che ha lasciato una comunità sensibile ai temi della prevenzione» dichiara Marzia Imperiali di Francavilla, Presidente del Comitato Campania di Komen Italia. «Questo evento rappresenta un momento di incontro, condivisione e sensibilizzazione, in cui solidarietà e partecipazione si uniscono per contribuire a iniziative di grande valore sociale» afferma Bianca Pesante Cocozza di Montanara, del comitato organizzatore dell’evento. “Donne per le Donne” si conferma così un appuntamento di grande valore umano e sociale, capace di unire sensibilizzazione, prevenzione e sostegno concreto in un’unica, significativa occasione. Marcella Montemarano, direttore UOSD, diagnostica interventistica senologica e referente screening mammografico Asl Napoli 1 Centro ha invece commentato: «Sono felice di partecipare a questa serata insieme alla mia equipe. Sono molto grata all’associazione Komen per la vicinanza sempre assicurata e per l’impegno comune nel garantire sostegno alle donne che si rivolgono a noi nella necessità. Tutti i sabati infatti si spalancano le porte della nostra struttura per offrire servizi di cura di anima mente e corpo alle donne in rosa, e l’evento “ Donne per le donne” ci consentirà di continuare e incrementare le attività delle terapie integrate. Il mio ringraziamento va anche alla direzione strategica dell’ Asl Napoli 1 centro perché è sempre attenta a soddisfare ogni richiesta di miglioramento di qualità dei servizi. Questa serata ha anche l’importante compito di sensibilizzare le donne ad aderire al programma di screening mammografico nella fascia d’età 50-69. Un servizio gratuito, senza lista d’attesa e di prossimità , potendo aderire presso il distretto di appartenenza. Grazie a tutti partecipanti.». L’evento ha ricevuto il patrocinio del Comune di Napoli, Città Metropolitana di Napoli, ASL Napoli 1 Centro, dell’ Ordine dei Chimici e Fisici della Campania, Ordine degli Psicologi, del Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali  Napoli e Campania e dell’associazione Spazio alla Responsabilità. Il ricavato della serata sarà devoluto a sostegno delle attività promosse da Komen Italia – Comitato Campania come la Carovana della Prevenzione, Programma Nazionale Itinerante di Promozione della Salute Femminile che, attraverso Unità Mobili attrezzate, offre screening gratuiti come ecografie e mammografie alle donne non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale. Altra iniziativa sarà la RACE FOR THE CURE che si terrà il 9-10-11 ottobre 2026 presso la Rotonda Diaz, Lungomare di Napoli. Evento simbolo di Komen Italia e la più grande manifestazione per il contrasto ai tumori del seno in Italia e nel mondo. Si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. È un evento di sport, salute e solidarietà aperto a tutti. Le protagoniste della RACE FOR THE CURE sono le DONNE IN ROSA, donne che stanno affrontando o hanno affrontato il tumore del seno che con la loro speciale maglia rosa sensibilizzano l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione e mandano un forte messaggio di incoraggiamento alle 56.000 donne che in Italia ogni anno si confrontano con la malattia. Altro progetto che sarà finanziato è il progetto “Con tutto l’amore che posso”, un percorso di supporto dedicato alle donne in rosa. Quest’ultimo prevede incontri gratuiti di terapia di gruppo, canto e pratiche di qigong e ha già prodotto risultati profondamente significativi, contribuendo a far uscire molte partecipanti da condizioni di isolamento e difficoltà emotiva, restituendo loro fiducia e senso di condivisione. Gli incontri gratuiti si tengono tutti i sabato mattina presso il Centro HUB  screening mammografico Asl Napoli 1 centro – sede SS Annunziata a Napoli. “Donne per le Donne”, evento nato per  raccontare i progetti di Komen Italia, ha incontrato l’attenzione di  diverse imprese responsabili, attente e sensibili verso la salute delle donne: Banca di Credito Cooperativo di Napoli, Cerba HealthCare Italia, Fish’s King, Fondazione Cannavaro Ferrara, Mazzola, Miamo, Mimina group, NMC nuovo mollificio campano, Palazzo Petrucci, Partheno dental clinic, Rigenaera, TMC Costruzioni.  

