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Riceviamo e pubblichiamo il saluto del Preside del Torricelli al compianto docente e giornalista  Sergio D’Avino.

 

“Sergio, ora che all’improvviso non sei più qui con noi, consentimi, dopo tanti anni vissuti insieme al Liceo “Torricelli” , di darti del tu: mi sembra quasi irreale non sentire, nei corridoi dell’Istituto, il rimbombo del tuo riconoscibilissimo vocione, che metteva allegria e annunciava il tuo arrivo; però, quella tua voce non l’hai mai alzata, perché eri un uomo gentile, capace di far accettare le proprie posizioni ed opinioni, soltanto perché erano quelle giuste. Ricordo le battute, taglienti, ,ma sempre intelligenti: le pronunciavi, quando, aperta insieme la succursale, ogni mattina alle 7.30, si andava a prendere il caffè, che dava inizio ad un’altra dura giornata di lavoro. E spesso era davvero pesante affrontare tutti i  problemi che, in modo imprevedibile, ci si paravano davanti , gli alunni che arrivavano in ritardo, i genitori che chiedevano sempre di più, certi professori cui non andava mai bene niente, i bagni che non funzionavano, la palestra inutilizzabile, l’aula il cui soffitto scorreva, il riscaldamento che non andava, la luce che non si accendeva …Posso dirlo con uno strano ossimoro? Eri un idealista pragmatico: avevi grandi sogni, tanti, ma cercavi sempre il modo più semplice per realizzarli e sapevi, tu Icaro che volavi verso il sole, applicarti a risolvere i piccoli guai quotidiani.

Di un’onestà cristallina, hai sempre disprezzato i doppiogiochisti e tu sai quanti ne abbiamo incontrati in questi anni di lavoro insieme. Amavi la natura e i grandi spazi e, quando avevi quella febbricola, sintomo, ora lo so, di qualcos’altro, ci scherzavamo su, attribuendola alle sudate che ti facevi per salire a piedi sulla tua amata montagna o per percorrere “il sentiero degli dei”, con i tuoi amici ambientalisti.

Anche con il tuo vocione, sapevi sempre dire una parola buona per tutti, persino per chi, subdolamente , ci colpiva alle spalle. Curioso della vita e del mondo, ti sei cimentato nel difficile mestiere del giornalista e, con i tuoi allievi, che pendevano dalle tue labbra, hai messo su un giornalino scolastico come “ IL CACTUS”, che ha meritato premi in tutta Italia e che è stato la palestra di creatività di tanti ragazzi. Ricordo che ridevamo amaramente raccontandoci le nostre comuni esperienze di giovani insegnanti in quel di Venezia, che ci avevano, comunque, molto fortificati.

Come Don Chisciotte e Sancho Panza, abbiamo combattuto contro i mulini a vento della falsità, dell’ipocrisia, e, spesso, le nostre battaglie le abbiamo perse; e quando io mi abbattevo, eri tu a dire “coraggio Preside, quest’altra la vinciamo”.

Ma non ti rassegnavi al fatto che altri ricorressero a manovre di basso potere di quel sottobosco politico che tu tanto odiavi, per scavalcarci, non alla qualità dei loro progetti e delle loro proposte. E che fior di insegnante eri: serio, preparato, disponibile, attento alla crescita dei ragazzi, un loro fratello maggiore, che era animato non solo da una solida conoscenza dei meccanismi della formazione, ma soprattutto dall’ affetto per tanti adolescenti spesso disorientati.

Eri un padre e un marito premuroso ed affettuoso e non c’era giorno che non parlassi dei tuoi figli e della tua adorata moglie: sono stato molto contento di averti concesso quei giorni per festeggiare a Londra il tuo sessantesimo compleanno, forse una delle ultime gioie che ti sei conquistate. Poi, quella richiesta, durante un collegio dei docenti: “Preside, ho bisogno di alcuni giorni per fare accertamenti”…….

Come diceva John Lennon, “la vita è ciò che ti capita, mentre stai facendo progetti per altre cose”.

Ora sei lì nell’aria pura, nei cieli limpidi che hai sempre cercato. Non ti dimenticheremo mai. Per me, è stato davvero un onore lavorare, in questi anni, accanto ad un grande uomo come te.”

Con affetto, il Dirigente Scolastico Sabato D’Agostino.