Home Memoria e Presenza Sant’Antonio Abate, un culto senza tempo

Sant’Antonio Abate, un culto senza tempo

436
0
CONDIVIDI

Il 17 gennaio per il calendario cristiano cade la festività di Sant’Antonio Abate, uno tra i santi più illustri della Cristianità, più conosciuto nel territorio napoletano come Sant’Antuono, protettore degli innamorati e degli animali. Appuntamento Giovedì nell’Insigne Collegiata alle ore 18:00 per la celebrazione della memoria liturgica e subito dopo con la benedizione dei fuochi.

 

Il 17 gennaio per il calendario cristiano cade la festività di Sant’Antonio Abate, uno tra i santi più illustri della Cristianità, più conosciuto nel territorio napoletano come Sant’Antuono, protettore degli innamorati e degli animali. Vecchi trattati di agricoltura attestano che l’annata agricola iniziava per i contadini il giorno di Sant’Antonio Abate e terminava il giorno di San Martino, durando pertanto dal 17 gennaio all’11 novembre. Nato a Coma, in Egitto, all’incirca nel 250 e morto, ultracentenario, nel 356 nel deserto della Tebaide, dopo aver vissuto una vita da eremita sulle rive del Mar Rosso. Acerrimo nemico del demonio, con il quale l’agiografia racconta lotte furibonde durante le quali il santo fu più volte aggredito e percosso, secondo una leggenda popolare Sant’Antonio si recò all’inferno per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo. La Chiesa ne tramanda la memoria ricordandolo anche come padre del monachesimo eremitico. La sua fama era tale che, in Oriente, erano in molti i pellegrini e i bisognosi che si recavano in visita presso di lui e si racconta che lo stesso imperatore Costantino e i suoi figli ne cercassero i consigli. In una prima iconografia tradizionale, il Santo è sempre raffigurato circondato da donne procaci, simbolo delle tentazioni, e da maiali, in quanto è stato dichiarato anche protettore degli animali domestici. Non è un caso che il culto di S. Antonio Abate sia legato ai suini, perché è riportato che nell’ XI secolo intercedette in Francia per salvare i fedeli da una grave epidemia di ergotismo, malattia più nota come fuoco di S. Antonio, scientificamente herpes zoster. Da quel momento in poi, le sue reliquie furono adorate e considerate dotate di proprietà taumaturgiche. Il Santo fu venerato dalla popolazione come il protettore dei maiali perché l’ergotismo, il morbo diffusosi nell’occasione citata, era causato dal consumo di segale infestata da un fungo tossico e l’unico rimedio efficace era l’applicazione sulla pelle del lardo del maiale. Pertanto, l’animale divenne parte integrante degli attributi iconografici del santo nelle immaginette popolari dell’epoca. Gli stessi monaci dell’Ordine degli Antoniani allevarono abbondantemente il maiale per le  sopracitate virtù terapeutiche ad esso attribuite. I maialini allevati dall’Ordine erano facilmente riconoscibili dalle orecchie e dalla coda mozzata e da un campanellino alla gola. Nelle chiese, iconograficamente, il Santo è riconoscibile dalla lunga barba bianca, dal libro con le lingue di fuoco fuoriuscenti, da un nodoso bastone con la campanella e dalla Tau (T) impressa sul mantello, indicante l’immortalità dell’anima già presso gli Egiziani e simbolo della salvezza per i Cristiani. La vita del Santo, oltretutto, ben si rappresenta con il mondo contadino che in Lui si identifica per espressioni di vita e per modo di pensare, con i continui adattamenti alle varie situazioni, spesso risolte semplicemente, con astute trovate, mediante le quali si riesce a sopravvivere in periodi di magra. Per i contadini l’arrivo della festività di Sant’Antonio segnava l’inizio della macellazione del suino, cresciuto amorevolmente nelle loro fattorie.  Sant’Antonio Abate è patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, e in particolare, nella nostra zona, i ceramisti. A Somma Vesuviana e nei paesi circostanti è tradizione accendere nella sera del 17 gennaio grandi falò in suo onore, in ricordo anche della leggenda che lo vuole donatore del fuoco all’umanità: sceso, come dicevamo,  all’inferno per contendere al diavolo le anime di alcuni defunti, accadde che il suo maialino sgattaiolò dentro, creando scompiglio fra i demoni; il Santo ne approfittò per accendere col fuoco infernale il suo bastone che poi portò fuori, insieme al maialino recuperato, accendendo con esso una catasta di legna. Anche oggi, di fronte ad una agricoltura tecnologica, il culto di Sant’Antonio Abate non conosce crisi: non c’è stalla o casa colonica ove non si trovi appesa una sua immagine a perpetua memoria.