Depositate le motivazioni della sentenza contro salvatore Parolisi, condannato all’ergastolo per l’uccisone della moglie Melania Rea.
Non altre donne, ma il rifiuto della moglie a consumare un rapporto sessuale: sarebbe stato questo a scatenare la furia omicida di Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’Esercito, giudicato con rito abbreviato e condannato al massimo della pena, con isolamento diurno, per l’omicidio della moglie, Melania Rea, assassinata con 35 coltellate il 18 aprile 2011 sul Colle San Marco di Ascoli Piceno. E’ quanto emerge dalle motivazioni della sentenza, redatta dal giudice Maria Tommolini, che ricostruisce gli istanti prima del delitto.
Secondo il giudice, insomma, si sarebbe trattato di un delitto d’impeto che non avrebbe nulla a che vedere con le relazioni extraconiugali di Parolisi, maturato a causa della frustrazione vissuta dall’uomo nei confronti di Melania, «figura dominante» della coppia. Nella ricostruzione fornita dal magistrato l’omicidio si sarebbe consumato in pochi momenti, quando Melania si è spostata dietro al chiosco della pineta per fare pipì: la vista della moglie seminuda, sempre secondo il giudice, avrebbe eccitato Parolisi che si sarebbe avvicinato e avrebbe baciato la donna. Lei, però, avrebbe rifiutato la proposta di avere un rapporto sessuale, forse anche rimproverando il marito, che a quel punto avrebbe reagito «all’ennesima umiliazione», sferrando i colpi con il coltello a serramanico che aveva in tasca.
Nella sentenza di condanna a Parolisi, il Gup Tommolini parla anche del rapporto tra il caporal maggiore e una soldatessa e pur escludendo implicazioni dirette sul’omicidio, afferma che la relazione tra i due era ancora in atto. Per dimostrare probabilmente che Salvatore ha detto troppe bugie anche sul rapporto tra i due agli inquirenti, cita le telefonate intercorse tra i due: dal 2 settembre 2009, data presumibile dell’inizio del rapporto, al 27 aprile 2011 Salvatore e la soldatessa si sono scambiati 5395 chiamate e 4012 sms. Il che significa che nei 603 giorni del loro rapporto tra i due c’é stata una media di 8,9 telefonate al giorno e 6,6 messaggi tale da spingere il giudice ad affermare che “vi era da circa due anni una stabile relazione sentimentale ancora in corso”.
“Nel tentativo di allontanare i sospetti”, Parolisi “ha fornito, con proprie dichiarazioni e interviste televisive, una mole di menzogne che, inconsapevolmente, hanno costituito una sorta di confessione”. E’ quanto sostiene il Gup nelle sue motivazioni. “Una mole di menzogne (così come era solito fare nella propria vita quotidiana) – scrive il magistrato – che ha offerto al giudicante una chiave di lettura che ha consentito di ricostruire la dinamica dell’accaduto, il movente e l’effettiva personalità di un uomo che ha vissuto e vive una propria realtà, che prende spunto dal vero, lo rielabora e, quindi, lo eleva a verità tanto da essersi già assolto dai terribili delitti commessi”.



