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Somma Vesuviana, il primo confronto tra i cinque candidati all’ombra della Collegiata e su un unico tema: il Casamale

 

Ciro Sannino, Pasquale Piccolo, Salvatore Rianna, Salvatore Di Sarno e Celestino Allocca

E primo confronto fu. Tematico, con un’unica traccia: il Casamale e le sue sorti future. Cominciamo col dire che cotanta segretezza sulle domande che sarebbero state poste ai candidati, un riserbo talmente elevato da non metterne al corrente nemmeno la moderatrice se non pochi minuti prima, ci sembra alquanto ingiustificato. Perché dopo tanto mistero ci si aspettava, come minimo, un argomento del quale nessuno avesse mai dissertato. E invece, come da copione (qualcuno direbbe folkloristicamente “non ci voleva la zingara”): il castello d’Alagno, l’ipotesi di ztl (zona a traffico limitato), il parcheggio, i bassi, il ruolo del Parco Vesuvio, il piano colore (ne aveva parlato Di Sarno in apertura di campagna elettorale dal palco), l’eventuale delega al Casamale (ne aveva parlato Allocca in apertura di campagna elettorale dal palco), come di altri argomenti avevano accennato in altre occasioni Piccolo, Sannino e Rianna.

Detto ciò, l’iniziativa delle associazioni del borgo, «Amici del Casamale» in primis, con la collaborazione della testata laprovinciaonline.info diretta dalla giornalista Gabriella Bellini, ha dato sicuramente un’opportunità ai cittadini di Somma: vedere per la prima volta, dal principio di questa campagna elettorale dagli inizi così difficili e a tratti devastanti, i cinque aspiranti sindaci tutti insieme. Forse tutti avremmo preferito vederli altrove, in effetti. E non nella bellissima e suggestiva Chiesa Collegiata del Casamale, dove se proprio non si vuole scendere in mere questioni di opportunità, l’acustica non è la migliore possibile. Sarebbe magari bastato predisporre un service appena dinanzi alla Collegiata, per rendere il tutto meno ingessato, più genuino, per lasciare libero sfogo alla naturale verve dei cinque candidati senza che dovessero sentirsi, anche solo un po’, «limitati» nelle espressioni. Ma anche questo è opinabile, tant’è che c’è chi ha proposto e chi ha accettato, chi ha autorizzato e chi c’è stato, a dibattere del futuro politico sommese all’ombra del crocifisso, dunque ai fedeli…pardon… ai cittadini la sentenza. Perciò, opinioni a parte, due «vincitori» ieri sera ci sono stati: la moderatrice dall’aplomb imprevisto e l’ospite, ossia il parroco padre Giuseppe D’Agostino, unico a sottolineare come manchi (visibilmente, diremmo) una presenza femminile tra i candidati. Per il resto, pochi stimoli e poche sorprese. Gli elettori sommesi hanno avuto modo, frattanto, di assistere al confronto o sul posto (dopo essersi segnati, entrando in chiesa) o in diretta streaming, quindi raccontare qui tutto tutto sarebbe, come dire, superfluo. Ma giacché la cronaca non ammette deroghe, abbiamo pensato di raccontarvela in maniera diversa, da osservatori, assegnando per esempio a ciascuno dei competitor un soprannome che descriva il loro “atteggiamento” nel corso del primo appuntamento a cinque.

Noi – prospettiva opinabile, sia chiaro –  li abbiamo visti così, rigorosamente in ordine alfabetico: Celestino Allocca (il Sognatore Passionale), Salvatore Di Sarno (il Ruspante Genuino), Pasquale Piccolo (il Preciso Puntuale), Salvatore Rianna (il Politically Correct), Ciro Sannino (il Rigoroso Preparato).

Dileggi a parte, veniamo alle domande. E laddove queste fossero state chiare, alle risposte. A presentarle, la portavoce dell’associazione Amici del Casamale, Imma Pone, che si è augurata un rilancio del borgo antico, convinta che il Casamale possa essere volano di sviluppo economico per l’intera città, purché si torni ad una «politica seria, fatta da persone concrete e che non facciano solo chiacchiere». Mica bruscolini.

La prima domanda: «Alla proposta di istituire una ztl (zona a traffico limitato) in concerto con la cittadinanza, siete contrari o favorevoli?».