Boscoreale, inaugurato il “Centro Giornalistico e Culturale Impastato-Siani”

Riceviamo e pubblichiamo  

A Boscoreale , in uno spazio confiscato alla camorra, un presidio di cultura, informazione e legalità. È il primo in Italia con una biblioteca comunale, una sala podcast, il set di una webtv e aree dedicate alla lettura.

   

 Un laboratorio multimediale, un luogo dedicato al sapere e dove si sperimentano diverse forme di comunicazione. È stato inaugurato questa mattina il “Centro Giornalistico e Culturale Impastato-Siani” all’interno di un bene confiscato alla camorra a Boscoreale (Na). Un unicum in Italia: è il primo spazio sottratto alle mafie che al suo interno ospita la biblioteca comunale, una moderna sala podcast, il set della webtv Volwer e aree dedicate allo studio e all’avvicinamento alla lettura dei più piccoli. L’evento si inserisce nella due giorni di promozione della legalità “Sulle orme di Peppino e Giancarlo” tra Boscoreale e Torre Annunziata, parte del più ampio progetto Volwer Lab, che coinvolge 160 alunni di quattro scuole superiori oplontine, finanziato con fondi del NextGeneration Eu su bando del Dipartimento per la Coesione Territoriale.

 

Presenti al taglio del nastro Giovanni Impastato e Paolo Siani, fratelli dei due cronisti ammazzati per il loro lavoro e l’impegno sociale, il vicepresidente di Regione Campania Mario Casillo, il vescovo di Nola Francesco Marino, il viceprefetto aggiunto di Napoli Aniello De Angelis, il presidente del tribunale di Torre Annunziata Giovanna Ceppaluni, il presidente di CSV Napoli Umberto Cristadoro, il segretario generale aggiunto della FNSI Claudio Silvestri, il segretario generale di Fondazione Polis Enrico Tedesco e la presidente di Agrorinasce Maria Antonietta Troncone. A fare gli onori di casa la presidente dell’associazione Eiraionos che gestisce il Centro Impastato-Siani, Isabella Manzo, e il sindaco di Boscoreale Pasquale Di Lauro.

 

Il nuovo presidio della legalità, a pochi passi dal Palazzo di Città, mette a disposizione di tutti gli utenti, non solo quelli del territorio cittadino, la fruizione della biblioteca comunale, concessa in gestione dall’Ente pubblico alla compagine associativa, l’uso della sala conferenza e della sala podcast, gli spazi studio e quelli di lettura dedicati ai bambini. Un moderno polo della cultura e dell’informazione. L’associazione Eiraionos ha portato al suo interno il know-how decennale nel campo giornalistico e formativo, con laboratori scolastici attivi da anni. Nella webtv Volwer, che l’associazione edita dal 2021, diverse generazioni di alunni delle scuole vesuviane hanno avuto modo di avvicinarsi al lavoro del cronista, cimentarsi in interviste a personaggi noti delle istituzioni e della cultura.

 

«In una fase storica di disaffezione alla lettura, proviamo questa nuova sfida, facendo rivivere la biblioteca e il sapere trasmesso attraverso i libri tradizionali, contaminandoli con gli strumenti del podcast e del video». Ha affermato la presidente di Eiraionos Isabella Manzo, aggiungendo: «Lo spazio sottratto alla camorra vuole essere presidio di legalità, di impegno civile e, ci auguriamo, luogo vissuto quotidianamente da tanti. Siamo onorati che Giovanni Impastato e Paolo Siani hanno colto la nostra sfida e hanno permesso di accostare le storie, il valore e i nomi dei loro fratelli Peppino e Giancarlo al nostro impegno civile».

