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Somma Vesuviana. Sul borgo antico rivive il culto di Sant’Antonio Abate

Per le vie del centro storico antichi riti, sacre rappresentazioni e la processione degli animali vestiti a festa      

 

Il quartiere Casamale, circondato dalle possenti mura aragonesi, suggestivo per le sue viuzze e i suoi famosi archi, il borgo antico che da sempre affascina studiosi e artisti di ogni dove ma che non riceve mai le attenzioni che meriterebbe dalle istituzioni, vive e fa vivere le antiche tradizioni grazie a un nutrito gruppo di giovani del posto. Intorno all’imponente e storica chiesa Collegiata, cuore del borgo antico, brilla infatti l’incontenibile entusiasmo di tanti giovani che hanno dato vita ad associazioni musicali, teatrali, culturali   e che, incoraggiati anche da Padre Costanzo, sono sempre in prima linea per qualsiasi iniziativa volta a valorizzare e a ridare dignità alla suggestiva città murata. Per non parlare delle numerose e antiche paranze, gruppi musicali popolari devoti in particolare alla Madonna di Castello, che mai si sottraggono all’impegno di coltivare e di tutelare le tradizioni popolari e gli antichi riti religiosi . E’ proprio grazie all’entusiasmo di giovani e giovanissimi e all’esperienza e alla memoria storica delle paranze che, dopo ben 25 anni, ritorna la festa di Sant’Antonio Abate, uno dei santi più amati e venerati nei borghi antichi dei Comuni all’ombra del Vesuvio, dove lo si festeggia, come in tutta Italia, il 17 Gennaio di ogni anno.

Sant’Antonio, protettore degli animali domestici, del bestiame, del lavoro del contadino, patrono del fuoco, guaritore delle malattie della pelle, tornerà nelle vie del centro storico e non mancherà la consueta processione con il corteo di animali “annucchiati“.   Sono vietati i fuochi d’artificio, ma sarà fiammeggiante il tradizionale falò che è simbolo di purificazione e di fertilità. Il fuoco  esorcizza le paure, prefigura un futuro migliore, fa auspicare una rinascita, uno scatto di orgoglio di un quartiere che è custode dei grandi valori della civiltà contadina. Intorno a quel falò, all’imbrunire, i residenti, le paranze, i giovani, i giovanissimi, i bambini si sentiranno una vera comunità, unita per rivalutare il quartiere. Tammorra, , putipù, scetavaiasse e castagnette : gli amici delle paranze, come sempre, sapranno creare il cerchio magico, la perfetta armonia tra le persone e l’ambiente. Il momento conviviale, con i panini benedetti, generosamente offerti dagli organizzatori, servirà a sostenere la campagna di sensibilizzazione “salviamo la Collegiata”: la Collegiata, la casa di tutti, il cuore pulsante del Casamale

E ancora una volta il culto di Sant’ Antonio Abate dimostrerà la sua ricchezza e la sua capacità di rispondere, in ogni epoca storica, alle esigenze dei tempi e dei luoghi. Sant’ Antonio Abate, quando era eremita nel deserto egiziano, resistette a tutte le tentazioni, carnali e spirituali, che il demonio congegnò per indurlo al peccato. Questa vittoria gli procurò la fama di taumaturgo e di guaritore. Alla fine del primo millennio d. C. le sue reliquie vennero portate in Francia e custodite a La Motte St. Didier, presso Vienne, in un santuario che divenne la meta di pellegrini e di infermi che chiedevano il miracolo della guarigione. Fu in quella sede che si creò la “figura” di Sant’ Antonio vincitore dell’ herpes zoster, “il fuoco di Sant’ Antonio”. Ma i testi agiografici ci dicono che la protezione del Santo era considerata fondamentale anche per liberare i posseduti dal demonio. E’ la simbologia complessa del fuoco: il Santo non solo vince l’herpes, ma libera i puri di cuore dalle tentazioni e, dunque, dalla minaccia delle fiamme dell’Inferno. “ Il fucarone” di gennaio serviva anche ad allontanare l’ostilità degli spiriti maligni dalla campagna che si accingeva a svegliarsi dopo il gelo dell’inverno: mentre danzavano intorno ai falò, i contadini intonavano, e in qualche luogo intonano ancora, canti propiziatori, invocando la protezione del Santo sui futuri raccolti.

Nelle immagini spesso il Santo era accompagnato da un maiale. Gli agiografi spiegano questa presenza in due modi: il maiale è simbolo del demonio e del più infernale dei vizi, la lussuria, ma con il grasso del maiale si preparavano anche pomate usate per combattere le malattie della pelle. A partire dal sec. XIV, quando assunse forma definitiva il rapporto tra Sant’ Antonio e la cultura contadina, l’immagine del maiale si trasformò in simbolo positivo di ricchezza e di fertilità. All’interno del rapporto con la cultura contadina il Santo divenne il patrono degli animali domestici, che nel giorno a lui consacrato venivano, e vengono, benedetti.

Edicole votive con l’immagine del Santo Abate erano erette lungo le strade che portavano ai mercati più importanti, e nei luoghi in cui si tenevano fiere. Ai piedi del Vesuvio il culto di Sant’ Antonio Abate restò importante anche dopo che  le eruzioni del sec.XVII portarono al centro della religiosità dei Vesuviani il culto della Madonna. Il rito del “fucarone” oggi rappresenta, oltre ai valori tradizionali, anche quello della solidarietà sociale, condiviso dall’intera comunità. E il fuoco che arde è segno vivo di speranza. I giovani del Casamale hanno saputo leggere questo aspetto, e ancora una volta dimostreranno quanto siano vitali le tradizioni, se ne sappiamo cogliere il senso profondo.

Fonte foto: rete internet

 

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