Spegne trentuno candeline il Parco del Vesuvio, uno dei vulcani più famosi al mondo. Al di là dei successi come le circa 700mila presenze al Cratere nel 2025, non mancano le sfide: conciliare gli enormi flussi turistici con la bellezza paesaggistica nell’area protetta.
Raffaele De Luca, presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, non ha dubbi sul traguardo più importante raggiunti in questi anni. “Oggi la coscienza sociale ha acquisito la consapevolezza che far parte di un territorio protetto può essere una grande opportunità, anche di sviluppo economico” spiega. “Quando il Parco nacque, nel 1995, l’obiettivo primario era arginare l’azione indiscriminata dell’uomo: abusivismo edilizio, scarichi illegali, caccia. Una battaglia che, almeno in parte, sembra vinta”, dice. E oggi la sfida è ambiziosa. Con quasi 700mila visitatori l’anno, la pressione è enorme. “Non si può andare oltre le 3.200 presenze giornaliere. Stiamo lavorando sulla nuova sentieristica e sulla promozione dei percorsi già esistenti – racconta – affinché la domanda turistica non si concentri soltanto sul cratere”. L’obiettivo è distribuire i flussi, moltiplicare le esperienze, alleggerire la vetta.
Con l’arrivo dell’estate torna puntuale anche il rischio incendi. Quest’anno, il Parco sta lavorando con la formazione dei Dos, i Direttori delle Operazioni di Spegnimento, realizzata in collaborazione con la Protezione Civile regionale. “Senza Dos non si possono alzare elicotteri né mezzi aerei – sottolinea De Luca – La novità cruciale è che questi tecnici provengono direttamente dai tredici Comuni della comunità del Parco: conoscono il territorio, possono intervenire in pochi minuti, con una tempestività che negli anni passati, quando i DOS dovevano arrivare da fuori, era semplicemente impossibile”.
Al centro c’è una scommessa culturale di lungo periodo. Il Parco investe nelle scuole, porta i ragazzi sui sentieri, racconta le eccellenze enogastronomiche del territorio.
“Vogliamo che scatti in loro quella scintilla che spinge a difendere e preservare – dice il presidente – Perché i giovani di oggi sono i custodi di domani, e senza un autentico senso di appartenenza nessuna norma o recinzione potrà mai bastare”.
A chi gli chiede di rivolgere un augurio al Parco, risponde “Gli direi di continuare a fare il bravo perché noi vesuviani siamo nati qui, sappiamo di vivere in una zona ad alto rischio, ma ogni mattina ci svegliamo, guardiamo il Cratere e da qui riceviamo energia”.







