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Nel campionato parallelo le disfatte di Fiorentina e Inter consolano il Napoli. Perché la Juve fa storia a sé, anche in Procura

Tifosi azzurri imbizzarriti con Higuain, ma la sua rete tiene a bada la Viola. Intanto la squadra ha problemi in attacco e un presidente che non ama il calcio.

Il campionato di calcio di serie A 2016 – 2017 inizia subito con una bella notizia per il Napoli: la sconfitta della Fiorentina, una delle dirette concorrenti della compagine partenopea per quel torneo parallelo che servirà ad assegnare il secondo posto dietro la Juventus. I bianconeri mettono a posto i viola dopo aver rischiato: il Pipita Higuain ci mette la zampa sua e fa un favore ai napoletani, lasciando indietro la Fiorentina. La Juventus, in verità, sta giocando una partita delicatissima presso la procura di Torino, dove i magistrati stanno portando avanti un’inchiesta sui rapporti tra la società di Agnelli e la ‘ndrangheta. Il 1 luglio sono state emesse 18 ordinanze di custodia cautelare ai danni di altrettanti malavitosi legati alla ‘ndrangheta e il gip Stefano Vitelli, riferendosi proprio ai rapporti tra questa gente e la Juve ha scritto di un “preoccupante scenario che vede alti esponenti di un’importantissima società calcistica a livello nazionale ed internazionale consentire di fatto un bagarinaggio abituale e diffuso come forma di compromesso con alcuni esponenti del tifo ultras”. Roba che bisognerebbe cambiare subito il nome alla squadra: da Juventus a ‘Ndranghetus, in omaggio alla (del tutto presunta, sia chiaro) affiliazione. Nessuno ne parla più, dopo che se ne è parlato pochissimo. Aspettiamo e vediamo che accade.

Fiorentina a zero punti, dunque. Proprio come l’Inter, altra buona notizia della prima giornata. Le disgrazie neroazzurre sono sempre altamente confortanti: quando pensi che la tua squadra sia nei pasticci viene sempre a consolarti una disfatta dell’Inter.

In casa Napoli, invece, il pareggio (2 a 2) col Pescara arriva sotto il segno dello slogan della compagnia telefonica sponsor del campionato: “Il calcio è di chi lo ama”. Ed è proprio vero: accantonato per almeno un tempo il bel gioco dello scorso anno, i gol sono tutti di Mertens, incostante e talentuoso, amante del pallone e di quello che puoi farci, con un pallone. La doppietta di Mertens, il clamoroso dietrofront dell’arbitro (che prima assegna un rigore poi torna sui suoi passi perché l’addizionale gli fa cambiare idea) e il crollo del Pescara nei secondi 45 minuti non devono tuttavia nascondere i problemi, anzi il problema: manca sostanza in attacco, manca uno che faccia paura ai difensori avversari.

“Il calcio è di chi lo ama”, dicevamo. E il presidente De Laurentiis il calcio lo ama poco o non lo ama affatto: gli piace lo show business, che è una cosa molto diversa. Silenzi stampa, conferenze stampa ad inviti e sciocchezze varie hanno fatto emergere tutte le deficienze organizzative della società, ma il punto centrale resta lo slogan: i tifosi azzurri amano il Napoli ed il calcio, il presidente no. Almeno: non abbastanza. Ma il mercato non è finito, Diawara e Rog sono giovani di belle speranze e irrobustiranno un centrocampo che ieri si reggeva su spalle troppo esili (quelle di Valdifiori, ma anche di Hamsik) e il tempo per prendere un centravanti vero ci sarebbe ancora. Peraltro, c’è da assegnare la maglia numero 9 e sollevare da eccessive responsabilità Gabbiadini, prima che finisca sul lettino di uno psicanalista. Perché il calcio è di chi lo ama e pure se guadagni svariati milioni è dall’amore che devi partire, c’è poco da fare.

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