La lunga trattativa per la definizione degli equilibri interni al centrosinistra campano si è conclusa con un assetto chiaro: alle prossime Regionali, la coalizione che sostiene Roberto Fico sarà formata da sette liste, di cui soltanto una riconducibile direttamente al governatore uscente Vincenzo De Luca.
Il patto, maturato dopo settimane di incontri e mediazioni tra Roma e Napoli, ha visto un passaggio decisivo con il via libera di Giuseppe Conte e l’intervento diretto di Elly Schlein. L’accordo prevede che Piero De Luca assuma la segreteria regionale del Partito Democratico, mentre l’ex presidente della Camera sarà il candidato presidente del “campo largo” formato da Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, la civica “Fico Presidente”, la lista deluchiana “A Testa Alta”, un’unica lista dei riformisti (Italia Viva e area Manfredi) e i socialisti.
EQUILIBRI INTERNI E REGIA NAZIONALE
La decisione di limitare a una sola lista lo spazio deluchiano rappresenta una scelta politica mirata: ridurre la capacità di influenza del governatore uscente, ormai impossibilitato a ricandidarsi, e al tempo stesso garantire una pluralità di forze nella coalizione. Il commissario uscente del Pd campano, Antonio Misiani, ha rivendicato la costruzione di un’alleanza ampia che includa anche M5S e Sinistra Italiana, storicamente fuori dalla maggioranza di De Luca.
SFIDE E TENSIONI
Non mancano, tuttavia, tensioni interne. Il governatore punta a massimizzare la presenza di candidati a lui vicini sia nella civica che all’interno del Pd, per pesare in futuro sull’assemblea regionale. Sullo sfondo resta il malcontento di una parte della base democratica, critica verso le modalità con cui è stata decisa la segreteria di Piero De Luca.
VERSO LA CAMPAGNA ELETTORALE
Le candidature dovranno essere presentate entro il 3 settembre, mentre la consultazione si terrà dal 25 al 28 dello stesso mese. Intanto, Fico ha avviato un’ampia rete di contatti con la società civile, con l’obiettivo di consolidare il profilo di “candidato di discontinuità” rispetto all’era De Luca. La partita ora si sposta sulla composizione delle liste e sulla capacità della coalizione di mantenere coesione fino al voto.