 

Per il vicepresidente di Regione Campania Mario Casillo: «Da cittadino sono veramente orgoglioso e contento per l’inaugurazione di un centro culturale di cui ce n’era bisogno. Qui ci sono i libri della vecchia biblioteca, che per anni non sono stati accessibili al pubblico. I ragazzi possono venire qui e possono studiare, è un luogo di aggregazione. È un momento importante, questo è un centro culturale di grande attrattività non solo per la città, per i cittadini di Boscoreale ma per il comprensorio. Siamo vicino a un parco pubblico e immaginiamo, anche qui da noi, di dare la possibilità ai cittadini, di poter prendere un libro e leggerlo nello spazio verde. È un segno di civiltà e grande attenzione alla cultura».

 

A fare gli onori di casa il sindaco Pasquale Di Lauro: «Oggi è una bella giornata per Boscoreale. Lo Stato ha vinto e vince attraverso la cultura. La camorra si sconfigge grazie alle forze dell’ordine, alla magistratura e con le azioni repressive, ma anche educando alle legalità le nuove generazioni. Boscoreale ha uno spazio chiuso alla camorra e aperto alla comunità nel segno della memoria e della legalità. Qui insieme istituzioni e associazioni facendo squadra potranno mettere in campo tantissime iniziative sociali, culturali e di crescita».

Per Giovanni Impastato, fratello di Peppino: «È stata una grande emozione ritrovarmi con Paolo Siani e raccontare queste grandi storie che si legano tantissimo alle lotte di mafia e camorra. Un’iniziativa sulla memoria di fondamentale importanza soprattutto quando si svolge in un bene confiscato».

Infine Paolo Siani, fratello di Giancarlo: «Voi oggi mi aiutate a trasformare la memoria intima, la memoria di un fratello morto, ucciso così brutalmente dalla mafia, in una memoria collettiva. In quest’area, in questo, in questa zona, in questo paese, in questa città, Giancarlo e Peppino sono ricordati sempre. Se poi pensate che sono due giornalisti uccisi per quello che dicevano o che scrivevano, aver intestato a loro un bene confiscato è ancora più importante, la loro voce continuerà a essere sentita, a parlare attraverso i ragazzi, gli uomini e le donne, che verranno qua a studiare, a leggere, a divertirsi, a parlare, a fare una nuova era, una nuova antimafia sociale».

L’enigma di Creta e l’Arte Sacra: lo spirito del Mare

Benvenuti al dodicesimo appuntamento di “Riavvolgi al futuro”. Qualche settimana fa ci siamo immersi nella scoperta delle prime delle prime civiltà, oggi esploreremo la meravigliosa Creta.        La civiltà cretese, o minoica, fiorisce nell’isola di Creta come potenza commerciale egemone nel mare Egeo, basando la propria società sulle città-palazzo. Durante il periodo proto-palaziale (2000-1700 a.C.), emergono i primi grandi complessi a Cnosso, Festo e Mallia, accompagnati da una produzione ceramica di altissimo livello nota come stile di Kamares. Questa tecnica si distingue per pareti sottilissime e decorazioni policrome in bianco, rosso e giallo su fondo nero, che creano motivi geometrici e naturalistici di grande fantasia. Dopo una fase di distruzione, la civiltà rinasce nel periodo neo-palaziale (1700-1400 a.C.), l’epoca di massimo splendore in cui viene ricostruito il monumentale Palazzo di Cnosso. La struttura è caratterizzata da un’intricata pianta priva di mura difensive, organizzata attorno a un grande cortile centrale rettangolare che fungeva da fulcro per le attività politiche, religiose e amministrative. In questo contesto spiccano le originali colonne minoiche, rastremate verso il basso, e la vivace pittura parietale che celebra riti come il gioco del toro, in cui i giovani atleti si esibivano in acrobazie sopra l’animale sacro. L’espressione artistica minoica si manifesta anche attraverso la scultura votiva e la decorazione vascolare, riflettendo un profondo legame con la natura e la spiritualità. Celebri sono le statuette della Dea dei serpenti in ceramica invetriata, che con il petto scoperto e i rettili tra le mani simboleggiano la fertilità e il legame con la terra. Parallelamente, lo stile marino nella pittura dei vasi porta alla ribalta creature dell’oceano come polpi e alghe, disposti con una libertà compositiva che asseconda la forma del recipiente. Verso il declino della civiltà, nel periodo post-palaziale, permangono oggetti rituali di pregio come i rhyton a forma di testa di toro, realizzati con materiali preziosi come la steatite e il cristallo di rocca, testimoni di un’arte che pur diventando più ripetitiva mantiene un’altissima maestria tecnica.

