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Somma Vesuviana, la Cappella e il Palazzo Sica tra vicende storiche e attuali

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Nel 1964 l’Amministrazione Provinciale di Napoli abbatteva la Cappella di Santa Maria delle Grazie di proprietà Sica. Tante promesse e nessuna liquidazione. Oggi la famiglia Sica offre la possibilità al Municipio di poter disporre gratuitamente dell’ intero pianoterra della proprietà per la dislocazione di alcune succursali degli uffici municipali.

La Cappella di Santa Maria delle Grazie era posta anticamente in grosso modo dove oggi è situata quella inutile fontana al centro di Santa Maria del Pozzo, come riferisce lo studioso Gaetano Maria Russo (nella foto del 1957 la Capella si intravede sulla destra di chi guarda). Nel 1631 era pressoché una edicola con la funzione pratica di ospitare e proteggere l’immagine di San Francesco, tanto venerato in quel luogo. Doveva avere ben alta rilevanza in quanto si racconta che, proprio in occasione della tremenda eruzione di quell’anno, la lava si fermò ai suoi piedi davanti all’immagine del Santo poverello, facendo gridare al miracolo. All’epoca Padre Antonio da San Lorenzo, francescano, probabilmente testimone oculare di quell’eruzione, scrisse che il popolo rifugiato nella Chiesa di Santa Maria del Pozzo, ritenne quell’azione un prodigio e, riconoscente, vi costruì una ecclesiam in loco. Quella venerata edicola diventò ben presto una chiesetta. Nel 1730 la Cappella,  come ci conferma  lo storico Francesco Migliaccio nelle sue inedite notizie religiose su Somma del 1885, era intitolata alla Madonna delle Grazie e posta al Largo di S. Maria del Pozzo. Di antica proprietà dell’Università di Somma (governo locale), fu riedificata e dotata di annui ducati 10 con l’obbligo della messa festiva. Con il passare del tempo il tempietto fu inglobato nelle settecentesche proprietà terriere delle famiglie Mazzarelli – Sica, corrispondente alla  parte Sud – Ovest  dell’antica Masseria Paradiso, appartenuta ai duchi Mastrilli, insieme all’imponente palazzo dallo stile quasi vanvitelliano, come ci conferma lo studioso Gaetano Russo. Nel 1964 l’Amministrazione Provinciale di Napoli, d’accordo con il Sindaco Francesco De Siervo, fece abbattere la Cappella per procedere all’esecuzione dei lavori con lo scopo di allargare quel tratto della strada provinciale che da Santa Maria del Pozzo doveva condurre al convento francescano. All’epoca la cappella era intestata alla partita numero 69 del Comune di Somma Vesuviana in ditta Luoghi Pubblici e Sacri distinti con la lettera maiuscola e precisamente al foglio 8 particella C di are 00,44 di terreno con la proprietà transitata alla sola famiglia Sica. L’Amministrazione provinciale, a tal uopo, si impegnò con la famiglia a procedere alla liquidazione del danno entro breve tempo. Il Sindaco De Siervo, in piena sintonia con l’Ente provinciale, tentò addirittura di offrire alla famiglia trecentomila lire, promettendo, inoltre, il rifacimento strutturale della facciata dell’antico palazzo e una strada da intitolare al magistrato Salvatore Sica, prematuramente morto nel 1957 all’età di 55 anni. La somma di danaro fu rifiutata.  Nel 1976, ben dodici anni dopo l’abbattimento, non si era ancora provveduto alla liquidazione. I Sica, tramite l’avvocato Maione Sabatino di Sant’Anastasia, citarono in giudizio l’Amministrazione Provinciale, in quanto c’erano tutti i presupposti d’imprescrittibilità del diritto di proprietà in quanto diritto reale di proprietà di cui ci si era impossessati senza alcun titolo e diritto. La Curia Vescovile di Nola, dal canto suo, tramite Monsignor Isidoro Manna, dichiarava che non vantava nessun diritto per l’abbattimento della stessa e che il diritto a riscuotere le indennità spettava agli eredi Sica. La causa legale proseguì fino al 1980 senza sortire alcuno effetto: tante richieste di indennità e molteplici accordi verbali naufragarono in un mare di proposte. A ciò si aggiunse la morte dell’erede Roberto e la lontananza del dottor Domenico Sica, figlio del magistrato Salvatore, divenuto poi Alto Commissario per la lotta alla mafia. Lo splendido palazzo, attualmente situato di fronte alla fontana, necessita oggi di un rifacimento totale, poiché non solo versa in uno stato di conservazione pessimo con l’intero tetto completamente in amianto, ma addirittura senza fogne ed essenziali servizi. E’ desiderio degli eredi di chiedere all’Amministrazione di farsi carico di quella ristrutturazione tante volte promessa dalla vecchia Amministrazione De Siervo, offrendo stavolta la possibilità al Municipio di poter disporre gratuitamente dell’intero piano terra della proprietà per la dislocazione dei più importanti uffici municipali, creando così piccole succursali. Un’opera meritoria che potrebbe finalmente giovare ai numerosi abitanti della periferia e delle masserie circostanti, restituendo sopratutto dignità e preziosità alle forme architettoniche di uno dei più pregevoli palazzi della nostra città.