ScetateMajestà

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La Comunità Montana Partenio-Vallo di Lauro in collaborazione con il Teatro Totò di Napoli hanno presentato sabato, 22 agosto a Lauro, l’opera teatrale in musica “ScetateMajestà” ovvero: Napoli 1799… la rivolta dei lazzari.
Lo spettacolo, che era il sesto appuntamento della rassegna teatrale itinerante all’aperto, organizzata nel mese di agosto, in alcune piazze storiche del Partenio e del Vallo, ha avuto, in Lauro, la suggestiva cornice del cortile del Castello Lancellotti, gentilmente reso disponibile dalla squisita sensibilità del Principe Pietro Lancellotti.
I 60 attori in costume, guidati dalla regia di Enzo Liguori, hanno fatto rivivere per il numerosissimo ed attento pubblico, nella serata di sabato, le vicende che sconvolsero il Regno di Napoli e l’Irpinia dal dicembre 1798 a giugno 1799 a causa dell’occupazione francese, con una messa in scena attenta alla storia, ma anche sapientemente reinterpretata, con un tono di magistrale leggerezza, quale si conviene a chi sa leggere la storia vissuta e coglierne tutta la profonda ironia e tragicità.
Protagonisti indiscussi, i lazzari napoletani, capitanati da Michele Marino, detto “Michele ‘o pazzo”, hanno mostrato i due volti di una Napoli sì lacerata dal bisogno, dalla fame, dalla paura della guerra, ma mai sopraffatta da esse, sempre capace di trovare energie vitali per sopravvivere.Una Napoli legata al suo Re e alla sua storia, sentito come “padre”, anche quando questi abbandona la città per rifugiarsi a Palermo, ma anche la Napoli che sa adattarsi al “nuovo” che arriva: “Svevi, normanni, arabi, spagnoli, inglesi e, perché no, francesi”, dice il popolo. I lazzari sono l’emblema della passionee delle contraddizioni della vita.Si affidano alla protezione Celeste per la potente mediazione di S. Gennaro e non disdegnano l’aiuto di janare e fattucchiere; vivono di imbrogli ed espedienti per “tirare a campare”, ma sono nobili di animo e di sentimenti; si innamorano ed amano gelosamente, ma sono pronti a sacrificare tutto per gli ideali. I lazzaroni rappresentano un tempo senza tempo, in cui la necessità del momento sa farsi attesa e fiduciosa speranza. Tale filosofia di vita è mirabilmente sintetizzata dalle parole di Michele ‘o pazzo: “Abbiamo sofferto dal tiranno guerra, fame, peste, terremoto; se dicono che godremo sotto la Repubblica diamo tempo a provarlo. Chi vuol far presto semina il campo a ravanelli, e mangia radici; chi vuol mangiare pane semina grano e aspetta un anno. Così è della Repubblica: per le cose che durano bisogna tempo e fatica. Aspettiamo”. Ma quando un popolo ha fame, è difficile attendere.
I grandi personaggi della Storia: re e regina, marchesi e baroni, cardinali e monsignori, generali e colonnelli sfilano sul palco e si affacciano dai merli del Castello, offrendo agli spettatori la trama della storia che essi stessi hanno costruito con le proprie scelte, più o meno coraggiose, più o meno nobili. Dal basso, il popolo canta la sua canzone: “ScetateMajestà, s’è fatto juorn”; la notte delle condanne e delle morti è passata. Napoli ha dato il suo tributo di sangue al Re e alla Repubblica. Il Re ritorna. Riparte la ruota dell’attesa e della speranza. I lazzari invocano un nuovo inizio e lo cantano: “ScetateMajestà, s’è fatto juorn”.
Il pubblico ringrazia ed applaude forte. Lo spettacolo è finito, ma l’eco della storia vibra ancora nelle coscienze, si spera, mai più sopite.

Vittoria Criscione