💡 L’Angolo dell’Esperto: Dalla Magia del Segno alla Vitalità di Creta

Il confronto tra l’arte preistorica e la civiltà minoica rivela un affascinante evoluzione dello spirito umano, che passa dalla paura reverenziale della natura alla sua celebrazione estetica. Mentre l’arte del Paleolitico, esemplificata dalla Venere di Willendorf (Bassa Austria, ca. 24.000-22.000 a.C.), utilizzava forme esasperate per propiziare la fertilità in un mondo ostile, l’arte cretese fiorisce in un clima di libertà e dinamismo. Nel periodo Proto-palaziale (Creta, 2000-1700 a.C.), lo Stile di Kamares introduce una policromia vibrante che avvolge le ceramiche con motivi spiraliformi, superando definitivamente la semplicità delle prime terrecotte neolitiche. Questa vitalità esplode nel periodo Neo-palaziale con il Palazzo di Cnosso (Creta, ca. 1700-1400 a.C.), un’architettura senza mura difensive che accoglie la luce e il movimento nei suoi grandi cortili centrali. Gli affreschi come il Gioco del toro (Palazzo di Cnosso, ca. 1500 a.C.) e la raffinata ceramica dello Stile Marino (Creta, ca. 1500-1450 a.C.) dimostrano come l’uomo sia riuscito a trasformare l’osservazione del mondo naturale in un linguaggio artistico fluido. In queste opere, creature come polpi e alghe sembrano muoversi in sintonia con le forme del vaso, segnando il passaggio definitivo dal rito magico-propiziatorio delle grotte alla pura espressione della bellezza e dell’armonia mediterranea. Ed eccoci arrivati alla fine cari artisti e artiste, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire sempre di più questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

