L’associazione Festa delle Lucerne ha voluto affidare in comodato d’uso le sculture che hanno abbellito – nell’edizione 2018 della kermesse –le quattro porte del borgo antico del Casamale.
«Abbiamo voluto consegnarle al comune durante l’evento di domenica 22 settembre – spiegano i rappresentanti dell’associazione – sono “porte”, o meglio sculture, che hanno un particolare valore affettivo per noi ma che possiedono uno smisurato valore artistico e che ci sono state donate dagli artisti che le hanno realizzate».
Le “porte” racchiudono una varietà di significati a prima vista non riconoscibili ed ogni artista ha voluto descrivere il senso di ogni scultura in delle didascalie affisse vicino ad ogni porta.
Dato il grande valore che è racchiuso in ognuna di queste opere si è deciso, onde evitare il decadimento dettato dal tempo a causa dell’inutilizzo delle stesse porte, di consegnarle in comodato d’uso al Comune di Somma Vesuviana e di posizionarle nell’atrio del Castello D’Alagno.
«Il colpo d’occhio è fantastico, l’atrio sembra esser stato costruito proprio per custodire le quattro opere che danno nuova linfa all’ingresso del Castello» – commentano gli esponenti dell’associazione che organizza la kermesse – evento Festa delle Lucerne ogni quattro anni.
La serata è iniziata con piccolo discorso introduttivo del presidente dell’Associazione Festa delle Lucerne che poi ha lasciato spazio alle due artiste presenti, Mary Pappalardo e Teresa Capasso,le quali hanno sottolineato l’importanza di questa consegna e rimarcando come la gratuità della stessa non debba sminuire l’immenso valore delle opere nonché il grande lavoro sinergico che è stato svolto dall’associazione e dagli artisti.
L’evento si è concluso con l’intervento dell’assessore Flora Pirozzi e del sindaco Salvatore Di Sarno che hanno avuto parole di apprezzamento per un gesto così significativo ed importante.
Alla fine, un brindisi tra rappresentati dell’associazione, rappresentanti comunali e artisti per poi proseguire verso il “Vascio Room Gallery” per la mostra “Non siamo anfibi” di Giacomo Savio.





