Siamo fermi al 2016. Durante la processione della Croce, la S. Messa verrà celebrata nella Chiesa di San Lorenzo “alla presenza della reliquia”, come impone una tradizione antica di più di tre secoli, oppure verrà celebrata, come due anni fa e l’anno scorso, prima che arrivi il corteo? La sacra reliquia verrà benedetta al di fuori della Chiesa? Se sì, perché e da chi è stato deciso che la tradizione non venga più rispettata? I numerosi impegni degli amministratori del Comune…
Il fluire del tempo, diceva Parmenide, è una illusione: e Ottaviano è città parmenidea. Sulla processione della Croce, e sulla S. Messa che, da tre secoli e mezzo, la tradizione e l’imperioso augurio di Giuseppe I Medici vogliono che si celebri nella Chiesa di San Lorenzo, alla presenza della Sacra reliquia, scrissi, il 5 maggio del 2016 un articolo, il cui sommario si apriva con una domanda: “Perché non è stata celebrata la S. Messa a San Lorenzo?”. Il testo illustrava il quadro storico della tradizione “La storia ottajanese della reliquia della Croce è nota, grazie soprattutto alle belle pagine che don Luigi Saviano dedicò all’impresa di frate Francesco Della Pietra: il quale nel 1659 portò a Ottajano il prezioso frammento, dopo aver sofferto “patimenti e strazi di ogni genere”, e dopo aver ammorbidito, con la paziente diplomazia di un ottajanese autentico ,la ferocia dei Turchi, che gli permisero di tornare in Italia. Stava con lui – scrisse il frate nolano Teofilo Testa –un altro ottajanese, frate Giuseppe, “buon religioso, ottimo infermiere, nobilmente preciso in specialità di chirurgia e del medicare”. Credo che questo frate medico appartenesse alla famiglia degli Avino. La reliquia venne custodita prima in una cappella che sorgeva di fronte alla Chiesa di San Lorenzo, poi venne trasferita in questa Chiesa, infine si decise di affidarla alla cura del parroco della Chiesa Madre: con l’impegno che durante la processione del 3 maggio il sacro frammento venisse portato nella Chiesa di San Lorenzo, e alla sua presenza si celebrasse Messa solenne.
Quest’anno a San Lorenzo la messa non è stata celebrata e la sacra reliquia è stata benedetta dal parroco all’esterno della Chiesa. Non voglio innescare polemiche in questa settimana di pace: voglio solo ricordare che fino all’arrivo di don Peppino Garibaldi la processione del 3 maggio era considerata importante come quelle di San Michele e della Madonna del Carmine, e che quando i prefetti dell’ Italia unita incominciarono a fare i difficili e a progettare la soppressione di questo rito, furono i Medici, principi di Ottajano, a spiegare alle autorità napoletane che il culto della reliquia era profondamente radicato nella società ottajanese, e che il popolo non avrebbe gradito che la prima processione di primavera venisse cancellata. Non so quali siano, oggi, gli orientamenti e le strategie del clero cittadino, ma il sindaco di Ottaviano dovrebbe ricordare ai pastori della città che quando si modificano riti, costumi e usi, conviene avvertire il popolo dei fedeli e spiegare le ragioni dell’innovazione: lo chiedono i principi della storia e quelli della fede.”.
Scritto due anni fa, e valido ancora oggi, parola per parola: perché nessuno sa con certezza se la S. Messa verrà celebrata a San Lorenzo proprio come vuole la tradizione, e cioè alla presenza della Sacra reliquia. E’ opinione diffusa che il clero cerchi di favorire il radicamento di una usanza diversa: la S. Messa si celebra prima che arrivi la processione, e la reliquia della Croce viene benedetta al di fuori della Chiesa. E continua a restare senza risposta la domanda di partenza: “ Perché modificare la tradizione?”. I parroci ottavianesi sanno perfettamente che un rito, se viene solo intaccato, incomincia a disgregarsi. Invece proprio in questi tempi di grande agitazione il Centro Abitato di Ottaviano ha bisogno di tutte le sue tradizioni: servono a consolidare l’identità della comunità. La contiguità delle due ossitone, identità/comunità, può risultare cacofonica a chi ottajanese non è: gli Ottajanesi autentici sanno che il tà-tà serve a “martellare” il concetto, a far sì che lo intenda anche chi cerca di non intendere. Sarebbe utile un intervento degli amministratori di Ottaviano, che però sono gravati dalla “sarcina” degli impegni: portare a terra, nella Chiesa Madre e con il corredo di selfie, la statua di San Michele, salire in Montagna, salire a Palazzo Medici per le recite in costume e per onorare le “eccellenze campane”, prepararsi alla festa del Patrono: il tutto a un mese dalle elezioni. E’ meglio che delle processioni si occupino i parroci…..



