I ritardi dopo la Conferenza mondiale sul clima di Parigi. Energie fossili e rinnovabili costrette a convivere per un periodo di tempo.
Stordita dalle ragioni del si o del no al prossimo referendum sulle trivelle, l’Italia ha dimenticato gli impegni firmati a Parigi quattro mesi fa alla Conferenza mondiale sul clima. Grandi temi come la decarbonizzazione, una nuova politica energetica solidale a tutela dell’ambiente e delle aree più esposte, sono stati racchiusi in dossier ministeriali e non riaperti. I dati diffusi dalle Agenzie internazionali continuano, intanto, a preoccupare. Le sorti del Pianeta sono correlate ad un aumento della temperatura terrestre, mentre gli scarichi in atmosfera non scendono. Si è ancora i livelli del 2013 con 35 miliardi di tonnellate di CO2 immesse sulle teste di milioni di persone. Paesi del globo da Nord a sud sono contagiati a ritmi incalzanti, compresi quelli dell’area mediterranea, quelli alle prese con crisi industriali o minori consumi di energia. Anche il referendum sulle concessioni per trivellare gas e petrolio entro le 12 miglia dalle coste , per l’Italia può essere un occasione per affrontare una strategia di lungo periodo. Una vision che manca da almeno due decenni. Il governo è in ritardo, certo. Viene visto come amico dei petrolieri o incurante delle esortazioni delle encicliche papali. E chissà se per scuotere le coscienze anti trivelle qualcuno si aggrapperà ad una piattaforma in Adriatico o assisteremo a pellegrinaggi piangenti come ai vecchi tempi. Attori, artisti, veline,veggenti di sventure sono già in campo. Le questioni sono ben più serie. La Conferenza di Parigi dell’ Onu per il global warning ha tracciato un piano. Ha stabilito che ogni 5 anni i Paesi devono riallineare gli obiettivi di lungo termine, fissati al 2030. Già questo traguardo è sufficiente per capire che ambiente, clima, bisogni di energia richiedono una sintesi articolata e ragionata. Che in un arco temporale di più anni, fonti di energia fossili e fonti rinnovabili devono convivere.Dovranno essere le seconde a prevalere sulle prime, sanno quelle che salveranno il Pianeta mantenendo a temperatura entro 1,5 gradi. Ma il loro utilizzo su larghissima scala, purtroppo, non è a portata di mano. L’Italia – ripetiamo: con ritardi di anni, cui nemmeno il governo Renzi ha ancora dato un’accelerazione – non è nelle condizioni di svoltare in quattro e quattr’otto. Di gas e petrolio c’è ancora bisogno e l’equivoco in cui si cade a voler bloccare le concessioni estrattive è che le trivellazioni servono a ridurre la dipendenza delle importazioni dall’estero. In Italia l’energia costa mediamente il 30% in più degli altri Paesi europei. E’ noto, però, che per fare andare avanti automobili, aerei, industrie con bassi capitali di rischio, strutture artigianali ci vogliono ancora le fonti solide. Gli analisti nostrani hanno calcolato che con la prosecuzione delle trivellazioni fino ad esaurimento dei pozzi – non con scadenza prefissata delle concessioni – l’autonomia energetica aumenta di circa il 20%. Un obiettivo ragionevole con effetti di medio-lungo periodo, compatibile con la conclusione del 2030 per la riduzione degli scarichi in atmosfera anche nel nostro ecosistema. Si assiste ad un curioso paradosso dove gli investimenti nelle rinnovabili, hanno bisogno di non annullare gli attuali investimenti nelle energie fossili. La conferenza sul clima di Parigi, in fondo , si è conclusa così. ****
SOCIETA’/PUBBLICO E PRIVATO
http://ilmediano.com/category/societapubblico-e-privato/



