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lunedì, Ottobre 18, 2021

Mazzata all’occupazione: licenziati i 220 impiegati del call center Gepin di Casavatore

Il governo  convoca un tavolo per dopodomani. Obiettivo: ricollocare gli addetti. E i lavoratori incrociano le dita. 

 

Il comunicato del licenziamento definitivo dei 220 addetti del call center Gepin di viale delle Industrie, a Casavatore, comune alla periferia nord di Napoli, è stato trasmesso anche attraverso i social network. Da oggi gli impiegati dell’ufficio che curava i servizi telefonici per Poste Italiane, impianto chiuso già da settimane, non hanno più un lavoro: una vera mazzata per la già traballante economia partenopea. L’azienda sta provvedendo a inviare a casa di ogni, ormai “ex”, dipendente le lettere di licenziamento. Si tratta di un provvedimento che conclude la lunga fase della procedura di mobilità iniziata il 2 marzo scorso e terminata appunto adesso, tra sospensioni e riattivazioni della procedura stessa. Un lungo calvario produttivo e occupazionale che proietta nel buio dell’incertezza centinaia di persone. Intanto la vice ministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, ha convocato un tavolo per dopodomani, mercoledi 3 agosto, nella sede romana del ministero. L’obiettivo è di ricollocare i lavoratori nelle aziende che hanno vinto l’appalto dei servizi telefonici di Poste Italiane. Governo e sindacati puntano alla stipula di un accordo anche a notte fonda. Finora però le parti, nell’incontro preliminare tenuto il 28 luglio scorso, sempre a Roma, sono molto distanti. Le aziende vogliono riassumere i lavoratori in regime di jobs act, cioè senza l’articolo 18, che tutela il dipendente dal licenziamento senza giusta causa, e vogliono anche trasformare i contratti full time in contratti a 6 ore e a loro volta i part time a 6 ore in part time a 4 ore. Le imprese inoltre non sarebbero disposte a rilevare tutti (della partita sono anche i 130 addetti del call center Gepin di Roma, anche loro licenziati). Tutti paletti che hanno creato forti tensioni con i sindacati, non disposti ad accettare tagli draconiani dei salari e condizioni organizzative e contrattuali vessatorie pur di salvare i posti di lavoro. C’è però da aggiungere che il licenziamento dei lavoratori Gepin era la condizione propedeutica al passaggio nelle aziende subentranti. Si sperava però che questo passaggio potesse essere completato prima del licenziamento. A questo punto dunque non si sa quale esito possa avere la trattativa del 3 agosto. Nel frattempo i lavoratori rinvedicano anche il tfr, cioè la liquidazione, e una serie di salari non erogati dall’azienda romana.

 

 

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