Nel 1913 Terzigno conquista l’autonomia da Ottaviano

La visita a quel “santuario” della storia vesuviana che è il Museo Archeologico di Terzigno ha “riacceso” in me il ricordo delle complicate vicende che consentirono “al Terzigno” di conquistare l’autonomia da Ottajano, grazie all’opera di personaggi di notevole spessore come il notaio Gregorio Gionti e il dottor Prisco Contaldi. La conquista dell’autonomia fu favorita dai gravi problemi causati dall’eruzione vesuviana del 1906. Correda l’articolo l’immagine dell’affresco del Larario.       Nel secondo Ottocento la scena politica ottajanese venne dominata da don Giuseppe Bifulco, di Terzigno, sacerdote e sindaco, uno dei sindaci più importanti della storia di Ottaviano. I Bifulco di Terzigno producevano e commerciavano vino, possedevano masserie, palazzi e una splendida villa, erano imparentati con le famiglie ottajanesi che contavano.  Quando vide che nulla avrebbe potuto impedire l’autonomia di San Giuseppe, il Bifulco cercò di far capire ai “galantuomini” “del Terzigno” e di Ottajano che la via dell’integrazione sarebbe stata vantaggiosa per gli uni e per gli altri: lo dimostravano anche i buoni risultati della comune partecipazione in alcune società finanziarie e la collaborazione nel progetto di fondazione di un istituto bancario.   Nel marzo del 1887 venne aperta a Ottajano una sezione della “Società di incoraggiamento di arti, industria e mestieri “. Nel discorso ufficiale il sindaco sacerdote, che aveva fortemente voluto quella sezione, ricordò a tutti che da sempre la ricchezza delle comunità dipende dalla concordia sociale: il progresso materiale e morale non mette radici là dove regnano il disordine, l’invidia e le contrapposizioni rissose.  Condivisero questi principi Oreste Bordiga e i proff. Colucci e Memola, che erano presenti come amici del sindaco e come rappresentanti del Comizio Agrario del Circondario di Napoli; si dichiarò d’accordo Giuseppe V Medici, Presidente della sezione; non prese la parola il notaio Gregorio Gionti, uno dei sostenitori più “riscaldati “dell’autonomia di Terzigno e, per tradizione di famiglia, nemico dichiarato del Bifulco. Volle il caso che il Gionti fosse sindaco ff. di Ottajano nei giorni dell’eruzione del 1906: in quella tragedia egli non diede buona prova di sé, non si comportò come era necessario che si comportasse un primo cittadino.   Era presente a quella cerimonia, a rappresentare Terzigno, anche il dottor Prisco Contaldi che voleva l’autonomia, ma non subito. Il 9 marzo 1892 il Consiglio Provinciale di Napoli votò a favore dell’autonomia di San Giuseppe e rinviò ogni deliberazione su quella di Terzigno.  Racconteremo, deis iuvantibus, le complicate vicende dell’eredità di Giuseppe IV Medici e le battaglie che per anni le sue sorelle e i suoi figli combatterono per mettere le mani sulle masserie di Terzigno, e come il peso politico dei mariti delle figlie indusse i consiglieri provinciali a decretare quel rinvio, e a suggerire, contemporaneamente, che alla frazione venisse concessa un’autonomia di fatto.  Nel 1893 San Giuseppe divenne Comune autonomo e subito dichiarò guerra a Ottajano per la divisione del territorio e dei beni. Le vicende di questa lunga guerra sono state minuziosamente descritte da Luigi Iroso. I danni dell’eruzione del 1906 furono spaventosi. La ripresa fu lenta; micidiale risultò il ritardo nella sistemazione del territorio e nella pulizia degli alvei di Terzigno, intasati dalla cenere.   E così il nubifragio e l’alluvione del 24 ottobre 1910 provocarono nella frazione un disastro che parve annunciato. Il Vesuvio e le piogge – scrisse l’ing. Paolo Mastellone – hanno “potentemente e bruscamente cangiato il regime delle acque” nel territorio di Terzigno. Erano necessari “muri controripa, banchine e gavete in via Vecchia Passanti, in via Avini, in via Borde e Calamone, al Mauro, nel rione Lava Vulcanica e lungo la strada promiscua per Poggiomarino “. Risultavano indispensabili la pavimentazione della strada che attraversava Rione Caprai, “sensibili movimenti di terra per deviare nell’alveo di via Camaldoli una mole non lieve di acqua che attualmente allaga l’abitato di Terzigno”, “l’apertura di un grande canale nel fondo Menichini per bonificare il Borgo Nuovo, e di altri due canali per proteggere “dal pericolo costante delle alluvioni “il rione Principessa Margherita e il rione “Parisi o Notillo”. L’ing.  Mastellone calcolò che gli interventi “urgenti” non sarebbero costati meno di 300.000 lire. Una cifra enorme.   Nella seduta del Consiglio Comunale del 17 dicembre 1911 il sindaco Luigi Menichini, dopo aver rivolto “un mesto pensiero di saluto e di addio” a Giovanni Sabbatini, “della forte Terzigno “, “primo soldato ottajanese “caduto in terra di Libia, descrisse lo stato delle finanze comunali: la descrizione cancellò ogni dubbio: non c’erano i soldi per i lavori che l’ing. Mastellone giudicava necessari e non rinviabili. Dodici mesi dopo, il 19 dicembre 1912, il Consiglio Comunale di Ottajano espresse voto favorevole all’autonomia della frazione e ricordò, nella motivazione del voto, che il territorio di San Giuseppe “si interpone ampiamente e totalmente “a separare Terzigno dal capoluogo: il che provocava problemi che nessun amministratore avrebbe potuto risolvere.  Negli ultimi giorni di aprile del 1913 l’on. Beneventano, illustrando ali colleghi deputati “la proposta per l’autonomia di Terzigno “dichiarò che la topografia e la netta separazione dei territori esigevano che la Camera approvasse la proposta. E la Camera approvò.   Il Consiglio Provinciale di Napoli, che nel 1907 ancora una volta aveva rinviato il dibattito sull’ autonomia della frazione, appellandosi al “perdurare dell’emergenza vesuviana “il 20 maggio 1913 si riunì in seduta straordinaria e all’unanimità “fece voti “perché anche il Senato approvasse “prontamente” la proposta di legge che rendeva Terzigno Comune autonomo. Undici giorni dopo, i sena- tori esaudirono i voti.  

