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Somma Vesuviana, il sindacato dei vigili urbani: «Il sindaco Di Sarno ha preso un impegno, lo mantenga»

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Non sembra volersi placare il «duello» a distanza tra il sindacato CSA in rappresentanza della polizia locale e il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno. Qualche giorno fa l’organizzazione sindacale avanzava alcune rivendicazioni in merito a buoni pasto non erogati e a mansioni non spettanti al corpo dei vigili urbani (leggi qui). Di contro, il primo cittadino replicava (leggi qui) affermando che forse il CSA voleva acquistare visibilità sulla stampa e che l’amministrazione non si era mai sottratta al confronto. Intanto, mentre Di Sarno nomina, con suo decreto, il maresciallo Mario Bocchino quale facente funzioni della posizione organizzativa n. 6 (Polizia Locale) giacché l’incarico di Michele Raiola è terminato e il vicecomandante Vitagliano risulta infortunato sul luogo di lavoro, il sindacato torna alla carica per replicare al sindaco sulle questioni in sospeso.

 

Afferma, Salvatore Massimo della organizzazione sindacale Csa: «Noi non abbiamo bisogno di alcuna pubblicità, la CSA è firmataria del contratto collettivo nazionale di lavoro autonomie locale poiché raggiunge, e supera, le percentuali Aran che consentono la firma del ccnl. Inoltre, siamo il primo sindacato, sia come numero di iscritti, sia come voti Rsu nei comuni capoluogo di Napoli e Palermo». Detto ciò, prosegue: «Nel merito della vertenza, sembra doveroso precisare che il buono pasto per la PM è concesso in moltissime amministrazioni, perché questi lavoratori effettuano un lavoro particolare e sono sempre al servizio dei cittadini e dell’amministrazione. Ci sembra utile informare che il buono pasto non va approvato in delegazione trattante, poiché riguarda una spesa che va direttamente prelevata dal bilancio e non dal fondo del salario accessorio che viene discusso ed approvato in delegazione trattante. Inoltre ricordiamo che il sindaco in persona ha preso questo impegno con i lavoratori tutti della PM».

E si sofferma inoltre, l’esponente del sindacato provinciale, sulla dotazione della patente di servizio. «La norma vuole cautelare cittadini, personale impegnato alla guida dei veicoli e moto in dotazione al Corpo e la funzionalità del servizio offerto ai cittadini – spiega Salvatore Massimo -difatti, corsi di guida veloce o di abilità collegati alla patente di servizio, possono significare una rapidità d’intervento che, esempio in caso di incidenti o calamità, rappresenta anche la soglia per salvare vite umane. Sinora i lavoratori, con grande responsabilità e abnegazione, hanno garantito il massimo impegno fronteggiano ogni evenienza con la propria patente. Non è più possibile attendere che si realizzi quanto previsto dalla legge in detta materia e si richiede che urgentemente gli uffici preposti provvedano a dotare i lavoratori della P.M. della Patente di Servizio».