Sole e disperate: le lavoratrici del consorzio rimaste stamane all’uscio dell’ufficio. Non possono più lavorare.
Basta osservare quei volti per capire tutta la sofferenza che stanno patendo le quattro lavoratrici del consorzio unico di bacino, le donne dell’ente regionale in liquidazione e che però sono state comandate per anni alla distribuzione dei sacchetti della raccolta differenziata, negli uffici dell’isola ecologica di Pomigliano. Un lavoro svolto per conto del comune, con un salario erogato dal consorzio, fino a due anni e mezzo fa. Da allora queste signore hanno continuato a garantire il servizio di distribuzione dei sacchetti nonostante il blocco sine die degli stipendi, sopraggiunto a causa della volontà della Regione di tagliare questo comparto delle partecipate pubbliche.
“Nel frattempo il comune di Pomigliano non ha mai revocato il comando per queste lavoratrici, che quindi sono andate ogni giorno regolarmente al lavoro”, spiegano i sindacalisti di Cobas Ambiente, che stanno curando questa vertenza. Ma l’altro giorno la doccia fredda: la comunicazione verbale con cui è stato ordinato alle donne che non potranno più occuparsi della distribuzione dei sacchetti. Stamattina quindi Antonietta Cesarini, di Afragola, Maria Esposito, Annamaria Montano e Maddalena Esposito, di Acerra, si sono sedute davanti alla porta di servizio dell’isola ecologica di Pomigliano. Una di loro ha fatto causa al comune. L’ha vinta: 42mila euro di salari arretrati, dal 2013. Chissà se le altre la seguiranno.



