Il procedimento giudiziario penale si è chiuso definitivamente in tempi da record
Si è chiuso con il respingimento dell’istanza di appello da parte dei legali dell’omicida il processo sul barbaro assassinio di Simone Frascogna, lo studente di 19 anni ucciso a coltellate da una banda di giovani violentissimi nel centro di Casalnuovo, tre anni fa, la sera del 3 novembre 2020. La Cassazione ha infatti respinto la richiesta dei legali di Domenico Iossa, principale responsabile dell’omicidio, di dare il via all’udienza di appello dopo la condanna a 27 anni di reclusione inflitta in secondo grado (in primo grado Iossa aveva rimediato 30 anni).
L’ auto dell’assassino
Ma la chiusura definitiva del procedimento penale su questo atroce delitto coincide con un episodio che ha lasciato un po’ di amaro in bocca nei parenti della vittima. Questo perché il tribunale ha disposto la restituzione dell’auto sequestrata a Iossa dopo il suo arresto. Si tratta della vettura dalla quale I’omicida scese insieme ai suoi due complici minorenni per andare a uccidere Simone Frascogna, su un marciapiede del centralissimo corso Umberto di Casalnuovo. Il gesto crudele scaturì da una lite per futili motivi, dal “solito”, banale quanto ormai micidiale “sguardo di troppo”. “L’auto dell’omicida non sarà confiscata – spiega l’avvocato della parte civile, Antonio Pelliccia – perché la magistratura ha spiegato che è intestata alla mamma di Iossa. La vettura è stata restituita a lei”.
I Complici
I due complici di Domenico Iossa, entrambi di Casalnuovo e minorenni all’epoca dei fatti contestati, sono stati condannati in via definitiva rispettivamente a 7 e a 10 anni. Iossa, fratello di un noto pregiudicato del traffico di stupefacenti, è della vicina Pomigliano. Quando uccise Frascogna aveva 18 anni. Tolse la vita allo studente diciannovenne con nove coltellate al torace. Simone Frascogna in quel tragico frangente stava tentando di salvare un suo amico dall’aggressione dei tre giovani violentissimi. Intanto i due complici di Iossa sono in semilibertà. Iossa invece è in carcere. L’auto sequestrata all’assassino la sera dell’omicidio, una Smart ForFour nuova di zecca, è stata restituita alla famiglia dell’omicida perché era intestata alla madre. La vettura quindi non sarà confiscata. Adesso però inizia un’altra battaglia legale, quella per il risarcimento. I legali della famiglia di Simone hanno annunciato che almeno sperano di poter ricorrere al fondo per le vittime di violenza in caso di insolvibilità da parte dell’imputato.
La Messa
Ieri sera intanto si è svolta, nella chiesa Maria Santissima dell’Annunziata, a Casalnuovo, una messa in suffragio di Simone, tre anni esatti dopo la sua morte. La messa è stata celebrata da don Tonino Palmese alla presenza dei genitori, dei parenti e degli amici della giovane vittima. Tutta la città ancora piange la figura di quel giovane coraggioso, ucciso nel tentativo, riuscito, di salvare un suo amico dalla folle aggressione di una banda di coetanei cresciuti nella violenza.



