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Ottaviano, Chiesa del Rosario: l’” Adorazione dei Magi” di Andrea Boscoli, raffinato e misterioso pittore (1560-1607).

Prevalgono nell’ “Adorazione” ottavianese gli elementi di una “visione” popolare della scena: i Magi pare che siano mercanti venuti a mostrare oggetti preziosi al Bambino e alla Madre. L’opera appartiene all’ultima produzione del Boscoli: lo dimostrano la trattazione “sfaldata” del colore e i toni caldi della tavolozza. Come il quadro è arrivato a Ottaviano.

 

L’ “Adorazione dei Magi”, che Francesco Abbate attribuì al pittore fiorentino Andrea Boscoli, sta sulla parete destra del coro dell’altare maggiore, e fronteggia un altro capolavoro, la “Deposizione” di Francesco Curia:i due quadri offrono una splendida sintesi dello stato della pittura tra Napoli e Firenze negli anni in cui Caravaggio  gettava le basi per la rivoluzione. Ci limitiamo a ricordare che Boscoli fu un disegnatore di grande originalità: qualche studioso – E. Knab, per esempio – ritiene che alle sue “penne” si sia ispirato anche Jacques Callot. Nei quadri la cifra stilistica fondamentale è il movimento della scena: nell’opera ottavianese (cm.350 x cm.250) l’adorazione dei Magi ha perso quasi del tutto i caratteri mistici, per trasformarsi in una recita popolare, nell’esibizione, direi, mercantile di oggetti preziosi alla Madre e al Figlio. Mercanti sembrano i due Magi, quello inginocchiato, e quello in piedi, che fa da “asse” all’impaginazione –  da notare il prezioso color vermiglio manierista delle sue calze -: e l’”immagine” viene confermata dalla figura del servo che, in primo piano, rovista tra gli oggetti conservati in un baule. Il dettaglio realistico richiama il movimentato “brano” delle “Nozze di Cana”- l’opera è conservata agli Uffizi – in cui il servo cerca di fermare la corsa del cane ( v.foto in appendice).

Ma il quadro ottavianese è più importante del quadro degli Uffizi, non solo per la complessità del disegno che diventa virtuosistico nella definizione del panneggio, non solo per il sovrapporsi dei piani che tuttavia inclinano da ogni lato verso lo stesso punto, e cioè il Bambino seduto sulle ginocchia della Madre, ma anche, e,direi, soprattutto, per il trattamento del colore, che è, in ogni pennellata, imbevuto di luce, tanto da produrre la suggestione di una tessitura cromatica sfaldata. Sotto questo aspetto, l’ “Adorazione” ottavianese richiama due opere che il Boscoli eseguì durante il soggiorno  nelle Marche, negli ultimi sei anni della sua vita: la “Natività” di Fabriano e la “ Madonna della cintola” conservata a Macerata. Boscoli fu anche poeta, e si interessò anche di astrologia: ma di questo interesse per i misteri degli astri non ci sono segni manifesti nell’ “Adorazione”, il cui tema offriva all’ “astrologo” non pochi spunti di riflessione.

Ricordiamo che la storia dell’arrivo dei Magi piaceva ai Medici, i quali furono sempre convinti di essere stati i salvatori della città, di aver portato a Firenze oro, incenso e mirra: la scena viene trattata frequentemente nella pittura “patrocinata” dalla famiglia. Non sappiamo come l’importante dipinto sia giunto a Ottaviano. E’ probabile che lo abbia portato Alessandro de’ Medici, figlio e erede di Bernardetto e di Giulia che nel1576 avevano comprato il feudo. Il fratello di Bernardetto, Alessandro, fu un onnipotente cardinale, capace di influire abilmente sulla politica italiana della monarchia spagnola. Le ragioni della diplomazia fecero sì che nel 1605 egli venisse eletto Papa, con il nome di Leone XI: ma il caso volle che il suo pontificato durasse solo 27 giorni. Ebbe tuttavia il tempo di nominare suo nipote Alessandro “governatore di Borgo”, e cioè prefetto di Roma. Il Papa aveva ereditato dalla famiglia e, in particolare, dal padre Ottaviano l’amore per l’arte: la sua collezione di dipinti, di sculture, di vasi era preziosissima.

E’ lecito supporre che il quadro di Boscoli sia stato un generoso dono di Leone XI al nipote, che lo destinò ad adornare la Chiesa che poi ospitò i resti mortali del padre, della madre, i suoi, e quelli di altri membri della famiglia.

 

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