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Somma Vesuviana, il preside della San Giovanni Bosco: «Sono senza parole, dal Comune mistificazione della realtà»

La verità, si dice, sta sempre nel mezzo. Ma quando si parla di autorizzazioni e regole da rispettare, la verità può stare da una sola parte, quella della legge. Dei regolamenti. Degli atti scritti e protocollati. Tuttavia, nella polemica che sta imperversando da qualche giorno in quel di Somma Vesuviana e che ieri pomeriggio è deflagrata con la comparsa di manifesti a firma dell’opposizione (Forza Italia, L’Aurora, Forza Somma, Allocca per Somma, Ripartire si Può) qualcosa che non si riesce a comprendere dalla mera lettura degli atti c’è. Forse però è meglio partire dal principio, raccontando i fatti sfrondati dai «si dice» e dalle considerazioni tifose esternate sui social network.

Eccoli: domenica 3 dicembre i ragazzi di scuola media della «San Giovanni Bosco» sono impegnati nei mercatini organizzati per la giornata Telethon. L’autorizzazione l’ha richiesta il dirigente scolastico, Ernesto Piccolo. L’orario previsto è 8,00- 12,00. Gli spazi che i ragazzi devono occupare, da quanto risulta agli atti comunali, sono quelli in piazza Vittorio Emanuele III, antistanti il plesso centrale dell’Istituto. A metà mattina il cielo si oscura e comincia a piovere. E chi era lì racconta che i ragazzi si sarebbero installati sotto il tendone della tensostruttura da dove poi il sindaco Salvatore Di Sarno, personalmente, li avrebbe fatti sloggiare. Se l’autorizzazione richiesta era per gli spazi esterni, così come risulta dal documento fattoci pervenire da Palazzo Torino e se in quel momento la struttura non era agibile né collaudata, la reazione di Di Sarno è corretta. Perché si trattasse o meno di bambini al freddo e alla pioggia, in una struttura non agibile non potevano rimanere: se fosse accaduto qualcosa, qualunque cosa, a risponderne sarebbe stata l’amministrazione comunale.  L’agibilità e tutti i permessi per la tensostruttura che stasera ospiterà la Festa del Baccalà (anch’essa fonte di polemiche da ieri mattina) sarebbero stati ottenuti e perfezionati soltanto ieri pomeriggio, stando a quanto comunicatoci dalla portavoce del sindaco e della giunta. Domenica mattina, dunque, nessuno poteva sostarvi. Fin qui, nulla quaestio. Ovviamente però l’episodio del 3 dicembre è arrivato in men che non si dica alle orecchie dei consiglieri comunali di opposizione i quali hanno deciso di diffondere quanto accaduto, non solo dal loro punto di vista bensì da quello che stiamo per raccontarvi.

Nasce così il manifesto a firma congiunta della minoranza titolato «Sindaco, vergognati» e che si pone una domanda: «se la tensostruttura non è agibile per la beneficenza, come mai lo è per altro?». In effetti, comunque la si voglia mettere e riponendo da parte il tifo da social che ad ogni sospiro della minoranza parla di una non meglio specificata «invidia», nel momento in cui il manifesto veniva stampato e diffuso, signori e signore, l’agibilità ancora non c’era. Vivaddio, ne siamo certi, tutto è stato messo a posto. Ma dopo. Come previsto, non c’è nulla di strano o di illegittimo. Ma sempre dopo. E qualcuno tra le fila di minoranza è forse un tantino esagitato nelle esternazioni, diciamolo, ma anche quando dice la verità (capita) non è democratico che file di tifosi si ergano a censori.

 Veniamo al seguito: una volta reso noto il manifesto, da Palazzo Torino arriva la replica. Prima soltanto con l’atto protocollato (n. 0023601 del 1 dicembre 2017, a firma dell’architetto Monica D’Amore e del responsabile del procedimento Anna Rita Romano) dal quale si evince che le autorizzazioni alla San Giovanni Bosco erano sì state concesse, ma solo ed esclusivamente per gli spazi antistanti il plesso centrale dell’istituto e che, anche in caso di avverse condizioni metereologiche, le condizioni restavano le stesse. Alla richiesta di dichiarazioni, il sindaco oppone un diniego. Ci viene detto: «Parla solo con gli atti». Ma poi, non passa nemmeno un’ora e evidentemente Di Sarno non resiste, così affida un’altra replica alla sua pagina facebook che viene condivisa ad ampio spettro.

Eccola, la replica del sindaco: «Mi hanno riferito di un manifesto pieno di bugie, mi viene da pensare che si tratti di menzogne indotte da qualcuno che aspira a diventare leader pur non venendo dal mondo politico. A voi cittadini devo soltanto la verità, per cui in riferimento ai “Mercatini Telethon” organizzati dalla scuola “San Giovanni Bosco”, che si sono svolti domenica 3 dicembre, l’autorizzazione concessa dal Comune riguardava solo gli spazi antistanti il plesso centrale dell’istituto e (nel caso i banchi di allestimento fossero stati in numero esuberante rispetto allo spazio di occupazione richiesto) si autorizzava anche a farli montare nell’area di parcheggio laterale all’istituto. Nessuno era stato autorizzato, invece, a usufruire della tensostruttura, che da oggi è ufficialmente agibile. Quando mi sono accorto che era stata aperta in maniera abusiva sono intervenuto per garantire l’incolumità degli alunni e dei genitori. Sono altri che dovrebbero imparare il senso della vergogna, non certo io. Gli atti autorizzativi a firma del dirigente al ramo, con data 01/12/2017 e nr.  prot. 0023601 sono disponibili a tutti».

