Somma Vesuviana è un paese dove la politica entra spesso nelle conversazioni quotidiane. Al bar, per strada, nelle famiglie. Tutti hanno qualcosa da dire, tutti hanno un’opinione. Eppure, nonostante questo, da anni molti cittadini hanno la sensazione che le cose cambino poco.
C’è un’immagine che aiuta a capire questa sensazione: quella del cassetto. Un cassetto che dovrebbe contenere sogni, idee, progetti per la comunità, ma che col tempo si riempie di altro. Ruoli, ambizioni personali, equilibri da difendere. È lì che, senza accorgercene, può nascere il diavolo.
Nel romanzo Il diavolo nel cassetto, la voglia di scrivere si trasforma in una febbre collettiva. Tutti vogliono scrivere, tutti si sentono scrittori, ma la scrittura perde il suo senso. Non è più ricerca, fatica, responsabilità. Diventa ossessione, rumore, competizione. Alla fine, ciò che doveva liberare finisce per distruggere.
Qualcosa di simile accade quando la politica smette di essere servizio e diventa desiderio di potere. A Somma Vesuviana, soprattutto nei periodi elettorali, sembra che tutti vogliano “fare politica”. Ma non sempre per cambiare davvero le cose. Spesso per contare, per proteggersi, per non restare ai margini. Il sogno di migliorare il paese si mescola con l’interesse personale, e il confine diventa sempre più sottile.
Così il cassetto si riempie. E dentro, insieme ai sogni, cresce anche il diavolo. Le differenze politiche si confondono, i comportamenti si somigliano, le promesse si ripetono. Cambiano i nomi, ma il modo di amministrare resta uguale. La politica, come la scrittura nel romanzo, perde peso e significato. Non costruisce, non apre, non libera. Occupa.
I cittadini lo sentono. Lo sentono quando un diritto sembra un favore. Quando per risolvere un problema serve conoscere qualcuno. Quando fare domande diventa scomodo. E allora molti si ritirano. Non per disinteresse, ma per stanchezza. Il voto perde forza, la partecipazione si spegne, il sogno torna nel cassetto. Ma il diavolo resta.
Il problema, come nel romanzo, non è l’atto in sé. Scrivere non è il male. Fare politica non è il male. Il male nasce quando il desiderio prende il posto della responsabilità. Amministrare un paese dovrebbe essere un peso, non un rifugio. Una fatica, non una scorciatoia. Richiede competenza, trasparenza, capacità di rispondere delle proprie scelte. Quando questo manca, il potere diventa autoreferenziale e il cassetto smette di essere un luogo di speranza.
Forse il primo passo non è trovare nuovi protagonisti, ma riordinare quel cassetto. Separare i sogni dagli interessi, le ambizioni personali dal bene comune. Tornare a fare domande semplici, comprensibili a tutti: perché vuoi governare? cosa sei disposto a perdere? cosa cambierà davvero?
Perché un sogno chiuso troppo a lungo può marcire. E un cassetto pieno di desideri senza responsabilità, prima o poi, libera il suo diavolo.
Avvocato Vincenzo Nocerino- Referente Comunità Laudato Si Sez Somma Vesuviana