Incidente sospetto a Marigliano: fuggono senza targhe, auto con telaio alterato sequestrata

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Ancora un’operazione di controllo del territorio da parte della polizia locale di Marigliano, impegnata in un’attività sempre più capillare per garantire sicurezza e legalità. L’intervento è scattato due giorni fa, nel primo pomeriggio, a seguito di un incidente stradale avvenuto in via Vittorio Emanuele, dove si sono registrati anche alcuni feriti.

All’arrivo sul posto, gli agenti hanno subito notato una circostanza anomala: gli occupanti di uno dei veicoli coinvolti si erano già dileguati a piedi dopo aver rimosso le targhe dell’auto, nel tentativo evidente di non essere identificati. Un comportamento che ha immediatamente fatto scattare ulteriori accertamenti.

Il personale della polizia locale, guidato dal maggiore Emiliano Nacar, ha quindi proceduto alla perquisizione del mezzo abbandonato. All’interno dell’auto sono stati rinvenuti alcuni oggetti ritenuti sospetti: una chiave a brugola, posta sotto sequestro, e tre giacconi che, secondo i primi riscontri, potrebbero essere stati utilizzati per compiere azioni illecite, proprio alla luce della fuga repentina degli occupanti.

Ulteriori verifiche tecniche sul veicolo hanno fatto emergere un elemento ancora più grave: il telaio risultava abraso e alterato, circostanza che ha portato al sequestro immediato dell’auto per accertamenti più approfonditi.

Parallelamente, sono state attivate le ricerche dei soggetti fuggiti, sfruttando il sistema di videosorveglianza presente sul territorio comunale. Le immagini raccolte potrebbero rivelarsi decisive per risalire all’identità dei responsabili e chiarire la dinamica completa dell’episodio.

Tutto il materiale sequestrato sarà ora sottoposto agli esami della polizia scientifica, con particolare attenzione al rilievo delle impronte, nella speranza di ottenere elementi utili alle indagini. L’episodio conferma l’importanza dei controlli sul territorio e l’attenzione costante delle forze locali nel contrasto alle attività illegali.

Pitbull senza guinzaglio aggredisce uomo e cane: paura in centro a Pomigliano

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Momenti di paura a Pomigliano d’Arco, dove un uomo di 50 anni è stato aggredito in strada da un pitbull sfuggito al controllo della proprietaria. L’episodio si è verificato in via Roma e ha avuto conseguenze sia per l’uomo sia per il suo cane di piccola taglia, rimasto gravemente ferito.

Secondo quanto ricostruito e riportato da Il Mattino, il 50enne stava passeggiando con il proprio animale quando è stato improvvisamente assalito dal pitbull, che si trovava accanto a un’anziana e risultava privo di guinzaglio e museruola. In pochi istanti la situazione è degenerata: il cane ha aggredito il cagnolino, provocandogli profonde lesioni all’addome, mentre l’uomo è stato scaraventato a terra durante il tentativo di difenderlo.

Determinante si è rivelato l’intervento di alcune persone presenti nella zona, che sono riuscite a liberare il 50enne dalla presa dell’animale, evitando conseguenze ancora più gravi. Subito dopo l’aggressione, l’uomo ha accompagnato il proprio cane in una clinica veterinaria per le cure urgenti, mentre lui stesso si è recato all’Ospedale del Mare per gli accertamenti del caso.

I sanitari hanno riscontrato escoriazioni e contusioni, giudicate guaribili in circa sette giorni. Le condizioni del cagnolino, invece, sono apparse inizialmente critiche, a causa delle ferite riportate durante l’attacco.

L’episodio riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza legata alla gestione di cani di grossa taglia, soprattutto quando lasciati liberi senza le necessarie precauzioni. Sempre secondo quanto riferito dal quotidiano napoletano, non si tratterebbe di un caso isolato: nelle ultime settimane, infatti, si sarebbero registrati altri episodi simili nell’area vesuviana, con aggressioni che hanno coinvolto anche minori.

