Riceviamo e pubblichiamo dall’avvocato Vincenzo Nocerino
In questi giorni si parla molto dei candidati a Sindaco a Somma Vesuviana. Ho provato a scrivere una riflessione semplice su come funziona davvero la politica nei paesi come il nostro. Non è una critica a qualcuno , ma un tentativo di capire la nostra comunità
C’è un paradosso curioso che attraversa la politica dei paesi vesuviani: i cittadini spesso faticano a fidarsi della politica, ma allo stesso tempo non sono mai stati così numerosi come quelli che vogliono farla , e possibilmente da sindaco. È la fotografia di queste settimane a Somma Vesuviana, dove le prossime elezioni amministrative stanno generando un clima che qualcuno definisce vivace, altri confuso, altri ancora semplicemente inevitabile. La sensazione diffusa è una sola: tutti contro tutti e tutti pronti a correre per la fascia tricolore.
Dopo la fine anticipata dell’amministrazione guidata da Salvatore Di Sarno, il quadro politico locale si è improvvisamente aperto. Quando un’amministrazione cade prima della scadenza naturale, accade quasi sempre la stessa cosa: vecchie alleanze si sgretolano, amicizie politiche si raffreddano, nuovi gruppi nascono nel giro di pochi giorni. E soprattutto emerge un fenomeno tipico dei comuni dell’area vesuviana: la moltiplicazione delle candidature.
I partiti nazionali provano a mettere ordine, ma sul territorio contano molto di più le dinamiche locali. Così accanto alle sigle tradizionali nascono liste civiche, gruppi spontanei, movimenti cittadini. Ognuno con la propria idea di città, certo, ma anche con il proprio leader di riferimento. Ed ecco che il mosaico si complica. Ogni gruppo politico ha il suo candidato naturale.
Ogni quartiere ha il suo punto di riferimento. Ogni tavolo di trattativa si conclude quasi sempre con la stessa frase: «Se non c’è accordo, mi candido io».
Nasce così quella che qualcuno, con ironia ma non troppo, ha già definito la “repubblica dei candidati sindaco”. Sarebbe facile ridurre tutto a una semplice gara di ambizioni personali. Ma la realtà è più complessa. Nei paesi vesuviani la politica non è soltanto appartenenza ideologica: è soprattutto relazione umana, presenza sul territorio, fiducia costruita nel tempo. Si vota chi si conosce. Si vota chi si incontra al mercato o davanti al bar. Si vota chi si è visto intervenire per risolvere un problema personale o del quartiere.
Per questo il sindaco non è percepito come una figura distante, ma come il volto concreto della comunità. Ed è proprio questa vicinanza che rende la carica di Sindaco così ambita.
Il rischio, però, è evidente. Quando le candidature diventano troppe e le coalizioni nascono più per vincere che per governare, la politica perde profondità e diventa una competizione permanente tra leadership locali. In quel momento il dibattito smette di concentrarsi sui problemi della città, quali – lavoro, servizi, urbanistica, ambiente, tasse – e si trasforma in un gioco di equilibri, alleanze e rivalità personali.
Eppure Somma Vesuviana meriterebbe molto di più di una semplice corsa al potere. Meriterebbe una discussione vera sul suo futuro. La politica dei piccoli centri ha un pregio e un difetto: il Sindaco non può nascondersi. Qui non esistono leader lontani o decisioni anonime. Chi amministra una città incontra ogni giorno i cittadini per strada, al bar, in chiesa, al mercato.
Per questo la fascia tricolore pesa più di quanto sembri. Non è soltanto un simbolo istituzionale: è una promessa di responsabilità e di impegno. E allora, mentre cresce il numero di chi sogna di diventare sindaco, vale la pena ricordare una verità semplice ma severa: una città non ha bisogno di molti candidati.
Ha bisogno di persone capaci di amare davvero la propria comunità. Perché il potere può essere desiderato da molti; la politica come servizio, invece, è scelta da pochi.



