Martedì 8 aprile 2025, nella chiesa francescana di Sant’Antonio di Padova si terrà una lettura teatrale sul tema del Pianto di Maria.
L’appuntamento è alle ore 19:30 con il gruppo teatrale i Jocundi, diretti magistralmente da Luigi de Simone, medico psichiatra, scrittore e regista teatrale. Le sue sceneggiature sono legate principalmente al Presepe Vivente vesuviano: quello che lui definisce la ricerca del legame tra l’eterno e il tempo, tra l’onnipotenza e la nullità.
I passi più teatrabili della liturgia e del racconto evangelico erano e sono quelli della Passione, per l’evidente potenza drammatica insita nel tema. Già un testo del secolo IX di San Dunstan (ca. 925; +988) espone una traccia d’azione dal Venerdì Santo alla Domenica di Resurrezione. Ai primi drammi liturgici del X secolo della Passione seguiranno poi quelli del Natale con l’elemento spettacolare dell’ambientazione pastorale, dell’Epifania con la stella e i Magi, dell’Annunciazione: sino a soggetti più liberi come il Pianto di Maria. In Italia il teatro sacro medioevale ha genesi e sviluppo diversi, che pur non ignorando, dicevamo, le prime esperienze dei drammi liturgici, trova la sua esplicazione nella lauda drammatica, prima forma teatrale medioevale italiana di argomento sacro; nella Devozione, genere particolare della lauda drammatica da eseguirsi in chiesa con notevole funzionalità teatrale; e, infine, nella sacra rappresentazione, spettacolarità sacra tipica della Firenze medicea eseguita fuori alle chiese.

Per le laudi abbiamo un nome, il più grande: Jacopone da Todi (1236 – 1306). Entrato tardi nell’ordine francescano (1278), dopo una vita di mondo e dopo la crisi seguita dalla morte della moglie, ebbe la vita travagliata per la lotta intentata a Bonifacio VIII. Il suo capolavoro è la Lauda VII Donna del Paradiso, più nota come Pianto della Madonna: in essa non vi è ancora la rappresentazione visiva, ma la tragicità delle immagini, della concitazione, della contrapposizione del dialogo, ne fa un capolavoro della poesia drammatica. Un altro testo, stavolta attribuito a Jacopone da Todi, è lo Stabat Mater: una lirica religiosa – spiega Luigi de Simone – di altissimo profilo poetico come quadro di struggente realismo. Nei secoli moltissimi musicisti, tra cui Pergolesi e Rossini, si sono ispirati, consegnando all’umanità opere che sfidano i secoli.

In preparazione alla Pasqua, gli attori del gruppo teatrale, facente capo proprio a De Simone, in una performance si confronteranno con il testo, dando voce al grande pathos della Madre. Una lirica contemporanea, liberamente adattata, in cui Maria dolorosa, iuxta crucem, insieme a sei lettori, piange il Figlio crocifisso. E’ la Mater dolorosa – continua De Simone – che accoglie lo stesso dolore di tante madri ancora oggi costrette a vivere momenti tragici contro natura: figli che muoiono anzi tempo per droga, per violenze, per maltrattamenti, per incidenti, perché soprattutto vittime di guerre. Maria, che noi siamo abituati a veder sotto la croce come l’Addolorata, sarà presentata, allora, come una semplice mamma: ella – conclude De Simone – non solo è la tipica donna del sud che resiste alle sue sofferenze per il dolore avuto, ma è anche la donna che trova nella speranza un motivo importante e fondamentale della sua vita: quella speranza si tramuterà nella gioia della Resurrezione.



