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Riceviamo e pubblichiamo una riflessione  dell’Associazione civica NeAnastasis sulla questione miasmi.

Il problema dei miasmi,che interessa una vasta area del territorio di Pollena Trocchia e di Sant’Anastasia,va avanti oramai da molto tempo, troppo, almeno tre o quattro anni. Probabilmente negli ultimi tempi il problema si è anche aggravato per intensità e frequenza. E non si tratta di miasmi legati agli allevamenti suini, che pure hanno interessato per anni questi territori. L’odore in questione è acre, pungente, sicuramente legato a prodotti chimici, certamente non benefici per la salute. Nemmeno è chiaro se derivanti da combustione o da sversamenti negli alvei o nel sistema fognario. L’odore si manifesta sempre di sera: alcune volte sembra essere localizzato nel tratto che dalla rotonda di Pollena porta verso la SS167, altre volte sembra provenire dalla zona a monte di Sant’Anastasia.

Il problema è grave perché impatta sulla salute dei cittadini.

Ciò che lascia sconcertati è che, dopo tanti anni, ancora si brancola nel buio. L’amministrazione di Sant’Anastasia sembra averlo scoperto di recente, altrimenti non si capirebbe perché il problema è solo peggiorato. Mai una parola durante la scorsa consiliatura, né durante la campagna elettorale. Anzi la caparbietà di negare che Sant’Anastasia fosse fuori dalla “terra dei fuochi”. Quasi come se, l’inquinamento (nell’aria e nelle falde acquifere) prodotto nel “triangolo della morte” si bloccasse ai confini comunali. Qualche mese fa, l’assessore all’ambiente del comune di Sant’Anastasia dichiarava al IlMediano:“ho una precisa idea, sia pure ufficiosa, della zona dalla quale proviene questa cappa acre, senza fumo né fuoco”. Nessuna rettifica a questa evidente infondata sicurezza. Anzi, oggi, lo stesso assessore, invoca l’aiuto del Ministro Costa. Quasi come se il Ministro avesse una bacchetta magica per un problema che è la conseguenza di una politica di non-controllo del territorio che da anni riguarda non solo i nostri territori ma una vasta parte della nostra provincia (vedi l’atavica questione delle “terra dei fuochi”). Più che una richiesta di aiuto, l’atteggiamento dell’assessore sembra piuttosto sancire una incapacità a gestire un problema che andrebbe affrontato, con determinazione e competenza, con le risorse del governo locale (comune – città metropolitana – regione).Tra l’altro, l’incapacità mostrata per i temi ambientali non si limita soltanto al problema dei miasmi. Qualche esempio? Le mini-discariche disseminate anche nel centro,l’ancora troppo bassa percentuale di raccolta differenziata a fronte del costoso servizio di porta-a-porta, i rifiuti lungo la parte bassa dei sentieri che portano al Somma. Per non parlare del gravissimo abbandono in cui versa il parco Tortora Brajda, incluso la presenza di amianto da noi denunciata senza nessuna risposta (ma questo meriterebbe un capitolo a parte tanto grave è il problema).

Ritornando alla questione dei miasmi, ci permettiamo di dare qualche elementare suggerimento. Le polizie municipali, i carabinieri (in modo particolare ilNucleo Operativo Ecologico, NOE), le guardie forestali, la guardia di finanza dovrebbero innanzitutto svolgere un’azione capillare di controllo del territorio (specialmente di notte), e poi visitare le aziende presentisul territorio che producono rifiuti a “rischio” per verificare se in regola con le procedure per lo smaltimento dei rifiuti industriali. Questo già consentirebbe di escludere certe fonti di inquinamento, e aiuterebbe anche a tenere sotto controllo l’abbandono improprio di rifiuti lungo le strade e in montagna (pneumatici, scarti di carrozzeria, etc.). Inoltre, il ruolo dell’ARPAC dovrebbe essere più puntuale, magari con saggi per capire la natura delle molecole inquinanti.

Occorre però non tacere anche rispetto ad un altro aspetto di questa complessa questione, che riguarda la co-responsabilità di noi tutti cittadini. I miasmi devono pur provenire da zone ben localizzate: non è strano che nessuno vedao senta nulla? Sembra un film già visto, quando per decenni autotreni carichi di rifiuti pericolosi scorrazzavano per le campagne della provincia di Napoli e Caserta senza che mai nessuno vedesse o sapesse nulla.

Una comunità è tale quando riesce ad affrontare i propri problemi in modo coeso e con senso di co-responsabilità. Questo, purtroppo, non sta avvenendo ed è proprio  questo atteggiamento a rendere ancora più complicato la risoluzione deimolti problemi delle regioni del sud.

L’amministrazione comunale tappezza spesso i muri della città con manifesti auto-celebrativi per azioni minimali che riesce a mettere in campo. Come mai per un problema così serio mai una parola?

Considerata la situazione venutasi a creare, non sarebbe finalmente il caso di convocare un consiglio comunale monotematico (magari congiunto con l’amministrazione di Pollena Trocchia) per spiegare in modo chiaro come stanno le cose? O dobbiamo tirare a campare aspettando che sia sempre qualcun altro ad intervenire?

Associazione civica neAnastasis

(fonte foto: rete internet)