Chi dice la verità? Entrambi, crediamo. Il sindaco, perché non si poteva occupare abusivamente, sia pure da parte di ragazzini impegnati in una manifestazione benefica, il tendone. La minoranza, perché nel momento in cui sostiene che se non possono entrarvi i bambini nessun altro può farlo, gli atti non sono ancora perfezionati.

Ma non è finita qui e altre persone vengono tirate in ballo. C’è una terza versione, quella del dirigente scolastico, Ernesto Piccolo. Nella serata di ieri, dopo le polemiche, abbiamo chiesto a lui di spiegarci dal suo punto di vista i fatti. Lo ha fatto, per iscritto. Piccolo è costretto a casa da una brutta influenza già da alcuni giorni, lo precisiamo per spiegare come mai domenica mattina, 3 dicembre, il giorno in questione, non fosse presente. Lo sostituiva una docente, la prof.ssa Angri. Poco importa, perché nelle premesse della vicenda è lui uno degli «attori» principali.

Eccola, la versione del dirigente scolastico: «Io sono senza parole per quanto è avvenuto domenica mattina – dice Piccolo – e voglio solo raccontare gli eventi in successione temporale, a scanso di rappresentazioni puerili che qualcuno tenta di fare. Dirò quanto ci siamo detti con alcuni amministratori e vorrei capire se la parola ha ancora un valore». «Abbiamo chiesto- prosegue Piccolo – all’assessore Salierno l’utilizzo del suolo pubblico per il giorno 3 dicembre. Quando lo abbiamo fatto era il 23 ottobre, con largo anticipo. A fine novembre ci ritrovammo la piazza invasa da materiale sparso ovunque, materiale che peraltro ostacolava il deflusso regolare degli alunni, tant’è che personalmente dovetti rivolgermi agli operai per farlo rimuovere. Lo feci, naturalmente, per evitare rischi agli alunni che con la situazione che si presentava avrebbero potuto farsi male, cadere.  Lo stesso giorno, era ancora mattina, chiesi all’assessore Salierno in cosa consistevano quei lavori in corso che fervevano in piazza. Mi rispose di non saperne nulla, disse che si sarebbe recato in municipio e che più tardi mi avrebbe informato. Trascorsero diverse ore, feci parecchie telefonate senza più riuscire a parlargli, fin quando finalmente rispose alle mie ripetute chiamate. Ci parlai, insieme al sindaco. Appresi così che in piazza si stava realizzando una tensostruttura per gli eventi natalizi. Allora, ricordai loro di aver già inoltrato richiesta per l’utilizzo del suolo pubblico e che, vista la situazione, la scuola si sarebbe trovata in difficoltà rispetto all’evento programmato, quello dei mercatini Telethon. Entrambi mi rassicurarono, dissero che non v’era alcun problema e che i ragazzi avrebbero potuto usare per l’evento proprio la tensostruttura. Il 30 novembre, forti della manifesta e dichiarata disponibilità verbale di sindaco e assessore e non avendo ancora ricevuto risposta dal Comune, inoltrammo ulteriore richiesta di utilizzo, stavolta della tensostruttura. Dico di più: chiesi all’assessore di far illuminare e pulire la struttura e infatti, solo venerdì scorso, mi rispose di aver disposto presso l’Ufficio Tecnico quanto avevo chiesto. Un esponente dell’Utc aveva richiesto ad una ditta specializzata di poter fornire l’energia elettrica, tanto è vero che fui contattato da un responsabile della suddetta ditta che mi chiedeva ulteriori dettagli sul da farsi. Domenica 3 dicembre, al mattino, ero già vittima di una brutta influenza e impossibilitato ad essere presente in piazza con i miei studenti, ma fui comunque contattato (domenica, ripeto) da un responsabile della ditta che già opera per conto del Comune: voleva rendermi edotto del suo intervento».

Ed eccoci al fatidico giorno. I ragazzi sono in piazza, con loro c’è una docente. Il dirigente Piccolo è a casa, ammalato. «La professoressa Angri mi chiamò – continua il preside – e mi mise al corrente della decisione del sindaco di allontanare alunni, genitori, docenti e personale dalla tensostruttura che nel frattempo era stata già allestita. Ho chiamato l’assessore Salierno per comunicarglielo e lui, francamente, è sembrato più basito di me». E sembra ancora basito, il dirigente scolastico che ricapitola: «Dunque, richiesta di occupazione di suolo pubblico inoltrata, ulteriore richiesta reiterata per iscritto al sindaco e all’assessore dopo aver comunicato la medesima cosa, a voce, ad entrambi; disponibilità di entrambi ottenuta per farci utilizzare la tensostruttura; interventi all’Utc perché potessimo disporre di energia elettrica, disposizione degli uffici all’impresa che l’ha fornita…è questa la sequenza temporale, tutto il resto è mistificazione della realtà».

«Commenti ulteriori non voglio farne – aggiunge il preside della San Giovanni Bosco – anzi ringrazio dell’opportunità che mi viene data per spiegare, magari ve ne fossero altrettante per parlare del mondo della scuola di Somma Vesuviana che vive da oltre quarant’anni un abbandono totale, senza la minima programmazione strutturale. Mi è venuto da sorridere quando ho sentito del collaudo mancante alla tensostruttura…solo Dio sa di quanti collaudi ci sarebbe bisogno nelle nostre scuole».

 

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