Sulla vicenda sono stati informati i carabinieri, ai quali è stata formalizzata denuncia per accertare eventuali responsabilità.

Somma Vesuviana, Sabato dei Fuochi senza fuochi: cosa è successo davvero

Quest’anno, a Somma Vesuviana, il tradizionale Sabato dei Fuochi si svolgerà senza uno dei suoi elementi più spettacolari: i fuochi pirotecnici. Una decisione che ha suscitato domande e anche qualche polemica, ma che nasce da motivazioni precise e da un cambiamento importante nelle procedure autorizzative.
Fino allo scorso anno, l’organizzazione dei fuochi seguiva un iter relativamente semplice e consolidato nel tempo. I fuochisti presentavano la documentazione relativa al terreno su cui si sarebbero svolti gli spari — che doveva essere agricolo e non boschivo — e garantivano misure di sicurezza antincendio, come la presenza di autobotti. Le pratiche venivano poi trasmesse al Parco Nazionale del Vesuvio e, tramite il Comune, si arrivava all’autorizzazione finale. Da quest’anno, però, il sistema è cambiato radicalmente. Le autorizzazioni non dipendono più da un procedimento locale, ma da una procedura regionale molto più articolata e tecnica, legata alla Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA).
Si tratta di una procedura amministrativa preventiva e obbligatoria, introdotta dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, che ha lo scopo di verificare se un determinato progetto o attività — anche se situato all’esterno di un’area protetta — possa arrecare danni significativi ai siti appartenenti alla rete Natura 2000. In altre parole, serve a conciliare le attività umane con la tutela della biodiversità.
Per attivare questa procedura è necessario coinvolgere un tecnico specializzato, che redige una relazione dettagliata sull’impatto ambientale dell’evento. Tutta la documentazione viene inserita in un sistema regionale e valutata da una commissione. L’esito — positivo o negativo — viene poi trasmesso agli enti competenti, tra cui il Parco. Questo nuovo meccanismo ha reso il processo più lungo, complesso e soprattutto più restrittivo.
Alla base del mancato rilascio delle autorizzazioni ci sono motivazioni ambientali ben precise. Il periodo in cui si svolge la festa coincide con una fase delicata per l’ecosistema del Monte Somma: la nidificazione degli uccelli. Eventi rumorosi e attività come i fuochi pirotecnici possono disturbare la fauna, compromettendo la riproduzione.
A questo si aggiunge un generale irrigidimento delle normative sulla sicurezza, soprattutto in materia di incendi e gestione degli eventi pubblici, con controlli sempre più stringenti.
È importante ricordare anche un aspetto storico: il Sabato dei Fuochi, primo sabato dopo Pasqua,  nasce originariamente come una festa contadina, in cui si accendevano falò con le potature accumulate durante l’anno, in segno di ringraziamento alla terra. I fuochi pirotecnici sono stati introdotti solo in tempi relativamente recenti, circa 70-80 anni fa, diventando poi parte integrante della tradizione. Oggi ci si trova quindi davanti a un equilibrio delicato tra il rispetto delle tradizioni e la necessità di tutelare il territorio.
Gli organizzatori hanno scelto di attenersi alle regole e di non procedere senza autorizzazione. In particolare, tutte le 11 paranze appartenenti all’Associazione tutela dei riti del Monte Somma hanno deciso di rispettare il divieto e di non effettuare spari pirotecnici. Per questo motivo, qualora durante la giornata si dovessero comunque udire dei fuochi, si tratterebbe esclusivamente di iniziative private non autorizzate, estranee all’organizzazione ufficiale della festa.
Allo stesso tempo, è stata avanzata la richiesta di aprire un confronto con le istituzioni, per definire in futuro modalità che consentano lo svolgimento delle celebrazioni senza snaturarne il significato. Il Sabato dei Fuochi, che dà inizio alla festa della Montagna e della Madonna di Castello,  dunque, non si ferma: cambia forma, in attesa di trovare un nuovo equilibrio tra tradizione, ambiente e sicurezza.