Come da sorteggio, ha esordito Ciro Sannino, candidato con a supporto un’unica lista, quella del Movimento 5 Stelle. Ebbene lui ha spiegato che la ztl- prevista nel suo programma- con l’aggiunta di telecamere per controllare chi entra e chi esce dal borgo – sarebbe mano santa, ma le modalità bisognerà deciderle insieme. Pasquale Piccolo (L’Aurora, Onda Bianca), sindaco uscente e «fresco» di problematiche rispetto alle insidie insite nei provvedimenti che implicano radicali cambi di abitudini per i cittadini, ha invitato alla praticità, ha ricordato che non è cosa semplice e che lui stesso aveva provato a portare a termine, salvo disguidi intervenuti, il parcheggio dietro le Torri. Perché, diciamocelo chiaro, se non si dà ai residenti, ma pure a tutti gli altri, la possibilità di parcheggiare nelle vicinanze, come si può pensare ad una ztl? Cosa che sa benissimo anche Salvatore Rianna (Rianna Sindaco, Summa Felix) il quale ha sottolineato come l’istituzione di una ztl presupponga altri interventi propedeutici, parcheggi in primis oltre ad altre necessarie infrastrutture. Dopo, e solo dopo, si potrà pensare a «chiudere» il borgo sul modello di tanti altri simili rioni italiani. Con la tempistica giusta e un piano urbano traffico (Put) serio. Un Put che, ha ricordato Salvatore Di Sarno (Udc, Psi, Verdi, Svolta Popolare, Liberamente, Siamo Sommesi), sarebbe stato pensato venti anni fa e mai andato poi a regime. Posto che da vent’anni ad oggi sarà cambiato qualcosa, come è naturale, Di Sarno ha detto che il varo della ztl non può essere banalizzato e che va messo in cantiere, prima ancora di pensarci, un secondo parcheggio. Quanto a Celestino Allocca (Forza Italia, Allocca per Somma, Forza Somma e Noi Ora), ha detto sì: la ztl dovrà essere istituita ma un attimo dopo aver «liberato il Casamale» grazie ai parcheggi e post confronto con le associazioni del luogo.

La seconda domanda riguardava invece l’apertura di Castello d’Alagno e verteva principalmente sui futuri costi di gestione: quel che si chiedeva ai candidati era di dire la loro su un possibile connubio tra pubblico e privato in merito.

Il già sindaco Piccolo ha fatto notare che le autorizzazioni per la prossima apertura si stavano predisponendo durante la sua recentissima gestione e che si pensava alla possibilità di insediarvi un corso universitario; Rianna ha rilevato come il castello sia chiaramente una risorsa, una vetrina, un richiamo turistico purché lo si inserisca in un circuito artistico che comprenda le altre bellezze di Somma; Di Sarno ha annunciato che, dipendesse da lui, il castello sarebbe aperto già oggi, raccontando che nel 2013 gli fu offerta la possibilità di allocare a Somma Vesuviana, e proprio in quella sede, la sede principale di Pegaso, Università telematica. La cosa non andò in porto per «burocrazia lenta e problemi di agibilità» ma la speranza – ha aggiunto- rimane. I fondi privati? Purché si controlli che le cose siano fatte bene, all’ex facente funzioni classe 2014, sta bene anche il coinvolgimento di privati. Allocca lo dice a chiare lettere: il castello va aperto appena possibile, inserito nel rilancio di quel progetto «Somma Città d’Arte ad economia Turistica» tanto caro al suo papà Ferdinando e fruibile dalla città anche per «fare cassa» tramite una sinergia tra pubblico e privato. Per Ciro Sannino, il castello va aperto (ndr, e per fortuna anche qui sono tutti d’accordo) ma ricorda che «sono stati spesi molti soldi e che dunque deve produrre reddito». Per cui, il candidato a cinquestelle dice sì, che l’eventuale intervento di privati va bene, purché sia sempre garantito l’accesso ai cittadini. E fa poi l’esempio di un comune dove i grillini governano e dove, in una struttura paragonabile, è stata allocata una facoltà universitaria dove gli studenti si occupano anche di progetti per la città, molti dei quali già attrattori di finanziamenti.

La terza domanda è inerente al parcheggio e alla ipotesi di un canone di 20 euro per ogni abitante del borgo.

Ipotesi, per Rianna, «non realistica», per Di Sarno «antieconomica», un «conto che non torna» per Sannino, «impossibile se non in una fase avanzata» per Allocca. Qui Piccolo ha, diciamo, gioco facile perché la delibera la conosce e dunque precisa che il provvedimento è articolato e prevede la possibilità per i residenti del Casamale di parcheggiare ad un prezzo, per così dire, «politico»: «sradicare abitudini e usi per chi, durante molti anni, ha lasciato l’auto a cento metri da casa non è facile» – dice. La verità è che, delibera o meno, prima di poter azzardare qualunque mutamento di abitudini al Casamale o altrove per i cittadini, serve ben altro. Dalle infrastrutture, ai confronti, alle rassicurazioni. Perciò, qualunque risposta abbiano trovato i nostri cinque «eroi», è ben di là da venire.

