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Ottaviano: i ragazzi del Liceo Diaz recitano una raffinata parodia della Divina Commedia.

In piazza Municipio è andata in scena, giovedì 18, la “parodia” “Dall’inferno con il sorriso.. in Paradiso”, scritta dalla prof.ssa Anna Saviano e interpretata da alunni del Liceo Diaz.

Il testo, piazza Municipio – ma io preferisco chiamarla piazza San Francesco -, gli attori, la musica e la parte vocale, curate da Giuseppe Gentile e da Costantino Auricchio, i cantanti, la regia, i ballerini, guidati da Erminia Bifulco, che è alunna del Liceo, le temperature, la temperatura: il tutto è stato, la sera di giovedì 18, uno spettacolo senza una stecca, senza una nota stonata: insomma una “figura” perfetta dell’armonia delle sfere celesti.

Gli alunni del Liceo Diaz hanno messo in scena una parodia elegante di personaggi e episodi della Commedia: ha scritto il testo, sfizioso, la prof.ssa Anna Saviano, che qualche anno fa, se non ricordo male, mise in scena una parodia dei “Promessi Sposi”. Le “parodie” di Anna non sono maligne, perché il suo animo e il suo sguardo non conoscono cattiveria: sono una intelligente testimonianza del suo amore per gli alunni, per il suo lavoro, per libri e per autori che diventano, fatalmente, compagni di strada di chi fa il “mestiere” di insegnante con metodo e con passione. E la passione di Anna è tale che non le è stato difficile sopportare la tensione dell’impresa: scrivere, organizzare lo spettacolo in piazza, resistere agli scherzi di Giove Pluvio, coordinare, suggerire. Per fortuna ella ha goduto di un sostegno meraviglioso: la forza serena della prof.ssa De Stefano.

I ragazzi hanno interpretato con l’arte di attori professionisti il viaggio tra scene e storie immortali che l’autrice ha “rivisitato” con una calibrata operazione di rovesciamento, tenendosi saggiamente lontana dalle sirene del paradosso eccessivo. D’ Annunzio querelò Scarpetta, che si era permesso di mettere in parodia “La figlia di Iorio”: Dante, invece, avrebbe applaudito la Saviano. La levità necessaria per rendere piacevole la riscrittura “a sorridere” della Divina Commedia è stata garantita dal corredo di note canzoni, interpretate dai ragazzi, alla cui musica la Saviano ha adattato testi scritti da lei e coerenti con la parodia.  La lussuria, la superbia e l’avarizia sono state “commentate” dalle note di “Comprami”, la canzone di Viola Valentino, da quelle del “Gatto e la Volpe” di Eugenio Bennato, e dal ritmo meraviglioso che Lucio Dalla ha dato a “Attenti al lupo”. Caronte, l’infernale scafista, è stato esortato a non perdere la pazienza: finché la barca va /Caron, non ti scocciare / finché la barca va, vai a traghettare”.

Il pubblico, che riempiva piazza Municipio, ha mostrato di apprezzare molto la scena dell’incontro tra Paolo e Francesca, interpretati da Alessandro Romano e da Ilaria Boccia. I due “cognati” amanti si sono scambiati commoventi versi d’amore sulla base di “Vivo per lei”, cantata da Bocelli e da Giorgia: “Con Lancillotto in camera / – ha ricordato Francesca – anche Ginevra peccò già/cosa è successo a noi Dante lo sa”. Ora lo sanno tutti, Dante nun sapeva tenè’ manco ‘no cicero ‘mocca. A un certo punto, Francesca chiama in scena il marito, Gianciotto, gli conferma, davanti al pubblico, che lei è innamorata pazza di Paolo, e lo cazzèa pure: il tutto sulla base di “Un’emozione da poco” di Anna Oxa: Lui il mio grande amore / te lo dico piano piano…/ Ormai non vedi più la realtà/non vedi più a che punto sta/la mia incoerenza/ormai senza di te, io posso stare senza.
Ovviamente Gianciotto, sulla base della celebre canzone di Totò, la chiama “mala femmina”, lei, pe’ gghionta ‘e ruotolo, gli “fa la linguaccia”, ed è forse proprio per questo cattivo uso della lingua che Gianciotto fece a Francesca quello che sappiamo, e glielo fece in un momento in cui la vita di Francesca e la vita di Paolo erano, come dire, allacciate insieme, in un nodo che non si poteva sciogliere facilmente.

Lo spettacolo si è chiuso sulle note di una canzone di Renato Zero, “Il cielo”, dispiegate sul testo della Saviano: Ma quanti uomini conquistano il cielo / e fanno il bene dell’umanità, / ad essi va il ricordo dell’eternità, / per quante stelle brillano nel cielo.
Ha cantato Emanuela Caputo, una “voce” splendida per maturità tecnica e per originalità di interpretazione. Emanuela Caputo, Ilaria Boccia, Alessandro Romano, Marco Stellaro, che è stato Dante, e Anna Lucia Cavaliere, che è stata Beatrice, rappresentano tutti i ragazzi che hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo e che hanno ricevuto gli applausi del pubblico.  Antonio Annunziata, che ha curato la regia, ha detto che in piazza San Francesco, ancora una volta, i ragazzi di oggi hanno dimostrato di avere ideali e di credere in essi: chi dice il contrario o è ingeneroso, o è un cieco. I ragazzi che in questi mesi hanno avuto la possibilità di conoscere la passione, la competenza e la vigorosa personalità di Antonio sanno che le sue parole sono l’elogio più significativo per l’intelligenza, per la maturità, per la misura con cui essi hanno portato a termine il lavoro.

 

 

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