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In origine l’antica chiesa di S. M. di Costantinopoli – come riferisce lo studioso Francesco Migliaccio – era una piccola cappella in un luogo detto all’Arco, situata per la strada di un trivio e ricadente nella giurisdizione della Parrocchia di San Michele Arcangelo. La Casa Santa AGP dell’Annunziata di Napoli badava al mantenimento di detta cappella. In essa era collocato un quadro con l’immagine della SS. ma Annunziata.  Nel 1605 due devoti, Giovanni Antonio Capuano e Clerico Alfonso de Marco (di Marzo), si impegnarono con l’oblazione dei fedeli della contrada, con il sostentamento della Casa dell’Annunziata e col permesso del Vescovo di Nola Fabrizio Gallo, di ricostruire quella piccola cappella per farla diventare una grande e comoda chiesa, pressappoco come attualmente oggi la vediamo. Fu fornita di quadri, suppellettile sacra e di un comodo altare, al quale fu sovrapposto il sopraccennato quadro della SS. ma Annunziata.  Il 13 luglio 1615 – come riferisce G.B. D’ Addosio – il governo dell’Annunziata pagò 10 ducati al famoso artigiano della pietra Scipione Galluccio a conto de la manifattura de uno altare de marmore che haverà a farsi nella Chiesa di Santa Maria Costantinopoli di Somma. Nel 1615, quindi, la chiesa era già dedicata a Santa Maria Costantinopoli.

Nel 1858 la Casa dell’Annunziata la cedette definitivamente al Vescovo di Nola Giuseppe Formisano, che provvide subito alla nomina di un economo curato per l’amministrazione dei sacramenti.  Il 10 dicembre 1927 il Vescovo Egisto Domenico Melchiori firmò il decreto di erezione canonica della suddetta chiesa a parrocchia. L’utilità della formazione della nuova parrocchia – come riferisce il professore Gennaro Mirolla –  fu ravvisata dal vicario D. Antonio dott. Amarotta, il quale individuò in S. Maria di Costantinopoli la chiesa adatta alla cura d’anime. L’atto di erezione fu scritto il giorno 3 dicembre 1927 nell’oratorio del SS. Rosario, sotto al campanile di San Domenico, alla presenza del vicario foraneo. La nuova comunità religiosa assorbiva in parte le due antiche parrocchie di S. Michele Arcangelo e di S. Croce. I parroci che si susseguirono nel corso degli anni furono: Don Angelo Antignani nel 1928; Don Francesco Rastelli nel 1932; Don Giuseppe Bifulco da febbraio a ottobre del 1941; Don Francesco Mormile da ottobre del 1941 al 19 maggio 1969. Fu proprio Mormile a insistere sulla costruzione di una chiesa più grande, che potesse ospitare più fedeli e avere annesso finalmente un complesso per le varie attività parrocchiali. Il 15 giugno del 1969 il nuovo parroco Don Alfredo Muoio, dopo il possesso canonico, continuò il progetto del suo predecessore. L’8 dicembre 1971, finalmente, fu posta la prima pietra sull’attuale suolo.

Cinque anni dopo, il 28 marzo 1976, il Vescovo Guerino Grimaldi benedisse e aprì al culto la nuova chiesa. Di quella antica e gloriosa chiesa, oggi, si innalzano solamente i suoi ruderi in uno dei più popolosi rioni del nostro paese.  Nell’ attuale  chiesa si venera una stupenda statua policroma della Immacolata Concezione. A tal riguardo gli anziani del posto ci tramandano che questa statua non apparteneva alla suddetta chiesa, bensì alla Cappella di Santa Margherita nella giurisdizione parrocchiale di San Michele Arcangelo. Accade tanti fa – riferisce la signora Giovanna Russo – che nel suo giro processionale per il paese alla fine del mese mariano la statua dovette ripararsi nella Chiesa di S. Maria di Costantinopoli perché pioveva a dirotto. Il giorno successivo i fedeli del quartiere Margherita si recarono a ritirare la statua, ma trovarono la ferma e decisa opposizione dei devoti di Rione Trieste, che trattennero la statua perché era entrata nel tempio di faccia e non di spalle. Una spiegazione magica questa – come riferisce Angelo Di Mauro – estensibile a tutti i Santi ospitati provvisoriamente.

A parte la tradizione, bisogna attestare che il 17 giugno 1910 il Vescovo di Nola, Agnello Renzullo, decretò l’erezione e l’approvazione della Pia Unione Figlie di Maria, sotto il titolo dell’Immacolata e di Santa Agnese Vergine e Martire nella Chiesa di S. M. di Costantinopoli. L’obiettivo, perseguito dall’ente, era l’assistenza morale, religiosa e civile della gioventù femminile cattolica. E’ facile, quindi, che la presenza delle Figlie di Maria abbia incentivato, come da Statuto, la consuetudinaria processione dell’Immacolata Concezione alla fine del mese mariano di maggio, attualmente spostata per ragioni di convenienza al 2 giugno successivo in concomitanza con la festività della Repubblica. In alcuni documenti della Curia Vescovile di Nola si attesta, infatti,  che nel 1929 la pia Unione destinava gran parte delle proprie rendite per la festa dell’Immacolata Concezione. Data la grande estensione della parrocchia, erano previste inizialmente due processioni a maggio e una in occasione della festività dell’otto dicembre. La storia del mese mariano cominciò già nel Medioevo con il tentativo di cristianizzare alcune feste pagane (Floralia) in onore della natura in fiore sulle quali regnava la Dea Flora. Il cristianesimo, evocando la Madonna, la Regina del Cielo, sostituì alla dea Flora la Santa Vergine. Il primo, ad associare esplicitamente la Madonna al mese di Maggio, fu Alfonso X il Saggio, Re di Castiglia e Léon che nel secolo XIII la celebrava in Las Cantigas de Santa Maria. L’indicazione di maggio come mese di Maria lo dobbiamo, però, a un padre gesuita: Annibale Dionisi, che nel 1725 pubblicò Il mese di Maria o sia il mese di maggio consacrato a Maria con l’esercizio di vari fiori di virtù proposti a’ veri devoti di lei. In questo contesto la Pia Unione delle Figlie di Maria Immacolata si è sempre impegnata nella sua storia nella catechesi e nella formazione spirituale delle giovani, intensificando, attraverso la pietà popolare, il culto dell’ Immacolata Concezione con solenni processioni.

Ogni 2 giugno la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli diventa il centro della vita religiosa del paese con fuochi d’artificio, bande musicali e confraternite laicali. E’ la festa della primavera. Una giornata che viene vissuta con grande intensità e partecipazione in un clima festoso e insieme raccolto. La tradizionale processione di San Michele Arcangelo, del vicino Comune di Ottaviano, ha contaminato nel tempo questa ricorrenza, facendola diventare nel tempo un evento a se nel paese. Lo svolgimento del volo degli angeli con l’inno a San Michele durante il tragitto e la partecipazione delle confraternite ottavianesi, sono elementi che avvalorano la mia ipotesi. La parrocchia, guidata da Don Giuseppe Mastronardi, vive con intensità questo momento annuale tanto atteso, capace di travolgere non solo i cittadini, ma anche e soprattutto i tanti curiosi che li si recano.