Quarta domanda: Eventuali sgravi fiscali per chi affitta ad attività commerciali o artigianali i locali del borgo. Sì o no?

Qui la discussione sarebbe ben altra, ci si dovrebbe interrogare- per esempio- sulla mancata denuncia dei proprietari rispetto a locali in fitto (come?) a cittadini stranieri e sul mancato controllo ed eventuale nonché auspicabile censimento. Ma, tant’è, Di Sarno fa rilevare che sarebbe opportuna una scelta di legalità per i residenti che, invece di continuare a introitare soldi da persone che vivono magari in dieci in locali fatiscenti, potrebbero optare per affidarli a persone che vogliano investire. E aggiunge: «Ben vengano tariffe agevolate». «La risposta è ovvia- dice Allocca- ben vengano gli investimenti nel centro storico e ovviamente le agevolazioni». Sannino etichetta il Casamale come «zona economicamente depressa» e come «coraggiosi» gli imprenditori che vorranno investirvi: anche lui è naturalmente favorevole ad una politica di defiscalizzazione perché con gli investimenti ne beneficerebbe pure la sicurezza del borgo. In un’ottica di pax universale (non solo fino alla quarta domanda (spoiler) giacché l’accordo sulle soluzioni proseguirà tra i cinque fino alla fine), Piccolo definisce la risposta «scontata», dice che bisognerà prima pensare alle infrastrutture e si dice favorevole agli sgravi fiscali. Rianna va oltre, ipotizzando una zona tax free per la quale occorrerebbe una autorizzazione ministeriale ma già testata in alcune zone di Napoli.

La quinta domanda è sul Piano Colore e su eventuali finanziamenti (chiesti fondi nel 2006, richiesta rinnovata l’anno scorso).

Allocca ribadisce la ferma volontà di riqualificare il borgo e dice che si affiderà a tecnici esperti; Sannino sottolinea che si parla di «aria fritta» almeno fino al momento- laddove arrivasse- dell’arrivo dei finanziamenti; Piccolo rivela che della cosa si sta occupando un esperto e che pare «si stia muovendo qualcosa al Ministero» ma aggiunge: «Ci vorrà tempo, almeno dieci anni». Rianna, che nel 2006 quella delibera l’aveva votata, ne ribadisce la fondamentale importanza e dice che, nel frattempo, si potrebbe individuare un colore: «Ne beneficerebbe l’intera città, non solo il borgo». Di Sarno aggiunge: «Il Piano colore si farà, scelto insieme ai cittadini del Casamale e se arrivassero fondi bisogna fare in fretta».

Sesta domanda: Parco del Vesuvio: freno o sviluppo?

Per Sannino, «grandissima possibilità di sviluppo». Se non fosse, sottolinea il seguace di Grillo, che se un turista arriva in città non trova nemmeno i cartelli per arrivare all’unico borgo murato in provincia di Napoli, un risultato di «anni di immobilismo che hanno impedito lo sviluppo turistico di queste zone». Per Piccolo, che del consiglio direttivo del Parco è stato parte, l’ente è una «limitazione», che i «veri soldi» sono andati ad altri comuni e che, fosse per lui, «se si tratta di pagare solo lo stipendio ai dipendenti, si può anche abolirlo». Rianna intravede, invece, reali possibilità di sviluppo grazie ad un rapporto da instaurare su basi nuove con il presidente del Parco, «migliori rapporti istituzionali evidenziando le positività». Per Di Sarno, negli ultimi dieci anni «qualcosa è andato storto» e «vanno cambiate le regole del gioco»: «È una opportunità, ma va sfruttata bene». Quanto ad Allocca, che si dice «figlio della praticità», è sembrato più realista del Re: «Il Parco esiste e non può essere abolito, perciò un attimo dopo essere stato eletto ci sarà un assessore di riferimento che avrà il compito di compulsare il Parco e trovare una via istituzionale corretta».

La settima e ultima domanda proposta dagli organizzatori verte sulla eventualità che il prossimo sindaco istituisca, o meno, una delega ad hoc per il Casamale.

«Non ve n’è bisogno, è riduttivo- dice Piccolo- in questi anni ci sono stato in ogni momento». «Utilizzeremo i comitati di quartiere istituzionalizzati – ribatte Rianna- ci sarà un assessorato alle periferie ad occuparsene». «No – incalza Di Sarno- ci saranno assessori qualificati a lavorare su Casamale  e periferie».  «Il Casamale non è una periferia- dice invece Allocca- ma il cuore pulsante di questa città. L’assessore si farà e sarò io, la delega la terrà il sindaco». «No – aggiunge Sannino – gli assessori lavoreranno per tutte le aree cittadine alla stessa maniera».

 

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