Due giovani centrati da proiettili, notte di fuoco ad Acerra

Due giovani sono stati feriti nella notte ad Acerra in circostanze ancora tutte da chiarire. I ragazzi, entrambi poco più che ventenni, si sono recati autonomamente presso la Clinica dei Fiori, dove i medici hanno riscontrato ferite da arma da fuoco agli arti inferiori.

La segnalazione ha fatto scattare l’intervento immediato della Polizia di Stato, che ha avviato le prime verifiche per ricostruire l’accaduto. Gli investigatori stanno lavorando per definire con esattezza il luogo e le modalità dell’episodio, che sarebbe avvenuto nel centro cittadino.

Dalle prime informazioni raccolte, sembra che i due siano stati avvicinati da alcune persone in sella a ciclomotori. In pochi istanti sarebbero stati esplosi alcuni colpi di pistola, indirizzati verso le gambe delle vittime, prima della fuga dei responsabili.

Nonostante la gravità del gesto, le condizioni dei feriti non risultano critiche. Entrambi sono stati ricoverati e restano sotto osservazione, ma non sarebbero in pericolo di vita. Gli agenti stanno cercando di acquisire elementi utili anche attraverso le dichiarazioni dei due giovani, che potrebbero fornire dettagli determinanti.

Al vaglio degli inquirenti diverse ipotesi investigative. Si tenta di capire se l’episodio possa essere collegato a dinamiche criminali del territorio oppure a questioni personali. Un ruolo importante potrebbe essere svolto dalle telecamere di sorveglianza presenti nelle strade interessate.

Le indagini proseguono senza sosta da parte della Squadra Mobile e del Commissariato locale, con l’obiettivo di individuare i responsabili e chiarire ogni aspetto della vicenda.

Saviano, auto della polizia locale data alle fiamme: individuato un 42enne

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Il silenzio della notte di gennaio fu spezzato da un odore acre di fumo. A Saviano, nel cuore del centro cittadino e a pochi passi dalla casa comunale, le fiamme divorarono in pochi minuti un’auto in uso alla polizia locale, riducendola a una carcassa annerita e alimentando un clima di inquietudine tra i residenti. A distanza di settimane arriva una svolta nelle indagini. Nella mattinata odierna, i carabinieri della stazione di Saviano hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Nola, su richiesta della Procura, applicando la misura cautelare del divieto di dimora nel comune di residenza nei confronti di un 42enne, gravemente indiziato di danneggiamento seguito da incendio. I fatti risalgono alla notte del 10 gennaio 2026. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un uomo si sarebbe avvicinato a piedi al veicolo di servizio, parcheggiato su pubblica via. In pochi istanti avrebbe versato un liquido infiammabile sulla carrozzeria, appiccando poi il fuoco con un’azione rapida e decisa, prima di allontanarsi seguendo un percorso ben preciso. Determinanti per l’identificazione le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’area e su gran parte del territorio comunale. I filmati hanno consentito ai militari dell’Arma di seguire ogni movimento del presunto responsabile, ricostruendone gli spostamenti fino alla sua individuazione nel giro di pochi giorni. Nel corso di una successiva perquisizione personale e domiciliare, sono stati sequestrati alcuni capi di abbigliamento, in particolare un giubbotto e un paio di scarpe, ritenuti compatibili per caratteristiche morfologiche e visive con quelli indossati dall’uomo ripreso durante l’incendio. Gli accertamenti comparativi avrebbero evidenziato una corrispondenza definita di grado medio-alto. Il 42enne è stato rintracciato presso la propria abitazione e informato del provvedimento a suo carico. Resta ora da chiarire il movente di un gesto che appare ancora senza una spiegazione precisa. L’episodio, tuttavia, riaccende l’attenzione su una tipologia di reati che, secondo gli investigatori, si sta manifestando con maggiore frequenza nel circondario, rendendo necessario un controllo sempre più capillare per garantire sicurezza e tranquillità alle comunità locali. Va infine ricordato che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che l’indagato potrà far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.