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Sicurezza, turni e salari bassi: è sciopero al depuratore di Acerra

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Stanno protestando gli operai dell’impianto ubicato in località Omomorto 

 

Tornano i problemi negli impianti di depurazione delle acque di scarico ubicati sui Regi Lagni. I lavoratori dell’impianto di depurazione, di proprietà della Regione ma gestito da privati, che si trova tra Acerra e Caivano, in località Omomorto, hanno infatti deciso di scioperare per tutta la giornata di oggi. L’astensione è stata proclamata dai segretari territoriali del sindacato Fismic, Gennaro Croce e Attilio Ferretti (vicario), insieme con la rsu della struttura la cui attività è finalizzata a depurare le acque di scarico che vengono immesse nel canale dei Regi Lagni fino al convogliamento verso la foce del litorale domizio, nella zona di Castel Volturno. Comunque gli scioperanti hanno garantito, almeno per tutta la durata di questo sciopero, la prosecuzione dei servizi essenziali e cioè la percentuale di legge dovuta quotidianamente per la depurazione delle acque di scarico urbane e industriali.

I rischi

Ma si teme il peggio, vale a dire un potenziale danno all’ambiente e, in particolare, al mar Tirreno, nel caso di un prolungamento del braccio di ferro tra azienda e sindacati. Allo sciopero non ha partecipato la Fiom, che conta un’esigua minoranza degli iscritti tra i 45 dipendenti del depuratore. La Fismic qui ha invece la grande maggioranza degli aderenti al sindacato. Nel comunicato che preannuncia lo sciopero si lamentano tre problemi: la discriminazione salariale tra vecchi e nuovi contratti, i turni massacranti e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Sull’ultimo punto, quello della sicurezza, la società di gestione, in un messaggio ai sindacati, si è dichiarata disponibile al dialogo con le maestranze. Ma sulla questione dei salari e dei turni le posizioni sono ancora contrapposte. Il depuratore di Acerra, di proprietà della Regione, è gestito da una società privata che si chiama Akerus. Lungo il canale dei Regi Lagni si trovano altri quattro depuratori, quelli di Nola, di Orta di Atella e Villa Literno. Poi c’è quello di Cuma, il più grande, che è installato sul collettore di Napoli Ovest. Sono gestiti da altre tre aziende private.

Le carenze

Da sempre le società che si sono succedute alla conduzione di questi impianti lamentano la scarsità di risorse, a partire dal numero degli organici a disposizione, organici che il sindacato considera ampiamente sottodimensionati. I finanziamenti regionali destinati alla sopravvivenza di queste strutture, vecchi impianti risalenti agli anni Settanta, derivano dal pagamento delle tasse urbane sulla depurazione delle acque reflue. Ma ci sono profondi problemi strutturali che si trascinano da decenni e che impediscono da tempo immemore la corretta balneabilità del mare del litorale domizio. « Questa vertenza – spiega Gennaro Croce – è una battaglia che vogliamo condurre per i lavoratori ma anche per i cittadini che hanno il diritto sacrosanto di vivere in un ambiente pulito. Questi impianti sono gestiti male da troppo tempo: siamo disposti ad andare alla procura della Repubblica ».

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