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Sant’Anastasia, il mistero della statua femminile funeraria di epoca romana nel Municipio

Nell’attuale piazza Trivio, dietro la parrocchiale chiesa di Santa Maria la Nova, durante alcuni lavori edilizi, fu rinvenuta sorprendentemente una statua femminile in marmo bianco del tipo Pudicitia, che ben incarnava i valori di castità e pudicizia, consoni alla matrona romana. Intervista all’appassionato di archeologia Gerardo Capasso, membro del Centro studi dell’Archivio storico di Somma Vesuviana.

Nel Comune di Sant’Anastasia, lungo le pendici del monte Somma, in età classica, le vie di comunicazione erano fiancheggiate lungo i loro margini, secondo l’uso del tempo, da tombe modeste di personaggi, o famiglie, che nella maggior parte delle volte erano conosciuti attraverso le iscrizioni superstiti. Le tombe erano costruite fuori dal centro abitato: una consuetudine, questa, riportata in una delle leggi delle XII tavole promulgate sin dal 450 a.C. dai decemviri legibus scribundis. La tabula X, in particolare, attesta al primo posto che Hominem mortuum in urbe ne sepelito neve urito, ossia in città i morti non dovevano essere né sepolti né bruciati. Tutto ciò per preservare la salute e la pulizia della comunità. Questa regola sarebbe stata, successivamente, alla base della costruzione dei camposanti nel Regno delle due Sicilie a partire dalla seconda restaurazione borbonica, circa 1400 anni dopo. Al nostro appassionato studioso di archeologia, Gerardo Capasso, rivolgiamo alcune domande su questo rinvenimento.

Come si presentava Sant’Anastasia in epoca romana?

“Da premettere che all’epoca nel territorio di Sant’Anastasia non esisteva un centro abitato, ma solo ville rustiche di facoltosi patrizi.  Il territorio, facente parte della Terra di Somma, era circondato da un panorama incantevole: la salubrità dell’aria, la mitezza del clima, la lussureggiante vegetazione, la squisitezza dei suoi frutti, fecero di quell’insediamento una sorta di polo di delizie verso cui affluirono nobili e patrizi romani per regalarsi periodi di riposante villeggiatura. Era la terra di Dioniso, del vino e della allegria. Le numerose tombe appartenevano, quindi, al loro nucleo familiare, come quella in via Murillo di Trocchia, oggi via Casamiranda, dove è conservato un importante colombaio romano con due lapidi della famiglia della gens Plaetoria, databile alla seconda metà del I secolo d.C.”

Dove fu rinvenuta la statua e come si presenta?

“Nell’attuale piazza Trivio, dietro la parrocchiale chiesa di Santa Maria la Nova, durante alcuni lavori di ristrutturazione del fabbricato Toscano (cit. Lello Sodano), fu rinvenuta sorprendentemente una statua femminile in marmo bianco del tipo Pudicitia, che ben incarnava i valori di castità e pudicizia, consoni alla matrona romana. Era la metà degli anni ’70 del Novecento. Durante il suo reimpiego, la statua fu privata dei piedi, della testa e tagliata lungo tutto il dorso. Oggi, si presenta ai nostri occhi alta circa 1 metro e 35 cm., larga 55 cm., spessa 30. E’ un tipo di scultura dal panneggio non eccessivamente elaborato, molto comune ed era utilizzata per decorare la facciata esterna di un monumento funerario: comunemente era il lato del sepolcro che dava sulla strada, decorato da una finestra ad arco in cui era collocata la statua della defunta.”

Ci sono altri esempi presenti nelle nostre zone?

“A Pompei numerosi esemplari, molto vicini alla nostra scultura, sono stati trovati in via dei Sepolcri e nella necropoli fuori Porta Nocera. La statua della cosiddetta Pudicitia, modello sorto nelle scuole microasiatiche del II secolo a.C., ebbe una straordinaria diffusione nell’arte funeraria romana del I secolo a.C. e anche in età imperiale. La denominazione deriva, comunque, dall’atteggiamento di riservata compostezza che esprime questa figura femminile. Si tratta di una delle più diffuse iconografie, impiegate in ambito funerario e onorario per le statue ritratto, al cui corpo, eseguito a parte, veniva adattato il ritratto realistico della defunta.”

Gerardo Capasso

Che cosa rappresenta la statua?

“La statua rappresenta l’ideale femminile delle classi romane più elevate della tarda repubblica, con un preciso significato etico e morale di compostezza e di raccoglimento propri della Dea, che personificava la virtù della modestia. Per quanto riguarda la provenienza del manufatto anastasiano, le poche informazioni disponibili ci consentono solo di condividere un’attestazione del Nucleo Comunale di Protezione Civile di Sant’Anastasia, dal quale risulta che una statua funeraria con fattezze femminili, riutilizzata in epoca medievale come materiale da costruzione, è attualmente conservata nell’atrio del palazzo municipale.”

Quindi, a conclusione, i dati del ritrovamento non sono indicativi?

“I dati del ritrovamento non sono indicativi per l’esatta ubicazione originaria della statua. Sappiamo, grazie allo storico locale Lello Sodano, che il rinvenimento avvenne negli anni’ 70 del Novecento, come dicevamo. Addirittura in un primo momento il marmo fu occultato per evitare che i lavori si fermassero. E’, invece, possibile avanzare l’ipotesi che possa trattarsi di un’opera prodotta a Pozzuoli, grazie ai numerosi studi sui rinvenimenti sottomarini del tratto di costa prospiciente i cantieri Armstong – Sofer.  Oggi sappiamo che la zona, delimitata in antico dai vici Lartidianus e Annianus, era abitata da numerosi stranieri, occupati in tutta una serie di officine di marmorari che, tra l’altro, producevano e restauravano statuaria iconica del tipo Pudicitia, com’è, altresì, attestato da numerose testimonianze epigrafiche che citano marmorari, scultori, appaltatori di cave, imprenditori e mercanti d’arte puteolani.”

 

 

 

 

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